Dopo 12 anni: la prima giornata della Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE

ROMA – Una carrellata di immagini e di ricordi, a tratti emozionanti e divertenti, lunghi trent’anni ha aperto questa mattina a Roma la IV Assemblea Plenaria della Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, che ha così reso omaggio ai trent’anni dall’insediamento del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Italiani nel mondo – La 21^ Regione d’Italia” il leit motiv dell’Assemblea che, iniziata questa mattina con gli interventi istituzionali, proseguirà sino a venerdì 17 dicembre per indicare, a dodici anni dall’ultima assemblea, le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni rivolte alle comunità italiane all’estero.
Dopo il consueto inno nazionale, alla presenza del segretario generale Cgie Michele Schiavone, che ha moderato il dibattito, del ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie, Mariastella Gelmini, e del direttore generale per le Politiche degli Italiani all’estero, Luigi Maria Vignali, la lettura del messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stata affidata alla consigliera Cgie Silvia Alciati.
La IV Conferenza è, nelle parole del capo dello Stato, “un’occasione troppo a lungo posticipata” che dovrà “aprire un percorso di continuità” per garantire un “costante dialogo” e “rispondere con impegno” al “crescente interesse” che ovunque è rivolto alle diverse “espressioni della civiltà italiana”. Auspicato il “potenziamento della rete diplomatico-consolare” e una “attenzione puntuale del sistema radio-televisivo” nei confronti degli italiani nel mondo, il presidente Mattarella ha evidenziato come la Conferenza dovrà fornire quelle linee programmatiche e politiche dirette alle comunità all’estero di cui si parla nella sua legge istitutiva in una fase particolare e delicata tal è quella attuale, con il mandato del Cgie che volge al termine e, contemporaneamente, l’avvio del lavoro per i Comites, appena rinnovati. “Il mondo nuovo si apre a caratteristiche inedite della presenza italiana nel mondo”: alla tradizionale emigrazione si affianca il “fenomeno delle nuove mobilità”, dei tanti giovani che scelgono di cogliere altre opportunità all’estero e le cui esperienze potranno arricchire loro stessi e il nostro Paese. serve dunque un “dialogo con questo giardino”, servono “attenzione e interesse” verso la nostra comunità, ha concluso Mattarella, augurando buon lavoro ai presenti e salutando con affetto “tutti gli italiani all’estero”.
A fare gli onori di casa l’assessore della Città di Roma Ornella Segnalini, che, portando i saluti del sindaco, si è augurata che “questa importante occasione” possa rappresentare per Roma e per l’Italia intera “un momento di forte rinascita”.
Si è congratulato con gli organizzatori e in particolare con il Cgie per l’impegno profuso nell’organizzare della Conferenza il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio, che in un video messaggio ha indicato quella 21^ regione che sono gli italiani all’estero come “patrimonio di risorse assolutamente unico, che la Farnesina continuerà a sostenere”. Il Cgie e le altre istituzioni chiamate al tavolo dell’Assemblea permanente sono per Di Maio “interlocutori essenziali” per affrontare le questioni che riguardano la comunità italiana all’estero e il riferimento non è solo ai servizi, pure essenziali, ma anche alla possibilità di “cogliere appieno dinamiche che riguardano la mobilità, i diritti, la cultura, il Made in Italy e la promozione delle imprese sui mercati internazionali. “Nuova emigrazione italiana e mobilità”, “Internazionalizzazione e Sistema Paese” e “Cultura e Lingua Italiana nel Mondo. Ripresa e resilienza del Sistema Italia” sono i tre grandi temi su cui si concentrerà la tre-giorni di lavori e su cui è intervenuto anche il ministro Di Maio, che ha parlato di “due anime complementari” dell’emigrazione, quella tradizionale e la nuova mobilità, che va accompagnata con il sostegno, l’assistenza e la formazione, ma anche favorendo la “circolazione di idee e progetti”. Quanto all’internazionalizzazione del Sistema Paese, Di Maio ha sottolineato che la Farnesina sta compiendo “ogni possibile sforzo” per sostenere le imprese italiane e consolidarne la presenza nel mondo, ad esempio con il Patto per l’Export. Infine la ripresa può trovare la propria “forza” negli italiani all’estero e negli italodiscendenti, che rappresentano il “vastissimo bacino” di una operazione già avviata con successo qual è quella dedicata al Turismo delle Radici. Di Maio spera che “i cittadini italiani nel mondo non si sentano più esclusi dalle scelte politiche” e che siano “sempre più protagonisti” anche in seno agli organismi di rappresentanza. Serve, però, una “eco costante, forte” in Italia: “la voce degli italiani all’estero non deve e non può rimanere inascoltata”, ha concluso.
Non a caso “Siamo parte integrante del Paese e siamo fieri di rappresentarlo in ogni momento” recita il breve filmato sulla comunità italiana all’estero mandato in onda poco prima dell’intervento del ministro Mariastella Gelmini.
“La celebrazione di questa assemblea non era per nulla scontata né semplice”, ha esordito, ricordando che l’ultima conferenza risale a ben 12 anni fa. “Anni densi di avvenimenti, cambiamenti e trasformazioni di grande portata per noi e per i connazionali all’estero”, ha proseguito il ministro, con la crisi economica prima e quella pandemica poi, che, insieme alla Brexit, “hanno innescato dinamiche inedite” a livello di mobilità. In base ultime statistiche 2006 gli italiani iscritti all’Aire erano circa 3 milioni e 100mila, nel 2020 sono stati raggiunti e superati i 5 milioni e mezzo; ciò vuol dire, ha riflettuto Gelmini, che in 15 anni la mobilità italiana è cresciuta del 76%, con un incremento pari a quello del secondo dopoguerra, che solo nell’ultimo anno è stato del 3%. A fronte di ciò, con la riforma costituzionale, si è assistito al taglio dei parlamentari eletti all’estero. Per Gelmini, dunque, “tutte le parti coinvolte hanno l’ineludibile esigenza di riunirsi attorno al tavolo per delineare un nuovo quadro organico delle politiche per gli italiani all’estero e la nuova migrazione”. Ciò ancor più nella consapevolezza che, come già sottolineato dal presidente Mattarella, “la portata umana italiani estero ha un valore inestimabile”, perché sono “portatori di una identità riconoscibile, attraverso cui circola e viene rappresentata nel mondo la cultura dell’Italia, la sua capacità di creare influenza, l’autorevolezza del suo sapere e il fascino della sua storia millenaria”, insomma quel soft power che non ha eguali in altri Paesi del mondo. Occorre allora “coinvolgere appieno i connazionali all’estero nel rilancio del paese”, valorizzandone l’apporto anche attraverso il PNRR. Per far ciò Gelmini ha indicato la “centralità” del “principio di leale collaborazione” tra governo, parlamento, regioni, enti locali e istituzioni rappresentative degli italiani all’estero, che insieme, in sede di Conferenza permanente, dovranno affrontare temi complessi come quelli dei “diritti, anche sociali, di chi si trasferisce estero”, della loro “piena integrazione” e insieme della “tutela” della loro identità; la “proiezione internazionale delle Regioni”, deputate a mantenere più stretti legami con i loro emigrati e simbolo dei loro “valori identitari”; ed infine la garanzia di diritti civili e politici degli italiani all’estero, con “forme effettive di partecipazione democratica alla vita del Paese”. “La determinazione che ci ha portato fin qui insieme alla consapevolezza del ruolo che la comunità italiana svolge all’estero”, ha concluso Gelmini, “ci consegneranno le linee strategiche che aspettiamo ormai da troppo tempo”.
Lo stabilisce una legge che risale addirittura al 1989, la stessa che istituì la Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, il cui compito è indicare proprio quelle linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del governo, del parlamento e delle regioni per le comunità italiane all’estero e che costituiscono l’indirizzo politico-amministrativo dell’attività del Cgie. Lo ha ricordato e ribadito il segretario generale Michele Schiavone, lamentando la lunga attesa per ripetere un evento che si dovrebbe tenere ogni tre anni. “In questo lungo lasso di tempo le comunità italiane all’estero sono mutate profondamente non solo a livello numerico ma anche nella loro configurazione, nel modo di porsi e nelle categorie di appartenenza”. Se l’emigrazione storica è “ormai stabile” e “quasi ovunque integrata”, la mobilità dei nuovi emigranti, sebbene sia “caratterizzata in massima parte dalla libertà di avvalersi delle opportunità offerte in altri Paesi”, si muove in “un contesto di precarietà”, che richiede oggi nuovi servizi e nuovi diritti. Ed ecco il compito della Conferenza permanente: lavorando attorno ai tre macro temi individuati dai gruppi preparatori costituiti nel 2019 – mobilità, internazionalizzazione e diritti civili, politici e di cittadinanza -, “costruire gli strumenti di coordinamento che agevolino la collaborazione tra comunità italiane all’estero, governo, regioni e tutte le articolazioni del nostro Paese”, approdare a un documento finale che metta nero su bianco “progetti a breve, medio e lungo termine” e “favorire, promuovere e sostenere la completa integrazione degli italiani all’estero nelle articolate sfere che compongono l’Italia”. Schiavone ha chiesto la nomina “immediata” di un comitato di redazione ufficiale che si metta subito al lavoro per redarre il documento finale e presentarlo già venerdì. “Gli italiani, ovunque essi vivano, sono impegnati a favore della ripresa dell’Italia”, ha concluso Schiavone. Gli italiani all’estero, insieme agli italici e agli italodiscendenti, rappresentano una “immensa ricchezza di risorse umane, capace di proiettare il nostro Paese in una dimensione straordinaria, mettendolo in condizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi”. Occorre però integrarli “nel nostro sistema di interessi” e rendere anche i connazionali all’estero “protagonisti del destino dell’Italia”.
È d’accordo con Schiavone Enzo Bianco, presidente del Consiglio Nazionale dell’ANCI, che, portando il saluto di “tutti gli 8000 comuni italiani, senza differenza di colore politico o collocazione geografica o dimensione” – perché “non c’è comune in Italia che non abbia una parte più o meno cospicua dei suoi cittadini all’estero, non c’è famiglia che non abbia conosciuto il fenomeno dell’emigrazione” – si è rallegrato della “ripresa” della Conferenza permanente cui l’ANCI ha “fattivamente collaborato” e, ha aggiunto, “non ci vogliamo fermare qui”. A distanza di 12 anni dall’ultimo appuntamento emerge oggi che “l’emigrazione è considerata non solo e non più un problema, ma una straordinaria opportunità”, se però faremo “le scelte giuste”, ha detto Bianco, secondo il quale, ad esempio, i criteri con cui vengono erogati i finanziamenti alla cooperazione potrebbero tener conto del numero dei connazionali presenti nei Paesi esteri. O, ancora, a sostegno del turismo di ritorno e del Made in Italy, si potrebbero stipulare “accordi di gemellaggio fattivo e di collaborazione con città di Paesi terzi in cui ci siano i nostri corregionali”. Le possibilità concrete sono tante: “l’ANCI sarà al vostro fianco”, ha concluso Bianco. “I comuni ci sono”.
Assente perché impegnato nella sessione di bilancio del consiglio regionale, il presidente della Conferenza Regioni e P.A. Massimiliano Fedriga è stato sostituito dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, in collegamento da Torino. “C’è molto lavoro da recuperare”, ha esordito, sottolineando che “siamo alla quarta conferenza. Sarebbe dovuta essere l’ottava”. Lamentando in passato “l’incapacità di fare sistema tra le nostre istituzioni”, Cirio ha invitato a “costruire un valore aggiunto nelle politiche italiane per valorizzare l’apporto italiani all’estero”, dando “continuità a misure che producano risultati positivi e che possano essere replicati”. Quanto alla mobilità in particolare, “ha cambiato l’anima degli italiani all’estero”, ha detto Cirio, per il quale occorre “individuare politiche innovative”, che rispondano soprattutto alla necessità di “approfondire la conoscenza dei diversificati fenomeni migratori” e di fornire ad ognuno “nuove forme di comunicazione” e “reti funzionali per lo scambio di competenze”. Infine una richiesta accorata: “non cadiamo nello stesso errore del passato” e “chiudiamo questa conferenza con precise e condivise indicazioni”. Per Cirio “il governo dovrà farsi carico di un accordo inter-istituzionale”. Quanto alle Regioni, “sapranno dare il loro contributo”.
Tanto più perché prima ancora che italiani, i connazionali all’estero sono siciliani, pugliesi, veneti… Lo ha ben spiegato Roberto Ciambetti, coordinatore della Conferenza delle Assemblee regionali e presidente del Consiglio della Regione Veneto: “I nostri connazionali all’estero rappresentano il 9,5% della popolazione residente in Italia e all’estero sono organizzati, per motivi storici, su base regionale” e quello regionale “è l’elemento identitario originale” di ognuno, per lingua, tradizioni e gastronomia. da sempre “Regioni e città sono il punto di riferimento dell’associazionismo” italiano all’estero. “Le Assemblea legislative regionali sono state spesso coinvolte dal comunità all’estero anche per sopperire a evidenti carenze della rete istituzionale”, ha proseguito Ciambetti, per il quale la “diminuzione dei fondi” e la chiusure di sedi consolari e culturali per “problemi di contenimento della spesa pubblica” sono “inversamente proporzionali” all’aumento degli iscritti all’Aire e gli “enti locali possono sopperire solo in parte” alla “rarefazione particolarmente pesante dei servizi”. Una situazione che si sente soprattutto in Sud America, dove, ha osservato Ciambetti, le richieste di cittadinanza negli ultimi 20 anni sono aumentate “non tanto per la riscoperta delle origini, quanto per i vantaggi di possedere un passaporto europeo”, con evidenti ricadute sulle elezioni in Italia, specie quelle amministrative, considerato anche che “sette regioni da sole sommano circa il 65% degli iscritti Aire”. Le linee guida che emergeranno da questa tre-giorni di assemblea dovranno tener conto di questo scenario complesso, ma lo dovrà fare anche il legislatore, ha concluso Ciambetti, per “riequilibrare il problema della base elettorale che da anni attende risposte”.
Ha preso poi la parola Piero Marrese, rappresentante del Consiglio UPI e presidente della Provincia di Matera. “La 21^ regione d’Italia racchiude in sé tutte le provincie italiane, per questo è essenziale considerare il Cgie la sede in cui il protagonismo dei territori sia essere riconosciuto ed evidenziato per mantenere saldi legami e identità con gli italiani all’estero”, ha detto Marrese. ”Noi come provincie siamo pronti a fare la nostra parte”, ha assicurato.
Un “grande lavoro di squadra” si sta svolgendo per aprire al più presto il MEI – Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana, che ha trovato la sua casa all’interno della Commenda di Pre’, attualmente in fase di ristrutturazione, come ha spiegato intervento oggi il presidente Paolo Masini. Varie realtà e associazioni italiane all’estero sono state coinvolte in questo progetto, che ha visto siglare il primo protocollo di intesa proprio con il Cgie, ha ricordato Masini, sottolineando che il museo gode del sostegno del MiC e del Maeci. Si tratta della “più grande operazione di memoria popolare e collettiva di questo Paese”, ha concluso. “Possiamo portarla a casa solo se lo facciamo tutti insieme”.
Da lunedì al fianco del Cgie, ha portato oggi il suo saluto all’assemblea anche il direttore generale della Farnesina Luigi Vignali. “Di italiani all’estero si parla, sono una risorsa importante per il Paese, ma poi le occasioni di confronto attivo non sono molte”. Con la Conferenza permanente, invece, “abbiamo la possibilità, attraverso il Cgie, di confrontarci con il governo, le Regioni, le provincie autonome e i Comuni” e di “stabilire una strategia comune, condivisa”, di “farci ascoltare” e, magari, anche di essere “proiettati in una dimensione più mediatica”, in altre parole di “avere l’attenzione che gli italiani all’estero meritano”. Vignali ha velocemente passato in rassegna gli “aspetti importanti emersi” questa mattina: lo sviluppo demografico, che vede un calo della natalità in Italia a fronte di un aumento degli italiani all’estero – “il Paese se ne deve rendere conto e deve dare risposte concrete” -; i giovani, che “quando vanno all’estero sono un’opportunità per il Paese, purché ritornino arricchiti da quel patrimonio personale, linguistico, emotivo, affettivo che si è raccolto all’estero”, trovando qui “politiche di incentivi non solo fiscali, ma anche in termini di opportunità di loro e qualità della vita”; il turismo delle radici per il quale “molto è stato già fatto in quesi anni, anche dagli enti locali”, ma “tutto questo andrebbe canalizzato in forme più strutturali”, sfruttando i finanziamenti del PNRR. Il Maeci accompagnerà questo percorso, ha assicurato Vignali, “ma abbiamo bisogno della collaborazione degli enti locali oltre che del Cgie per andare avanti” nel segno della “concretezza” e delle “politiche attive”.
Ed eccolo il Cgie, che questa mattina ha portato il suo, seppur breve, contributo attraverso gli interventi dei vice segretario generali e di alcuni consiglieri.
Mariano Gazzola per l’America Latina ha chiesto di “passare dalla retorica alla concretezza”, rendendo la presenza italiana nel mondo “più sistemica”.
Silvana Mangione per l’America del Nord e i Paesi anglofoni extra Ue ha descritto le “quattro comunità meravigliose” che rappresenta in seno al Cgie, “quattro realtà che rappresentano quattro Paesi tra i più grandi del mondo”: Canada, Australia, Usa e Sud Africa. “Circa 700mila cittadini italiani che hanno costruito quattro laboratori importantissimi per la comprensione della ricchezza e delle sfaccettature dell’Italia nel mondo”. Se quella “concretezza” più volte evocata “diventasse reale” il legame tra le nostre comunità e l’Italia sarebbe “perfetto” da un lato a “soddisfare le necessità italiane di materie prime” e dall’altro per l’esportazione dei prodotti Made in Italy all’estero. Invece, ha osservato Mangione, negli anni passati sono stati chiusi tre Consolati “in posizioni strategiche” come Edmonton in Canada, che siede su immensi giacimenti petroliferi, Newark, che è il centro di smistamento per l’import-export nei settori della moda e del cibo, e Durban, porto fondamentale per le navi che scendono verso canale di Suez puntando ai Paesi asiatici.
Fabio Ghia, consigliere a Tunisi, è intervenuto in rappresentanza degli italiani in Africa, sollevando l’importanza per gli italiani all’estero delle Regioni in quanto portatrici del “bagaglio culturale che ci portiamo dietro”, mentre Luigi Billè, consigliere a Londra, ha preso la parola in rappresentanza dell’Europa. Numeri alla mano, Billè ha ricordato che “l’impatto degli italiani nel mondo su Pil si aggira intorno al 5%”, pari a circa 70/80 miliardi di euro all’anno. Qui sta il punto: avere consapevolezza di quanto grande sia l’opportunità offerta dai connazionali all’estero e, in considerazione di queste cifre, augurarsi che “nelle prossime finanziarie o nelle leggi di bilancio ci sia una inversione di tendenza”: “basta con le spending review, bisogna investire perché quel 5% può crescere”.
Hanno chiuso la sessione due rappresentanti regionali: il presidente dell’Assemblea regionale lucana e dei Lucani nel mondo, Carmelo Cicala, e il consigliere della Regione Emilia-Romagna, Gianfranco Coda, membro della consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.
Cicala si è concentrato sul tema dell’emigrazione 2.0 e sulla “strutturale incapacità del nostro Paese di offrire opportunità di lavoro qualificato e stabile” ai giovani per lo più laureati che scelgono di recarsi all’estero. “Il Conìvid ha invertito una linea di tendenza che nessuna politica o iniziativa era riuscita a scalfire” facendo registrare una “diminuzione degli espatri” e “un aumento dei rientri”. Per Cicala però “servono politiche mirate che rendano stabile questa inversione di tendenza”, ad esempio investendo “in maniera virtuosa e nei tempi definiti” i fondi europei offerti da NextGeneration. “È un dovere della politica e delle istituzioni costruire le condizioni affinché gli italiani all’estero possano tornare in Italia, arricchiti della loro esperienza”, ha aggiunto Cicala, convinto che “aggregare” i nostri migliori talenti possa offrire una occasione di “rilancio per le imprese nazionali”. Infine il presidente lucano ha auspicato che le Consulte regionali dell’emigrazione, che tanto lavoro hanno svolto in passato, siano ripristinate con una maggiore “visibilità” ed un maggiore “coinvolgimento” delle amministrazioni tanto centrali quanto locali su “temi di interesse comune”, temi la cui gestione a monte, ha concluso, dovrebbe ritornare nelle mani della Dgit.
Non si è fermata in questi anni la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo che ha lavorato a stretto contatto con il Cgie, come ha testimoniato il consigliere Gianfranco Coda. Non tutte le Regioni però hanno riattivato le loro consulte e questo, per Coda, è un “vulnus” sul quale i governi regionali dovrebbero attivarsi. “Se si vuole essere vicino ai nostri connazionali all’estero, le consulte possono svolgere un ruolo importante”, ha detto, auspicando che importanti finanziamenti per “mantenere i rapporti con le comunità all’estero” si riescano ad “intercettare” anche tramite il PNRR.

 

FONTE: r.aronica\aise\eminews

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