Nuovo Paese (Filef Australia): on line il numero di giugno 2022

Debito buono, non avido

Editoriale di Frank Barbaro 

Gli australiani hanno appena bocciato uno dei governi nazionali più inaffidabili e senza scrupoli della storia recente. Una reputazione ben guadagnata, abilmente rappresentata dal suo leader e ora ex Primo Ministro, Scott Morrison.
L’orientamento politico non ha protetto Morrison o il suo governo dagli scandali e dai comportamenti scandalosi, dal suo ritardo nei confronti della crisi climatica e dalla sua alienazione verso le donne.
I Verdi hanno avuto un buon riscontro elettorale, così come alcune donne indipendenti, che hanno vinto seggi in precedenti roccaforti liberali, con programmi basati sull’integrità morale e su azioni più decise per combattere la crisi climatica.
Si spera che questo segni un passaggio verso la verità e verso un processo decisionale sociale ed economico – così disperatamente necessario – trasparente e basato sui principi.
Il mondo occidentale è andato bene grazie a un’economia di mercato per nulla timida nell’imporre difficoltà e persino miseria nella ricerca del profitto, sotto il mantra dell’efficienza e dell’equilibrio del bilancio nazionale.
In realtà il debito non è necessariamente una passività, se utilizzato per soddisfare bisogni sociali essenziali che forniscono sicurezza e qualità della vita, oltre a risanare il pianeta.
Il fatto che pochissimi sarebbero in grado di possedere una casa di famiglia senza debiti, indica il suo potenziale ruolo positivo.
Una forte e costante fonte sotterranea di preoccupazione durante le campagne elettorali è stata l’aumento del costo della vita, aggravato dalla riduzione della quota salariale della produttività, che invece è stata incanalata verso i profitti.
Il Covid ha offerto ai governi un motivo per aumentare il debito, e ciò ha dato tregua alle economie in crisi, ma si è anche rivelato una scusa per coprire il trasferimento di fenomenali quantità di denaro ad imprese che non ne avevano bisogno o non lo meritavano.
Per dirla con il linguaggio degli economisti, non ci sono solide basi per sfidare la crescente disuguaglianza economica, con i suoi intrinseci pericoli sociali e ambientali.
La sfida è garantire che l’inevitabile debito pubblico venga utilizzato per il bene e non per l’avidità.

 

Good not greedy debt

 by Frank Barbaro 

Australians have just voted out one of the most unscrupulous and untrustworthy national governments in recent history.
It was a well earned reputation, ably represented by its leader and now ex-Prime Minister, Scott Morrison.
Political spin did not protect Morrison or his government from the scandals and scandalous behaviour, its tardiness on the climate crisis and its alienation of women.
The Greens polled well as did a string of independent women who  won seats in previous Liberal strongholds on a platform demanding greater integrity and stronger action on the climate crisis.
Hopefully this signals a shift towards truth telling and principled and transparent social and economic decision making, so sorely needed.
The Western world has done well out of a market economy that hasn’t been shy to impose hardship and even misery in the pursuit of profits under the mantra of efficiency and balancing the national books.
In reality debt is not necessarily a liability if used to satisfy essential social needs that provide security, quality of life and replenish the planet.
That very few would be able to own a family home without debt, indicates its potential positive role.
A strong undercurrent of concern consistent during the electioneering was the rising cost of living, made worse by the reduced wage share of productivity that instead was channelled to profits.
Covid offered governments a reason to increase debt which gave respite to flagging economies, but was also a cover for the transfer of phenomenal amounts of money to businesses that didn’t need or deserve it.
In the language of economists the fundamentals are not sound for challenging increasing economic inequality with its inherent social and environmental dangers.
The challenge is to ensure that inevitable public debt is used for good not greed.

  

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