n° 29 del 17/7/ 2021 – RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

01 –  Schirò (Pd) – Brexit e ammortizzatori sociali: i chiarimenti dell’INPS.

02 –  Schirò (Pd): positiva risposta alla mia richiesta di avviare un’intesa con il governo spagnolo sul riconoscimento della doppia cittadinanza ai cittadini italiani in spagna roma, 12 luglio 2021

03 – Le deputate del PD*:  Solidarietà per l’assassinio in Messico di Michele Colosio – nostra interrogazione al governo. La morte violenta a San Cristobal de Las Casas, nello stato messicano del Chiapas, di Michele Colosio, un volontario che da dieci anni seguiva progetti di protezione civile a sostegno degli abitanti della zona, lascia addolorati e sgomenti.

04 – La Marca* (Pd): un intervento straordinario per migliorare l’efficienza dei servizi consolari. Il governo accoglie il mio ordine del giorno al decreto sostegni bis.

05 – Schirò* (Pd): evitare i ritardi nell’assegnazione del personale scolastico all’estero e ridare respiro agli enti promotori dei corsi di lingua italiana. Accolto il mio ordine del giorno

6 – SCHIRÒ (PD) – PENSIONATI CHE RIENTRANO: FLAT TAX AL 7% ANCHE PER LE PENSIONI INTEGRATIVE

07 – Coronavirus nel mondo, OMS: “tre milioni di casi in una settimana”. Aumento del 10% dei contagi e del 3% dei decessi.

08 – Roberto Ciccarelli*:La truffa della «global tax»: pagheranno solo 78 multinazionali. Pagheranno poco in pochi. La ricerca dello European Network for Economic and Fiscal Policy Research permette di comprendere la truffa sull’aliquota globale minima delle tasse sulle multinazionali costruita dai governi e presentata come un evento storico al G20 di Venezia. Oxfam: “Portare subito l’aliquota al 25%. All’Italia tra 7 e 11 miliardi in più all’anno”.

09 – Luca Celada*: America balcanizzata, l’eredità di Trump. Stati Uniti. Ogni Stato legifera da sé: il Texas progetta il suo muro, l’Idaho di allargare i confini. E l’Arizona sta ancora contando i voti. Il complottismo elevato a piattaforma politica ha generato una realtà parallela

10 – Pier Giorgio Ardeni*: Stanno cancellando il futuro . Schiacciati dal presente. I disastri provocati dal capitalismo predatorio della globalizzazione, dallo sfruttamento delle risorse naturali e dalla pandemia devastante non sono colpa di un «destino cinico»

11 – Andrea Capocci*: Arriva Soberana plus, il vaccino cubano efficace al 91%. L’Oms sta verificando i dati forniti da BioCubaFarma. È il primo siero al mondo in tre dosi, anche contro le varianti più ostiche. Se confermati gli studi, potrebbe imprimere una svolta alla lotta al virus

12 – Pankaj Mishra*:la guerra in Afghanistan era persa in partenza. Quasi tutti i pachistani e gli  afgani che stimo  erano convinti che gli Stati Uniti  avrebbero fallito. I diplomatici,  militari e giornalisti  occidentali invece no.

 

 

01 –  SCHIRÒ (PD) – BREXIT E AMMORTIZZATORI SOCIALI: I CHIARIMENTI DELL’INPS. Ora che è terminato il periodo transitorio e si applicano a tutti gli effetti le nuove norme del dopo Brexit in materia di sicurezza sociale per i lavoratori che si spostano tra l’Unione Europea (compresa l’Italia) ed il Regno Unito, l’Inps – il nostro Istituto nazionale previdenziale – ha finalmente fornito le istruzioni operative che riguardano la disciplina degli ammortizzatori sociali, con particolare riferimento alle prestazioni di disoccupazione, prestazioni familiari, prestazioni di malattia, maternità e paternità.

In una recente circolare l’Inps precisa i termini di applicazione dell’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione (TCA), sul coordinamento della sicurezza sociale (PSSC) e sull’Accordo di recesso (WA) di cui alla circolare n. 16 del 4 febbraio 2020, di cui avevamo dato ampio rilievo in un nostro comunicato nel quale – tra le altre cose – avevamo denunciato la scomparsa della tutela delle prestazioni familiari. Ora l’Inps fornisce chiarimenti in merito.

L’Inps premette nella sua circolare che l’Accordo di recesso (WA) – e quindi i precedenti regolamenti comunitari di sicurezza sociale –  continua ad applicarsi ai cittadini dell’Unione europea residenti nel Regno Unito entro il 31 dicembre 2020 e ai cittadini britannici residenti in uno Stato membro entro la medesima data.

Di conseguenza il nuovo Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale (PSSC) si applica di regola a fattispecie non coperte dal WA e costituirà dunque la base giuridica su cui si fonderanno i futuri rapporti di collaborazione tra l’Unione europea e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, una volta esauriti gli effetti giuridici del WA.

Illustrato il quadro normativo di riferimento, l’Inps spiega sinteticamente che nel caso della disoccupazione se l’acquisizione, il mantenimento, il recupero o la durata del diritto alle prestazioni sono subordinati al maturare di periodi di assicurazione, di occupazione o di attività lavorativa autonoma si deve tenere conto dei periodi di assicurazione, di occupazione o di attività lavorativa autonoma maturati sotto la legislazione di qualsiasi altro Stato, come se fossero maturati sotto la legislazione che lo Stato interessato applica.

Nel caso delle prestazioni familiari invece viene ribadito che esse sono fuori dall’ambito di applicazione del Protocollo: ciò significa che d’ora in poi a queste prestazioni si applica solo la normativa nazionale (nel caso dell’Italia l’articolo 2, comma 6-bis, del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito con modificazioni dalla legge 13 maggio 1988, n. 153). Per quanto riguarda le prestazioni di malattia, maternità e paternità in denaro il nuovo Protocollo prevede che continuano ad applicarsi le disposizioni in materia di totalizzazione per l’accertamento del diritto e il calcolo delle prestazioni previdenziali italiane, anche con riferimento a periodi assicurativi, fatti o situazioni successivi alla data del 31 dicembre 2020.

In estrema sintesi, sarà possibile totalizzare i periodi assicurativi derivanti dall’attività lavorativa svolta nel Regno Unito con i periodi assicurativi maturati in Italia, sia per i destinatari del WA che per i destinatari del PSSC.

Infine l’Inps illustra quali saranno le nuove modalità dello scambio di informazioni in termini di collaborazione amministrativa tra il Regno Unito e l’Unione europea.

Per maggiori e più dettagliate informazioni si rimanda alla Circolare dell’Inps n. 98 dell’8 luglio 2021.

*(Angela Schirò Deputata PD – Rip. Europa Camera dei Deputati)

 

02 –  SCHIRÒ (PD): POSITIVA RISPOSTA ALLA MIA RICHIESTA DI AVVIARE UN’INTESA CON IL GOVERNO SPAGNOLO SUL RICONOSCIMENTO DELLA DOPPIA CITTADINANZA AI CITTADINI ITALIANI IN SPAGNA ROMA, 12 luglio 2021

Il Sottosegretario Benedetto Della Vedova ha risposto per conto del Governo alla mia interrogazione sulla esigenza di avviare i necessari contatti con il Governo spagnolo allo scopo di consentire ai nostri cittadini in Spagna di naturalizzarsi senza perdere la cittadinanza italiana.

Il Sottosegretario ha riconosciuto l’opportunità di una tale iniziativa e ha aggiunto, anzi, che in occasione di un suo recente incontro con il Segretario di Stato spagnolo per gli affari europei Juan Gonzales Barba ha posto la questione dell’avvio di un trattato bilaterale mirante ad equiparare i cittadini italiani ai cittadini di altri Paesi che già godono di questa prerogativa, sulla falsariga dell’accordo raggiunto tra Francia e Spagna.

Il Segretario di Stato Barba ha preso nota della richiesta riservandosi di valutare se sia praticabile la strada dell’accordo bilaterale o se invece non sia il caso di migliorare la legislazione esistente in merito, anche alla luce degli inequivocabili indirizzi dell’Unione europea in questo campo.

Esprimo la mia soddisfazione per questo primo passo compiuto e resto comunque attenta nel seguire gli sviluppi della situazione. Per la comunità italiana in Spagna, forte ormai di circa 215.000 persone ufficialmente censite, sarebbe un giusto riconoscimento e una spinta a un ancora più alto livello di integrazione, con indiscutibile beneficio per la stessa società spagnola e per il Paese di accoglienza.

*(Angela Schirò Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati)

 

03 – SOLIDARIETÀ PER L’ASSASSINIO IN MESSICO DI MICHELE COLOSIO – NOSTRA INTERROGAZIONE AL GOVERNO. La morte violenta a San Cristobal de Las Casas, nello stato messicano del Chiapas, di Michele Colosio, un volontario che da dieci anni seguiva progetti di protezione civile a sostegno degli abitanti della zona, lascia addolorati e sgomenti. 14 LUGLIO 2021

Il quarantenne volontario del Bresciano era uno dei tanti oscuri e meritevoli protagonisti della protezione civile che in tutto il mondo offrono le loro energie e capacità per sostenere, anche a rischio della propria salute e della propria vita, popolazioni esposte al bisogno e al pericolo.

Chi in Messico lo ha conosciuto, ricorda e rimpiange un uomo sereno, generoso e disponibile con tutti, pronto ad avviare attività che potessero rivelarsi utili per il miglioramento del difficile contesto locale. Un italiano che pur immerso profondamente nelle iniziative e nelle attività da lui avviate e consolidate in terra messicana, aveva conservato rapporti vivi e frequenti con i luoghi di origine.

Esprimiamo la nostra commossa solidarietà per questa ennesima vittima della solidarietà internazionale e le nostre condoglianze ai familiari colpiti da un lutto grave e da un dolore che non trova rimedio nemmeno nella nobiltà della causa che Michele aveva deciso di servire.

Ci rivolgeremo immediatamente al governo affinché le nostre autorità chiedano a quelle messicane di fare immediata chiarezza sulla vicenda, chiarendone le responsabilità e assicurando i colpevoli alla giustizia.

*(Le deputate del PD: Francesca La Marca (Rip. Nord-Centro America), Lia Quartapelle (Commissione Esteri), Angela Schirò  (Rip. Europa)

 

04 – LA MARCA (PD): UN INTERVENTO STRAORDINARIO PER MIGLIORARE L’EFFICIENZA DEI SERVIZI CONSOLARI. IL GOVERNO ACCOGLIE IL MIO ORDINE DEL GIORNO AL DECRETO SOSTEGNI BIS. 15 luglio 2021

“La situazione che si è determinata negli uffici consolari per quanto riguarda i tempi di erogazione dei servizi e le date degli appuntamenti è ormai insostenibile. Gli effetti delle restrizioni dovute alle misure di contrasto alla pandemia si sono aggiunti alle croniche difficoltà dovute alla carenza di personale e hanno determinato una condizione di profondo disagio che si scarica su cittadini e imprese. Proprio nel momento in cui l’Italia sta facendo uno sforzo per riaprire e per proiettarsi con maggiore forza nella dimensione internazionale.

Per fare in modo che questa difficile situazione sia percepita e affrontata, in occasione dell’approvazione alla Camera del Decreto Sostegni bis, ho presentato assieme alla collega Angela Schirò un ordine del giorno che il Governo ha accolto. In esso, sulla base dell’interesse generale che la funzionalità della nostra rete estera riveste per i cittadini, le imprese e l’intero Paese, ho chiesto al Governo di operare per mettere in campo al più presto un intervento di emergenza volto a riassorbire gli arretrati e a riportare gli uffici consolari quantomeno a una ordinaria efficienza.

Questo necessario obiettivo – dico nel mio ordine del giorno – può essere raggiunto solo con un’integrazione di personale, potenziando in tempi brevi i servizi digitali e semplificando le procedure di molti atti amministrativi.

Spero che il Governo si renda conto che non si tratta di una rivendicazione settoriale, ma di rispetto dei diritti dei cittadini e di un necessario supporto alla proiezione internazionale dell’Italia”.

*(On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America)

 

05 – SCHIRÒ* (PD): EVITARE I RITARDI NELL’ASSEGNAZIONE DEL PERSONALE SCOLASTICO ALL’ESTERO E RIDARE RESPIRO AGLI ENTI PROMOTORI DEI CORSI DI LINGUA ITALIANA. ACCOLTO IL MIO ORDINE DEL GIORNO. 15 LUGLIO 2021

La cultura rappresenta una leva essenziale per la promozione integrata del Sistema Paese nel mondo, soprattutto in questa fase di rilancio del nostro sistema Paese, nella quale è di vitale interesse essere presenti con le risorse migliori che l’Italia può mettere in campo nei confronti dei suoi competitori internazionali.

Sul piano della promozione culturale all’estero, che si è rivelata preziosa per il sostegno dei nostri interessi nazionali e per la penetrazione nel mercato internazionale degli stessi prodotti del made in Italy, negli ultimi tempi tuttavia si sono manifestate contraddizioni e ritardi, soprattutto in alcuni settori di intervento culturale. Mi riferisco, in particolare, ai ritardi nella destinazione del personale scolastico all’estero e alle accresciute difficoltà per gli enti promotori dei corsi di lingua e cultura.

Cogliendo lo spunto dell’approvazione del Decreto Sostegni bis alla Camera, ho presentato, assieme alla collega Francesca La Marca, un ordine del giorno che il Governo ha accolto.

Con esso ho chiesto sostanzialmente due cose: a) siano superati i ritardi nella destinazione del personale scolastico nelle sedi estere, in modo da evitare, come accaduto negli scorsi anni, che a diversi mesi di distanza dall’inizio dell’anno scolastico, solo una parte dei posti vacanti siano ricoperti dal loro legittimo titolare; b) sia organicamente riformata la circolare 3, emessa in agosto 2020 in applicazione del Decreto 64/2017, consentendo una concreta e maggiore autonomia degli enti gestori, la possibilità di programmare da parte loro le attività a scadenza pluriennale, la possibilità di beneficiare di cadenze temporali dei contributi che evitino il ricorso e l’indebitamento con le banche.

Continuerò  seguire l’andamento delle cose affinché l’impegno del governo trovi concreta attuazione in tempi adeguati e sia data una risposta concreta e seria a quanti credono nella funzione della cultura e della lingua italiana come fattore di promozione del nostro Paese all’estero.

*(Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati)

 

6 – SCHIRÒ (PD) – PENSIONATI CHE RIENTRANO: FLAT TAX AL 7% ANCHE PER LE PENSIONI INTEGRATIVE

DIRITTI – Anche i titolari di una pensione estera corrisposta da fondi di categoria che si trasferiscono in Italia hanno diritto al regime agevolativo fiscale del 7%.16 LUGLIO 2021

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate nella risposta ad un titolare di pensione erogata secondo uno schema pensionistico collettivo finlandese (cd. del secondo pilastro) che integra le “statutory pensions” (pensioni nazionali legate al reddito, cd. del primo pilastro ).

Il pensionato finlandese aveva fatto presente all’ADE che intendeva esercitare l’opzione per l’applicazione del regime opzionale di cui all’articolo 24-ter del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (il TUIR) a partire dal suo primo anno di residenza fiscale in Italia, da stabilire in un Comune della Regione Abruzzo che, secondo le rilevazioni Istat 2020, ha un numero di abitanti residenti pari a 7.276.

L’agevolazione fiscale, come è noto, si applica infatti ai titolari di pensione estera – a prescindere dalla loro nazionalità – che trasferiscono la propria residenza fiscale nei comuni del Mezzogiorno d’Italia con popolazione inferiore ai 20.000 abitanti o in uno dei Comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti, rientranti nelle zone colpite dal sisma del 24 agosto 2016, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017.

Giova precisare che anche se l’Agenzia delle Entrate nelle sue circolari non ha mai indicato in maniera esplicita che per pensione estera si debba considerare anche un pro-rata estero maturato in convenzione con l’Italia, noi riteniamo che tale pro-rata debba essere considerato pensione estera: in materia abbiamo chiesto chiarimenti e siamo ancora in attesa di una risposta.

Tali soggetti pensionati possono optare per l’assoggettamento dei redditi di qualunque categoria prodotti all’estero ad un’imposta sostitutiva, con aliquota del 7 per cento, da applicarsi per ciascuno dei periodi di validità dell’opzione (complessivamente 10 anni).

L’ozione per il regime fiscale agevolato al 7% può essere esercitata dalle persone che non siano state fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace e trasferiscono la residenza da Paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa; essa è valida per i primi nove periodi d’imposta successivi al periodo di imposta in cui avviene il trasferimento della residenza fiscale.

Si tratta di un beneficio fiscale molto interessante che è stato concepito dal legislatore per favorire – tramite l’incentivo fiscale al rientro –  gli investimenti, i consumi ed il radicamento, tra l’altro, in alcuni comuni del Mezzogiorno con determinate caratteristiche demografiche. Infatti l’opzione per il regime agevolativo consente al contribuente pensionato di assoggettare a imposizione sostitutiva del solo 7%, i redditi, di qualunque categoria, prodotti all’estero, individuati ai sensi dell’articolo 165, comma 2, del TUIR.

Nel caso preso in esame nella risposta all’interpello n. 462 del 7 luglio u.s., presentato da un titolare di una pensione erogata in forza di uno schema pensionistico promosso dal proprio datore di lavoro finlandese, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito quindi che le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in taluni Comuni del Mezzogiorno possono optare per l’assoggettamento ad un’imposta sostitutiva, con aliquota del 7 per cento, da applicarsi per ciascuno dei periodi di validità dell’opzione anche quando sono titolari  di un trattamento integrativo della pensione obbligatoria realizzato attraverso fondi pensione di categoria.

A tal fine, non ha alcun rilievo la nazionalità del soggetto che si trasferisce, in quanto l’accesso al regime è consentito sia a un cittadino straniero sia a un cittadino italiano, purché sia integrato il presupposto della residenza fiscale all’estero per il periodo indicato dalla norma e l’ultima residenza sia stata in un Paese con il quale siano in vigore accordi di cooperazione amministrativa in ambito fiscale (si tratta, essenzialmente, oltre ai Paesi europei, dei Paesi con i quali l’Italia ha siglato una Convenzione per evitare le doppie imposizioni, un TIEA -Tax Information Exchange Agreement – ovvero che aderiscono alla Convenzione OCSE – Consiglio d’Europa sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale).

Le prestazioni pensionistiche integrative, erogate da un fondo previdenziale professionale estero o erogate tramite una società di assicurazione estera, corrisposte in forma di capitale o rendita, infatti, sono equiparate ai redditi a cui si applica l’imposta sostitutiva dell’IRPEF al 7 per cento (in particolare con riferimento al caso esaminato, sulla base di quanto rappresentato dal pensionato finlandese e dalla documentazione allegata, si evince che egli è beneficiario di una polizza assicurativa, stipulata dal datore di lavoro secondo il regime previdenziale previsto dalla Finlandia (cd. secondo pilastro), che ha la funzione di consentire all’assicurato di integrare la pensione obbligatoria, una volta maturato il requisito anagrafico richiesto per l’accesso alla prestazione).

*(Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa -Camera dei Deputati)

 

07 – CORONAVIRUS NEL MONDO, OMS: “TRE MILIONI DI CASI IN UNA SETTIMANA”. AUMENTO DEL 10% DEI CONTAGI E DEL 3% DEI DECESSI.

ALLARME A TOKYO: a una settimana dalle Olimpiadi, la capitale combatte con l’aumento dei casi. Superati i due milioni di prenotazioni per il vaccino in Francia. La Corte suprema spagnola dichiara incostituzionale il primo stato d’emergenza

L’ALLARME DELL’OMS

Il numero globale di nuovi casi di Covid-19 segnalati la scorsa settimana è stato di quasi 3 milioni, con un aumento del 10% rispetto alla settimana precedente. Lo riporta il bollettino settimanale dell’Oms. Dopo un calo costante per nove settimane consecutive, il numero di decessi settimanali è aumentato del 3% rispetto alla settimana precedente, con oltre 55 mila vittime confermate. A livello globale, l’incidenza del Covid-19 è aumentata con una media di oltre 400 mila casi ogni giorno rispetto ai 370 mila dalla settimana precedente. Tutte le regioni ad eccezione delle Americhe hanno registrato un aumento di incidenza nella settimana considerata.

INCUBO CONTAGI A TOKYO: FOCOLAIO NELL’ALBERGO DEL TEAM BRASILIANO

Focolaio in un hotel giapponese dove alloggiano decine di membri della squadra olimpica brasiliana. A poco più di una settimana dall’apertura dei Giochi, sette membri del personale dell’hotel nella città di Hamamatsu, a sud-ovest di Tokyo, sono risultati positivi. La delegazione olimpica brasiliana di 31 persone, è blindata in hotel e non è stata infettata. Gli esperti sono preoccupati che le “bolle” olimpiche, imposte dai funzionari olimpici di Tokyo2020 nel tentativo di tenere fuori il Covid, potrebbero non essere sufficienti. Tokyo mercoledì ha registrato 1.149 casi, il più alto conteggio giornaliero in quasi sei mesi.

SPAGNA, PRIMO STATO D’EMERGENZA “INCOSTITUZIONALE”

Lo ha stabilito la Corte costituzionale spagnola che ritiene che per decretare tale confinamento avrebbe dovuto essere dichiarato uno stato di eccezione, che richiede la preventiva autorizzazione del Congresso. Lo riporta El País. Nel testo della relazione presentata dal magistrato, si sosteneva che il decreto approvato dal Governo nel marzo dello scorso anno era considerato incostituzionale in quanto, a suo avviso, sospendeva, e non solo limitava, i diritti di libera circolazione e di riunione tra individui.

DUE MILIONI DI RICHIESTE VACCINO IN FRANCIA

Corsa alla prenotazione del vaccino contro il Covid-19 in Francia dopo il discorso di lunedì sera del presidente, Emmanuel Macron, nel quale ha annunciato che da agosto per partecipare a eventi di cultura e intrattenimento, oltre che per accedere a bar, ristoranti, treni e case di riposo sarà necessario il pass sanitario (che certifichi la vaccinazione o un test con esito negativo), oltre all’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario. Secondo quanto riporta l’emittente Lci, dall’altro ieri si è arrivati a circa 2 milioni di prenotazioni sulle piattaforme.

EMERGENZA IN INDIA

Nelle ultime 24 ore ci sono stati 38.792 casi con 624 morti. Sono più di 411mila le persone che hanno perso la vita in India per complicanze riconducibili al coronavirus e sono quasi 31 milioni i contagiati nel Paese asiatico dallo scoppio della pandemia. Lo rende noto la Johns Hopkins University. Il governo di Nuova Delhi afferma di aver somministrato finora 387.697.935 dosi del vaccino, 3,7 milioni solo nell’ultima giornata.

NUOVE MISURE IN SALVADOR

Il congresso di El Salvador ha votato a larga maggioranza per imporre un divieto di 90 giorni su eventi sportivi, concerti, festival e altri raduni di massa a causa di un aumento dei casi di coronavirus. Le mascherine saranno obbligatorie in qualsiasi evento pubblico ancora consentito. Multe e chiusure saranno valutate contro qualsiasi luogo o organizzatore che violi il divieto. I funzionari hanno riportato 2.284 casi di contagi nei primi 10 giorni di luglio, il 35% in più rispetto allo stesso periodo di giugno. El Salvador ha ricevuto finora abbastanza dosi di vaccino contro il coronavirus per coprire circa la metà dei 6,5 milioni di persone che abitano il Paese e ha registrato 81.644 infezioni, con 2.457 morti.

USA, OBBLIGO MASCHERINE A NEW ORLEANS FINO A FINE ANNO

Il direttore sanitario, Jennifer Avegno, ha riferito in conferenza stampa che per i grandi eventi in città si dovrà continuare a rispettare l’obbligo della mascherina o del vaccino anti-Covid per il pubblico anche in autunno. I funzionari sanitari della Louisiana hanno riferito che le infezioni stanno aumentando, in gran parte tra le persone non vaccinate, mentre la variante delta, più facilmente trasmissibile, si diffonde nello Stato.

SINGAPORE RINASCE: DIMINUZIONE SIGNIFICATIVA DEI CASI

L’economia ha agganciato un rimbalzo del 14,3 per cento annuo tra aprile e giugno 2021, secondo i dati preliminari pubblicati dal governo di quel Paese nella giornata di oggi, 14 luglio. Singapore prosegue dunque la ripresa dalla fase acuta della crisi pandemica. Il dato costituisce il balzo trimestrale del prodotto interno lordo più marcato dal secondo trimestre 2010, quando la città-Stato aveva conseguito una crescita del Pil del 18,6 per cento.

 

08 – Roberto Ciccarelli*: LA TRUFFA DELLA «GLOBAL TAX»: PAGHERANNO SOLO 78 MULTINAZIONALI PAGHERANNO POCO IN POCHI. LA RICERCA DELLO EUROPEAN NETWORK FOR ECONOMIC AND FISCAL POLICY RESEARCH PERMETTE DI COMPRENDERE LA TRUFFA SULL’ALIQUOTA GLOBALE MINIMA DELLE TASSE SULLE MULTINAZIONALI COSTRUITA DAI GOVERNI E PRESENTATA COME UN EVENTO STORICO AL G20 DI VENEZIA. OXFAM: “PORTARE SUBITO L’ALIQUOTA AL 25%. ALL’ITALIA TRA 7 E 11 MILIARDI IN PIÙ ALL’ANNO”

Il G20 dei ministri delle finanze ha avvallato ieri a Venezia l’accordo-quadro raggiunto in seno al BEPS Inclusive Framework dell’Ocse il 1 luglio scorso. Secondo i ricercatori dello European Network for Economic and Fiscal Policy Research la tassa globale minima interesserà solo 78 delle 500 aziende più grandi del mondo e permetterà di ottenere complessivamente 87 miliardi di dollari. Quasi il 45% di questo totale (cioè 39 miliardi di dollari) sarà versato dalle aziende tecnologiche statunitensi. I Big tech come Amazon, Apple, Microsoft, Alphabet, Intel o Facebook da soli pagheranno circa 28 miliardi di dollari. In Europa le imprese con entrate superiori a 20 miliardi di dollari saranno solo 37.

L’estrema modestia delle cifre rispetto all’evasione e all’elusione colossali in corso da almeno quarant’anni, e sempre di più da quando il capitalismo è diventato anche digitale, è direttamente proporzionale all’enfasi usata anche ieri per celebrare un evento che non è storico. È una truffa politica. Il trucco sta nell’avere applicato un’aliquota minima modesta (15%), molto vicina alla media già usata dagli stati che fanno concorrenza fiscale sleale come l’Irlanda (12,5%), solo alle aziende con entrate superiori a 20 miliardi di dollari con un tasso di rendimento sulle entrate superiore al 10%. È questa la ragione della drastica limitazione della tassa minima a un numero di soggetti che comunque non supererà i 100 in tutto il mondo. Non solo. L’aliquota al 15% non rappresenta il livello di tassazione minima effettiva cui le multinazionali verrebbero di fatto assoggettate. Bisogna prevedere gli sconti. Ci sarà infatti una generosa serie di deduzioni che ridurranno considerevolmente la base imponibile. In pratica, se l’aliquota minima non venisse subito incrementata si rischierebbe di veder trasformata l’attuale corsa al ribasso che premia le società che si vorrebbe tassare

È incredibile da crederlo ma dall’accordo sono state escluse le società finanziarie. «Questa decisione riduce l’assegnazione totale di circa la metà, anche se questa stima è complicata dal diverso trattamento contabile delle banche» sostiene Martin Simmler, coautore del documento. Cosa fare per non accettare di farsi prendere in giro dai governi? Ridurre radicalmente la soglia dei ricavi da 20 miliardi di dollari a 750 milioni di euro. Ciò permetterebbe di aumentare aumenterebbe il numero di aziende di almeno 13 volte. E poi è necessario aumentare di dieci volte l’aliquota minima, dal 15% al 25%. Questo significa che gli Stati potrebbero imporre aliquote ancora più alte, ma non ancora pari ad almeno il 40% per recuperare il livello degli anni Settanta.

«Una convergenza sul livello di aliquota della tassazione minima effettiva nel range 21%-25/ permetterebbe anche all’Italia di aumentare considerevolmente l’extra-gettito annuo, passando dai 2,3 miliardi di euro stimati con un’aliquota al 15%, fino a 7-11 miliardi con le due aliquote più elevate – sostiene Misha Maslennikov, policy advisor di Oxfam Italia sui dossier di giustizia economica -Il 21% rappresenta tra l’altro l’aliquota a cui l’amministrazione Biden dichiara di voler portare, a prescindere dai risvolti negoziali, il proprio regime di tassazione minima per contribuire in modo più robusto al finanziamento dell’ambizioso piano di rilancio economico adottato per superare il Covid».

*( Roberto Ciccarelli, filosofo, blogger e giornalista, scrive per il manifesto)

 

09 – Luca Celada*: AMERICA BALCANIZZATA, L’EREDITÀ DI TRUMP. STATI UNITI. OGNI STATO LEGIFERA DA SÉ: IL TEXAS PROGETTA IL SUO MURO, L’IDAHO DI ALLARGARE I CONFINI. E L’ARIZONA STA ANCORA CONTANDO I VOTI. IL COMPLOTTISMO ELEVATO A PIATTAFORMA POLITICA HA GENERATO UNA REALTÀ PARALLELA

All’insegna della campagna vaccinale e del build back better, il primo semestre del mandato Biden ha per la maggiore beneficiato del provvisorio sospiro di sollievo del paese che tenta il cauto ritorno alla normalità. Ma appena sotto la superficie incombe una corrente reazionaria che presagisce una inevitabile resa dei conti.

Sul piano di welfare e infrastrutture, che dovrebbe infondere altri 6mila miliardi di dollari nell’economia e pacificare il paese, incombe l’ombra dell’ostruzionismo repubblicano che aspetta di far deragliare la presidenza «socialista radicale», come sogliono dipingere la linea centrista e moderata del presidente.

È vero che nei sondaggi Biden gode di un gradimento del 60%, ma la patina di calma apparente è sottile. Il nazional populismo è tutt’altro che sopito e Donald Trump continua a comportarsi come fosse ancora presidente – perlomeno dei 75 milioni di americani che hanno votato per lui.

Espulso dai social e rintanato nel rifugio-resort di Mar-A-Lago, effettua occasionali sortite sotto forma di comizi «patriottici» in cui alterna la consueta auto congratulazione alla recriminazione sulle «elezioni rubate». L’esautorazione indebita tramite «vasti brogli» – ancorché palesemente falsa – è la narrazione portante dell’immaginata riscossa. E un impressionante 65% dei repubblicani dichiara oggi di credervi.

La Big Lie è la chiave di volta di un complottismo fomentato tuttora senza sosta dai media di destra sui quali ha assunto la valenza di «verità potenziale» che hanno le bugie continuamente ripetute e insinuate nella pubblica percezione. Il fenomeno noto come «crisi epistemica», in cui le fake news si saldano con negazionismi anti-vax e teorie del complotto generale in stile Qanon, fomenta tuttora impulsi insurrezionalisti.

La cartolina dell’estate 2021 ritrae dunque un paese profondamente diviso e dissociato dalla realtà. Nel nordovest, riarso dalla calura anomala, qualcuno ha organizzato un referendum per creare un «grande Idaho», uno Stato immaginato per raccogliere insieme zone rurali di Idaho, Oregon, e California settentrionale e fonderle in un territorio omogeneamente conservatore, separato dalle grandi città che nel frattempo sottoscrivono autonomamente trattati internazionali per la protezione del ambiente e adottano politiche economiche più consone con le socialdemocrazie europee che con l’America profonda.

Il lato oscuro del federalismo è la balcanizzazione: in Iowa, Florida e Oklahoma, dopo la mobilitazione Black Lives Matters sono state promulgate leggi che consentono legalmente di investire manifestanti che «ostruiscano la viabilità». In Texas i nuovi statuti consentono di condannare perfino i tassisti che abbiano trasportato donne a un consultorio per un aborto dopo le sei settimane di gravidanza.

In questa America da Svastica sul sole, il Texas ha dichiarato – ora che la muraglia di Trump è stata rottamata – che procederà autonomamente alla costruzione di un muro sul «proprio» confine col Messico. Quasi subito i governatori repubblicani di Florida, Nebraska e Iowa si sono associati annunciando l’invio di rinforzi (50 riservisti l’uno) per dare manforte ai texani contro «l’invasione dal sud» – immarcescibile slogan del populismo globale.

Christy Noem, trumpista entusiasta e papabile per una eventuale futura primaria presidenziale, si è aggregata: 50 truppe del guardia nazionale del South Dakota di cui è governatrice, per di più finanziate da un privato: Willis Johnson, milionario e anche lui fervente ammiratore dell’ex presidente.

Chi ha segnalato l’irregolarità di fare crowdfunding per l’invio di truppe militari ha dovuto constatare una situazione ancora più insolita in Arizona. Lo Stato di Barry Goldwater e John McCain è tradizionale caposaldo repubblicano ma a novembre viene conquistato da Joe Biden. Già da allora Trump aveva denunciato presunti brogli e chiesto a gran voce verifiche.

Puntualmente effettuate, non hanno rilevato irregolarità. Il risultato è stato certificato a più riprese dalle autorità preposte, compresi numerosi funzionari repubblicani, e diversi tribunali.

Questo non ha impedito che ad aprile la maggioranza repubblicana che controlla il parlamento dello Stato abbia deciso di commissionare un ennesimo riconteggio delle schede, affidandolo stavolta a una società privata, la Cyber Ninjas di proprietà di Doug Logan, sostenitore di Trump e entusiasta fautore della «grande frode».

Da molte settimane ormai le operazioni di «verifica» vengono condotte da volontari trumpisti in un’arena sportiva di Phoenix per verificare, tra le altre «ipotesi», l’eventuale presenza di fibre di bambù nella carta, tali da «comprovare l’origine cinese di schede sospette».

Il complottismo elevato a piattaforma politica dei repubblicani persegue ormai apertamente un binario fallace e sostitutivo dei meccanismi istituzionali, una realtà parallela in cui risiedono milioni di cittadini che di fatto dichiarano ai sondaggisti di aspettare l’inevitabile, imminente restaurazione di Donald Trump. Come comprovato da ogni setta religiosa che offre simili messianiche profezie, è un gioco pericoloso che può condurre a epiloghi tragici. Vedasi l’insurrezione dell’epifania.

Dietro al teatro dell’assurdo si profila un attentato preciso al sistema elettorale che è fondamento della democrazia rappresentativa, inficiato mediante l’insinuazione del dubbio. Un’operazione il cui scopo sarebbe la delegittimazione preventiva di eventuali future vittorie democratiche.

Come ha ipotizzato Timothy Snyder, storico di Yale: «Nel 2022 i Repubblicani riprendono il controllo di Camera e Senato, grazie in parte alla soppressione dei voti avversari. Nel 2024 il candidato presidenziale repubblicano perde il voto popolare con uno scarto di diversi milioni di voti e il collegio elettorale con alcuni Stati di differenza. Ma le autorità repubblicane in alcuni di questi si rifiutano di certificare i risultati denunciando brogli. Camera e Senato accettano questa valutazione e il candidato perdente diventa presidente».

Da notare che il sistema di elezione indiretta (collegio elettorale) ha già, negli ultimi 20 anni, per ben due volte spedito alla Casa bianca un presidente «perdente»: Bush nel 2000 e Trump nel 2016 hanno perso il voto popolare. Stavolta l’operazione sarebbe premeditata da uno dei due partiti che, conquistato da Trump, ha scelto esplicitamente l’alternativa post-democratica.

BIDEN NON È IL TRIONFO DELLA SINISTRA.

E sul piano geopolitico potrebbe anche rappresentare per molti versi un ritorno a un egemonismo di americano di stampo classico.

Ma è palpabile nello scontro sulle sue riforme sociali (salari minimi, assistenza alle famiglie, parità), la sensazione di un punto di flessione per gli Usa, fra autoritarismo e democrazia, sovranismo e inclusione. E che, con le elezioni di mezzo termine già alle porte, la finestra si stia chiudendo per l’opzione progressista.

Le sorti del paese potrebbero decidersi sul riformismo imperfetto di una fragile presidenza Biden, che potrebbe essere l’ultima interposta a un american fascism deciso a utilizzare il nazional populismo per tentare l’affondo degli interessi plutocratici.

*( Luca Celada, giornalista de “Il Manifesto” e autore di “Autunno americano”)

 

10 – Pier Giorgio Ardeni*: STANNO CANCELLANDO IL FUTURO . SCHIACCIATI DAL PRESENTE. I DISASTRI PROVOCATI DAL CAPITALISMO PREDATORIO DELLA GLOBALIZZAZIONE, DALLO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE NATURALI E DALLA PANDEMIA DEVASTANTE NON SONO COLPA DI UN «DESTINO CINICO»

Nei giorni in cui Repubblica celebra il suo festival bolognese per il «diritto al futuro», sconcerta un po’ la stucchevole ambizione dichiarata di «ridisegnarlo», come se quello fosse stato tracciato da mano improvvida a nostro danno. Perché qui sta uno dei grandi vuoti di questo nostro tempo, una «narrazione» dalla quale dovremmo liberarci per guardare avanti.

Perché ci stiamo raccontando una storia «alla rovescia», come se i disastri provocati dal capitalismo predatorio della globalizzazione, dallo sfruttamento dissennato delle risorse naturali e da una pandemia devastante ci fossero cadute tra capo e collo per colpa di un destino cinico. Avevamo un futuro davanti, assicurato dal progresso scientifico, materiale e morale della nostra superiore cultura, torniamoci!

Già, il futuro. In un bel libro, una decina di anni fa, Marc Augé si chiese «che fine ha fatto il futuro?», rispondendo che il futuro è sostanzialmente… sparito. Schiacciati sul presente, la storia – il nostro passato – è divenuta una vetrina per mostrare quanto siamo stati rozzi, crudeli, illusi. Il XX secolo? Il secolo dei totalitarismi, delle grandi carneficine, delle «ideologie». La storia del comunismo? Una «dannazione», segnata com’è stata dall’utopia totalizzante e dalle divisioni, questa la vulgata di oggi. La storia è finita, sì, superata dal «progresso», di cui l’Occidente si sente paladino, pur smarrito di fronte alla fine disastrosa delle sue ambizioni coloniali e all’ampiezza dei massacri resi possibili dalla superiorità tecnologica. Grazie alla quale oggi ci illudiamo che la storia non sia più «necessaria» e la sovrabbondanza di cui godiamo ci vieta di riflettere sui fini, «come se la timidezza politica dovesse essere lo scotto da pagare all’ambizione scientifica e all’arroganza tecnologica» (Augé).

Ma se c’è qualcosa che la pandemia e il cambiamento climatico ci stanno mostrando è quanto sia necessario, oggi, ridisegnare una diversa prospettiva politica. La storia ci appare priva di direzione, sembra non dirci più nulla, svuotata dal senso che il mondo si sia appiattito, «omogeneizzato», in cui le diversità delle storie di popoli e uomini e donne si sono disperse, che fatichiamo a comprendere. La scienza progredisce a velocità accelerata, lasciamo fare tutto al «progresso» e dubitiamo della nostra capacità di influire sul nostro comune destino.

Eppure, il mondo è ancora nelle nostre mani. I confini del capitalismo non sono più quelli nazionali ma le sue «logiche» sono sempre quelle e il capitale, nella globalizzazione, ha trovato la sua forma più estesa del «dominio» sul lavoro (si veda l’ultimo libro di Marco D’Eramo). Le classi lavoratrici, però, ci sono ancora e se non esprimono più «movimento» non per questo non hanno istanze. La storia è ancora fatta di sfruttamento (di classi, popoli e risorse), di conflitto, di politica. Il progresso non l’ha abolita.

Il vuoto della sinistra (quella che dovrebbe rappresentare quelle classi), la sua incapacità di elaborare «ideologia» – cioè lettura della storia e disegno di prospettiva – è solo il segno di come essa abbia abdicato ad una sua genuina e propria interpretazione del mondo, lasciandosi convincere dalla «narrazione» dominante, quella del capitale. Una storia in cui c’è solo il presente, dove progresso tecnologico e affermazione del modello capitalistico sono tutt’uno (anche la «transizione ecologica» è tutta espressa in senso tecnologico). Ma la storia è processo sociale, stratificazione di immanenze, oltre il presente.

Un modesto esempio viene dalla banalizzazione della discussione sul Pnrr, paragonato al Piano Marshall. Quei 212 miliardi di cui si parla oggi sono lo 0,012% del PIL italiano di un anno. I fondi del Piano Marshall (anch’esso quinquennale) furono il 2% del Pil italiano di 5 anni. Gli anni ‘50 e ‘60 del «miracolo» furono anni di investimenti pubblici e privati, in quote ben maggiori del Pil di quelle odierne. Allora c’era un’Italia che ripartiva, aperta alla concorrenza, in cui lo Stato faceva la sua parte. Certo, pure quel capitalismo riuscì ad affermarsi grazie ad un «esercito» di forza lavoro disponibile, ad un esodo agricolo e migratorio di proporzioni epocali.

Ma con gli anni ‘60 e ‘70, anche grazie alla spinta del movimento operaio, la distribuzione del reddito cambiò a favore del lavoro, tutele e protezioni vennero vieppiù garantite e i servizi pubblici vennero estesi. Non fu il Piano Marshall allora – aiuti che contribuirono a far uscire il Paese dalla penuria e dalla guerra – come non sarà il modestissimo Pnrr oggi a far «ripartire» l’Italia. Perché il Paese ha bisogno di futuro, quello che le è stato sottratto non da un destino malevolo, ma dalle forze che hanno preso il sopravvento, cancellando la storia. È da lì che si deve ripartire, se non vogliamo davvero la fine del futuro.

*( Pier Giorgio Ardeni ,è professore ordinario di Economia politica e dello sviluppo e insegna Economia dello sviluppo (corsi di laurea triennali) ed Economia)

 

11 – Andrea Capocci*: ARRIVA SOBERANA PLUS, IL VACCINO CUBANO EFFICACE AL 91%. L’OMS STA VERIFICANDO I DATI FORNITI DA BIOCUBAFARMA. È IL PRIMO SIERO AL MONDO IN TRE DOSI, ANCHE CONTRO LE VARIANTI PIÙ OSTICHE. SE CONFERMATI GLI STUDI, POTREBBE IMPRIMERE UNA SVOLTA ALLA LOTTA AL VIRUS

BioCubaFarma, la holding biotecnologica governativa di Cuba, ha annunciato di aver messo a punto un vaccino con un’efficacia del 91,2%. Sono i primi risultati dello studio clinico su larga scala della vaccinazione con tre dosi, due del vaccino «Soberana 2» e una terza del «Soberana plus». Il trial ha coinvolto 44 mila volontari reclutati sull’isola che affronta la peggiore ondata epidemica dall’inizio della pandemia. In questo momento si contano quasi quattromila nuovi casi al giorno, un numero notevole per un’isola di 11 milioni di abitanti.

IL VACCINO SI È RIVELATO efficace contro le varianti che oggi circolano a Cuba, dove domina la “beta”. È il ceppo virale individuato per la prima volta in Sudafrica e che, tra tutte le varianti note, ha dimostrato la maggiore capacità di sfuggire ai vaccini. Il vaccino AstraZeneca, ad esempio, in Sudafrica ha dimostrato un’efficacia del 22%. Soberana è il secondo vaccino sviluppato sull’isola a raggiungere un’efficacia superiore al 90%, dopo il vaccino Abdala.

La vaccinazione con tre dosi messa a punto dai ricercatori cubani però è particolarmente interessante da diversi punti di vista. Innanzitutto, è uno dei primissimi studi su larga scala sulla sicurezza e l’efficacia della terza dose. Anche l’azienda statunitense Pfizer ha annunciato di voler richiedere alla Food and Drug Administration l’autorizzazione della terza dose in tempi brevi. Ma i dati positivi a disposizione dell’azienda riguarderebbero la produzione di anticorpi, e non l’effettiva protezione dall’infezione con le diverse varianti.

Un altro punto a favore del vaccino cubano è la sua tecnologia. A differenza dei vaccini a Rna o basati sui vettori virali, Soberana 2 e Soberana Plus utilizzano un metodo di immunizzazione già collaudato e sicuro anche nei neonati. I due vaccini, infatti, si limitano a esporre il sistema immunitario a una porzione della proteina “Spike”, quella che permette al coronavirus di infettare le cellule. Vaccini di questo tipo sono denominati «a subunità». Hanno il vantaggio di poter essere conservati senza particolari sistemi di refrigerazione e di essere ben conosciuti. Lo stesso approccio è già stato adottato con successo per altri vaccini (per esempio, contro la meningite) somministrati in decine di milioni di dosi sotto l’egida dell’Oms, che ha spesso ricorso ai vaccini cubani per le campagne vaccinali nei Paesi in via di sviluppo.

DATO CHE SI TRATTA solo di sintetizzare proteine da combinare con un adiuvante di larghissima disponibilità come l’idrossido di alluminio, la produzione di questi vaccini ha costi limitati ed è facilmente esportabile. Cuba ha dichiarato una capacità produttiva di circa cento milioni di dosi per il 2021 e ha già dato la sua disponibilità a trasferire le tecnologie vaccinali nei Paesi che lo richiedono senza royalties, se fosse necessario aumentare la capacità produttiva. Sono già stati stretti accordi per la produzione locale con Argentina, Venezuela e Iran. In parallelo, Cuba ha avviato il processo di approvazione dei suoi vaccini presso l’Oms, che funge da agenzia regolatoria sovranazionale. Se ci fosse il via libera da parte dell’Oms, il farmaco potrebbe offrire una risposta all’accaparramento di vaccini da parte dei Paesi più industrializzati. Una disparità che rischia di mettere in crisi tutti, ricchi e poveri. A lungo andare, la circolazione del virus in larghe sacche di popolazione può dar vita a varianti insidiose in grado di sfuggire al sistema immunitario che annullerebbero anche il vantaggio di essere già vaccinati.

SULL’EFFICACIA DIMOSTRATA dal vaccino cubano per ora è disponibile solo l’annuncio di BioCubaFarma. I dati, fa sapere BioCubaFarma, saranno a disposizione di tutti, in totale trasparenza. L’Oms li sta già esaminando e molti sono già disponibili sugli archivi online biorXiv e medrXiv, ormai usatissimi dalla comunità scientifica per diffondere le nuove ricerche.

Il vaccino cubano ha un’ulteriore potenzialità: la terza dose Soberana plus potrebbe essere impiegata anche come richiamo, dopo altre vaccinazioni o in soggetti guariti dal Covid-19. Se fosse necessario un richiamo, sarebbe un’opzione da valutare anche per quei Paesi che finora hanno utilizzato altri vaccini, come il nostro

*( Insegna al  Liceo Scientifico Talete Roma)

 

12 – Pankaj Mishra*:LA GUERRA IN AFGHANISTAN ERA PERSA IN PARTENZA. Quasi tutti

i pachistani e gli  afgani che stimo  erano convinti che gli Stati Uniti  avrebbero fallito. I diplomatici,  militari e giornalisti  occidentali invece no.

L’esercito statunitense si sta ritirando  dall’Afghanistan mentre i taliban  conquistano terreno. Il 6 luglio le  truppe americane hanno lasciato la  loro base aerea di Bagram, vicino a  Kabul, nel cuore della notte, senza  informare gli alleati afgani. La cosa strana, in questa  cupa fase finale della guerra, è che tutto era prevedibile fin dall’inizio. Eppure delle convinzioni false hanno alimentato un’iniziativa che è costata un numero incalcolabile di vite umane e centinaia di miliardi di dollari, lasciando l’Afghanistan in condizioni  peggiori di quelle in cui era prima. E bisogna capire perché è successo.

Gli Stati Uniti e i loro alleati doveva no rispondere con la forza a un regime  che aveva direttamente o indirettamente permesso gli attentati dell’11 settembre. Ma un’operazione d’intelligence militare condotta contro i responsabili degli attacchi alle torri gemelle e i

loro complici sarebbe servita a fare giustizia e a vendicare meglio un’invasione. Invece l’amministrazione Bush scelse una colossale ristrutturazione militare  e politica del paese. E fu sostenuta in questo compito  disperato dall’establishment politico e dell’informazione. Per alcuni mesi sembrò che tutto andasse bene. Chi voleva rovesciare i taliban si sentì vendicato

quando a Kabul folle danzanti accolsero i liberatori  occidentali. Ma chi conosceva bene l’Afghanistan sapeva che anche i taliban erano stati accolti come liberatori in molte parti del paese, soprattutto nel sud,  dove vive la maggioranza dei pashtun.

I taliban erano emersi a metà degli anni novanta  per liberare il paese dai signori della guerra, molti dei  quali erano trafficanti d’oppio. Nel 2001 molti afgani  si erano ormai stancati della brutalità dei taliban, soprattutto a Kabul, dove le persone erano mediamente  più libere e istruite grazie alle riforme del regime sovietico negli anni ottanta. Le donne nella capitale e  nelle province dominate da minoranze etniche disprezzavano le imposizioni sul modo di vestire e di  comportarsi volute dai taliban. Queste rigide norme  sociali, tuttavia, non erano una novità per le donne  delle zone rurali pashtun. Anche quando i taliban si  sono disgregati nel 2001, la presenza del gruppo nella  società rurale afgana e il suo ruolo nel futuro politico  del paese erano scontati.

Non c’era bisogno di invocare il cliché dell’Afghanistan come cimitero degli imperi per capire che i taliban  erano una forza resiliente e mutevole. Traevano  la loro forza dalla zona rurale pashtun, oltre che dai  simpatizzanti di quell’etnia e dagli ufficiali dell’esercito e dei servizi segreti in Pakistan, che vedevano nei taliban un argine contro l’influenza occidentale e indiana in Afghanistan.

Nei primi anni duemila quasi tutti i pachistani e gli  afgani che stimo erano convinti che gli Stati Uniti  avrebbero fallito. I diplomatici, i militari e i giornalisti  occidentali tuttavia erano convinti che il sostegno militare ed economico dell’occidente  avrebbe aiutato Washington a rendere

l’Afghanistan una democrazia moderna. L’Unione Sovietica a Kabul aveva  brutalmente cercato di modernizzare e  centralizzare un paese con molte comunità linguistiche ed etniche povere che

vivevano in aree remote. Perché gli Stati Uniti avrebbero dovuto avere successo dove i comunisti avevano fallito?

Come avrebbero potuto i loro alleati,  tra i quali ci sono sempre stati alcuni degli uomini più malvagi e corrotti dell’Afghanistan, contribuire a costruire la democrazia e  proteggere i diritti delle donne?

Quello che mi colpì allora fu il fatto che poche persone ponevano queste domande a chi voleva riformare lo stato. Le rare voci afgane che si sentivano provenivano quasi tutte da un’élite che si sforzava di prendere il posto dei taliban. I giornalisti afgani, che oggi sono numerosi, erano sconosciuti. Ce n’erano alcuni  bravi a Peshawar. Ma la loro convinzione che gli Stati  Uniti non avevano altra scelta se non quella di negoziare con i taliban non veniva ascoltata. Quando scrivevo per i periodici statunitensi mi sentivo sollecitato  a non discostarmi troppo dal consenso nazionale (a  cui all’inizio aderirono anche riviste di sinistra come  The Nation) a favore dell’invasione dell’Afghanistan.

È per questo che quella guerra appare oggi, più di  tutto, un enorme disastro culturale, un fallimento nel  riconoscere una realtà complessa. Un fallimento che  ha prodotto tutti gli altri fallimenti – diplomatici, militari e politici – tanto in Iraq quanto in Afghanistan.

Probabilmente è troppo ottimista immaginare che  questi disastri, il cui prezzo è stato spaventoso, avrebbero potuto essere evitati da opinioni meno conformiste e da un’apertura alle ragioni di chi era contrario,  compresi gli afgani. Tuttavia si può trarre una lezione  dalla sconfitta degli Stati Uniti: la diversità intellettuale, spesso presentata come un imperativo morale,  è anche una necessità pratica. Specialmente se in fu turo gli Stati Uniti vorranno evitare errori peggiori  nella loro politica estera.

*(ANKAJ MISHRA  è uno scrittore e  saggista indiano.  Collabora con il  Guardian e con la  New York Review of  Books. Il suo ultimo  libro è Le illusioni  dell’Occidente. Alle  origini della crisi del  mondo moderno. Questo articolo è  uscito su Bloomberg.)

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