Rapporto Italiani nel Mondo ed emigrazione lucana

di Antonio Sanfrancesco

Anche nel 2020 è stato redatto il Rapporto Italiani nel Mondo. Dopo 15 anni di pubblicazioni, si evidenzia che il fenomeno dell’emigrazione italiana nel mondo ha continuato con un aumento del 76,6% (si è passato dai 3.106.251 degli italiani iscritti all’AIRE all’attuale 5,5 milioni). È stato ed è ancora purtroppo un fenomeno poco analizzato a livello nazionale ed anche sottovalutato per gi effetti che si potranno avere nei territori locali o nazionali in generale.

Attualmente la popolazione residente nella Regione Basilicata sono 556.934 al 01.01.2020 e gli iscritti all’AIRE sono 133.914 al 01.01.2020 con una incidenza percentuale pari al 24 contro il 9,1 a livello nazionale. Nella Regione Basilicata vi sono molti comuni che hanno una incidenza di iscrizione della popolazione residente oltre il 150% (molti comuni lucani, fra cui Castelgrande, San Fele o Pescopagano hanno più iscritti all’Aire che residenti).

Ciò fa comprendere la gravità del problema. L’emigrazione continua ad essere una emergenza sociale per molti territori lucani con un aumento esponenziale dello spopolamento e dell’abbandono delle rispettive comunità. Le direttrici migratorie sono le Americhe e l’Europa del Nord soprattutto in cui vi sono più reali e concrete opportunità di lavoro e di realizzazione professionale soprattutto per i giovani laureati. Il fenomeno dell’emigrazione sia interno che esterno è ancora più complesso (i meridionali tendono ad emigrare al nord in aree soprattutto urbanizzate e i settentrionali tendono a lasciare il Paese per altre nazioni in cui vi sono più concrete opportunità di lavoro e di realizzazione del proprio sé professionale).

Non è un caso che chi emigra all’estero in questo ultimo decennio sono soprattutto italiani del centro-nord, e l’emigrazione interna non riesce a sostituirli, dal momento che il tasso migratorio sia interno che esterno è negativo. Le motivazioni della nuova emigrazione sono molteplici ed investono persone di più fasce di età. La variabile comune è comunque la scarsa opportunità di poter vivere bene nel proprio paese. Tutto questo sta determinando a livello territoriale un abbandono totale dal momento che i nuovi emigranti non pensano più di tornare nel proprio contesto di origine (se si pensa che molti pensionati tendono a lasciare il paese di origine per altre località). In questo momento per molti territori non vi è un “dopo” come riscatto sociale da poter investire nel paese di origine dopo una fase di esperienza migratoria.

Ciò non fa altro che accentuare la desertificazione di interi territori soprattutto delle aree interne economicamente più fragili della penisola e della Basilicata. Per poter franare l’esodo è necessario attivare politiche di sostegno per le comunità e con le comunità in cui le singole istituzioni sociali cooperino per un bene comune condiviso e programmabile in settori produttivi vocati del territorio di appartenenza. Non si possono più attivare politiche di sviluppo senza una partecipazione e condivisione degli obiettivi sociali ed economici dei propri territori. Il dopo delle comunità lucane potrà esistere se si è in grado di comunicare, cooperare, condividere e collaborare fra attori sociali locali, pubblici e privati, in una dimensione orizzontale della programmazione sociale.

Come sappiamo l’emigrazione in molti casi costituisce una fuga da un contesto per favorire una propria mobilità sociale. Ciò potrà essere realizzato nel futuro se si guarda tutti insieme al proprio territorio come una risorsa da valorizzare per attivare opportunità date dal capitale sociale delle risorse umane formate opportunamente. Il benessere comune potrà essere attivato solo se le istituzioni pubbliche svolgono concretamente la loro funzione programmatica con il coinvolgimento attivo delle persone dei territori specifiche. La politica deve svolgere una funzione programmatica e non di controllo dei territori.

Ciò ha prodotto e potrà produrre nel tempo ulteriore migrazione come Nitti ci insegna. Per poter invertire la tendenza migratoria bisogna quindi invertire le attuali politiche di sviluppo locale con finanziamenti che non producono effetti sociali duraturi con nuove politiche che guardano in modo attivo al benessere delle collettività in senso lato.

Antonio Sanfrancesco

Presidente FILEF BASILICATA

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