CGT e movimenti contadini in Francia: RIVALORIZZARE IL LAVORO PER RISPONDERE ALLA CRISI AGRICOLA

Comunicato firmato da Confédération paysanne, la CGT (Confederazione Generale del Lavoro), Solidaires, la FSU e le MODEF. Pubblicato il 1° frbbraio sul quotidiano Libération.

 

La mobilitazione del mondo agricolo mette in luce uno scandalo: da una parte ci sono sempre più contadini e contadine che non vivono più del loro lavoro, dall’altra il prezzo dei beni alimentari esplode e sempre meno sono i salari che consentono un’alimentazione corretta e sana.
Perché? Perché la ricchezza è sequestrata dalla finanza, dalle multinazionali dell’agroalimentare e dalla Grande Distribuzione i cui margini di profitto raggiungono sempre nuovi record.
Sono gli stessi, i padroni dell’agroalimentare, i padroni della Grande Distribuzione, che si alleano per spingere in basso la remunerazione degli agricoltori e che sfruttano i salariati.
Le cause del malessere sono le stesse, le rivendicazioni si richiamano: vivere degnamente del nostro mestiere.

Ci appelliamo ai lavoratori salariati ed agli agricoltori ad unirsi per porre fine al furto del frutto del loro lavoro da parte delle multinazionali e dei loro azionari.

Il movimento degli agricoltori e delle agricoltrici in collera deve conseguire una rivalorizzazione del lavoro. Ricordiamoci: durante il covid le mansioni di pubblico interesse sono state oggetto di ovazione generale. Contadini, personale dedito alla cura, insegnanti… cosa ne è, oggi, di queste lavoratrici e lavoratori? Sempre troppo in difficoltà a trovare casa, a nutrirsi, a condurre una vita sana, senza parlare di una riforma delle pensioni ingiusta e iniqua, a motivo della quale contadine e contadini si sono mobilitati a fianco ai lavoratori salariati mettendo a disposizione i prodotti delle fattorie per nutrire la lotta.
Il dibattito pubblico intorno alle condizioni del lavoro e al livello di remunerazione di agricoltrici ed agricoltori deve permettere di riorientare le politiche pubbliche a servizio dell’interesse generale e delle lavoratrici e lavoratori della terra.
Se non ci sono contadine e contadini al lavoro, non c’è cibo nei piatti. Punto.

Questi uomini e queste donne che si alzano, giorno dopo giorno, e si prendono cura della terra e degli animali sono indispensabili a tutte e tutti, per svolgere le nostre attività quotidiane individuali e collettive. (…) Nonostante ciò, una parte significativa degli agricoltori vive al di sotto della soglia di povertà, gravemente indebitata, dipendente da un sistema economico inumano.

Quanto agli operai agricoli e gli stagionali, questi accumulano precarietà, bassi salari, fatiche e sofferenze. Il mondo contadino è in qualche modo al di fuori di ogni campo dei diritti sociali: non c’è diritto al riposo, le pensioni sono miserevoli, in particolare quelle delle contadine, l’accesso ai servizi pubblici nelle campagne è drammaticamente insufficiente… uno scandalo!

La sola risposta che viene data è una corsa al gigantismo. Per sperare di avere un ricavo dignitoso, bisogna produrre sempre di più, ingrandirsi, indebitarsi. Così gli agricoltori si ritrovano dipendenti e legati a doppio filo all’agrobusiness,trovandosi trasformati in agrimanagers, dovendo quindi rispondere ad una logica da padrone.
Siamo pronti a veder ancora morire i contadini davanti ai nostri occhi al fine di delocalizzare la fattoria Francia?

Dopo 50 anni, la superficie media aziendale si è quadruplicata mentre il numero dei contadini si è ridotto a un quarto. Qual’è lo scopo di questa corsa al gigantismo? Che senso ha costringere gli agricoltori francesi a produrre sempre di più per inondare i paesi emergenti di polli da batteria e di latte in polvere?

La storia continua con questa logica di liberalizzazione inaugurata dall’OMC (…) l’industria francese è stata delocalizzata, il mondo operaio ne paga le spese, mentre i contadini già hanno pagato un pesante tributo a questo processo.

È tempo di mettere in atto una rottura con il dogma del libero scambio che porta all’asfissia il sistema agricolo e il mondo contadino, mette in competizione le lavoratrici e i lavoratori del mondo intero e trascina in basso i diritti sociali e ambientali.

Uno sbocco alla mobilitazione passa attraverso un riconoscimento del lavoro e un arresto alla mercantilizzazione dell’agricoltura.

Bisogna imporre un prezzo minimo per proteggere i contadini di fronte alle multinazionali. È tempo di condizionare l’ingresso di materie prime e altre merci nel mercato europeo al rispetto di norme ambientali e sociali.

È tempo di armonizzare verso l’alto i diritti sociali e ambientali, in Europa.

Lungi da tutto ciò, per non mettere in discussione le rendite dell’agroindustria, governo e grandi imprese agricole deviano il dibattito sulle norme ambientali.
Rimetterle in discussione sarebbe una drammatica regressione.

(…) La contrapposizione tra questione sociale e questione ambientale è la palude in cui prospera l’estrema destra e speculano le politiche neoliberali.

Come superare l’empasse e affrontare allo stesso tempo l’emergenza sociale ed ecologica? Trovando infine il coraggio di muovere l’attacco al Capitale.

Sempre in maggior numero i francesi aspirano ad un’alimentazione di qualità senza averne i mezzi.

In sempre maggior numero i contadini aspirano a trasformare i propri metodi di produzione, adottando pratiche agroecologiche, senza trovare un sostegno sufficiente a realizzare questa transizione.

Aumentiamo i salari e rivalorizziamo il lavoro. Rimettiamo in questione la ripartizione delle sovvenzioni e rivediamo in profondità il modello agricolo.

Ecco i cantieri che bisogna aprire per permettere a ciascuna e ciascuno di noi di vivere del proprio lavoro e di adottare un’alimentazione sana attraverso produzioni di prossimità.

 

Laurence Marandola, porte-parole de la confédération paysanne

Sophie Binet, secrétaire générale de la CGT

Murielle Guilbert et Simon Duteil, co porte-paroles de Solidaires Benoit Teste, secrétaire général de la FSU

Pierre Thomas, président du Modef*

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