Turismo delle radici: il progetto del MAECI entra nel vivo

ROMA\ aise\ – Un luogo in cui emergono le “varie declinazioni e i settori per cui il turismo delle radici può essere un volano, un nuovo modo di vedere il rapporto con il territorio”. Così il consigliere Giovanni Maria De Vita, coordinatore del Turismo delle radici all’interno della Direzione generale per gli italiani all’estero della Farnesina, ha sintetizzato il ruolo del Tavolo tecnico che oggi si è riunito a Milano, ospite della Regione Lombardia.
Più di 100 le persone collegate da remoto, molti i presenti a Palazzo Lombardia accolti dal sottosegretario alle relazioni internazionali della regione, Alan Rizzi, che nel suo intervento ha definito la comunità italiana all’estero un “patrimonio inestimabile” con cui avere “un rapporto privilegiato”, anche per rilanciare un settore importante come il turismo, tra i più penalizzati dalla pandemia. Ricordata l’importanza “centrale” dei giovani che “non dovrebbero essere costretti a partire”, Rizzi ha ribadito quanto sia essenziale “promuovere l’Italia e le regioni nel mondo, con il loro patrimonio e le loro eccellenze”, sottolineando come, per farlo, il Paese può contare “del patrimonio rappresentato dalla migliore rappresentanza diplomatica nel mondo”.
Bisogna “contribuire tutti a valorizzare il turismo, dandogli una dimensione internazionale”, rafforzando “la collaborazione con le associazioni che lavorano a sostegno degli italiani all’estero” cui la Regione Lombardia non negherà sostegno.
Collegato dalla Farnesina, il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova ha ricordato che il Ministero degli esteri ha lanciato il progetto ben prima del Pnrr nella convinzione dell’importanza di “coinvolgere gli italiani all’estero nella promozione dei flussi turistici, fuori dalle rotte principali, verso i piccoli borghi, aree territoriali, interne, cioè nei luoghi da dove sono partiti loro o i loro antenati”. Rientrato nel Pnrr, il progetto può contare su “risorse ad hoc”, stanziate “per accelerarlo e potenziarlo” attraverso “un insieme di azioni” volte a “far decollare il turismo radici fino al 2024, che sarà l’anno delle radici”. Nell’auspicio che altre regioni seguano l’esempio della Lombardia, ospitando incontri del tavolo tecnico, Della Vedova ha spiegato l’importanza, per il progetto, di poter contare su “nuove professionalità”, così da avere “uno standard qualitativo e produttivo elevato” a servizio di una “offerta turistica specializzata e di qualità” che abbia come orizzonte temporale “non il 2024”, ma un futuro ben più ampio.
Assessore alla cultura della Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli ha evidenziato l’importanza di “privilegiare gli interventi culturali”. A monte di tutto, ha spiegato, “ci deve essere un intervento sui beni culturali”, cioè “musei aperti, edifici ristrutturati”, perché “qualsiasi intervento culturale precede quello turistico”, sempre coinvolgendo le regioni perché “la ricchezza vera di questo Paese è il pluralismo”.
“Solo valorizzando le storie e le tradizioni civiche diverse – ha concluso – può esserci un turismo delle radici”.
In collegamento dalla Farnesina, il Direttore generale per gli italiani all’estero del Maeci, Luigi Maria Vignali, ha spiegato che si è ora nella “fase di attuazione degli investimenti del Pnrr” che ammontano a 20 milioni di euro. “Una grande sfida, un traguardo importante” per un progetto “partito nel 2018 su iniziativa della Dgit, affiancata da Enit, Asmef e Raiz italiana” e che adesso può contare su un tavolo tecnico “ampliato”, un “foro importantissimo di confronto” dove, tra l’altro, “è nata l’idea di ricorrere al Pnrr”.
Tra i passi avanti compiuti negli ultimi mesi, la selezione di “due figure importanti”: Marina Gabrielli (Raiz Italiana) selezionata come coordinatrice nazionale del progetto, e Stella Romagnoli, responsabile della comunicazione e del marketing.
La Dgit, ha annunciato Vignali, “sta selezionando 16 coordinatori regionali per coinvolgere da vicino i territori”; si entra, dunque, in una “fase attuativa importante” che comprenderà anche “una fase di formazione di figure professionali specializzate in turismo delle radici”; tra le priorità anche “la digitalizzazione dei documenti per le ricerche genealogiche” così come l’attivazione di app e sito web dedicato, a cui la Farnesina lavora con il Ministero del Turismo. E ancora: “vogliamo istituire una rete nazionale dei musei dell’emigrazione italiana” e lavorare ad una “rete di università, istituendo borse di studio per ricercatori che studino e monitorino questo fenomeno”, indagando “sulle motivazioni del turista radici” così come “sulle proposte migliori da mettere in campo”. Tra le azioni previste anche “il lancio di esperienze di vacanza-lavoro nei luoghi delle origini per i discendenti italiani”.
Il tutto “supportato da una campagna di comunicazione, che prevederà eventi all’estero e in Italia”, coinvolgendo “testimonial importanti”, con cui Maeci e Ministero del Turismo lanceranno il 2024 – Anno del turismo delle radici.
Direttore generale del Ministero del Turismo, Francesco Paolo Schiavo ha definito il turismo delle radici un “tema evocativo per tutti” che però non deve far dimenticare che “il turismo è un’industria” che, come tale, “ha come obiettivo il profitto”. In questo senso, “il mercato dei nostri connazionali rappresenta un potenziale flusso economico da approcciare”.
Due, ha aggiunto, le “linee di azione su cui investire: digitale e sostenibilità”.
La sostenibilità è declinata dal turismo delle radici in quanto “fenomeno non legato ai grandi attrattori, ma anche e soprattutto a luoghi bellissimi ma meno conosciuti”, che gli italiani all’estero e loro discendenti “visitano tutto l’anno”. Quanto alla digitalizzazione, grazie al Pnrr si prevede l’interazione tra il Tourism Digital Hub e il sito italia.it per dare “visibilità ai territori”. La piattaforma sarà operativa a fine luglio e, ha concluso, “darà ampia visilibità ai progetti dei comuni per gli italiani all’estero”.
Anche Paola Negroni, direttore generale marketing di Regione Lombardia, ha evidenziato il “grande potenziale” del progetto “destinato a crescere rapidamente”. Nella fase post endemica che vive l’Italia, ha aggiunto, “ci si aspetta che i turisti delle radici siano i primi a viaggiare verso il nostro Paese”, spinti da un “coinvolgimento emotivo”. Una volta a contatto con il Paese dei loro padri, possono diventare ambasciatori anche per altri comparti, come il wedding turismo, o il turismo enogastronomico, sportivo e così via: “sta a noi – ha sottolineato – riuscire a mettere a loro disposizione le esperienze che cercano. Dobbiamo saper raccontare quello che abbiamo”. La Lombardia “è tra le regioni più interessate a questo fenomeno”, ma è “fondamentale la complementarietà con la strategia nazionale”.
In collegamento da Roma, Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Centro e Nord America, ha parlato del suo coinvolgimento per “promuovere il progetto attraverso i Comites” della sua ripartizione. “Alcuni si sono già confrontati con il consigliere De Vita per capire come partecipare al progetto: potrebbero collaborare alla riuscita di questo progetto, radicandolo sui territori”. Ieri, ha comunicato, “ho presentato una mozione che impegna il governo a proclamare il 2024 Anno delle radici e sensibilizzare tutti sulla rilevanza di questo progetto”, così come “a riconoscere le professionalità” coinvolte. Si tratta di una “mozione condivisa” che ha raccolto “oltre 100 firme” di colleghi di tutti gli schieramenti, perché, ha concluso, “l’Anno delle radici non deve avere alcun colore politico”.
Deputata 5 Stelle, Anna Laura Orrico ha invece ricordato il suo emendamento al decreto “sostegni ter” a favore di “working holidays e nomadismo digitale”; l’emendamento, infatti, ha previsto “un permesso di soggiorno di un anno per lavorare in Italia, paese che è tra i più attrattivi per i nomadi digitali” tra cui “molti viaggiatori delle radici”.
Terminati gli interventi istituzionali, la parola è passata ai membri del tavolo che hanno presentato i tanti progetti già messi in campo.

 

FONTE: (ma.cip.\aise) 

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