“L’ITALIA E I FIGLI DEL VENTO”. Cento pagine di Delfina Licata, da non perdere.

di Mimmo Guaragna

Vivendo e lavorando a Londra ho avuto la fortuna di godermi la National Gallery andando a Trafalgar Square in qualche ora di pausa.

Giorno dopo giorno mi fermavo senza fretta di fronte a qualche opera e nel corso del tempo sono passato dalla prima all’ultima sala soffermandomi quadro
dopo quadro; me lo potevo permettere perché si entrava gratis, saltuariamente lasciavo qualche penny dove si depositavano le offerte.

Mercoledì 24 gennaio, organizzato da Lucani nel Mondo e dalla FILEF, si terrà un convegno dedicato alle migrazioni; nel pomeriggio alle ore 16,00 presso
l’aula consiliare della Provincia di Potenza, la dottoressa Delfina Licata presenterà il suo libro L’Italia e i Figli del Vento, sono poco più di cento pagine e il volumetto entra nella tasca della giacca.

Consiglio di leggerlo, e se possibile venire ad ascoltare l’autrice. Per ogni capitolo, addirittura per ogni pagina, andrebbe organizzato un seminario di studio. Il libro va scoperto così come io ho visitato la National Gallery soffermandosi con attenzione a ogni paragrafo.

Soltanto una studiosa, dedita da anni ad investigare le dinamiche migratorie collaborando con la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana,
poteva riuscire a descrivere e ad analizzare il complesso e complicato fenomeno migratorio in un centinaio di pagine senza tralasciare nulla.

Non mi azzardo a raccontare il lavoro della dottoressa Licata, estrapolare qualcuno dei molteplici argomenti che mette a fuoco farebbe violenza all’architettura dell’intero impianto dove ogni sezione si lega alle altre e le richiama in un armonico quadro di insieme.

Il libro va letto adagio ritornando sulle pagine precedenti per raccogliere un pensiero che poteva essere sfuggito.

Delfina Licata ci rimprovera e non risparmia nessuno: i politici, gli addetti ai lavori, quanti pretendono di aver capito ogni cosa e sapere tutto su emigranti e immigrati. È da mezzo secolo che abbiamo tra noi gli immigrati e continuiamo ad ostinarci a chiamare emergenza questa realtà consolidata. Ci lambicchiamo il cervello al fine di mutuare modelli dalle esperienze degli altri paesi e non ci rendiamo conto che noi italiani abbiamo inventato e costruito dal basso un nostro peculiare modello comunitario; si mette il dito nella piaga perché possedere un modello senza averne coscienza alla fine lo si vanifica; suona un
pesante campanello di allarme per quanti hanno responsabilità politiche e istituzionali.

L’ottimistico paradosso che ci propone la Licata lo incontriamo quando ci suggerisce: se vogliamo trattenere i giovani nei nostri borghi condannati al collasso, agevoliamo e incoraggiamo la loro voglia di partire, è positivo che scorrazzino lungo le direttrici della rosa dei venti, però aiutiamoli anche a preparare il loro ritorno in vista di una nuova partenza e di un successivo rientro, soprattutto diamo valore a quanto hanno appreso lungo le strade del mondo.

Nonostante il tempo molto ridotto concessole dal programma del convegno, Delfina Licata sarà capace di ampliare le nostre conoscenze, di farci dubitare delle nostre certezze e senz’altro ci incuriosirà; ci ricorderà che siamo dotati di gambe per muoverci e di occhi e orecchie per vedere e ascoltare i nostri simili, una storia che per migliaia di anni ha visto percorrere le terre e i mari costruendo civiltà e umanità.

 

Fonte: ControSenso Basilicata

 

Dalla Prefazione di Andrea Riccardi: “Importanti studi scientifici ipotizzano che il desiderio di viaggiare e di fare esperienze nuove risieda in un gene del Dna, il Drd4-7R. Ma non è necessario appellarsi a un fattore genetico per comprendere come la mobilità, l’esigenza di viaggiare sia un profondo bisogno di tutti. Lo abbiamo riscontrato durante i lockdown: improvvisamente ci siamo riscoperti runner incalliti, bisognosi di spazi aperti, amanti della natura, sostenitori dell’ambiente, ecologisti oltremisura. La verità è che noi, popolo vocato alla migrazione, non siamo mai riusciti a stare immobili: chi ha potuto non si è fermato, oppure è ritornato, o ancora è in attesa di andare come un velocista sulla linea di partenza. E ciò è vero per tutti i popoli, ancor più quando entrano in gioco esigenze di sopravvivenza. La mobilità come valore, come risorsa naturale, per chi si muove e per chi accoglie, per tutti noi che nasciamo «figli del vento»: è questo il faro che guida l’analisi svolta nel volume da Delfina Licata, grazie al lavoro e alle ricerche che da anni svolge per la Fondazione Migrantes.

Link per l’acquisto: https://www.donzelli.it/libro/9788855223584

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