COVID-19, GERMANIA: “TUTTO PUO ‘ ANDARE STORTO”

di Franco Di Giangirolamo (Berlino)

GERMANIA. “TUTTO PUO ‘ ANDARE STORTO” titolava il Suddeutschezeitung il 27.XI , alludendo ad una filosofia esattamente antitetica a quella dell’ “andrà tutto bene” che circolava in Italia qualche mese fa.

Il riferimento specifico era quel gigantesco progetto logistico messo in campo per il Piano di Vaccinazione di massa che contiene diverse incognite che STIKO (Commissione Permanente per le Vaccinazioni dell’Istituto Koch) dovrà declinare nel corso dell’anno prossimo. L’interrogativo tuttavia si pone anche per le strategie di contenimento della pandemia che pare non consentano di raggiungere l’obiettivo (50 infezioni per 100.000 abitanti/sett.) in tempi veloci.

Le preoccupazioni della Merkel e di alcuni presidenti regionali, che qualche settimana fa potevano sembrare eccessive alla luce dei dati comparati a livello europeo, si stanno dimostrando più che realistiche. Con i 487 decessi di ieri (17.123 in totale), il numero più elevato di morti giornalieri dall’inizio della Pandemia, e una distanza ancora troppo rilevante dall’obiettivo relativo alle infezioni, seppure con un Rt = 0,89, ormai ci si sta muovendo nella inevitabile direzione di prolungare le norme del lock down attuale non solo fino al 20 dicembre, ma fino al 10 gennaio, senza alcun allentamento per il periodo natalizio. Anzi, si lascia aperta l’ipotesi di ulteriori restrizioni anche nel periodo festivo.

Quali sono i punti caldi dello sviluppo delle infezioni? Due tesi paiono confutate: che le regioni ex DDR siano meno colpite e che il virus si concentri maggiormente nelle grandi città. A parte Norimberga e, mia opinione, Berlino, c’è una migrazione delle infezioni verso le piccole città e i centri rurali e i Laender dell’Est, fino a un mese fa quasi dimenticati dal virus. Turingia e Sassonia hanno elevati indici di infezione (fino a 600) e focolai nelle case protette, nei mattatoi, famiglie numerose, squadre di calcio, etc. In bassa Baviera (Passau, per es,) in due case di riposo 152 residenti e 33 dipendenti contagiati, per non dire di 80 operai della lavorazione carni, che hanno portato il numero di infezioni a 480 per 100.000 abitanti/sett.

Tralasciando il contributo dato dalla mancata chiusura del confine con l’Austria dove il traffico in entrata ed uscita è elevatissimo con le conseguenze relative. Berlino: a fine ottobre il totale dei decessi dall’inizio della pandemia ammontava a 253. Nel solo mese di novembre ci sono stati 286 decessi, Pur avendo (al 30 nov.) una incidenza relativamente bassa di decessi per milione di abitanti (147), sia rispetto al totale nazionale (194) che ad altri paesi europei (Italia supera i 900, per es.) non c’è da stupirsi che il sindaco Michael Mueller dica: “non possiamo fidarci di noi stessi” e prema per evitare ogni rallentamento delle misure durante le feste natalizie.

I comportamenti individuali, che a mio avviso sono migliorati negli ultimi mesi, almeno nella vita pubblica (se si fa eccezione per le manifestazioni sbrindellate degli oppositori ai provvedimenti-corona) sono uno dei problemi, come ovunque, segnalato anche dalle forze dell’ordine, ma prevale la fiducia nella responsabilità individuale e a Berlino il clima resta “disteso”, pur non essendo rilassato e assolutamente non impregnato di elementi repressivi.

Insomma, nonostante le migliori condizioni, oggettive e soggettive, nelle quali la Germania ha affrontato la Pandemia, la convivenza inevitabile col virus imporrà, piaccia o non piaccia, un continuo adeguamento delle regole pubbliche e dei comportamenti individuali e collettivi. Scommettere sul vaccino e su una sua efficacia straordinaria ai fini del contenimento della pandemia, può creare illusioni soverchie, che, almeno secondo un inesperto quale sono, si rischia di pagare care. Troppe cose si ignorano ancora sul virus e troppe cose si ignorano sui vaccini, anche se saranno un mezzo robusto (non onnipotente), se ben utilizzato, per spezzare le reni alla pandemia, non certo per sconfiggere il virus.

Per chiudere con i vaccini: la logistica regionale è quasi pronta, le regole standard (nazionali, ovviamente) per la vaccinazione sono in via di definizione da parte del RKI. 54 milioni di persone (65% della popolazione) sono l’obiettivo minimo nazionale. Berlino potrebbe essere immune a fine agosto, con 2,4 milioni di persone vaccinate, prevede Mueller.

Si tratta della più grande e complessa operazione di logistica globale che sia mai stata intrapresa nella storia dell’umanità e non ci dovremo meravigliare se ne vedremo di tutti i colori, visto che sarà anche molto scoordinata in mancanza di una autorità globale che la governi.

Una impresa scientifica e politica mondiale che, contraddicendo il distanziamento fisico tra gli umani, necessario per prevenire l’azione nefasta del virus, affermi un avvicinamento sociale dei popoli e dei loro leaders e che, anche attraverso i suoi limiti, indichi il percorso per una lotta contro un modello economico e sociale che ha alterato l’equilibrio tra specie umana e globo terracqueo, innescando pericoli crescenti per l’uomo e per le specie animali, di cui stiamo vedendo solo una anteprima.

Non possiamo fare a meno, in questo momento, di indebitare figli e nipoti, ma almeno facciamo di tutto per evitargli di vivere il BIG ONE, ovvero un evento ancora più catastrofico di quello attuale. L’umanità ce la può fare. “Wir schaffen das”, disse una volta la Merkel, sorprendendo tutta Europa. Impariamo a sorprenderci. Facciamo in modo che tutto non debba andare storto!

(ripreso dal post su Facebook di Franco Di Giangirolamo, del 4/11/2020)

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