Unione europea: torna il patto stupido

Foto di Simon da Pixabay

di Roberto Musacchio

 

Definito, ad un certo punto e a danni fatti, stupido dallo stesso Romano Prodi, il patto di stabilità è stato sospeso durante la lunga crisi del Covid. A confermare che non era così intelligente da risultare utile durante una crisi molto grave, e che anzi andava messo da parte per non nuocere al da farsi.

Ora invece torna in vigore, nella versione voluta da Germania e Francia e “accettata” anche dagli ex sovranisti del governo italiano. Una versione che conferma l’abracadabra del monetarismo, quella ideologia che insieme a mercatismo e liberismo forma il ricettario magico di Maastricht, l’ordoliberismo.

Definisco spesso questa Unione europea come “Europa Reale”, a significare una impalcatura rigida scevra di ogni “falsificazione”, per dirla con il liberale Popper, o verifica dei fatti, per stare sul popolare. Una cosa così assomiglia per forza a un regime, per altro ancien perché privo degli elementi che definiscono le democrazie liberali a partire dal famoso motto “no taxation without representation”.

Infatti la Ue, con Maastricht e il braccio armato del patto e delle regole della austerità, definisce praticamente il tutto delle allocazioni delle risorse dei cittadini. E lo fa attraverso un sistema intergovernativo che prescinde dai parlamenti.

Ma torniamo al patto. Oltre ad essere figlio di una ideologia, esso si fonda su un metodo, il funzionalismo, che inverte i criteri democratici storici partendo non dal soggetto, i cittadini, ma dalla funzione ideologica, per creare non una identità condivisa ma regole meccaniche. Trattati e non Costituzione. Obiettivi ideologici e non diritti. Patto di stabilità e non politiche economiche e sociali. Ne viene fuori una sorta di “mostruosità” post e ademocratica, la Ue, deprivata dei connotati tipici delle stesse democrazie liberali.

La gestione della moneta “comune” è un esempio macroscopico di tale difformità, tanto più significativo visto il ruolo di unificazione che le è stato delegato. Ebbene questa moneta è gestita da una sorta di Banca Stato, la Bce, che non ha nessuna delle caratteristiche proprie di una banca centrale, ad esempio la Fed degli Usa. Non solo perché non risponde a nessuno se non all’ideologia, ma perché quella ideologia fa sì che non esistano politiche economiche e sociali (che dovrebbero essere il fine delle monete) ma solo conti, in astratto, e mercati. Una moneta che, di fatto, in questo modo non è unica perché in realtà ha valori diversi a seconda degli Stati (e dei soggetti economici) cui viene “prestata”.

L’esistenza degli spread certifica questi dati di fatto, perché è come se il dollaro costasse di più al Texas che alla California: un assurdo. E il più grande processo di redistribuzione delle ricchezze verso imprese e finanza del trentennio è avvenuto non a caso nell’Unione europea.

A falsificare l’ideologia di Maastricht e dei suoi funzionalismi, a partire dal patto, c’è ormai una verifica che parte dal 1992. Ebbene, in 32 anni non è proceduta nessuna armonizzazione sociale, anzi. I debiti si sono accumulati nonostante ci siano Paesi che, come l’Italia, abbiano prodotto quasi sempre ingenti attivi primari che sono finiti a remunerare i veri signori di Maastricht e cioè il capitale finanziario, i profitti e i surplus esportativi tedeschi (vietati dai trattati ma accettati).

Anche durante la sospensione del patto le politiche contro le crisi, sanitaria ma economica e sociale, hanno favorito finanza e profitti. Come avvenuto con l’austerità che ha ripagato i debiti delle banche e innalzato la gabbia dell’austerità. E avviene con le guerre che si pagheranno con gli sforamenti consentiti dal nuovo patto e che poi saranno risarciti dai cittadini.

A complemento di questa mostruosità nella gestione della moneta c’è il Mes, una sorta di banco privato dotato però di “poteri di pignoramento”. Una assurdità, che sarebbe impensabile negli Usa, che invece dalla Banca di Stato si vada da un organismo a statuto privatistico. Una mostruosità post statuale che chiama mostruosità post politiche. Per cui i sovranisti di Meloni firmano il ritorno del patto che costerà all’Italia lacrime e sangue (ancora) e il partito di Maastricht, il Pd, chiede il Mes.

D’altronde, se l’Italia ha il peggior trend salariale d’Europa qualche responsabilità la politica che ha prodotto i tanti governi tecnici ce l’ha per forza. E l’attacco alla Costituzione arriva non a caso da lontano.

Sarebbe ora di finirla col cavallo ruffiano del conflitto tra “europeisti” e “sovranisti” prendendo atto che purtroppo nell’Unione europea sono in realtà molto, troppo uniti. E riproporre finalmente la dialettica tra democrazia socialmente connotata e ideologismo mercatista (e bellico).

 

 

FONTE: https://www.sinistrasindacale.it/index.php/periodico-sinistra-sindacale/numero-01-2024/3017-unione-europea-torna-il-patto-stupido-di-roberto-musacchio

 

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