“Si Resti Arrinesci”, il grido dei giovani siciliani contro l’emigrazione e lo spopolamento dell’isola

di Salvina Elisa Cutuli

In Sicilia ogni anno si assiste a un esodo di persone, soprattutto giovani, che decidono di abbandonare l’isola in cerca di un futuro migliore. Una fuga di braccia e cervelli verso altre regioni o l’estero che sta causando un forte spopolamento e l’abbandono dei territori. Per invertire la rotta, nel 2019 un gruppo di giovani studenti siciliani ha dato vita al movimento “Si Resti Arrinesci” per scommettere su un’altra idea e contribuire a un reale cambiamento.

 

Palermo – A 18 anni, finita la scuola superiore, decisi di andare via dalla Sicilia. Avevo voglia di conoscere altro e allargare la mia quotidianità a immagini e sensazioni nuove. Ricordo ancora le parole di mio nonno Turi e di mio papà: «Cu nesci arrinesci, vedrai che sarà così anche per te». Un famoso detto siculo che si tramanda da molto tempo e che veniva pronunciato dai nostri nonni e prima ancora dai loro padri quando si imbarcavano per l’America.

Ancora oggi sono in tanti a pensarlo, convinti che un futuro migliore sia possibile altrove. Per arrinesciri (riuscire) infatti, bisogna per forza nesciri (uscire, andarsene). Non è un caso che l’emigrazione in Sicilia sia un fenomeno storico di grande rilevanza le cui cause vanno ricercate in alcuni dei momenti più salienti del nostro passato, dall’unificazione dell’Italia all’avvento del capitalismo. E in tutto questo tempo non si è mai arrestato.

Si resti arrinesci” è il grido di chi non vuole andare via dall’isola e del movimento nato a settembre 2019 che vuole scommettere su un’altra idea, quella di rimanere per invertire la rotta, di opporsi al trend migratorio dando voce a una voglia di riscatto individuale che possa diventare collettiva. Un vero e proprio manifesto della resistenza giovanile siciliana all’emigrazione, costituito da studenti dell’università di Palermo con una campagna social che da subito ha avuto una risposta inaspettata.

Si resti arrinesci 2
SI RESTI ARRINESCI DA MOVIMENTO A LIBRO

Nei mesi precedenti la pandemia, alcune delle piazze siciliane si sono riempite dei tanti giovani che hanno intonato questo grido diventato anche il titolo del libro Se resti arrinesci per fermare l’emigrazione dalla Sicilia, curato da Antudo.info, che ha visto la collaborazione di tanti attivisti. Una profilassi storica del fenomeno migratorio a cui seguono testimonianze da parte di persone provenienti da contesti diversi che sposano la causa comune del movimento.

Come la storia di Helena, studentessa dell’Accademia di belle Arti di Catania che, accostatasi al movimento, ha preso atto del fatto che il problema migratorio non ha a che fare solo con la costrizione, ma dipende anche da una cornice di silenzio assordante che ammutolisce le coscienze, fa tacere il dibattito politico e acceca la vista davanti a quelle che sono le conseguenze dello spopolamento. Emigrare diventa la normalità e non ci si cura delle conseguenze.

«È il concetto stesso di realizzarsi che deve essere messo in discussione perché figlio di una cultura coloniale per cui esiste un fuori ideale dove tutto funziona e un dentro, la Sicilia appunto, dove non funziona niente, una terra destinata alla povertà e alla criminalità organizzata», commenta Verdiana Mineo, una delle attiviste di “Si Resti Arrinesci“.

A chi decide di partire per giusti motivi, diciamo che in Sicilia le cose non cambieranno mai da sole

ALCUNE PROPOSTA DELL’ASSOCIAZIONE “SI RESTI ARRINESCI” PER INVERTIRE LA ROTTA

Non solo analisi, ma anche e soprattutto proposte per invertire la rotta. Ad esempio, quella legata al tempo pieno nelle scuole del Sud Italia che eviterebbe a molti insegnanti di emigrare al Nord, costretti anche dalla legge sulla “buona scuola” di Renzi. «In base al nostro calcolo, chi fa tempo pieno è come se frequentasse un anno di scuola in più rispetto agli altri bambini. C’è una mancanza strutturale. Al sud, oltre a necessitare di un maggior numero di insegnanti, permetterebbe anche di monitorare meglio l’indice di dispersione scolastica», continua Verdiana.

I ragazzi, grazie ad alcuni parlamentari siciliani che hanno preso a cuore la campagna, hanno anche contribuito alla scrittura di un disegno di legge contro lo spopolamento, attualmente fermo e in attesa di essere votato. Il comitato si è fatto portavoce anche della petizione per l’apertura di un corso di laurea con materie del mare, come ingegneria navale o scienza della navigazione, essendo Palermo, ad esempio, una città portuale e avendo un cantiere navale attivo nonostante i vari limiti.

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FONTE: https://www.italiachecambia.org/

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