Ieri nuova ordinanza del Ministero della Salute, ma il semaforo verde vale solo per i turisti… ricchi

The digital green pass of the european union with the QR code on the screen of a mobile held by a hand with blurred airport in the background. Immunity from Covid-19. Travel without restrictions.

Green pass, ok viaggi in Italia da Usa e Canada. Per l’America latina? Quarantena obbligatoria

di STEFANO GHIONNI (da La Gente d’Italia del 19-6-2021)

Insomma, venghino signori, venghino pure in Italia. Dagli Usa, ma anche dal Canada e pure dal Giappone. Recatevi pure nel BelPaese per le vostre tanto sospirate vacanze estive. Lo Stivale vi aspetta, con tutte le sue bellezze. Purché siate in possesso, s’intende, dei requisiti del famoso certificato verde (il green pass). Che poi sarebbero: vaccinazione anti-Covid, immunizzazione dal virus (per averlo già preso e sconfitto) e tampone negativo.

Ma se questi tre requisiti li ha, mettiamo, un turista di Montevideo oppure un messo viaggiatore di Buenos Aires, per lui il “grand tour” nella terra di Dante e Petrarca sarà ammesso solo a patto e a condizione di farsi qualche giorno di quarantena e poi un bel test che ne attesti la negatività. Un po’ come accade oggi per il Regno Unito dove l’impennata di contagi per la variante Delta (“indiana”) del Coronavirus ha spinto le autorità italiane a correre ai ripari.

Nella nuova ordinanza firmata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza, si è stabilito, infatti, una quarantena di 5 giorni con obbligo di tampone per chi proviene dalla Gran Bretagna.

La stessa ordinanza ha consentito invece, l’ingresso in Italia dai Paesi dell’Unione Europea e dagli States, oltre che da Canada e Giappone con i requisiti del famoso “lasciapassare verde” che, lo ricordiamo, entrerà in vigore dal prossimo 1 luglio (e potrà essere scaricato dal portale www.dgc.gov.it).

Con lo stesso provvedimento firmato dal ministro della Salute, sono state prolungate, infine, le misure di divieto da India, Bangladesh e Sri Lanka, i tre paesi asiatici messi in ginocchio dalla diffusione della variante indiana del Covid.

E l’America del Sud? E quei paesi del Continente latino in cui non c’è alcuna “variante” che impazza o che miete vittime come altrove?

Nossignore: da qui nessuno potrà fare le valigie e partire liberamente alla volta dello “Stivale”. Il turista argentino, cileno, uruguaiano o colombiano, magari un italiano trapiantato da decenni oltreoceano che sogna di trascorrere le vacanze nel paese dei suoi avi, una volta messo piede in Italia, dovrà accontentarsi di trovare le porte d’ingresso sbarrate, sia pure “solo” per qualche giorno, pur avendo regolarmente fatto il vaccino (che poi è lo stesso che si inocula a Roma come a Madrid,

a Parigi come a Bruxelles) o avendo già contratto e sconfitto il virus.

Si chiama obbligo di quarantena e vale anche per lui, proprio come per quanti si spostano dal Regno Unito. A meno di non scegliere di imbarcarsi a bordo di un costosissimo volo “Covid free”, il che rincara e non risolve la questione: vaccinato, immunizzato e negativo (tampone) no, ma se prendo un volo speciale e mi si attesta che non sono contagiato, sì: ha senso una scelta del genere?

Oppure, lo diciamo a denti stretti, si è semplicemente voluto “premiare” quei viaggiatori che provengono, mettiamola così, da realtà più ricche e danarose, così da favorire chi ha un soldo in tasca da spendere nello shopping made in Italy?

Alla faccia di chi è innamorato del tricolore ma decolla dall’aeroporto sbagliato.

 


Cittadini di Serie B anche per l’Unione Europea?

Politicamente scorretto. Il primo luglio i cittadini italiani residenti all’interno dell’Unione Europea avranno il diritto di chiedere il green pass

 

Il primo luglio i cittadini italiani residenti all’interno dell’Unione Europea avranno il diritto di chiedere il green pass, la certificazione dell’avvenuta vaccinazione, che permetterà loro di muoversi liberamente nei Paesi dell’Unione senza essere sottoposti a restrizioni. Ottimo! direte voi. NO!!! diciamo noi.

Per chi non se lo ricordasse l’Italia fa parte della UE, ergo i cittadini italiani godono anche della cittadinanza europea “a prescindere da dove risiedono”, e dovrebbero avere gli stessi diritti dei connazionali che vivono in Europa, ivi compresa la possibilità di vedersi rilasciare il green pass da Consolati e Ambasciate italiane in tutto il mondo.

Ma l’Unione – a traino nordico dei faccendieri di Belgio, Olanda e Lussemburgo, e di una Germania in cui la saggia influenza di Angela Merkel è andata scemando vertiginosamente dall’annuncio del suo ritiro politico – non la pensa così. Guarda caso strano, anche i cittadini di Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein, che non sono membri della UE, ma fanno valere le chiusure scandinave e il potere di Banche e paradisi fiscali, potranno avere i certificati, insieme ai cittadini comunitari ivi residenti.

Chi sta fisicamente fuori dall’Europa, invece, si vede negare il diritto di viaggiare liberamente, non in base alla mancanza di vaccinazioni o di test comprovanti l’assenza di infezioni, ma su base geografica. Al di là di qualsiasi altra considerazione, è concepibile che i nostri connazionali residenti, per esempio, in Paesi che hanno sviluppato i primi fondamentali vaccini, come Pfizer e Moderna, si vedano negare la relativa certificazione?  O la convalida della certificazione locale in cui sono inseriti tutti i dati personali, il tipo di vaccino, il numero della partita vaccinale e le date della prima e seconda inoculazione? Ciò è tanto irragionevole quanto inaccettabile. Un potenziale motivo di questa inconcepibile limitazione – motivo che non vorremmo menzionare perché riflette vecchie cacce alle streghe in cui non crediamo – è che il rilancio dell’Italia ha come pilastro portante anche il turismo, compreso  quello delle radici, e la mancanza di certificazione potrebbe inferire un altro colpo micidiale alla ripresa dell’economia e dell’occupazione nel Bel Paese. Non vogliamo doverlo ipotizzare, ma un famoso politico italiano ha sempre ammonito: “A pensar male si fa peccato, ma ci si piglia sempre”.

Rivolgiamo quindi una domanda formale all’Italia, il Paese che ha il maggior numero di cittadini – che sono quindi anche europei – sparsi per il mondo. Vogliamo e chiediamo con forza al Governo italiano, primo fra tutti al Presidente Draghi, di ottenere subito dalla Commissione europea l’autorizzazione a rilasciare il green pass a tutti gli italiani che vivono fuori dal territorio comunitario o a esso equiparato.

Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a questa netta e profonda differenza nel godimento dei diritti da parte dei cittadini europei in Europa e nel resto del mondo. Nel 2008, l’Assemblée del Français de l’Etranger organizzò al Quai d’Orsay, su invito del Ministro degli Esteri francese, il primo incontro degli organismi di rappresentanza degli emigrati europei per suscitare maggiore attenzione delle istituzioni comunitarie a quella che fu definita “l’Europa in movimento”.

L’Italia reciprocò l’invito nel 2010, con una bellissima sessione al Senato, promossa e organizzata, insieme al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, dal senatore Claudio Micheloni, all’epoca Presidente del Comitato permanente per le questioni degli italiani all’estero nella Camera Alta del Parlamento italiano. L’Europarlamento si impegnò a convocare e ospitare la terza assemblea due anni dopo. Siamo nel 2021. Nonostante tutte le possibili sollecitazioni e promesse, il terzo incontro di quest’assise internazionale non si è mai tenuto.

Le richieste contenute nei due documenti finali erano poche e semplici: l’istituzione di un organismo di rappresentanza, vale a dire il Consiglio Generale degli Europei nel mondo; la nomina di un Commissario europeo incaricato di proporre e far accettare normative e raccomandazioni per gli expat; la creazione di un’Agenzia europea ad hoc per analizzare, monitorare e aggiornare gli interventi a favore dei cittadini europei residenti fuori dal loro Paese d’origine, in qualunque luogo del mondo.

Se queste tre richieste fossero state onorate dai 27 Paesi comunitari, non ci troveremmo ora a chiedere che lo stesso trattamento e la stessa libertà di movimento siano garantiti a tutti gli italiani nel mondo mediante la semplice emanazione di un banale green pass, in condizioni di sicurezza, a opera delle sedi diplomatico-consolari. Perché tutti gli italiani, ovunque si trovino, devono essere riconosciuti e rispettati come cittadini di serie A, quali sono davvero.

 

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