Il Faim si prepara al congresso. Intervento di Rino Giuliani

Sulla centralità dell’associazionismo degli italiani nel mondo. Tre domande di Radio MIR a Rino Giuliani vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi e componente del Comitato di Coordinamento del FAIM

D. Puoi ricordare cosa è il FAIM e fare un breve bilancio di questi anni ?

Il forum delle associazioni degli italiani nel modo è il soggetto sociale che si è costituito come espressione e rappresentanza di quell’associazionismo che ha inteso cogliere nei mutamenti della attuale condizione dell’emigrazione italiana le ragioni per rinnovare se stesso e cambiare , avendo il fine di rendersi più adeguato alle sfide che oggi interrogano tutte le associazioni che da molto tempo vivono dentro una più generale crisi del mondo dell’emigrazione italiana-.

Il FAIM , nasce per superare la CNE che per decenni è stata la rappresentanza delle storiche associazioni di emigrazione ed è costituito da molte centinaia di associazioni nel pluralismo e in autonomia da forze politiche e istituzioni.

Faim si avvia, con la fine del 2020 al suo secondo congresso.

I principi che sono alla base della sua nascita e le proprie linee di azione si ritrovano confermate nei temi per il prossimo congresso- che, nei mesi scorsi, in modo molto partecipato, sono stati elaborati da quattro gruppi tematici, discussi e licenziati dalla commissione congressuale eletta dal Consiglio direttivo.

Il Faim nell’arco di tempo intercorso dalla sua costituzione ha collettivamente colto le criticità e le questioni aperte e non risolte, ne ha promosso la risoluzione con iniziative che sono state riconosciute puntuali da tanti osservatori.

Oggi un mondo fatto di comites, di consulta regionali dell’emigrazione, di CGIE, di apparati istituzionali non trova condiviso il modo di stare insieme . Non viene esercitata una funzione di responsabile coordinamento impulso. Tutto un mondo, questo, che ha come base l’associazionismo ma che l’associazionismo non riesce a valorizzare.

D: Come il FAIM si sta preparando al congresso?

Il l 2° congresso FAIM è anche il proseguimento più convinto di una riorganizzazione “dal basso”, delle nostre associazioni nelle aree continentali e nei paesi di accoglienza .

Una scelta di un modo di organizzarsi diverso da quello, rigido, verticale, che a lungo ha caratterizzato la presenza associativa nella condizione migratoria del secolo scorso.

Il 2 congresso è quello nel quale porremo con forza la richiesta di un riconoscimento dell’associazionismo dell’emigrazione all’attenzione di tutte le forze politiche.

Non ci possiamo nascondere che le istituzioni italiane non sono state in grado o non hanno voluto riconoscere il suo protagonismo non dando i giusti spazi alla rappresentatività delle associazioni.

In due legislature due diverse proposte di legge non hanno superato il dibattito in commissione. Il che è molto eloquente circa la disattenzione del parlamento verso l’associazionismo e dei limiti dell’azione dei parlamentari eletti all’estero come gruppo in se e dentro i rispettivi partiti.

E’ questo un problema del quale prendere atto in un parlamento nel quale i veri temi dirimenti della nostra emigrazione non vengono affrontati e risolti.

. Non a caso oggi si discute sull’utilità o meno sulla utilità di confermare la modalità attuale di voto anche ,in specie, al luce della riduzione mortificante della rappresentanzaa a seguito del taglio dei parlamentari. Il che pone come una necessità maggiormente sentita di avere una a rappresentanza sociale più forte, un associazionismo che come nel passato ha ben saputo rappresentare le nostre comunità all’estero

D: quali sono le sfide che il faim ha davanti a se?

La sfida più importante è quella che abbiamo raccolto decidendo la nostra costituzione e cioè quella di dare agli italiani nel mondo un soggetto sociale pluralistico ma unitario di rappresentanza riconosciuto in primo luogo dai cittadini fuori dalla madrepatria e poi dalle istituzioni naturali controparti dell’associazionismo.

Il FAIM inoltre guarda al futuro e intende confrontarsi con tutte le associazioni . Lo vuole fare da una propria condivisa visione del contesto attuale del quale gli sono note le problematiche e le diverse opzioni per poterle affrontare . Il suo impegno è per trovare soluzioni di interesse generale , sostenerle e richiederle alle istituzioni pubbliche.

L’Associazionismo degli Italiani nel mondo .che ha nel più generale associazionismo italiano del terzo settore un suo specifico profilo , ,non trova ancora una forma di riconoscimento capace di armonizzare e facilitare l’opera e l’azione delle molteplici esperienze associative .

Vi è poi il tema degli organismi di rappresentanza:

Le elezioni dei Comites dovrebbero, forse, svolgersi in autunno . Il che si sta affrontando in modo incerto e burocratico senza un confronto con le rappresentanze associative che del processo di rinnovamento degli organi sono parte essenziale e imprescindibile e con scarso coinvolgimento del CGIE. Sbaglia chi ritiene che l’associazionismo non abbia il compito di disturbare il manovratore.

Pensiamo come FAIM che circa 6 milioni di italiani all’estero e milioni di italodiscendenti, la necessità di una progettualità a sostegno dell’identità italiana e degli italoparlanti , politiche queste che comportano visione globale, interventi integrati di ministeri ed enti, oggi devono essere prese in carico dalla presidenza del Consiglio con responsabilità funzionali formalizzate al suo interno.

E annunciata la Conferenza Stato Regioni CGIE nella quale l’associazionismo è tema importante della discussione che vi si svolgerà.

Come FAIM nell’assemblea del CGIE abbiamo chiesto, a suo tempo, di dare il nostro contributo nella commissione preparatoria dell’evento. Come associazionismo, già qualche anno fa, allora come CNE abbiamo presentato analisi e proposte molto articolate che sono agli atti del Maeci , del CGIE e della “Conferenza nazionale dei giovani”.

Come FAIM siamo interessati perché i temi dell’associazionismo non siano segmentati in discussioni dentro le commissioni tematiche del CGIE ma assumano la dignità di un progetto globale di futuro in risposta sia alle questioni che pongono i giovani della recente emigrazione che a quelle delle generazioni di italiani di consolidata integrazione nei paesi di accoglienza.

L’associazionismo è un problema globale che, in quanto tale non viene affrontato nel modo giusto . Come FAIM intendiamo seguitare ad affrontarlo come questione primaria italiana Con il prossimo congresso con una azione ferma, responsabile e decisa. Il disagio sociale sta producendo conflitto sociale. L’associazionismo ancora una volta ha la responsabilità di ascoltare, organizzare e rappresentare.

 

 

FONTE: radiomir.space

 

 

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