Nasce il Comitato per Luca Ventre, giovane italiano morto dopo un’azione di “contenimento” all’interno dell’Ambasciata italiana a Montevideo

Domani 1° marzo rientrerà in Italia, dall’Uruguay, la salma di Luca Ventre, morto in circostanze impressionanti dopo un intervento di agenti della sicurezza all’interno dell’Ambasciata italiana a Montevideo, dove il 1° gennaio scorso Luca si era introdotto per sfuggire, a quanto si è appreso, a minacce non chiarite.

Il corpo di Luca dovrebbe essere sottoposto ad una nuova autopsia a Roma dopo quella effettuata nella capitale uruguayana, dopo che la procura di Roma ha aperto un procedimento.

All’interno dell’Ambasciata Luca è stato sottoposto da un agente (non alle dipendenze dell’Ambasciata) ad una pressione operata con la chiave di Judo, una tecnica analoga a quella con cui morì lo scorso anno negli USA, George Floyd.

Per una comprensione dell’evento all’interno dell’Ambasciata e dei fatti successivi vedi:

QUI.

 

Di seguito il link al Video dell’incontro del Comitato “Verità è Giustizia per Luca – Comitato Lucano per Luca Ventre” svoltosi domenica 28 febbraio 2021, al quale hanno partecipato anche la madre e il fratello di Luca.

 

 

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Il resoconto dell’incontro del Comitato “Verità per Luca Ventre” dal sito Lasiritide.it

Si è svolto questo pomeriggio il primo incontro ufficiale del Comitato Lucano ‘’Verità per Luca Ventre’’, che vede finora le adesioni di ANPI Basilicata, LIBERA contro le Mafie Basilicata, Unione degli Studenti Regionale, ARCI Basilicata, Giovani Democratici Basilicata, FILEF Nazionale, Associazione “Giuseppe Tedeschi”, Associazione APS Tolve e le Associazioni ASSA e AGORAUT di Senise, insieme a diversi cittadini. All’incontro, organizzato in modalità online e disponibile in questo spazio, hanno partecipato anche Palma Roseti e Fabrizio Ventre, madre e fratello di Luca, morto in circostanze poco chiare dopo essersi recato all’ambasciata italiana a Montevideo in Uruguay.

‘’In Uruguay tutto procede a rilento- ha spiegato la mamma di Luca ricostruendo la vicenda dall’inizio- la polizia ha rilasciato delle dichiarazioni false, tanto che in un documento ufficiale hanno dichiarato che avevano ritrovato Luca per strada, in uno stato di grave eccitamento e, per questo, lo avevano portato al pronto soccorso. I medici, avendo letto questa falsa dichiarazione, si sono lasciati influenzare e, nel referto, dicono di non poter concludere che la morte sia avvenuta per strangolamento perché la polizia ha detto di averlo portato in ospedale vivo. Noi diamo retta alla scienza, che ti porta alla conclusione che sia morto per strangolamento o ci facciamo influenzare da una falsa dichiarazione della polizia? Per nostra fortuna Luca sarà sottoposto ad una nuova autopsia, ci toccherà rivivere nuovamente questa tragedia. Ma se tutto questo serve a fare chiarezza, siamo disponibili a farlo’’. ‘’Io credo- continua- ci sia anche una responsabilità da parte delle nostre istituzioni perché nel primo comunicato ufficiale diramato dall’Ambasciata, nonostante il nostro ambasciatore avesse già visto i fotogrammi dei video, scrive che Luca si fosse arrampicato e poi caduto, colto da malore e trasportato in ospedale dove poi è morto. Non è possibile che dalle nostre istituzioni non riceviamo, quantomeno, un atteggiamento di onestà intellettuale. Ogni essere umano può sbagliare, ma ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità e non diffondere cattive informazioni. Inoltre, siamo ancora in attesa di avere dall’Ambasciata spiegazioni sul come mai non abbia rispettato l’articolo 22 della Convenzione di Vienna che non prevede la presenza di personale armato del paese ospitante all’interno delle ambasciate. Ci è stato risposto che è un’abitudine, ma non può prevalere sulle leggi. Non hanno dato un buon esempio. Inoltre, ci devono spiegare come mai, durante una giornata di festa (il 1 gennaio), abbiano lasciato l’ambasciata di un paese di 60 milioni di abitanti sorvegliata da un vigilantes ed un poliziotto. Il ministro Di Maio non ha mai preso le distanze dalla violenza, nonostante io abbia inviato più messaggi alla sua segreteria. Questo non va bene, sono modelli diseducativi. Noi adulti dobbiamo dare il buon esempio e quando si sbaglia ci si deve assumere le proprie responsabilità’’.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il fratello di Luca, Fabrizio. ‘’Non è possibile- ha detto- che sia stata la famiglia a far conoscere la vicenda portando i video ai carabinieri e alla stampa. E nemmeno è possibile scoprire che al 12 gennaio non fosse stato ancora aperto un fascicolo. Io sono certo sia morto dentro l’Ambasciata italiana e credo che l’Italia non abbia avuto un buon comportamento, a distanza di due mesi ancora nessun politico o istituzione, ha mai preso le distanze da quanto avvenuto nonostante i video. È da venti giorni che cerchiamo di portare la salma in Italia ma ogni volta spunta un problema e questo ci ha creato davvero grande stress. Senza il nostro impegno sarebbe rimasta una morte provocata da un banale incidente. Non è possibile che il Parlamento si inginocchi se muore un americano e se muore l’italiano c’è il silenzio più totale, nonostante tutto quanto abbiamo fatto vedere. Ma, anche tacendo, lo Stato non si solleva dalle proprie responsabilità. Noi vigileremo e faremo piena luce’’.

Lasiritide.it

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