19 11 23 RASSEGNA NEWS

01 – Lagarde, “Politica fiscale è elemento chiave dell’area euro. “Siamo di fronte a un ambiente globale caratterizzato da incertezza ma abbiamo una grande possibilità”.
02 – Identificare tutti. Il riconoscimento facciale evoca immagini inquietanti di sorveglianza generalizzata, a metà strada tra 1984 di George Orwell e la serie Black Mirror.
03 – Rousseau boccia Di Maio. Alle regionali M5S correrà. Curre curre guaglió. In una giornata di polemiche roventi il 70,6% dei votanti dice che la lista va presentata. Pioggia di critiche al «capo politico». Che è spiazzato ma prova a cavalcare il risultato
04 – Il manifesto delle sardine, «energia» per la buona politica. I ragazzi di Bologna lanciano su Facebook la sfida a Salvini: diamo coraggio ai politici che ci provano.
05 – Anche a Modena sono migliaia le «sardine» contro Salvini & Co Emilia Romagna. Dopo Bologna, bis del successo del flashmob anti Lega. Zingaretti: «Evviva». Bersani esulta.
06 – Schirò (PD): Il Sottosegretario Merlo ci parli di quello che vuol fare per gli italiani all’estero e non di quello che vuole impedire.
07 – Manovra 2020: testo Ddl Bilancio in Senato. Il testo del ddl di Bilancio arriva in Senato, prende avvio l’iter della manovra 2020: alta tensione sui temi fiscali, dalla plastic tax alle auto aziendali.
08 – Chiediamo ai Deputati e ai Senatori di sottoscrivere la richiesta di referendum costituzionale per garantire agli elettori che possano decidere con il referendum (ex articolo 138) se approvare o, come noi crediamo, respingere il taglio dei parlamentari, votato dal parlamento.
09 – NOTIZIE DAL PD, varato il nuovo statuto: il segretario non sarà più il candidato premier
Il testo approvato a Bologna mette nero su bianco la natura antifascista del partito.
10 – Oggi esistono 40 Mila chilometri di muri. E noi che abbiamo criticato il muro di Berlino e l’unione sovietica. Il mondo occidentale dovrebbe vergognarsi.
11 – Lula’s freedom rekindles hope across Latin America written
12 – La Lega ha pagato decine di propri dipendenti con i soldi degli. Ecco come la Lega avrebbe pagato decine di propri dipendenti con i soldi degli italiani.
13 – L’on. La Marca (PD) AL 25° anniversario dell’ Juventus club di Boston.
14 – SOLIDARIETÀ CON GIOVANNI IMPASTATO. L’incendio doloso dei locali della pizzeria di Giovanni Impastato è l’ennesima dimostrazione di quanto ancora questo cognome sia ingombrante nella storia di questo Paese
15 – Merlo: “Nel 2020 nuova agenzia consolare alle Canarie”.
16 – Manifesto Labour, il compagno Corbyn punta sul rosso. Verso il 12 dicembre. Sanità pubblica, alloggi popolari, riconversione energetica, un secondo referednum sulla Brexit: la sfida a Johnson è lanciata

 

01 – Lagarde, “Politica fiscale è elemento chiave dell’area euro. “Siamo di fronte a un ambiente globale caratterizzato da incertezza ma abbiamo una grande possibilità”. Intervenuta a un convegno a Francoforte, la presidente della Bce Christine Lagarde ha parlato del futuro economico dell’Europa sottolineando gli impegni e la missione della Banca Centrale Europea
“Gli investimenti sono una parte particolarmente importante della risposta alle sfide odierne” L’erede di Mario Draghi segue le orme del suo predecessore chiedendo un impegno da parte degli Stati che possono permettersi di investire di più. “La politica monetaria potrebbe raggiungere il suo obiettivo più rapidamente e con meno effetti collaterali se altre politiche sostenessero la crescita al suo fianco […]. Un elemento chiave è la politica fiscale dell’area dell’euro […]. Gli investimenti sono una parte particolarmente importante della risposta alle sfide odierne“. “I paesi in surplus tendono a crescere più velocemente rispetto all’economia mondiale durante i periodi di ripresa globale, ma anche a contrarsi più bruscamente durante i periodi di recessione globale, mentre per i paesi in deficit, è il contrario“. fonte foto https://www.facebook.com/christinelagarde/Lagard e la citazione di San Francesco d’Assisi “Siamo di fronte a un ambiente globale caratterizzato da incertezza. Ma credo che, se affrontiamo questa sfida nel modo giusto, può anche essere un momento di opportunità“, ha proseguito la Lagarde. “Abbiamo una possibilità unica di rispondere a un mondo in evoluzione e stimolante investendo nel nostro futuro, rafforzando le nostre istituzioni comuni e dando più forza alla seconda economia più grande del mondo“. La Lagarde ha poi concluso con una citazione di San Francesco: “Non sarà facile. Ma come disse una volta San Francesco d’Assisi, ‘Inizia facendo ciò che è necessario; quindi fai ciò che è possibile; e all’improvviso stai facendo l’impossibile“. Ford Blue Days Arrivano i giorni migliori per scegliere la tua nuova auto. Ford Kuga a € 19.950. Per tutti anche senza usato da… Vedi altro
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02 – IDENTIFICARE TUTTI. IL RICONOSCIMENTO FACCIALE EVOCA IMMAGINI INQUIETANTI DI SORVEGLIANZA GENERALIZZATA, A METÀ STRADA TRA 1984 DI GEORGE ORWELL E LA SERIE BLACK MIRROR. QUESTA TECNOLOGIA È PERÒ DESTINATA A FARE PARTE OGNI GIORNO DI PIÙ DELLA NOSTRA VITA QUOTIDIANA. È QUINDI URGENTE FARE DELLE DISTINZIONI. (da Le Monde, Francia)

Esistono diverse forme di riconoscimento facciale. Alcune applicazioni pratiche possono essere utili e innocue, come sbloccare un telefono o accedere in sicurezza a un conto online. Altre invece sono una minaccia concreta alle libertà individuali. L’uso del riconoscimento facciale negli spazi pubblici all’insaputa dei passanti è un esempio. Non si tratta più di videosorveglianza, ma di un cambio di paradigma: identificare tutti per trovare qualcuno grazie ai dati biometrici. In Franciamolti suggeriscono di allentare le regole sul riconoscimento facciale, e un dibattito pubblico sembra indispensabile. Il 15 novembre la Commissione nazionale dell’informatica e delle libertà ha pubblicato un documento che dovrebbe finalmente stabilire un quadro di riferimento. Il dibattito dovrebbe tener conto delle esperienze di altri paesi. Nel Regno Unito alcuni tentativi si sono rivelati un fallimento. San Francisco, una città sempre all’avanguardia sulle tecnologie digitali, ha deciso di proibirlo. In Cina il riconoscimento facciale serve a semplificare la vita, ma è anche un temibile strumento di controllo nelle mani di un regime autoritario.
Quando è emersa la questione della protezione dei dati personali, i suoi difensori sono stati
accusati di ostacolare l’innovazione. Oggi la direttiva europea in materia, ispirata a una legge
francese del 1978, è presa a modello in tutto il mondo. È il caso di ricordare il primo articolo di quella legge: “L’informatica dev’essere al servizio di ogni cittadino. Non deve minacciare l’identità e i diritti umani, la privacy e le libertà individuali o collettive

 

03 – ROUSSEAU BOCCIA DI MAIO. ALLE REGIONALI M5S CORRERÀ. CURRE CURRE GUAGLIÓ. IN UNA GIORNATA DI POLEMICHE ROVENTI IL 70,6% DEI VOTANTI DICE CHE LA LISTA VA PRESENTATA. PIOGGIA DI CRITICHE AL «CAPO POLITICO». CHE È SPIAZZATO MA PROVA A CAVALCARE IL RISULTATO, di Giuliano Santoro

Alla fine di una giornata combattuta e controversa per il Movimento 5 Stelle, con il «capo politico» Luigi Di Maio contestato come poche volte, il 70% dei 23 mila votanti su 112 mila aventi iscritti alla piattaforma Rousseau si è espressa contro quella che nel quesito veniva eufemisticamente proposta come «pausa elettorale». Dunque, il M5S presenterà le proprie liste in Emilia-Romagna e Calabria. Una decisione che non può non essere letta come un segnale di sfiducia a Di Maio, al netto della scarsa affluenza alle urne digitali.
MAI UNA CONSULTAZIONE online è stata tanto attaccata. C’erano stati temi divisivi e passaggi chiave, come il salvacondotto a Salvini per la nave Diciotti o il referendum interno sulla scelta andare al governo col Pd, ma questa volta in tanti nel M5S hanno preso parola, fornendo indicazioni di voto e criticando la decisione dei vertici di consultare la base degli iscritti. Non è bastata l’ammissione di Di Maio, che nel mezzo delle operazioni di voto su Rousseau ha ammesso: «Siamo in difficoltà». La questione va oltre le sorti, pure non insignificanti, del governo nazionale e della desistenza nei confronti del centrosinistra. Riguardava la scelta di affidare una decisione locale a tutti gli iscritti e non solo alle regioni interessate: nelle voci dei critici tradisce le basi identitarie del M5S, secondo le quali al di là del risultato anche una piccola presenza di «cittadini onesti» nelle assemblee elettive è utile per instillare il virus dell’«onestà» e dare garanzie di trasparenza. Per molti appellarsi a Rousseau ha significato scegliere invece di trattare le elezioni in Emilia e Calabria dal punto di vista esclusivo delle esigenze tattiche nazionali, senza tenere conto dei percorsi sviluppati in un territorio specifico.

DI MAIO HA PERSO il tocco magico che gli consentiva di imboccare ogni bivio senza scegliere davvero la strada da percorrere. Il ricorso agli iscritti è stato considerato uno «scaricabarile», un modo per spuntarla in ogni caso e cadere in piedi. Se la base avesse scelto di non presentarsi, si sarebbe detto che la decisione l’hanno presa gli iscritti, senza considerare che fino a poche ore prima dell’indizione del sondaggio il «capo politico» aveva espresso proprio quella posizione. Ma il timore è che ora che il voto online si è indirizzato sulla scelta di correre alle elezioni nelle due regioni, il «capo politico» potrebbe lavarsi le mani e non intestarsi il possibile insuccesso elettorale e le conseguenze in chiave nazionale, dicendo che lui si è limitato a prendere atto della volontà degli iscritti. «Siamo di fronte a una strategia win win per chi non è in grado di gestire la situazione e non vuole assumersi responsabilità», commenta amara l’eurodeputata calabrese Laura Ferrara.

L’ALTRO ELEMENTO di dissenso colpisce al cuore il processo di riforme interne del M5S che dovrebbe cominciare dal 15 dicembre. In mattinata, il primo a comunicare il suo sgomento era stato il deputato Paolo Parentela, che ancora prima di conoscere il verdetto di Rousseau si era dimesso dal ruolo di coordinatore della campagna elettorale in Calabria contestando alla radice proprio l’assunto, esternato da Di Maio, che rinunciare a candidarsi servisse a rinnovare il M5S. «Sono due questioni diverse – spiega Parentela – Una è ristrutturare il M5S, altra è dare il nostro contributo per i prossimi cinque anni in Calabria ed Emilia». Dello stesso avviso l’europarlamentare Ignazio Corrao: «Non vedo traccia di un percorso di rigenerazione o di shock necessario a rilanciare il sogno del M5S. Per questo non riesco a comprendere l’alzare bandiera bianca nelle due regioni».

Addirittura, evento raro se non unico nella storia delle consultazioni del M5S, il capogruppo grillino al consiglio regionale dell’Emilia-Romagna Andrea Bertani ha deciso di rilasciare interviste a urne digitali aperte per sostenere la vittoria del No. Per la sua regione era intervenuto tutto il M5S, che in un comunicato aveva ribadito la «ferma volontà di presentarsi alle elezioni» invitando gli iscritti «a votare No» (per inciso, anche questa volta il quesito era formulato in maniera spiazzante, concepito in modo tale che per dare l’assenso alle candidature bisognava esprimere una negazione). Anche Danilo Toninelli, ex capogruppo ed ex ministro ormai fuori dall’inner circle di Di Maio, ha fatto professione di voto a favore della candidatura.

A URNE CHIUSE, Di Maio cerca di cavalcare il risultato. Parla senza troppa convinzione di «mandato fortissimo», annuncia che la settimana prossima verranno scelti i candidati presidenti e tira in mezzo Beppe Grillo, dicendo che col il fondatore del M5S aveva condiviso la scelta «di lasciare la decisione a tutti gli iscritti».

 

04 – IL MANIFESTO DELLE SARDINE, «ENERGIA» PER LA BUONA POLITICA. I RAGAZZI DI BOLOGNA LANCIANO SU FACEBOOK LA SFIDA A SALVINI: DIAMO CORAGGIO AI POLITICI CHE CI PROVANO.
«CARI POPULISTI, NON C’È NIENTE DA CUI CI DOVETE LIBERARE. SIAMO NOI CHE DOBBIAMO LIBERARCI DELLA VOSTRA ONNIPRESENZA OPPRIMENTE, A PARTIRE DALLA RETE. E LO STIAMO GIÀ FACENDO».

Le sardine lanciano il loro manifesto. Poche righe su Facebook per dichiarare guerra a Matteo Salvini e alla sua Lega, che promettono di voler liberare l’Emilia-Romagna (e l’Italia) dalla sinistra e che, come reazione opposta, hanno involontariamente dato vita al movimento delle 6 mila sardine. «Adesso ci avete risvegliato – si legge in uno dei passaggi del manifesto – E siete gli unici a dover avere paura». Il risveglio c’è stato davvero ed è stato tumultuoso. Sono ormai 40 le città italiane che hanno visto o vedranno una manifestazione delle sardine. Dal nord al sud Italia, da Bolzano a Sorrento passando ovviamente per l’Emilia-Romagna, culla del movimento.

«ABBIAMO SCRITTO quel manifesto per chiarire il nostro messaggio. Siamo di fronte ad un’onda dirompente che sta risvegliando le coscienze in tutta Italia. La cittadinanza si sta mobilitando ovunque arrivi Salvini», spiega Mattia Santori, tra gli organizzatori della prima manifestazione delle sardine, quella di Bologna che ha completamente riempito Piazza Maggiore e radunato almeno 10 mila persone.
Altre manifestazioni arriveranno domani, domenica e lunedì, quando a Reggio Emilia, Rimini e Parma le sardine scenderanno in piazza in occasione dei comizi che il leader della Lega ha programmato in quelle città. Proprio domenica a Rimini Salvini ha annunciato il possibile colpo di coda, facendo sapere di volersi presentare nella piazza delle sardine per «conoscerle», e riguadagnare così centralità mediatica. Immediata la risposta degli organizzatori. «Il capitan Pesce Palla verrà da noi? Preparate allora un bel pesce palla da regalargli. E poi giù di selfie così è contento. Tutto rigorosamente in silenzio». L’invito, se Salvini si presenterà davvero, e gli organizzatori riminesi non ci credono molto, è quello di ignorarlo e non abboccare ad eventuali provocazioni.

A dovere fare i conti con tutto questo non sono solo Salvini e la sua candidata in Emilia-Romagna Lucia Borgonzoni. A finire nel mirino delle sardine c’è anche la macchina social della Lega – la cosiddetta «bestia» – che fino ad oggi sembrava inarrestabile. «Il nostro obiettivo iniziale era oscurare la sua campagna elettorale. L’abbiamo raggiunto», ragiona Mattia Santori. «Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo», si legge ancora nel manifesto delle sardine che si definiscono «libere», amanti delle «cose divertenti, della bellezza, della non violenza (verbale e fisica), della creatività, e dell’ascolto».

INFINE L’ENDORSEMENT alla buona politica, quella con «la P maiuscola», quella dei «politici che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono pochi ma ci sono. Torneremo a dargli coraggio dicendogli grazie». Una formulazione che non dice né Pd né sinistra, ma che ovviamente guarda da quella parte visto che le sardine, quando vanno in piazza, cantano Bella ciao.

Di sicuro l’ondata di flash mob e manifestazioni è stata un tonico anche per Stefano Bonaccini, il presidente dem dell’Emilia-Romagna che contro la Lega cercherà il bis il 26 gennaio: sull’onda dell’entusiasmo ha deciso di puntare altissimo e di indire, per il 7 dicembre, un comizio a Bologna proprio in Piazza Maggiore. La stessa piazza della sardine, quella dove da anni nessun politico si è fatto vedere per paura del flop. E se fino a pochi giorni fa Bonaccini parlava al centro – il suo stop allo ius soli proposto da Zingaretti lo dimostra – ora le cose stanno cambiando. Nella sua chiamata di piazza l’esponente dem ha accuratamente evitato di citare il suo partito ma, questa la novità, ha parlato apertamente di giustizia sociale e di una società capace di non dividere ricchi e poveri.

 

05 – ANCHE A MODENA SONO MIGLIAIA LE «SARDINE» CONTRO SALVINI & CO EMILIA ROMAGNA. DOPO BOLOGNA, BIS DEL SUCCESSO DEL FLASHMOB ANTI LEGA. ZINGARETTI: «EVVIVA». BERSANI ESULTA, di Daniela Dalerci

Il dubbio che dopo l’exploit del 14 novembre a Bologna il successo delle «sardine» non si ripetesse c’era. E invece è andata bene, anzi benissimo. Ieri in migliaia di cittadini e cittadine, almeno 7mila, soprattutto giovani, si sono radunate anche a Modena contro Salvini, arrivato in città – un giro per alcune aziende di Carpi e infine cena in un ristorante con 400 persone – a sponsorizzare la candidata Borgonzoni alle regionali del 26 gennaio. Come a Bologna, niente insegne di partito né cartelli, solo sardine delle più diverse fogge, frutto della creatività dei partecipanti con materiali spesso visibilmente riciclati, cantando a più riprese Bella ciao, inno partigiano ormai però abbondantemente ’sdoganato’ dalla serie tv «La casa di carta». La manifestazione era stata convocata in Piazza Mazzini, accanto alla sinagoga, ma una valanga di adesioni ha travolto anche stavolta, come a Bologna, gli organizzatori che si sono attrezzati per spostarsi nella nella centralissima Piazza Grande, intorno alla Torre della Ghirlandina, patrimonio Unesco. La pioggia non li ha fermati: e così le foto dall’alto stavolta mostrano una spianata di ombrelli.
Salvini ha masticato amaro la cena: «La partecipazione, diceva Giorgio Gaber, è sempre positiva basta che sia democratica. Ma una delle animatrici della piazza democratica di Modena mi ha minacciato di morte. Quindi andate a chiedere se non si vergognano di far politica in questa maniera», ha commentato. Esultanza invece dal Pd, che sta be attento però a non mettere «il cappello» sulla manifestazione. Così Zingaretti twitta: «Grandi! Anche a Modena una piazza piena di Sardine, evviva!». «Piovono sardine», è il saluto di Gentiloni. Pier Luigi Bersani, già presidente dell’Emilia Romagna, sceglie invece di salutare la piazza con un vecchio brano dei Rokes : «È la pioggia che va e ritorna il sereno». Lo cantava l’indimenticabile Shel Shapiro, anche se c’è da scommettere che la stragrande maggioranza delle giovani «sardine» non l’hanno – colpevolmente – mai ascoltata.
La destra per lo più sghignazza contro i manifestanti. Eppure va segnalato un ragionamento di Gianfranco Rotondi, fedele a Forza italia ma ostile alla leadership del capo leghista, che tenta di non consegnare solo alla sinistra la protesta: «Per molti commentatori le sardine stanno a Salvini come i girotondi a Berlusconi, una sorta di mobilitazione massimalista e prevedibile della sinistra morettiana», dice, «Le sardine mi sembrano una novità politica: un popolo, finalmente un altro popolo visibile che non è quello dei populisti e dell’antipolitica». Per ora il fenomeno è prevalentemente di sinistra, conclude, «ma non è detto che non provochi novità anche a destra».

 

06 – SCHIRÒ (PD): IL SOTTOSEGRETARIO MERLO CI PARLI DI QUELLO CHE VUOL FARE PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO E NON DI QUELLO CHE VUOLE IMPEDIRE

Il Senatore Riccardo Merlo, capo del MAIE e Sottosegretario agli esteri, ha lavorato una vota, creandosi un movimento ad personam, per diventare sottosegretario e appena ci è riuscito si rimette l’abito movimentista, l’unico nel quale evidentemente si sente a suo agio. ROMA, 19 NOVEMBRE 2019Così, anziché dirci qual è il suo programma per gli italiani all’estero, ora che è stato confermato nell’incarico del governo “Conte 2”, non trova di meglio che prendersela con Zingaretti e con la manifestazione del PD, tenutasi a Bologna, che hanno rilanciato, tra le altre cose, lo jus soli e lo jus culturae.
“La cittadinanza non si regala”, tuona Merlo. Come se risiedere in un paese con un regolare permesso di soggiorno, lavorare contribuendo al progresso comune, pagare le tasse, rispettarne le leggi e i principi significhi mettersi in fila per avere un regalo. O come se nascere in Italia da almeno un genitore regolarmente residente, frequentare un intero ciclo di studi, parlare la nostra lingua e spesso qualcuno dei nostri dialetti, significhi appendere la calza della Befana. Trascurando un particolare forse non insignificante: le normative di cui finora si è discusso per lo jus soli e lo jus culturae sono in ogni caso più severe e restrittive di quelle in vigore da tempo in molti dei paesi più avanzati d’Europa.

“Noi siamo per lo jus sanguinis”, dice sempre Merlo. Lui, cittadino argentino perché discendente da emigrati italiani che come decine di milioni di italiani emigrati nel mondo sono diventati cittadini dei paesi di residenza in base allo jus soli. E in quanto cittadini di quei paesi, hanno contribuito al loro benessere familiare e al progresso collettivo.

Francamente, ho sempre pensato che come eletti all’estero nelle istituzioni italiane dovremmo portare le nostre migliori esperienze e il senso di apertura e di coesione che sono state alla base del progresso dei paesi nei quali viviamo.

Lo jus sanguinis? E chi lo tocca! Ha saputo da qualcuno, il nostro Sottosegretario, che per ogni eventuale concessione di cittadinanza a un ragazzo nato, cresciuto e professionalizzato in Italia sarà negata o tolta la cittadinanza a un discendente di italiani all’estero?

Personalmente credo che in questo momento di obiettiva difficoltà per tutti gli italiani, compresi quelli che risiedono all’estero, si debba fare uno sforzo per non sparare a salve, controllando la demagogia e il propagandismo.
Anziché sollevare ombre, è necessario muoversi e unire le forze per raggiungere risultati concreti e attesi. Questo è quello che mi aspetto da un Sottosegretario per gli italiani nel mondo. Anche per evitare che il Senatore Merlo, sottosegretario agli esteri, quindi componente di questo governo, alla fine l’opposizione la faccia a sé stesso.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA Tel. 06 6760 3193 Email: schiro_a@camera.it

 

07 – MANOVRA 2020: TESTO DDL BILANCIO IN SENATO. IL TESTO DEL DDL DI BILANCIO ARRIVA IN SENATO, PRENDE AVVIO L’ITER DELLA MANOVRA 2020: ALTA TENSIONE SUI TEMI FISCALI, DALLA PLASTIC TAX ALLE AUTO AZIENDALI.
MANOVRA PRONTA: NOVITÀ SU TASSE E PENSIONI

Inizia in Senato l’iter parlamentare della manovra 2020, le comunicazioni del presidente sul ddl di Bilancio sono in calendario per martedì 5 novembre: il testo sarà assegnato alla commissione Bilancio, mentre le altre commissioni lo esamineranno solo in sede consultiva, trasmettendo i propri rapporti entro l’11 novembre.
Il passaggio parlamentare si annuncia infuocato, con alcuni punti della manovra 2020 (relativi a misure fiscali) già al centro del dibattito, ancor prima dell’inizio della discussione in Aula. Non solo: nelle ultime ore si stanno aprendo nuovi capitoli. Ad esempio il M5S torna a proporre restrizioni alle aperture serali e domenicali dei negozi.
IMPOSTE AMBIENTALI
Tra i capitoli più caldi dell’attuale Ddl c’è la Plastic tax: insieme alla sugar tax, una delle nuove imposte ambientali che hanno trovato spazio nella versione definitiva del disegno di legge della manovra, dopo un tira e molla sull’introduzione di nuovi balzelli in ottica green new deal.
Gradita al M5S e criticata da Italia Viva, prevede un’imposta da un euro al chilo per contenitori in plastica monouso e imballaggi non riciclabili/riutilizzabili, esclusi diversi prodotti in ambito sanitario (es.: siringhe). Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si dichiara pronto a discutere rimodulazioni nel corso del passaggio parlamentare.
In generale, la posizione di Italia Viva è critica non solo su questa ma anche su altre altre misure fiscali: gli esponenti del nuovo partito di Matteo Renzi, par di capire, preferirebbero individuare risorse attraverso altre soluzioni, come il posticipo del taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori dipendenti o l’abolizione della quota 100.
IMPOSTE AUTO
Riflettori accesi anche sulle auto aziendali, che è stata rimodulata rispetto alle prime anticipazioni: non cambia nulla per le auto ibride o elettriche, mentre raddoppia la tassazione a carico del dipendente per le auto di piccola e media cilindrata (dal 30 al 60%), mentre è totalmente a carico del lavoratore (100%) il chilometraggio di Suv e auto di grossa cilindrata super-inquinanti (che emettono oltre 160 grammi di CO2 al chilometro).

DETRAZIONI IRPEF
Intesa di maggioranza più solida sulle detrazioni IRPEF al 19%, che verranno riconosciute dall’anno fiscale 2020 solo a fronte di pagamenti digitali (con l’eccezione di spese sanitarie e mutuo), in ogni caso entro determinati paletti di reddito: le detrazioni si riducono sopra i 120mila euro, e si azzerano a 240mila euro.
CUNEO FISCALE
Come detto, ci sono posizioni contrastanti anche sulla misura più costosa della manovra, il taglio del cuneo fiscale, che Italia Viva vorrebbe posticipare a ottobre, con uno slittamento di tre mesi rispetto al previsto luglio 2020. In questo caso, però, i paletti dl Governo sembrano piuttosto rigidi: il ministro Gualtieri ha ricordato che si tratta di un pilastro della manovra 2020, quindi non va modificato. In ogni caso, il dibattito si sposta ora in Parlamento.
ITER DELLA MANOVRA
L’iter di questo ddl di Bilancio 2020 inizia in Senato. Come di consueto le prime tappe sono rappresentate dall’assegnazione alla commissione Bilancio in sede referente (mentre le altre commissioni esaminano il testo in sede consultiva).
Verranno prima effettuate le audizioni con istituzioni e parti sociali, quindi si procederà con gli emendamenti, l’approvazione e l’invio del testo in Aula. L’approvazione di Palazzo Madama dovrebbe arrivare entro la fine di novembre o l’inizio di dicembre, quando il testo passerà alla Camera. La manovra va approvata entro il 31 dicembre per l’entrata in vigore del prossimo primo gennaio.

 

08 – CHIEDIAMO AI DEPUTATI E AI SENATORI DI SOTTOSCRIVERE LA RICHIESTA DI REFERENDUM COSTITUZIONALE PER GARANTIRE AGLI ELETTORI CHE POSSANO DECIDERE CON IL REFERENDUM (EX ARTICOLO 138) SE APPROVARE O, COME NOI CREDIAMO, RESPINGERE IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI, VOTATO DAL PARLAMENTO.

Come nel 2016 solo il voto dei cittadini può decidere su questa modifica della Costituzione.
Il taglio dei parlamentari è motivato dai risparmi, ma in realtà è un paravento che serve a nascondere che vengono scaricate solo sul parlamento le responsabilità della crisi di funzionamento di tutto il sistema democratico italiano.
Nella nostra Costituzione il parlamento ha un ruolo fondamentale di rappresentanza dei cittadini, pena la crisi del sistema istituzionale che caratterizza la nostra democrazia.
Avevamo chiesto ai parlamentari di esaminare alternative a questa scelta ma non ci è stato consentito. Per riequilibrare gli effetti del taglio dei parlamentari ora si vorrebbero introdurre altre modifiche alla Costituzione. Tuttavia queste modifiche non correggono gli errori e gli effetti del taglio dei parlamentari e per di più è buio pesto sulla legge elettorale, che noi ribadiamo deve essere proporzionale e garantire ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti e di chiudere la fase dei nominati dai capi.
Il taglio dei parlamentari sommato alle norme elettorali in vigore apre una ferita nella capacità di rappresentare i cittadini, i territori, le posizioni politiche esistenti nel paese e di fatto crea per legge una maggioranza parlamentare che potrebbe avere in futuro i numeri anche per cambiare da sola la Costituzione.

PROMUOVERE IL REFERENDUM COSTITUZIONALE COSTRINGEREBBE AD AFFRONTARE LA RIFORMA ELETTORALE.
Dopo il porcellum, dichiarato incostituzionale, anche il rosatellum ha dato pessima prova e la legge elettorale voluta dalla Lega, da applicare dopo il taglio dei parlamentari, ne perpetua i difetti distorcendo la rappresentanza.
Inoltre la Lega ha forzato nelle regioni dove è al governo per promuovere un referendum abrogativo per cancellare il proporzionale e per di più non nasconde di volere l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, vagheggiata da Salvini addirittura per il 2029.

Legge elettorale iper maggioritaria e presidenzialismo sono due obiettivi della Lega. Anche se questa iniziativa della Lega non dovesse essere ammessa dalla Corte obbliga a mettere in campo una alternativa chiara che rafforzi la Costituzione e approvi una legge elettorale proporzionale come mezzo per ricostruire un rapporto di fiducia tra parlamentari e elettori.
Oggi il rapporto tra parlamento e governo è di fatto capovolto, al punto da fare approvare al parlamento leggi che non solo non possono essere modificare ma neppure lette.
L’obiettivo del taglio dei parlamentari e di un esasperato maggioritario è un parlamento più piccolo ma ancora più obbediente ai capi.
La centralità del parlamento è seriamente a rischio e da qui potrebbe partire una deriva centralizzatrice e autoritaria.
Per questo occorre consentire ai cittadini di esprimersi sul taglio dei parlamentari e obbligare ad approvare una nuova legge elettorale proporzionale.
Coordinamento per la Democrazia Costituzionale
FIRMATE LA PETIZIONE CHE CHIEDE AI SENATORI E AI DEPUTATI DI PROMUOVERE IL REFERENDUM COSTITUZIONALE SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI, CONTATTATE DIRETTAMENTE QUELLI CHE CONOSCETE. PER FIRMARE LA PETIZIONE PROMOSSA DAL COORDINAMENTO ANDATE SU QUESTO INDIRIZZO DI CHANGE ORG:
http://chng.it/7tjW5mFz2B

 

09 – NOTIZIE DAL PD, varato il nuovo statuto: il segretario non sarà più il candidato premier
Il testo approvato a Bologna mette nero su bianco la natura antifascista del partito. Si prevede parità di genere in tutti gli organismi dirigenti, la “nascita della piattaforma deliberativa online”, dei circoli online e dei “Punti Pd”. La Direzione nazionale sarà espressione per buona parte dei territori.
Sondaggi Nelle città sopra i 60mila abitanti vincono i giallorossi, altrove il centrodestra
Il segretario del Partito democratico non sarà più automaticamente il candidato alla guida del governo. Lo prevede il nuovo statuto approvato a Bologna dall’Assemblea nazionale alla fine delle convention durata tre giorni. Un passo che può essere letto come l’archiviazione della fase leaderistica del partito, incarnata da Matteo Renzi, e come un presa di distanza dal partito a vocazione maggioritaria pensato da Walter Veltroni. Il segretario potrà però convocare un congresso straordinario su un unico tema senza che questo comporti l’elezione di nuovi gruppi dirigenti: e tutti hanno pensato che questo potere calzi a pennello per l’ipotesi di un’alleanza strutturale con il Movimento 5 Stelle.
Pd, Zingaretti: “Ci batteremo per cancellare i decreti Salvini”
Le altre novità mirano a costruire un partito unitario e più aperto alla partecipazione dal basso. Fin dall’articolo uno che fissa sulla carta la natura antifascista del Pd. Un punto cruciale dello statuto, figlio del lavoro istruito da Maurizio Martina, è la costruzione della ‘piattaforma deliberativa online’, con tanto di app in cui ogni iscritto potrà trovare “ciò che il Pd dice e si potranno offrire opinioni e idee, partecipando così alla vita di partito”.
Dopo il voto dell’assemblea, il Pd sarà “un partito più aperto alla partecipazione delle persone, molto più diretta, rendendo protagonista chi ne fa parte”, sottolinea il segretario Nicola Zingaretti, rispondendo implicitamente alla richiesta dei giorni scorsi dei cosiddetti ‘Giovani turchi’, e sottoscritta da oltre 300 tra dirigenti locali e sindaci, di un percorso costituente più diffuso e condiviso dai circoli.
La richiesta di continuare la discussione è stata respinta. Ma dal Nazareno precisano che molte delle proposte arrivate dai territori sono state accolte, come ad esempio l’ampliamento della piattaforma partecipativa che dà il via libera ai circoli online e ai Punti Pd: i primi permetteranno di ‘liberare’ il partito dai cosiddetti ‘signori delle tessere’ (esponenti locali che controllano il tesseramento a livello territoriale), mentre i secondi offriranno la possibilità al partito di uscire dalle sezioni per portarlo dove le persone vivono e lavorano. Ogni ‘punto Pd’ potrà essere formato da tre persone in ogni luogo dove sia necessaria un’azione ‘democratica’.
Con la riforma, inoltre, il Pd diventa un partito federale, con la nuova direzione nazionale indicata per la metà ed eletta per i 2\3 dai territori e per un terzo composta da rappresentanti e amministratori o segretari locali e regionali scelti dagli iscritti. Verrà anche istituita la nuova Assemblea nazionale dei sindaci, che si è già riunita a Roma il mese scorso, che si avvale anche di un coordinamento e di un coordinatore che sarà un componente della segreteria nazionale.
Dopo 12 anni approvata la riforma dello statuto del partito
Ora un partito più aperto alle persone, più forza ai circoli e ai territori, ai sindaci, ai circoli tematici e più opportunità di partecipazione con i punti Pd. Per essere utili all’Italia
Nel nuovo statuto torna la parola ‘congresso’ che sarà simile a quello dei partiti tradizionali e quindi il confronto tra due o più mozioni nella fase riservata agli iscritti; e che si concluderà nella seconda fase, quella dell’elezione del segretario con le primarie aperte.
È prevista l’assoluta parità di genere in tutti gli organismi dirigenti. Inoltre, nasce la fondazione per la formazione e la promozione della cultura politica, presieduta da Gianni Cuperlo.
La decima modifica riguarda la sostenibilità ambientale: il Pd sarà il primo partito ad avere un bilancio di sostenibilità secondo gli obiettivi di Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Infine, è previsto un piano annuale per la ripartizione e gli incentivi ai territori legati alla promozione del 2×1000 per il finanziamento delle attività

 

10 – OGGI ESISTONO 40 MILA CHILOMETRI DI MURI. E NOI CHE ABBIAMO CRITIATO IL MURO DI BERLINO E L’UNIONE SOVIETICA. IL MONDO OCCIDENTALE DOVREBBE VERGOGNARSI.
Fate attenzione ad essere sempre dalla parte giusta del muro: ne siete certi?
Oggi non una parola sui muri nel mondo, sembrava che esistesse solo il muro di Berlino.
Fate una prova e ci resterete male.
Questo banalissimo test è stato suggerito parecchi anni fa da un professore di musica, profondo conoscitore dei giovani e studioso dei comportamenti umani. Consiste nel sottoporre una cartina geografica “MUTA”, cioè senza indicazioni, di una qualunque parte del mondo a un gruppetto di persone: la statistica, ahimè, dice che la maggior parte di loro, addirittura 7 su 10, non saprà rispondere ad alcuna delle vostre domande, né riconoscerà i Paesi che ha sotto gli occhi. La teoria del professore si spingeva a sostenere che l’abolizione della geografia al liceo come materia di studio avrebbe man mano portato il genere umano verso un disinteresse sempre più smaccato per il prossimo: ignoranti tutti addirittura di dove si trovi quel “prossimo tuo”, non se ne sarebbero più occupati. E’ quello che auspica il grande capitale, “ dimenticare”.
Lo avrebbero dimenticato, ecco.
È probabile che avesse ragione, il mio amico insegnante. Dai, provate con un gruppetto di amici: mettete loro davanti la cartina dell’America del Sud e domandate, ad esempio, dov’è il Perù e quale sia la capitale. È l’argomento di questa settimana. In questo mondo dove Internet ci collega tutti e con un clic possiamo arrivare ovunque, dove i ragazzi conoscono almeno anche l’inglese per viaggiare e poter essere ovunque cittadini, in questo mondo che impazzì il 9 novembre 1989, quando cadeva finalmente il BERLINER MAUER e tutti d’improvviso ci sentimmo un po’ più liberi, ecco in questo stesso mondo, mentre 30 anni dopo ricordiamo quella vittoria di civiltà,
OGGI ESISTONO 40 MILA CHILOMETRI DI MURI.
La stessa lunghezza di tutta la circonferenza della Terra. Noi conosciamo, per sentito dire, quello che sta ultimando il presidente Donald Trump fra gli Stati Uniti e il Messico, degli altri non sappiamo nemmeno dove si trovino, né perché. Prima di raccontarvelo, un pensiero piccolissimo: ciascuna recinzione, ogni filo spinato, tutti i mattoni stanno lì contro qualcuno. Se ricordiamo Berlino, allora vale la pena sapere anche degli altri soprusi in atto.
Siamo in Perù, incastrati tra Ecuador, Colombia, Brasile, Bolivia e Cile, nella capitale Lima, sull’Oceano Pacifico. QUI CORRE UN MURO DI CEMENTO CON IL FILO SPINATO ARROTOLATO SOPRA, LUNGO 10 CHILOMETRI E ALTO 3: le prime pietre furono posate nel 1985 per separare la zona ricca dei quartieri residenziali da quella povera della periferia più disgraziata e con il passare del tempo il divario fra benestanti e straccioni è aumentato e il muro si è allungato in proporzione. Lo chiamano il “MURO DELLA VERGOGNA” e ricordano che a erigerlo furono certi gesuiti che intendevano proteggere un loro convento dal dilagare delle baraccopoli: oggi nella parte povera di Lima, il quartiere La Molina, non ci arriva nemmeno l’acqua potabile.
A PROPOSITO, I VOSTRI AMICI HANNO TROVATO IL PERÙ SULLA CARTINA MUTA?
A contare le migliaia e migliaia di chilometri di separazione e di barriere che disegnano il mondo è stata una professoressa dell’Università di Montreal, in Canada, che nel 2014 ha pubblicato il saggio BORDERS, FENCES AND WALÌS: STATE OF INSECURITY? (CONFINI, BARRIERE E MURI: STATO INSICURO?) – disponibile su Amazon – e che oggi è considerata l’esperta più preparata in materia e aggiorna il suo lavoro con cura certosina. Sì, perché i governanti hanno deciso che la lunghezza della circonferenza della Terra non basti e stanno ancora stanziando fondi per nuove recinzioni. Contro l’immigrazione, contro chi fugge dalle guerre, contro i poveri, anche contro i traffici illeciti. Segue l’elenco dei principali muri del mondo, che è tanto noioso quanto quasi completo. Lo faccio precedere da questa sola considerazione: chi srotola filo spinato elettrificato, chi cementa cocci sulla sommità dei muri pensa generalmente di stare dalla parte giusta di quello sbarramento. Succedesse magari che si sbaglia, che la parte giusta una volta è quella che ha cercato di fermare a ogni costo, sarebbe un guaio, poiché si ritroverebbe prigioniero di ciò che ha costruito.
In Africa: una rete metallica ELETTRIFICATA DI 500 CHILOMETRI separa Botswana e Zimbabwe; c’è filo spinato tra Sudafrica e Mozambico e 2.700 CHILOMETRI di cemento corrono tra Marocco e Sahara Occidentale: è questo il secondo muro più lungo del mondo, con campi minati e militari a guardia.
MURI ANCHE TRA IL KENYA E LA SOMALIA, FRA L’EGITTO E LA STRISCIA DI GAZA.
In Europa: esiste un MURO FRA GRECIA E TURCHIA, uno FRA TURCHIA E BULGARIA e uno ancora fra Ungheria e Serbia e Croazia. Fra Austria e Slovenia ci sono 3 chilometri di filo spinato e una barriera è stata eretta FRA NORVEGIA E RUSSIA, la stessa soluzione adottata dalle Repubbliche Baltiche sempre verso la Russia. Negli Stati Uniti: dal 1990 quattro presidenti si sono occupati di chiudere i confini con il Messico: Bush junior, Clinton, Obama e ora Trump. Sono arrivati a oltre 3 mila chilometri di recinzione e non mi risulta alcuna intenzione di smetterla.
LA SFIDA CHE VALE LA PENA È COSTRUIRE POLITICHE SOCIALI AL POSTO DEI MURI:
CI SI METTE LO STESSO TEMPO, FORSE SI OTTIENE QUALCOSA DI MEGLIO.

Da leggere
BORDERS, FENCES AND WALÌS: STATE OF INSECURITY? Di E. VALLET Sommario. Venti anni dopo la caduta del muro di Berlino, la domanda rimane “Le buone recinzioni fanno ancora buoni vicini”? Sin dalla Grande Muraglia Cinese, il Muro Antonino, costruito in Scozia per sostenere il Muro di Adriano, il “Limes” romano o il recinto di Danevirk, il “Muro” è stato una costante nella protezione di entità definite che rivendicano la sovranità, Oriente e Occidente. Ma il muro è più di un relitto storico per la gestione dei confini? Negli ultimi anni, il muro è stato rinnovato nel Nord America, in particolare lungo il confine tra Stati Uniti e Messico e Israele-Palestina. Ma il successo di queste nuove mura nello sviluppo di relazioni amichevoli e ordinate tra le nazioni (o addirittura all’interno delle nazioni) rimane poco chiaro. Quale ruolo gioca il muro nello sviluppo della sicurezza e dell’insicurezza? I muri contribuiscono a creare un senso di insicurezza tanto quanto attenuano le paure e creano un senso di sicurezza per chi è “dietro la linea”? Quale tipo di sicurezza è associata ai muri di confine? Questo libro esplora il problema di come il ritorno delle recinzioni e dei muri di confine come strumento politico possa essere sintomatico di una nuova era negli studi sui confini e nelle relazioni internazionali. Adottando un approccio multidisciplinare, questo volume esamina i problemi che includono problemi di sicurezza; la ricorrenza e / o il declino del muro; discorsi a muro; approcci legali al muro; l ‘”industria delle pareti” e la tecnologia delle frontiere, nonché il loro simbolismo, ruolo, obiettivi ed efficienza.
DA CHE PARTE DEL RECINTO SEI ?; Ogni storia ha due lati, così come ogni muro. Siamo in una nuova era di tribalismo e le barricate stanno salendo; Denaro, razza, religione, politica: queste sono le cose che ci dividono. Il muro di Trump dice tanto sul passato diviso in America quanto sul suo futuro. Il Grande Firewall della Cina separa “noi” da “loro”. In Europa, la combinazione esplosiva di politica e migrazione minaccia la stessa democrazia liberale; Coprendo la Cina; Gli stati uniti; Israele e Palestina; Medio Oriente; il subcontinente indiano; Africa; Europa e Regno Unito. Il nostro passato e il nostro presente per rivelare le linee di faglia che modelleranno il nostro mondo per gli anni a venire.

 

11 – LULA’S FREEDOM REKINDLES HOPE ACROSS LATIN AMERICA WRITTEN, Lula is free, and this has rekindled hopes across Brazil and Latin America. “A man who has become a symbol is returned to us,” said former Uruguayan President Pepe Mujica. He is a symbol for dignity, justice and social equality, a symbol for the fight against poverty and for national sovereignty. by Roberto Livi.
Released from prison after spending 580 days in jail, the former Brazilian president insisted once more: “It is not me whom they wanted to imprison, but an idea.” And he is willing to promote that idea of social justice and the integration of Latin America “more forcefully than before.”
Just emerged from Curitiba prison, Lula has already become the figure of the “anti-Bolsonaro”—the nemesis of the president of racial and gender hatred, in the pocket of the landowners who are destroying the forests and Pentecostal fundamentalists, whose most notable policy is “guns for everyone.” And who also represents subservience to Donald Trump’s United States, as he demonstrated three days ago at the UN, when Brazil (in the company of Israel) voted in favor of the criminal embargo against Cuba.
Lula is also a symbol for a continent that has been on fire with protests for over a month. This is not, however, a new Red October. The protesters are not marching with the image of Che Guevara or singing the Internationale. The rebellion and discontent that began near the Rio Bravo and stretched all the way down to Patagonia, involving the indigenous and young people, women and the middle classes, is against a neoliberal politics that is pushing them down—as an increasingly large share of the continent’s 600 million inhabitants, now 10.2%, is living in poverty—all of them kept far removed from a socio-economic elite which is appropriating the greatest part of the wealth. The elite is also endangering the future of young people, with an environmental policy dangerously subservient to the dogmas of consumer society.

The Latin American subcontinent is not the poorest region of the planet, but it is the one with the highest levels of inequality. Out of the 10 countries with the highest Gini index—a measure of socio-economic inequality—only two are not Latin American (South Africa and Rwanda).

If we add to this situation the fact that Latin America is the region that has suffered the most from the global crisis—it will grow by just 0.2% year over year, according to the IMF—it is understandable why the common spark that unites these outbreaks of rebellion is the cry of “ya basta” of the Chilean youth, who want to do away with the legacy of Pinochet and the Chicago Boys. The latter, as Joseph Stiglitz recounted (in his The Price of Inequality), have been preaching for 30 years that neoliberal policies would produce wealth at a more rapid rate, whose benefits would then propagate downwards, ensuring a better life for all. Stiglitz foresaw that the evidence on record—showing that such policies don’t produce much more than inequality—would lead to a distrust in the ruling elites and would erode the rule of law.

The contempt for the type of politics pursued by governments and the ruling classes does not, however, imply disillusionment about politics as such. Quite the contrary: the current struggles—especially in Chile—and the results of the latest elections show that there is a civil society that wants to be a protagonist on the political stage. What is taking place cannot be interpreted (only) according to the left-right axis. According to Marta Lagos, head of Latinobarometro, “today, the people don’t vote for the left or the right, but for those who are proposing solutions to their problems.”

The redistributive policies implemented by progressive governments during the decade of the Latin American “pink tide”—following Lula’s first election victory in 2003—which were then continued in Venezuela and Bolivia, have not changed the orientation of the system of extractivist development based on the exploitation of commodities. Furthermore, they have also failed to increase grassroots participation and ensure a widespread political culture.

Lula is free for now, but he has not been acquitted. Only if he can get his appeals court sentence overturned will he be able to return to active politics and enter the battlefield to win the presidency of Brazil. However, as Mujica said, he is already able to represent the progressive and pragmatic leader who can channel the people’s voice as it arises from the popular uprisings.

He is an example for the leaders of the “pink tide”—Mujica, Correa (Ecuador), Lugo (Paraguay), Roussef (Brazil)—which met this week in Buenos Aires along with 20 other progressive leaders of the Gruppo di Puebla, called by the newly elected Argentinian president Alberto Fernandez to outline a program of integration for Latin America and economic and social policies to address the crisis that is gripping the subcontinent.

The leaders of Cuba, Venezuela and Nicaragua, who form the radical wing of the progressive pack, have chosen not to participate.

But Havana, along with Caracas, remains on the front lines, taking the flak from the attacks that are coming from the powerful neighbor to the north. The events taking place in Bolivia, where we are seeing an ongoing coup which has been planned for months by the US Embassy and is being implemented by the civic committees led by Camacho, threatening secession of the three great population centers—Santa Cruz, Cochabamba and Sucre—if President Evo Morales doesn’t resign, is particularly worrying for the Cuban leadership. Donald Trump has put into place no less than 187 measures against the island since he was elected. The embargo has become a ruthless economic and trade war, but it has not been able to bring Cuba to its knees.

 

12 – ECCO COME LA LEGA AVREBBE PAGATO DECINE DI PROPRI DIPENDENTI CON I SOLDI DEGLI ITALIANI.
A riferirlo è un’indagine condotta da Fanpage. ROMA – La Lega avrebbe pagato decine di propri dipendenti con i soldi degli italiani. A riferirlo è Fanpage che nelle ultime settimane ha condotto un’indagine raccogliendo anche delle dichiarazioni di una fonte che ha lavorato fino al 2017 all’interno dell’amministrazione del Carroccio. La persona è venuta a conoscenza dei fatti “direttamente da Giorgetti, oltre che dai vari dipendenti di via Bellerio“. L’escamotage della Lega: l’inchiesta di Fanpage L’inchiesta di Fanpage è iniziata nei mesi scorsi. Le indagini si riferiscono al quinquennio 2013-2017 quando il Carroccio ha incassato contributi pubblici per circa due miliardi di euro. E questo considerando solo la Regione Lombardia ma a questi vanno aggiunti anche quelli delle amministrazione che ai quei tempi erano gestite dal partito di via Bellerio.
Questi ricavi sarebbero stati utilizzati per pagare una decina di dipendenti della Lega. Si tratta di una legge che pone dei limiti visto che questi soldi possono essere utilizzati solo per le attività di partito. “I gruppi consiliari – precisa la legge – non possono utilizzare, neppure parzialmente, i contributi erogati dal Consiglio regionale per finanziare direttamente o indirettamente le spese di funzionamento degli organi centrali e periferici dei partiti
Le dichiarazioni della fonte La conferma di questi pagamenti è arrivata da una fonte citata da Fanpage: “Ricordo che Giorgetti chiedeva al presidente del gruppo regionale della Lega in Lombardia, che all’epoca era Stefano Galli, quanti soldi aveva a disposizione per pagare il personale che lavorava in via Bellerio […]. Erano persone che seguivano le attività dei vari sindaci sparsi sul territorio, gli enti locali, organizzavano le feste di Pontida o di Venezia, tutto questo genere di attività. Io ero lì, le vedevo tutti i giorni al lavoro. E’ andata avanti per molti anni, almeno fino al 2017, dopodiché non so, perché da allora non faccio più parte del partito.

 

13 – L’ON. LA MARCA (PD) AL 25° ANNIVERSARIO DELLO JUVENTUS CLUB DI BOSTON. L’On. Francesca La Marca ha partecipato sabato 16 novembre al 25° anniversario dello Juventus Club di Boston, che si è celebrato presso il Watertown Sons of Italy. Accolta dal Presidente del Club Ross Zagami, dal Cav. Domenico Susi e da Alberto Mustone, rispettivamente Vicepresidente e Tesoriere del Comites di Boston, la parlamentare, nel suo intervento, dopo avere ringraziato per il gentile e gradito invito, ha ricordato che lo stesso anno della sua elezione ha avuto il primo incontro con la comunità di Boston proprio in occasione dell’annuale evento organizzato dallo Juventus Club, sempre disponibile, per merito dei suoi dirigenti, all’accoglienza e al dialogo. ROMA 18 NOVEMBRE 2019
La celebrazione dell’anniversario – ha sottolineato la parlamentare – riveste un significato che va ben oltre la passione e il tifo per una squadra. La Juventus, infatti, è la squadra italiana che ha il maggior numero di tifosi e la sua storia, in Italia e all’estero, è diventata sinonimo di italianità. La passione sportiva, come dimostrano le grandi manifestazioni che si sono avute anche all’estero ogni qualvolta l’Italia ha vinto qualche importante competizione mondiale, è sicuramente un elemento della nostra identità, come l’evocazione della “pizza” e dell’”espresso”.
“Nel mio ruolo di deputata al Parlamento italiano – ha sottolineato La Marca – combatto ogni giorno per rappresentare con un senso di dignità gli italiani del Nord America e per sollecitare attenzione verso le questioni per loro più pressanti”.
La parlamentare ha poi concluso il suo saluto con queste parole: “La passione e il senso di comunità che vedo e sento qui, anche questa sera, mi fanno essere orgogliosa di essere la figlia di immigrati italiani e mi danno la giusta motivazione per continuare a lottare per tutti noi. Il mio auspicio, in questa speciale occasione, è che il vostro impegno per unire la comunità italiana attraverso l’attività del club si sviluppi anche in futuro, soprattutto a beneficio dei più giovani”.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America

 

14 – SOLIDARIETÀ CON GIOVANNI IMPASTATO. L’incendio doloso dei locali della pizzeria di Giovanni Impastato è l’ennesima dimostrazione di quanto ancora questo cognome sia ingombrante nella storia di questo Paese. Dopo un altro attentato nel 2011, dopo che il locale, in seguito ad un esposto anonimo era stato chiuso per motivazioni di ordine burocratico amministrativo e se ne attendeva la riapertura, questa è l’ennesima vigliacca offesa. Evidentemente La Casa Memoria e la stessa pizzeria che ha ospitato tanti incontri antimafia rappresentano dei presidi democratici che danno fastidio. Per Rifondazione Comunista ogni attacco fatto alla famiglia e alla memoria di Peppino rappresentano un attacco alla nostra storia e al nostro patrimonio politico e ideale. Alle istituzioni il compito di cercare i responsabili di tale atto, a Giovanni Impastato e alla sua famiglia la solidarietà di tutta Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo, Segretario nazionale PRC-S.E.

Per la seconda volta, hanno incendiato la pizzeria di Giovanni Impastato, fratello di Peppino. E’ l’ennesimo segnale inquietante che registriamo contro i simboli della lotta alla mafia in Sicilia. Domenica 10 Novembre abbiamo manifestato a Troina contro i danni causati dolosamente all’Azienda Speciale Silvio Pastorale del Comune. E dopo l’incendio della libreria Pecora Elettrica di Centocelle. Il clima di odio, di razzismo, di paura diffuso nel paese da Lega e Fratelli d’Italia, offre uno spazio oggettivo ai gruppi neofascisti e alle organizzazioni mafiose, le une e gli altri quasi sempre legati da un intreccio eversivo e criminale, non sufficientemente contrastato dalle e nelle istituzioni.
A Giovanni Impastato, alla sua famiglia, ai dipendenti della pizzeria va l’incondizionata solidarietà di Rifondazione comunista, e l’impegno dei nostri militanti per la liberazione della Sicilia dalla mafia e dai suoi meccanismi di accumulazione violenta e illegale.
Mimmo Cosentino, segretario regionale Prc Sicilia

 

15 – MERLO: “NEL 2020 NUOVA AGENZIA CONSOLARE ALLE CANARIE”. IL GOVERNO HA DECISO DI APRIRE UNA NUOVA AGENZIA CONSOLARE A TENERIFE, notizia annunciata proprio dal Sottosegretario Merlo nelle scorse settimane, “per essere ancora più vicini ai nostri connazionali” ha sottolineato il senatore
Rispondendo quindi agli Onorevoli interroganti, il Sottosegretario Merlo ha innanzitutto sottolineato “come il governo riservi la massima attenzione all’efficienza della rete consolare, specie nei Paesi con importanti comunità italiane come la Spagna. Anche in quel Paese, infatti, negli ultimi anni si è assistito a un forte incremento della presenza dei connazionali, in particolar modo nelle Isole Canarie”.
Per questo alle Canarie il governo ha deciso di aprire una nuova agenzia consolare, notizia annunciata proprio dal Sottosegretario Merlo nelle scorse settimane, “per essere ancora più vicini ai nostri connazionali” ha sottolineato il senatore.
“Nelle Isole Canarie, a circa tre ore di volo da Madrid, gli italiani – ha spiegato Merlo durante il suo intervento in Commissione – sono ormai la più numerosa comunità tra quelle straniere: con circa 32 mila iscritti all’anagrafe consolare, essi rappresentano oltre un quarto dei 107 mila italiani di competenza della circoscrizione consolare di Madrid. Secondo gli ultimi dati disponibili da parte spagnola, i connazionali stabilmente residenti nell’arcipelago – ove peraltro già operano due Consolati Onorari (a Las Palmas e Tenerife) – risultano essere in realtà oltre 50 mila, un numero quindi ben superiore a quello dell’anagrafe consolare. In aggiunta, non va dimenticato l’intenso flusso turistico con l’Italia, grazie ai tanti collegamenti aerei diretti con diverse città italiane”.

“In tale quadro il governo ha recentemente deciso di avviare le procedure interne alla Farnesina per istituire un’Agenzia consolare nelle Isole Canarie”, ha confermato l’esponente del governo, per poi proseguire: “L’Ufficio avrà sede con tutta probabilità ad Arona, località nel sud dell’isola di Tenerife dove nelle prossime settimane si recherà in missione una delegazione dell’Ambasciata per individuare gli spazi più idonei ad ospitare l’istituendo Ufficio consolare. La scelta dell’Isola di Tenerife è giustificata dal consistente numero di connazionali ivi residenti, stabilmente o temporaneamente, nonché dall’intenso flusso turistico con l’Italia. Arona in particolare è la località nella quale risiede la maggioranza dei nostri connazionali presenti sull’Isola”.
“Al fine di assicurare un miglioramento dei servizi consolari a favore della nostra collettività in tempi brevi, sulla base di espresse istruzioni da parte della Farnesina, l’Ambasciata a Madrid ha già richiesto alle Autorità spagnole l’autorizzazione all’apertura nelle Isole canarie di uno “Sportello consolare”, ufficio distaccato dell’Ambasciata che rimarrà attivo sino alla piena operatività del nuovo Ufficio consolare di carriera. Con riferimento alle tempistiche, si auspica che lo “Sportello consolare” possa essere aperto nei primi mesi del prossimo anno mentre l’Agenzia Consolare, viste le procedure amministrative e tecniche necessarie alla sua piena operatività, potrà probabilmente iniziare a fornire servizi al pubblico nel corso del secondo semestre del 2020”.

 

16 – MANIFESTO LABOUR, IL COMPAGNO CORBYN PUNTA SUL ROSSO. VERSO IL 12 DICEMBRE. SANITÀ PUBBLICA, ALLOGGI POPOLARI, RICONVERSIONE ENERGETICA, UN SECONDO REFEREDNUM SULLA BREXIT: LA SFIDA A JOHNSON È LANCIATA, di Leonardo Clausi
Si vota il 12 dicembre, l’ennesima volta in cinque anni. No, Godot-Brexit non è arrivato, chissà se e quando lo sarà. Finora è stata una campagna elettorale moscia, floscia, in differita, al buio e al freddo. A iniettargli adrenalina è il programma elettorale del New “Old” Labour di Jeremy Corbyn, presentato ieri a Birmingham. Prende le mosse da quello del 2017, che aveva svaporato i sogni di vanagloria – e di maggioranza assoluta – di Theresa May, consentendo al Labour un cospicuo recupero sui Tories. Ma va oltre. Prevede un potenziamento e una massiccia de-privatizzazione della sanità pubblica, cure dentali gratuite, centomila nuovi alloggi l’anno entro il 2024 per dare una casa ai senzatetto, riconversione energetica verso le rinnovabili e ritorno all’occupazione “verde” delle zone deindustrializzate, nazionalizzazione di energia elettrica, gas, acqua, poste, banda larga gratuita. Stop alla macelleria sociale e dell’austerity vampiresca del controverso sistema Universal credit degli etoniani, con la reintroduzione di un modello di sussidi umano e il blocco dell’età pensionabile a sessantasei anni; e fine delle tasse universitarie più care d’Europa, nazionalizzazione delle ferrovie e autobus gratuiti per chi ha meno di venticinque anni. Aumento del salario minimo da otto a dieci sterline l’ora. In politica estera, un nuovo internazionalismo, che significa, essenzialmente, basta servire la mitragliatrice americana quando spara democrazia in lungo e in largo.

CORBYN SPERA gli valga le chiavi di Downing Street: proprio lui, che ha passato la vita a urlarci davanti con dei cartelli al collo. Mettiamola così: se per alcuni non si era mai visto niente di simile, ambizioso, redistributivo dai tempi dei Levellers, per altri non è che il minimo indispensabile. E alcune delle politiche più ambiziose, come mantenere la libertà di movimento delle persone, l’abolizione delle scuole private votate dalla base all’ultimo congresso e la sacrosanta decarbonizzazione dell’economia entro il 2030, sono state abbandonate, soprattutto per pressione dei sindacati.

Eppure anche il solo scorrere queste proposte, accolte dai consueti, striduli “chi paga?” dei media di regime incapaci di considerare una società che non sia solo per azioni, fa l’effetto di un tonico. A pagare saranno i troppi miliardari dai capitali in perpetua fuga, le compagnie petrolifere che ammassano profitti assassinando la biosfera: la cuspide dell’un percento, che ha nella City la propria capitale europea. Quanto a Brexit, ci sarà un secondo referendum dopo che si sarà rinegoziato un accordo che prevede la permanenza nell’Unione doganale dell’Ue e “prossimità” al mercato unico. I cittadini europei residenti in Uk non dovrebbero passare più attraverso la trafila di richiesta del settled status.

QUESTA È L’UNICA occasione – per lui settantenne e per i suoi concittadini più giovani che non vogliono invecchiare in una terra ecologicamente e socialmente desolata – di raddrizzare la società più privatizzata e diseguale d’Europa, dove la stampa è quasi del tutto in mani private, mendaci e destrorse, dove la crisi economica la pagano le vittime arricchendo i perpetratori, dove le vendite di Suv aumentano man mano che la catastrofe climatica priva di acqua e terra coltivabile il Sud del mondo; o anche solo dove la persistenza di una famiglia sur-reale ammantata in ermellino sta a dimostrare che no, la legge non è uguale per tutti (cfr. il rampollo Andrew). Anche solo questo basterebbe perché l’atroce angoscia baudelairiana sconficcasse il suo nero vessillo dal nostro cranio. Dopotutto se una cosa del genere succede qui, nella capitale mondiale della disuguaglianza, può davvero succedere ovunque.

IL DISTACCO NEI SONDAGGI? Sedici punti dai Tories, ma Boris Johnson si sta confermando elettoralmente mediocre, capace solo di ripetere Get Brexit done, lo slogan Tory che ricorda la strong and stable leadership di Theresa May.

Con buona pace dei Giufà della post-politica, dopo tanto giocare a rimpiattino, destra e sinistra sono tornate visibili. C’è solo da sperare che, come col blairismo neoliberale, il resto d’Europa si affretti a imitare il corbynismo socialista. Sarebbe la fine del There Is No Alternative blair-thatcheriano, del realismo capitalista di Mark Fisher: la classe, dopotutto, non è acqua.

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