On. Angela Schirò (Germania): Sono stata eletta con il PD e resto nel PD

“È una scelta che ho fatto dopo un sincero e profondo travaglio, con assoluta libertà da qualsiasi forma di condizionamento, con ri- spetto della mia sensibilità politica e culturale e, soprattutto, con lealtà per gli elettori che ci hanno affidato il mandato di rappresentarli. Mi ha guidato l’intento di dover portare il mio modesto contributo alla ricostruzione e all’unità del centrosinistra, e non alla sua ulteriore frammentazione.

Sono nata e vivo in un Paese europeo e guardando alle esperienze dei partiti che hanno salvaguardato la pace e la libertà del nostro continente, e ne hanno guidato lo sviluppo, ho imparato a considerare l’unità, pur in una libera dialettica di posizioni, come una condizione importante per costruire una prospettiva democratica.

Spesso si dice che gli italiani all’estero sono poco considerati nella politica italiana. In parte è vero, ma per superare queste difficoltà anche noi dobbiamo cercare di portare un contributo originale e un valore aggiunto. Per questo mi sono detta che una delle cose positive che un eletto nella circoscrizione estero possa fare nella difficile situazione italiana è portare elementi di confronto con esperienze positive realizzate altrove.

Sono molto legata a diversi amici che in questi giorni hanno fatto una scelta diversa e continuerò con immutato affetto a rispettarli, sicura che i nostri comuni obiettivi ci porteranno spesso a percorrere la stessa strada. Tuttavia, non posso tacere che considero un errore la scelta di separarsi dal PD all’indomani della difficile formazione di una inedita maggioranza di governo, che costituisce per tutti noi una sfida impegnativa.

Non riesco a trovare motivazioni convincenti per questa separazione.

Non le trovo sul piano politico perché, al di là delle rassicurazioni formali, nessuno può convincermi che questa ulteriore fram- mentazione non indebolisca la prospettiva che in comune ci siamo dati e per la quale dobbiamo lavorare con la serietà che ci con- traddistingue, ma soprattutto con grande senso di responsabilità.

Non ne trovo sul piano strategico perché il problema che abbiamo in Italia – e direi nel mondo – di fronte ad una destra aggressiva e inquietante, è quello della ricostruzione del centro-sinistra, realizzando ponti di dialogo e di collaborazione e non creando ulteriori frammentazioni.

Non ne trovo sul piano sociale e dell’impegno civile, perché il centro-sinistra ha bisogno semmai di ritrovarsi e rilanciarsi attra- verso l’incontro, non la separazione, delle sue componenti sociali, culturali e politiche più importanti.

Non ne trovo, soprattutto, come cittadina italiana all’estero ed eletta nella circoscrizione Estero.

Il PD è il primo partito tra gli elettori all’estero. Credo sia avvenuto perché noi che viviamo fuori dai confini abbiamo bisogno di avere come riferimento una formazione politica che si dimostri capace di fare dell’Italia un paese serio, credibile sul piano interna- zionale, democratico, aperto e sensibile al rinnovamento.

Intaccare questo patrimonio di credibilità è sbagliato e dannoso per tutti e, quel che più dispiace, non fa bene all’Italia. In più, la pro- spettata riduzione del numero dei parlamentari rende la circoscrizione Estero, nominalmente proporzionale, sempre più maggioritaria. La frammentazione nel nostro campo rischia quindi di consegnare ad altri la funzione di guida politica che finora abbiamo avuto noi tra gli italiani all’estero.

Non sento di poter condividere, infine, questa voce, che pure corre in questi giorni, di una marginalità delle questioni degli italiani al- l’estero nelle politiche del PD. Che ci sia ancora molto da fare per conquistare spazi di protagonismo e di visibilità nell’orien- tamento delle classi dirigenti e nella considerazione del PD, non c’è dubbio. Tuttavia, dati alla mano, se c’è un partito che a livello di scelte di governo ha considerato i bisogni e le potenzialità degli italiani nel mondo, questo è il PD e solo il PD.

Tanto per non andare lontano lo dimostra nella precedente legislatura quanto si è fatto per recuperare risorse per la lingua e la cultura italiana, per reintegrare i fondi per gli organismi di rappresentanza, per invertire dopo dieci anni la tendenza alla diminuzione del personale dei consolati, per sostenere l’internazionalizzazione del sistema paese attraverso le camere di commercio, e così via.

Ripeto, c’è ancora molto da fare. Anzi, questo strappo dobbiamo coglierlo come un’occasione per pretendere, dentro e fuori il partito, maggiore attenzione e rispetto, il superamento di una storica marginalità nella quale le questioni dell’emi- grazione, vecchia e nuova, sono in genere relegate. Ma questo obiettivo si può raggiungere certamente meglio non fuori ma dentro una forza capace di garantire equilibrio e prospettive di governo e la credibilità internazionale di cui abbiamo bisogno.

L’unica forza – mi preme ricordarlo – che può far pesare questa costante contrattazione per i diritti degli italiani all’estero è il Partito Democratico che, con la sua ampia e articolata rete di circoli, ha saputo garantire partecipazione, confronto e la possibilità di far pesare le istanze che ci stanno a cuore.

Queste considerazioni, fatte con sincera sofferenza, mi inducono a chiedere ad amici e compagni carissimi di riflettere e di non di- struggere in un giorno ciò che è stato costruito in anni di lavoro e di sacrifici. Chi può si fermi in tempo, chi è incerto rifletta meglio prima di decidere. A chi vorrebbe qualcosa di più dal centro-sinistra e dal PD dico: restiamo uniti per cambiare il PD e la po- litica, senza ricominciare ancora una volta da capo. I problemi dell’Italia e i tempi che la nostra democrazia sta vivendo non ci con- sentono di vivere avventure, sia pure in buona fede.

Angela Schirò

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