“Robots for equality”: On line la rivista Nuovo Paese di FILEF Australia

I robot per l’uguaglianza
di Frank Barbaro
 
Nella sempre dinamica relazione tra capitale e lavoro, la fase della robotica e dell’intelligenza artificiale (IA) si rivelerà la più aggressiva.
Un’indicazione non irrilevante dell’audacia del capitale nel dominare il processo è la pronta accettazione degli impatti dirompenti di nuovi modi di fare impresa.
Molto probabilmente simili tentativi di mettere a soqquadro intere comunità o società sarebbe stato messo fuori legge.
Ma se lo scopo è il profitto, in realtà tali tentativi vengono accolti e lodati, spesso in quest’ordine, mentre i nuovi monarchi del denaro diventano i moderni eroi imprenditoriali.
Questi magnati della tecnologia segnalano un forte rinnovamento e il loro successo improvviso è fortemente seduttivo.
La ricca lista della Financial Review di quest’anno, per entrare nella quale devi avere almeno $ 472 milioni, ha avuto una cifra record di 14 australiani la cui fonte di ricchezza era legata alla tecnologia, due dei quali catapultati tra i primi 10.
I partecipanti sono relativamente giovani e la loro ricchezza si è accumulata relativamente rapidamente rispetto a fortune più classiche come quelle derivanti da proprietà immobiliari, dal commercio o dalle risorse primarie, per esempio minerarie, o dall’agricoltura.
Questa trasformazione economica si intensificherà e aggraverà le disuguaglianze di reddito che perseguitano le nazioni e il mondo come evidenziato da un recente rapporto di Oxford Economics (vedere pagine 18 e 19 in questo numero).
Il rapporto stima una perdita di 20 milioni di posti di lavoro di produzione a causa dei robot entro il 2030 e classifica la vulnerabilità di sette economie avanzate chiave.
Sebbene il rapporto menzioni la creazione di nuovi posti di lavoro, non è specifica in questo, ed è poco probabile che corrispondano alla quantità e alla qualità dei posti di lavoro persi.
L’economia agricola, che nell’agricoltura preindustriale era la fonte di quasi tutti i posti di lavoro, oggi ne fornisce meno del 5%. I licenziamenti dall’industria manufatturiera, dai servizi, e persino dai lavori professionali sarà ancora più drammatica man mano che i robot e l’intelligenza artificiale diventano più diffusi e più sofisticati.
Questo non deve essere necessariamente negativo se la produttività fosse condivisa e il tempo libero generasse il potenziale per una maggiore socialità e creatività dell’individuo in modi che erano comuni in tutte le società tradizionali dove la stratificazione economica era minima.
 
 
 
 
Robots for equality

by Frank Barbaro 

 
In the ever dynamic relationship between capital and labour the phase robotics and artificial intelligence (AI) are introducing will prove the most aggressive yet.
A not insignificant indication of capital’s boldness in dominating the process is the ready acceptance of disruptive impacts of new ways of doing business.
Any other attempt to disrupt communities or societies would most probably be outlawed.
But, if its purpose is profit then it is actually accommodated and lauded, often in that order as the new monarchs of money become the latest entrepreneurial heroes.
These technology tycoons signal a powerful renewal and their overnight success is powerfully seductive.
This year’s Financial Review’s rich list, which you needed $472 million to qualify, had a record 14 Australians whose source of wealth was technology related, with two of those catapulting into the top 10.
Theses entrants are relatively young and their wealth accrued relatively quickly as opposed to more classical fortunes such as those derived from property, retail and resources.
This economic transformation will intensify and will aggravate the income inequality beleaguering nations and the globe as a recent report from Oxford Economics highlighted (see pages 18&19).
The report estimates a loss  of 20 million manufacturing jobs to robots by 2030 and ranks the vulnerability of seven key advanced economies.
Although the report mentions that new jobs will be created it is not specific and it is unlikely that they would match the quantity and quality of those lost.
The agricultural economy, which in pre-industrialisation farming was the source of nearly all jobs, today provides with less than 5 per cent of jobs.
The redundancy of manufacturing, service and even professional jobs will be even more dramatic as robots and AI become more widespread and more sophisticated.
This need not be a negative if the productivity is shared and free time introduces the potential for individuals to be social and creative in a way that common in all traditional societies where there was minimal economic stratification.
 
 
 

Scarica Nuovo Paese – Luglio 2019

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