SCHIRÒ (PD): CON IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI APERTA LA CACCIA AI DIRITTI DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

“Con l’approvazione in seconda lettura al Senato del disegno di legge di modifica costituzionale con il quale si riduce il numero dei parlamentari, compresi gli eletti nella circoscrizione Estero, la maggioranza Lega-5Stelle-MAIE, con il sostegno di Fratelli d’Italia, ha aperto la caccia ai diritti primari degli italiani all’estero. Se a questo atto si combina la proposta di legge del Sen. Petrocelli che, prevedendo la preventiva prenotazione per votare all’estero, allontanerà dal voto centinaia di migliaia di persone, il disegno diventa chiaro.
Nel mirino, presto o tardi, finirà la stessa circoscrizione Estero, con buona pace dell’effettività del diritto di voto degli italiani all’estero, voluta dalla Costituzione, e dell’autonomia della loro rappresentanza.
Insomma, gli italiani all’estero sono buoni a inviare le rimesse in Italia nei momenti di maggiore difficoltà e a sostenere il made in Italy nelle fasi di stagnazione interna, mentre diventano invisibili o ingombranti quando si tratta di riconoscerne la parità di diritti con tutti gli altri cittadini.
‘È per risparmiare’, cantano i grilli. Allora, anziché sfasciare la democrazia rappresentativa, voluta dai Padri costituenti, perché non limitare le indennità? ‘Lavorano poco’, fanno eco i qualunquisti di ogni stagione. Basterebbe, allora, evitare di svuotare il lavoro parlamentare imponendo in continuazione decreti governativi per dare un’idea vera della quantità e della qualità del lavoro che si compie realmente in Parlamento.
E poi, c’è un lavoro quotidiano e fittissimo che non affiora, ma che è reale e utile. Come quello di seguire i problemi pensionistici, le disfunzioni scolastiche, le carenze dei servizi consolari e via dicendo, con riferimento ai territori e alle situazioni specifiche. Già oggi è difficile star loro dietro; se non ci saranno più rappresentanti o un numero insufficiente chi raccoglierà questi bisogni, chi li porterà nei centri decisionali, chi li trasformerà in lavoro parlamentare e in sollecitazioni al governo e alla macchina amministrativa?
Si decide di tagliare e svuotare la rappresentanza proprio mentre l’emigrazione è ripresa e aumenta in modo esponenziale il numero degli italiani all’estero, proprio mentre le esigenze si moltiplicano e si differenziano.
Con la chiamata all’ordine che i partiti di maggioranza hanno fatto verso i loro disciplinati soldatini è probabile che il provvedimento passi anche alla Camera e diventi definitivo. L’ultimo appello potrebbe essere il referendum confermativo, se richiesto nelle forme prescritte, che si dovrebbe tenere nella primavera del prossimo anno.
Anche se il confronto si svolgerà, come è facile prevedere, in un mare di demagogia, noi continueremo a dire ai cittadini all’estero la verità, tutta la verità e solo la verità perché i diritti primari degli italiani all’estero – cittadini di pieno diritto, non mi stancherò mai di ripeterlo -, non si possono barattare con quattro voti. Questo, almeno, è il senso del nostro modo di fare politica”. 
 

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