L’altra Italia degli italiani all’estero. “In fuga dalle scarse opportunità”

di Roberto Greco

Fondazione Migrantes: fuori dai confini nazionali circa 6 milioni di cittadini, cresciuti del 91% dal 2006 con una percentuale a tripla cifra per gli over 65. La Sicilia la regione d’origine della comunità più numerosa: 815 mila isolani sparsi per il Pianeta

Il diritto di migrare e il diritto di restare nella propria terra camminano insieme nella storia contemporanea. Si tratta, in entrambi i casi, di diritti legati alla libertà, il valore per eccellenza, quello per il quale gli uomini lottano da sempre, quello per cui ancora ci si ritrova oggi in un mondo senza pace ma ricco di conflitti armati. Una libertà che è sempre più individuale e che si conquista con la forza lasciandone l’altro privo. La libertà che non dovrebbe mai mancare in nessun individuo, ma che sembra invece mancare sempre di più e con sempre più facilità in modo improvviso.

Gli stessi italiani nei loro processi di mobilità mai interrotti, sembrano sempre più mossi dalla necessità e non dalla libertà di scegliere cosa fare, se partire o restare. Il diritto a restare, il diritto a migrare, il diritto di ritornare sono tre facce dello stesso dilemma esistenziale provato dal migrante. Il ritorno presuppone un territorio e una comunità che siano rimaste ad aspettare, che ti riconoscano e che ti valorizzino nel cambiamento che la migrazione ha necessariamente prodotto nella persona migrante, nel suo status di persona, lavoratore, genitore, membro di una coppia e di una comunità e nei suoi ruoli.
L’Italia fuori dei confini nazionali è costituita oggi da circa 6 milioni di cittadini e cittadine. L’analisi dei numeri incrocia la storia del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes la cui prima edizione risale a diciotto anni fa. La presenza degli italiani all’estero è cresciuta, dal 2006, del +91%. Le italiane all’estero sono in sostanza raddoppiate (99,3%), i minori sono aumentati del +78,3% e gli over 65 anni del +109,8%.

L’Italia continua inesorabilmente a perdere residenti

I nati all’estero sono cresciuti, dal 2006, del 175%, le acquisizioni di cittadinanza del 144%, le partenze per espatrio del 44,9%, i trasferimenti da altra Aire del 70%. Al 1° gennaio 2023 i connazionali iscritti all’Aire sono 5.933.418, il 10,1% dei 58,8 milioni d’italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia continua inesorabilmente a perdere residenti, in un anno -132.405 persone, ossia -0,2%), l’Italia fuori dell’Italia continua a crescere anche se in maniera meno sostenuta rispetto agli anni precedenti. Il 46,5% dei quasi 6 milioni di italiani residenti all’estero è di origine meridionale (il 15,9% delle sole Isole), il 37,8% del Settentrione (il 19,1% del Nord Ovest) e il 15,8% del Centro. Negli ultimi 20 anni, quindi, e poi ancora di più nell’ultimo decennio, abbiamo assistito non solo a un revival del fenomeno, ma a un drastico cambiamento dello stesso.

Rispetto alle caratteristiche tradizionali – origine meridionale, protagonismo dell’oltre-oceano, emigrazione familiare – la mobilità degli italiani più recente, caratterizzata da partenze dalle regioni del Centro-Nord dopo, nella maggior parte dei casi, un periodo più o meno lungo di mobilità interna Sud-Nord, sta riscrivendo la storia dell’Italia legata ai flussi migratori dei suoi residenti.

Dalla Sicilia i numeri più alti

La Sicilia è la regione d’origine della comunità più numerosa, oltre 815 mila. Seguono la Lombardia, quasi 611 mila, la Campania, 548 mila, il Veneto, 526 mila, e il Lazio quasi 502 mila. Il 48,2% dei 6 milioni di italiani all’estero è donna, oltre 2,8 milioni. La presenza delle italiane cresce in maniera sostenuta: dal 2006 ad oggi è praticamente raddoppiata (+99,3%).

Al contrario di quanto capita per gli italiani in Italia, l’Italia che risiede all’estero è sempre più giovane. Crescono le classi di età centrali costituite da giovani, giovani adulti e adulti maturi: il 23,2%, oltre 1,3 milioni, ha tra i 35 e i 49 anni, il 21,7%, più di 1,2 milioni, ha tra i 18 e i 34 anni. Guardando alle classi di età più mature il 19,5%, oltre 1,1 milioni, ha tra i 50 e i 64 anni mentre gli anziani over 65 anni sono il 21,1%. Tra questi, la fascia più rappresentata è quella dei 65-74 anni (9,6%, 570 mila circa). I minori sono più di 855 mila (14,4%). Il 51% è all’estero da più di 15 anni, il 19,3% da meno di 5 anni. Il 49% è all’estero per espatrio, il 40,4% è nato all’estero da cittadini italiani.

L’attuale presenza italiana all’estero è europea. L’Europa accoglie oltre 3,2 milioni di connazionali (il 54,7% del totale) mentre il continente americano segue con oltre 2,3 milioni (40,1%). Oggi le comunità italiane più numerose si trovano in Argentina con oltre 921 mila iscritti, il 15,5% del totale, in Germania, oltre 822 mila, il 13,9%, e in Svizzera, oltre 639 mila, il 10,8%. Seguono Brasile, Francia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Nelle prime dieci posizioni si registrano ben tre continenti, America del Nord e Latina, Europa e Oceania, ma non occorre superare la 27° posizione perché tutti i continenti siano rappresentati.

Nell’ultimo anno, su quasi 209 mila iscrizioni per tutte le motivazioni, il 39,2% ha riguardato l’espatrio, motivo che, per la prima volta, è stato superato dalla nascita all’estero da cittadini italiani (43,4%, quasi 91 mila iscrizioni). Da gennaio a dicembre 2022 si sono iscritti all’Aire per la sola motivazione “espatrio” 82.014 italiani, il -2,1% rispetto all’anno precedente ovvero -1.767 iscrizioni.

Nonostante la generale riduzione, le caratteristiche complessive restano invariate rispetto al 2022: una mobilità prevalentemente maschile, il 54,6% sul totale iscritti, non coniugata, 67,1%, mentre i coniugati sono il 27,3%, giovane perché il 44,0% ha tra i 18 e i 34 anni o giovane adulta, il 23% ha un’età compresa tra i 35 e i 49 anni.

 

La mobilità è desiderio di rivalsa e crescita

La mobilità non è più sfuggire da situazioni di fragilità economica e occupazionale. La mobilità è desiderio di rivalsa e crescita. Questo bisogno si riscontra tanto nelle aree metropolitane medio-grandi quanto nelle città medio-piccole. Essa accompagna chi vive nelle aree depresse e chi risiede in zone ricche del nostro Paese, quei territori apparentemente privi di problemi ma che, nell’epoca della mobilità e della fluidità dell’identità, diventano per alcuni troppo stretti al punto da spingere a cercare, comunque, spazi vitali più ampi.

A differenza di quanto è avvenuto nelle precedenti ondate migratorie, in cui la tradizionale figura di donna migrante era spinta al trasferimento per riunire la famiglia e ricongiungersi agli uomini che l’avevano preceduta in cerca di fortuna, negli ultimi anni essa è stata sostituita da quella di una donna moderna e dinamica, motivata anche dalla prospettiva di una vita indipendente, di un maggior benessere economico e di una carriera professionale più gratificante. Proprio il discorso legato alla carriera sta spingendo molte donne, spesso con elevate competenze professionali, a spostarsi verso paesi con meno barriere di genere che ostacolano loro l’accesso alle posizioni di responsabilità, o ad alti livelli retributivi.


Delfina Licata, sociologa e referente area “Ricerca e documentazione” della Fondazione Migrantes

“Atteso un ulteriore aumento dei flussi verso l’estero nel 2024”

Delfina Licata, sociologa e referente dell'Area Ricerca e Documentazione della “Fondazione Migrantes”

Interviene al QdS Delfina Licata, sociologa e referente dell’Area Ricerca e Documentazione della “Fondazione Migrantes”. Studiosa delle tematiche legate alla mobilità umana e, in particolare, dell’emigrazione italiana all’estero e dell’immigrazione in Italia, è curatrice, coordinatrice e caporedattrice del Rapporto Italiani nel Mondo realizzato dalla “Fondazione Migrantes”.

Si tratta, quella pubblicata di recente, della 18° edizione del vostro rapporto…
“Al contrario di quanto si pensava diciotto anni fa, la mobilità degli italiani non è mai terminata e l’Italia non si è mai trasformata da paese di emigrazione a paese d’immigrazione ma ha continuato a essere un paese di mobilità tantoché oggi, all’interno dell’epoca delle migrazioni, l’Italia ne è pienamente inserita come paese di mobilità, con flussi in entrata e in uscita. Negli ultimi dati registriamo un’immigrazione ferma, con pochi arrivi, ma con una mobilità verso l’estero che, proprio come confermato dal rapporto, ha registrato una crescita del 91% portando la comunità ufficiale degli italiani residenti all’estero da poco più di tre milioni a sei milioni di cittadini iscritti regolarmente, il che significa con passaporto italiano, con cittadinanza italiana e, per i maggiorenni, con diritto di voto”.

Di là del dato ufficiale, siamo in presenza di una sottostima dovuta al c.d. sommerso?
“Sì, si tratta di sottostima accentuata dalla recente pandemia tant’è che abbiamo registrato dati inferiori nei primi mesi dell’anno, prima della pandemia raggiungevamo 120-130 mila individui mentre nel 2022 sono stati intorno agli 80 mila. Il clima d’incertezza ha inevitabilmente rinviato l’iscrizione all’Aire. Ci siamo resi conto che sono diverse le motivazioni di questa mobilità che sono cambiate negli ultimi anni e il sistema d’iscrizione all’Aire non corrisponde alle caratteristiche del nuovo modello di mobilità che oggi è in essere, che è fatta di circolarità e di precarietà sia temporale sia spaziale”.

Abbiamo dati che riguardano la scolarità dei protagonisti di questo nuovo modello di mobilità?
“Lo possiamo desumere dai dati d’iscrizione e cancellazione forniti dall’Istat, che però sono disponibili un anno dopo. Le indicazioni date dall’Istat ci raccontano che il 41% ha una licenza media, il 32% è diplomata, il 10% ha una laurea triennale e il 17% ha concluso un percorso post laurea. Il ventaglio di preparazioni e competenze è variegato e composito ed emerge anche il dato, nel campione a scolarità più bassa, che molti decidono di concludere il percorso di studi all’estero. Quelli altamente qualificati hanno un percorso migratorio ‘felice’ perché più strutturato, spesso con un contratto firmato prima della partenza e con l’affranco della buona conoscenza della lingua inglese”.

Quali sono le motivazioni?
“Dalle tante interviste da noi realizzate emerge il dato che la causa primaria non è il lavoro in quanto tale, ma quella della realizzazione del sé, una questione esistenziale composta da diversi elementi tra cui troviamo il lavoro, un maggior reddito ma anche un percorso di progettualità della persona, della coppia o famiglia che si vuole realizzare, o si è realizzata, all’estero. Emerge il desiderio di genitorialità ma la precarietà e la paura insita nei territori di partenza li fa decidere di realizzare questo desiderio all’estero”.

Le donne sono molto più mobili e autonome rispetto al passato…
“Negli ultimi 18 anni la mobilità femminile è più che raddoppiata. Solo dal 2006 a oggi la loro mobilità è cresciuta del 100%. Oggi, anche grazie all’aumento della loro scolarizzazione, le donne partono come single, non come componenti di una famiglia ed è all’estero che spesso trovano il loro partner costruendo famiglie bi-nazionali e bi-linguistiche, creando così un’interculturalità con protagonismo italiano. Ancora oggi le donne, inoltre, sono protagoniste della mobilità interna, spostandosi dal Sud verso il Nord”.

Oggi il flusso verso l’estero non riguarda solo il Sud, protagonista storico, ma ha coinvolto anche regioni del Nord Italia…
“Il dato va letto in una visione più europeista rispetto al passato. Lombardia e Veneto sono sede di multinazionali, spesso attestate in Europa, e sede di università che formano ad avere una mentalità europea e cosmopolita. Incontrando le persone che partono, però, scopriamo che pur partendo da regioni nel Nord chi si sposta all’estero è originario del Sud Italia, e la loro mobilità verso l’Europa segue un primo percorso migratorio interno che li ha portati a trasferirsi nelle regione del Nord”.

Cosa succederà in questo 2024? È possibile ipotizzare se e come ci saranno variazioni?
“Quest’anno ci aspettiamo un revival di partenze di famiglie, con donne e minori. Ritengo che la mobilità italiana resterà protagonista e, per ciò che riguarda i flussi, registreremo un ulteriore aumento. Anche la fascia più anziana della popolazione, quella definita previdenziale ossia la fascia over 65, sarà in aumento e questo dato va monitorato con attenzione. Spesso raggiungeranno i figli, già all’estero, allargando così la famiglia. Il loro periodo di trasferimento si allungherà, passando da una media di sei mesi a valori più prossimi all’anno. La complessità del modello di mobilità italiano sarà confermata ma, proprio per questo bisognerà iniziare a ragionare in termini di mobilità circolare, fatta di partenze e ritorni, ma che in Italia, in questo momento, è malata perché unidirezionale. Si parte ma non si ritorna perché troppo spesso, anche a fronte della voglia di ritornare, nel nostro Paese non sono riconosciute e valorizzate l’esperienza migratoria e le competenze acquisite proprio grazie a questo”.

 

 

FONTE: https://qds.it/altra-italia-italiani-estero-fuga-scarse-opportunita/?refresh_ce

 

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