n° 12- 20 Marzo 2021 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI..

01 – DEPUTATE PD ESTERO: le ragazze e i ragazzi nati in Italia da stranieri regolarmente residenti e che frequentano le nostre scuole sono italiani. È ora di riconoscerlo, 8 marzo 2021
02 – Luca Martinelli «Non c’è più tempo» lo sciopero globale per salvare il clima Clima. Dall’Italia all’India le . promosse da Fridays for future international. La protesta sott’acqua di Greenpeace nel Pacifico
03 – SCHIRÒ (PD): niente tasse agevolate al 7% ai pensionati di sola pensione INPS che rientrano al sud. L’Agenzia delle Entrate ribadisce e conferma una norma che sembra essere illogica e penalizzante: i titolari di sola pensione Inps residenti all’estero i quali intendono trasferire la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno d’Italia non hanno diritto al regime fiscale agevolato (imposta sostitutiva) del 7%.
04 – La Marca (Pd): durante l’audizione dell’ambasciatore del Messico ho posto le questioni della messa in sicurezza dei nostri connazionali e del sostegno alla ripresa delle attività economiche roma.
05 – Alfiero Grandi*: IL GRANDE RIMOSSO DEL NUCLEARE . Avvenimenti importanti vengono dimenticati rapidamente come fossero di poco valore 06 – Merlo (MAIE): “Fondamentale mantenere lo ius sanguinis, la cittadinanza per i discendenti degli italiani all’estero”
07 – La Marca (Pd): ho sollecitato il ritorno alla normale attività di trasmissione in Italia delle pratiche di pensione dei nostri connazionali negli Stati Uniti.
08 – Angela Schirò – Francesca La Marca (Pd): BUON LAVORO, ENRICO! Il discorso programmatico che Enrico Letta ha fatto prima di essere eletto nuovo segretario del Partito Democratico è stato ampio, articolato e, soprattutto, sincero e forte.
09 – Alfiero Grandi *: La democrazia ha bisogno di alcune condizioni per funzionare, a partire dal rapporto diretto tra elettore ed eletto, articolo di su www.jobsnews.it che illustra lo scopo della lettera ai Deputati e ai Senatori.
10 – Meno mimose, più opportunità di lavoro (e non solo)- Parità di genere, con il Recovery Fund potrebbe essere il momento giusto per svoltare
11 Massimo Franchi*:- «Sostegni» da 32 miliardi, compromesso mini condono Il Decreto. Cancellate le cartelle esattoriali fino a 5 mila euro del solo periodo 2000-2010. Salvini voleva molto di più. Modifiche a dl Dignità e Reddito: causali congelate, solo sospeso a chi lavora fino a 6 mesi. Che vergogna (n.d.r.)

 

01 – DEPUTATE PD ESTERO: LE RAGAZZE E I RAGAZZI NATI IN ITALIA DA STRANIERI REGOLARMENTE RESIDENTI E CHE FREQUENTANO LE NOSTRE SCUOLE SONO ITALIANI. È ORA DI RICONOSCERLO, 8 marzo 2021
“Uno dei punti che Enrico Letta ha messo a base del suo impegno di rilancio del Partito Democratico è la concessione della cittadinanza alle ragazze e ai ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, che già fanno parte del corpo sociale del Paese e della quotidianità nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Naturalmente, sono scattati i custodi della limpieza de sangre, in testa Brancaleone Salvini, dicendo che ben altri sono i problemi, che non si può regalare la cittadinanza ai primi arrivati, che mai si dovrà affrontare lo jus soli, al massimo si potrà discutere dello jus culturae.

Solita fuffa propagandistica. La proposta del PD è sempre stata quella di considerare i figli degli stranieri regolarmente residenti, che siano nati in Italia e/o che vi abbiano frequentato un intero ciclo di studi. Precisamente il contrario di quanto la destra vorrebbe far dire, per comodità polemica, a chi rilancia questa battaglia di civiltà.

Sorprende, ma fino ad un certo punto, che tra le sentinelle armate vi siano anche rappresentanti degli italiani all’estero provenienti da paesi che si sono costruiti come entità moderne con lo jus soli, in base al quale i loro ascendenti sono diventati cittadini di quelle realtà trasmettendo la cittadinanza anche a chi oggi si arma contro gli altri. Senza vergognarsene, purtroppo.

Lo jus sanguinis non si tocca, strepitano i crociati. E che c’entra lo jus sanguinis con la cittadinanza ai ragazzi nati in Italia che frequentano le nostre scuole? La cittadinanza prima a chi è nato in Italia e poi l’ha perduta all’estero, reclamano le crocerossine dell’esercito della salvezza ematica. E perché non farlo insieme, visto che le proposte sulla cittadinanza si unificherebbero a livello parlamentare nel momento dell’inizio dell’esame dei diversi disegni di legge. Sarebbe, anzi, l’unico modo per affrontare veramente anche questa questione, senza farne periodicamente un gioco di comunicati a risultato zero sul piano delle realizzazioni concrete.
L’ampio perimetro della nuova maggioranza e il diverso clima che si potrebbe instaurare consentirebbero di uscire fuori dagli schemi e dalla propaganda. Ma fuori dalla propaganda ci sarebbero poi una politica seria da costruire e scelte di governo da fare con coraggio e sensibilità etica. Meglio, allora, restare al caldo nel pollaio e al massimo fare un giro nell’orto di casa.
Una cosa molto diversa da ciò che il Partito Democratico di Letta intende fare. Noi, che le contraddizioni dell’immigrazione in altri paesi le abbiamo vissute sulla pelle nostra e delle nostre famiglie, intendiamo seguirlo con convinzione”.
Deputate del PD elette all’estero: Rip. Europa – Angela Schirò Rip. Nord e Centro America – Francesca La Marca

 

02 – Luca Martinelli «NON C’È PIÙ TEMPO» LO SCIOPERO GLOBALE PER SALVARE IL CLIMA CLIMA. DALL’ITALIA ALL’INDIA LE . PROMOSSE DA FRIDAYS FOR FUTURE INTERNATIONAL. LA PROTESTA SOTT’ACQUA DI GREENPEACE NEL PACIFICO. DOPO AVER PORTATO IN PIAZZA MILIONI DI GIOVANI IN TUTTO IL MONDO NEGLI ULTIMI DUE ANNI, IERI IL MOVIMENTO FRIDAYS FOR FUTURE È TORNATO A MANIFESTARE IN 62 PAESI DEL MONDO: SONO 802 LE CITTÀ IN CUI SI SONO TENUTE INIZIATIVE NELL’AMBITO DEL «GLOBAL DAY OF ACTION», LO SCIOPERO GLOBALE PER CHIEDERE AZIONE CONTRO AL CRISI CLIMATICA, ORGANIZZATO PERIODICAMENTE DAL MOVIMENTO DI GRETA THUNBERG.
HA DATO INDICAZIONE ai suoi militanti di manifestare nel rispetto delle norme nazionali anti-Covid. Questo ha fatto sì che fossero previste anche iniziative su internet (webinar, mail bombing). «Man mano che il mondo diventa sempre più caldo – spiega una nota pubblicata sul profilo Facebook di Fridays For Future International – e mentre le calamità naturali diventano più severe e ricorrenti, dobbiamo trattare l’emergenza climatica ed ecologica come un’emergenza, il che significa un’azione immediata e #NoMoreEmptyPromises dai nostri leader mondiali. Alziamo la voce, più forti e rumorosi che mai per lottare per la giustizia climatica e chiedere azioni immediate». Per la prima volta, ieri, la protesta per il clima è arrivata anche sott’acqua: merito di Shaama Sandooyea, giovane scienziata e attivista di FFF Mauritius, impegnata in una spedizione di ricerca condotta a bordo dell’Arctic Sunrise di Greenpeace, che si è immersa nel cuore dell’Oceano Indiano con un cartello con il messaggio «Youth Strike for Climate». Lo sciopero per il clima «subacqueo» ha avuto luogo a Saya de Malha Bank, sede di un ecosistema chiave per la regolazione del clima del nostro Pianeta, ovvero una delle più vaste praterie di piante acquatiche al mondo, responsabili dell’assorbimento di parte della CO2 in atmosfera, a 735 km dalla costa delle Seychelles.
«HO MANIFESTATO IN QUESTA bellissima e remota area dell’Oceano Indiano per consegnare un semplice messaggio – ha detto Sandooyea – abbiamo bisogno di un’azione per il clima e ne abbiamo bisogno ora. I governi di tutto il mondo devono prendere sul serio la crisi climatica e agire da subito per la riduzione delle emissioni e la protezione dei nostri oceani». Oceani sani sarebbero in grado di immagazzinare enormi quantità di anidride carbonica e calore e svolgono un ruolo chiave nella mitigazione dei cambiamenti climatici.
ANCHE IN INDIA I GIOVANI hanno manifesto all’aperto, in varie città.
A Guhawati, in Assam, è stata organizzata una marcia e una visita all’impianto di riciclo dei rifiuti solidi. Tra gli slogan più utilizzati «È adesso, o mai più». Basta false promesse, non c’è più tempo: lo ha detto, a Napoli, padre Alex Zanotelli, che è sceso in piazza con i giovani di Fridays For Future del capoluogo campano: «Questa è l’ultima generazione che abbiamo, la mia ha tolto il futuro a questi ragazzi che sono l’unico presente che abbiamo e toccherà a loro ripensare il futuro anche perché non vedo alcun cambiamento su questo punto nemmeno con il governo Draghi». A quasi dieci anni dal referendum disatteso sull’acqua pubblica e contro il nucleare, il missionario comboniano ha anche detto «basta vedere chi è stato messo alla guida del ministero per la Transizione ecologica», pensando al ministro Cingolani che nei giorni scorsi aveva rilanciato sull’atomo.
TRA GLI APPUNTAMENTI ITALIANI, duemila i ragazzi in piazza a Torino. In parallelo, nel pomeriggio si è tenuto l’incontro con i rappresentanti del ministero dell’Ambiente, dell’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo e delle Regioni Lazio e Marche promosso da Oxfam Italia nell’ambito della campagna #2021ultimachiamata, che nell’ultimo mese ha raccolto l’adesione di oltre 2 mila cittadini italiani. Obiettivo: «Proposte per contribuire al miglior impiego possibile dei fondi del Next Generation Eu». Anche Legambiente ha partecipato alla giornata, promovendo un’iniziativa digitale, il primo sciopero fatto in Dad, #UnmuteClimateChange (lo studente che non può manifestare per strada, resta in muto per tutta la lezione legando questa scelta agli hashtag #NoMoreEmptyPromises e #UnmuteClimateChange. L’associazione ambientalista ha posto l’accento su un altro tema che non pare nell’agenda del ministero: l’approvazione di «una riforma fiscale che annulli entro pochi anni i 19 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi regalati ogni anno a carbone, gas e petrolio trasformandoli in incentivi per la riconversione di impianti e mezzi, partendo da agricoltura e autotrasporto».
LA PRIMA MANIFESTAZIONE italiana è stata quella di Milano, dove in centinaia hanno partecipato al bike strike tra Largo Cairoli e il Duomo, con sosta in piazza Affari.
Sotto la Madonnina ha preso il megafono Martina Comparelli, uno dei sei portavoce di Fridays For Future Italia: «Abbiamo bisogno di decisioni radicali. Non siamo ragazzini portatori di sventura. Il 10 aprile è il primo appuntamento per costruire insieme una Pre Coop alternativa». In autunno, quando i ministri arriveranno a Milano per preparare il vertice Onu di novembre non saranno soli: «Siamo stanchi di false promesse, racconteremo una storia alternativa e lo faremo in tanti».
(Luca Martinelli da Il Manifesto)

 

03 – SCHIRÒ (PD): NIENTE TASSE AGEVOLATE AL 7% AI PENSIONATI DI SOLA PENSIONE INPS CHE RIENTRANO AL SUD. L’AGENZIA DELLE ENTRATE RIBADISCE E CONFERMA UNA NORMA CHE SEMBRA ESSERE ILLOGICA E PENALIZZANTE: I TITOLARI DI SOLA PENSIONE INPS RESIDENTI ALL’ESTERO I QUALI INTENDONO TRASFERIRE LA PROPRIA RESIDENZA FISCALE NEL MEZZOGIORNO D’ITALIA NON HANNO DIRITTO AL REGIME FISCALE AGEVOLATO (IMPOSTA SOSTITUTIVA) DEL 7%. – 19 marzo 2021

E’ la risposta (n. 170-2021) che l’ADE ha dato all’interpello di un connazionale residente all’estero il quale chiedeva che gli fosse applicato il regime agevolativo sulla pensione italiana in caso di rientro in Italia. Infatti, in virtù della normativa in vigore introdotta nel 2019, per avere accesso allo sconto fiscale è necessaria la titolarità, da parte delle persone interessate a trasferire la residenza in Italia, di redditi da pensione erogata da soggetti esteri.

L’agevolazione fiscale, come è noto, si applica alle persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale nei comuni del Mezzogiorno con popolazione inferiore ai 20.000 abitanti o in uno dei Comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti, rientranti nelle zone colpite dal sisma del 24 agosto 2016, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017.

Tali soggetti possono optare per l’assoggettamento dei redditi di qualunque categoria, prodotti all’estero ad un’imposta sostitutiva, con aliquota del 7 per cento, da applicarsi per ciascuno dei periodi di validità dell’opzione (complessivamente 10 anni).
L’opzione per il regime fiscale agevolato al 7% può essere esercitata dalle persone che non siano state fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace e trasferiscono la residenza da Paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa; essa è valida per i primi nove periodi d’imposta successivi al periodo di imposta in cui avviene il trasferimento della residenza fiscale.
Si tratta come sembra ovvio di un beneficio fiscale molto interessante che è stato concepito dal legislatore per favorire – tramite l’incentivo fiscale al rientro – gli investimenti, i consumi ed il radicamento, tra l’altro, in alcuni comuni del Mezzogiorno con determinate caratteristiche demografiche. Infatti l’opzione per il regime agevolativo consente al contribuente di assoggettare a imposizione sostitutiva del solo 7%, i redditi, di qualunque categoria, prodotti all’estero, individuati ai sensi dell’articolo 165, comma 2, del TUIR. Ma come ha ora nuovamente specificato l’Agenzia delle Entrate resta però escluso dalla possibilità di applicare l’imposta sostitutiva del 7% il pensionato di sola pensione INPS (che rientra o intende rientrare), in quanto i redditi da pensione percepiti sono di sola fonte italiana, e restano assoggettati ai principi ordinari di tassazione previsti per i soggetti residenti.
Angela Schirò
Deputata PD – Rip. Europa –
Camera dei Deputati

 

04 – LA MARCA (PD): DURANTE L’AUDIZIONE DELL’AMBASCIATORE DEL MESSICO HO POSTO LE QUESTIONI DELLA MESSA IN SICUREZZA DEI NOSTRI CONNAZIONALI E DEL SOSTEGNO ALLA RIPRESA DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE ROMA, 19 MARZO 2021
In occasione dell’audizione dell’Ambasciatore del Messico a Roma Carlos Eugenio Garcìa de Alba Zepeda, svoltasi presso la Commissione esteri della Camera nel quadro delle consultazioni sulle priorità da affrontare nel corso della presidenza italiana del G20, ho posto alcune questioni riguardanti la situazione dei nostri connazionali nel quadro della lotta alla pandemia e del rilancio sociale ed economico di quel Paese.
Mi sono soffermata, in particolare, sull’andamento del piano di vaccinazione in Messico e sull’ammissione ad esso non solo dei doppi cittadini, ma anche di chi ha una sola cittadinanza, in particolare quella italiana. In secondo luogo, essendo le esportazioni italiane in Messico diminuite di circa il 20% in conseguenza della pandemia e quelle messicane in Italia del 10%, ho chiesto se il governo messicano si propone di sostenere, in vista del rilancio dell’economia del paese, le attività fondamentali, tra le quali vi sono anche quelle, tra le più qualificate, che vedono impegnati i nostri connazionali.
Nella sua replica, l’Ambasciatore de Alba Zepeda ha detto che il piano di vaccinazione procede, ammettendo tuttavia alcuni ritardi e difficoltà nel reperimento dei sieri, e facendo alcune aperture sul coinvolgimento del Messico nella sperimentazione del vaccino italiano, ormai in fase avanzata. Al piano di vaccinazione, egli ha detto, saranno ammessi tutti i residenti, senza esclusione, sia pure con le difficoltà accennate e seguendo le priorità stabilite.
Per quanto riguarda la ripresa delle attività economiche, l’Ambasciatore ha espresso un certo ottimismo, ipotizzando un tasso del 4-4,5% di incremento per il prossimo anno. Ha fatto anche accenno a un’esigenza di riequilibrio della bilancia dei pagamenti tra i due paesi, che oggi vede la prevalenza dell’Italia, sia pure a causa del peso che l’importazione di strumenti di produzione italiana ad alta tecnologia ha nel rapporto tra i due paesi.

Continuerò a seguire la situazione della nostra comunità in Messico, sia dal punto di vista epidemiologico e sociale che della ripresa delle attività, anche sulla base di una diretta e costante interlocuzione che da tempo intrattengo con alcuni suoi rappresentanti.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America

 

05 – Alfiero Grandi*: IL GRANDE RIMOSSO DEL NUCLEARE. AVVENIMENTI IMPORTANTI VENGONO DIMENTICATI RAPIDAMENTE COME FOSSERO DI POCO VALORE. L’INCIDENTE NUCLEARE DI FUKUSHIMA È TRA QUELLI IMPORTANTI. PER ANNI È STATO MESSO IN OMBRA, ORA IL GIAPPONE LO RIPORTA IN PRIMO PIANO, MA CONCENTRA L’ATTENZIONE SUL DEVASTANTE TSUNAMI DI 10 ANNI FA. L’INCIDENTE NUCLEARE È RIDOTTO A TRAGICA CONSEGUENZA DELLO TSUNAMI.

Del resto il Giappone non ha fatto veramente i conti con il nucleare e ha riavviato centrali malgrado l’incidente di Fukushima, tacendo che il nucleare è pericoloso in sé e gli avvenimenti naturali possono solo esaltarne potenziali effetti devastanti.
È vero, dopo Fukushima le nuove centrali nucleari sono state poche. L’Italia ha evitato il rischio di costruirne di nuove grazie al referendum del 2011, che ha detto un secco “No” alle centrali e a quanto già deciso da Scajola e Berlusconi.
SIAMO SICURI CHE NON CI RIPROVERANNO ? SONO MENO OTTIMISTA DI CIAFANI.
La Francia ha appena deciso di concedere altri 10 anni di vita (pericolosa) alle vecchie centrali. Il governo italiano deve pretendere di controllare la situazione visto che alcune sono al confine.
Quotidiani importanti hanno speso pagine per decantare il nucleare “sicuro”, cercando di legare il suo uso all’idrogeno, come alternativa ai combustibili fossili.
Centri di potere economico, nazionali e non, hanno ripreso in grande stile la campagna per riabilitare il nucleare. Bill Gates in testa. Il nucleare ha problemi di sicurezza durante il funzionamento delle centrali, ma ne ha altrettanti dismettere le centrali.
I costi per la dismissione delle centrali sono enormi, vengono scaricati sul bilancio dello Stato e sulle bollette.
I rischi e la complessità tecnica dello smantellamento delle vecchie centrali sono seri. Ci sono materiali radioattivi che nessuno sa come smantellare. Infatti la Francia ha costruito nuove centrali vicino alle vecchie, rinviando il problema.
È vero. L’Italia ha avuto poche centrali nucleari funzionanti, per tempi limitati, fino alla vittoria del No nel primo referendum, e deve risolvere il problema delle scorie e dei materiali contaminati. Il materiale più pericoloso, oggi in Francia e in Gran Bretagna per il trattamento, è destinato a ritornare.
Anche ricerca e medicina usano materiali che producono quantità limitate di scorie. La Sogin ha reso pubblica una mappa con 67 possibili localizzazioni del deposito. Una scelta incomprensibile, giustificata malamente con motivazioni tecniche, in realtà una non scelta.
La scelta della localizzazione delle scorie, per evitare i rischi che dice Ciafani (ecomafie, incidenti, ecc.), deve essere fatta dall’Italia indicando poche priorità.
Per quanto riguarda le scorie a minore intensità radioattiva per centinaia di anni il deposito deve essere collocato in modo da non sconvolgere la vita civile, socioeconomica, i beni culturali, avendo attenzione alle condizioni geologiche, alle acque e al refluo, ai rischi sismici. Con questi criteri le localizzazioni si ridurrebbero immediatamente. Sulle possibili localizzazioni residue vanno fatte preventivamente tutte le verifiche di impatto ambientale per accertare la fattibilità.
ALTRE PROPOSTE SONO POSSIBILI. Greenpeace osserva che prima di contaminare altro territorio andrebbe valutato se qualche sito delle vecchie centrali, o delle strutture collegate, possa essere utilizzato per il deposito delle scorie con l’impegno alla bonifica insieme alla costruzione del deposito. Perchè questa possibilità non c’è nello studio della Sogin ?
Sarebbe un errore collocare vicino al deposito provvisorio (50/100 anni ) il materiale radioattivo pericoloso oggi in Francia e Gran Bretagna, con emissioni per migliaia di anni, senza chiarirne la destinazione definitiva. Eppure l’Europa ha chiesto all’Italia proprio di indicare dove verranno stoccate le scorie più pericolose, che potrebbe essere un impegno comune a più paesi.
La discussione sulla localizzazione delle scorie deve essere trasparente, seria, vera ma lo studio della Sogin non offre queste condizioni. Semmai ricorda a tutti noi che il nucleare è una strada senza ritorno.
La discussione sulle scorie è occasione per chiarire che il nucleare è una scelta sbagliata e pericolosa, Fukushima lo conferma in modo drammatico, sapendo che il No non ha vinto per sempre.
(Alfiero Grandi)

 

06 – Merlo (MAIE): “FONDAMENTALE MANTENERE LO IUS SANGUINIS, LA CITTADINANZA PER I DISCENDENTI DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO”.
Ricardo Merlo, senatore e presidente MAIE: “Il Movimento Associativo Italiani all’Estero sarà sempre contrario a uno ius soli puro e a favore, invece, del mantenimento dello ius sanguinis: ci sono tantissimi discendenti dei nostri emigrati che, oltre confine, ancora attendono che venga riconosciuta loro la cittadinanza italiana, un diritto che spetta loro per legge”
“Buon lavoro a Enrico Letta, neo segretario del Partito Democratico. Siamo certi che potrà fare bene, perché il Paese ha bisogno di un Pd forte, unito, organizzato. Il MAIE in passato, senza alcun pregiudizio, ha già votato la fiducia al suo governo. Ci è piaciuto molto anche il saluto che Letta, nel suo recente intervento, ha rivolto agli italiani all’estero, essendo stato lui stesso uno di loro negli ultimi anni. Tuttavia, non possiamo nascondere tutti i nostri dubbi circa l’opportunità di rilanciare lo ius soli. Su questo, la nostra posizione è chiara da sempre: no alla cittadinanza facile agli immigrati. Produrrebbe, tra le altre cose, un’immigrazione di massa che, in particolare in questo periodo storico, non possiamo permetterci”. Lo dichiara in una nota il Sen. Ricardo Merlo, presidente MAIE, già Sottosegretario agli Esteri nel Conte 1 e nel Conte 2.
“La cittadinanza italiana – prosegue il Senatore – è qualcosa di assai prezioso, non può essere un regalo, semmai una conquista. Altra cosa sarebbe pensare a una sorta di ius culturae, dunque la cittadinanza data a quei figli di immigrati regolarmente residenti in Italia da un minimo di anni e che abbiano portato a termine, per esempio, un percorso scolastico completo. Ma andrebbe studiata molto bene, perché sappiamo quanto gli italiani siano fieri della propria identità e quanto siano stanchi, invece, di sentirsi, purtroppo troppo spesso, stranieri nel proprio stesso Paese. Senza contare che già oggi i figli degli immigrati regolarmente residenti in Italia possono chiedere la cittadinanza, al compimento del 18esimo anno d’età”.
Per Merlo “l’immigrazione regolare può rappresentare una risorsa per l’Italia, ma quella irregolare va governata e controllata, va governata in maniera seria. Basta con gli sbarchi di centinaia di clandestini extracomunitari sulle nostre coste, soprattutto in un periodo di fortissima crisi sanitaria ed economica. Dunque buon lavoro a Enrico Letta – conclude il presidente del MAIE -, con la consapevolezza che il Movimento Associativo Italiani all’Estero sarà sempre contrario a uno ius soli puro e a favore, invece, del mantenimento dello ius sanguinis: ci sono tantissimi discendenti dei nostri emigrati che, oltre confine, ancora attendono che venga riconosciuta loro la cittadinanza italiana, un diritto che spetta loro per legge”.

 

07 – LA MARCA (PD): HO SOLLECITATO IL RITORNO ALLA NORMALE ATTIVITÀ DI TRASMISSIONE IN ITALIA DELLE PRATICHE DI PENSIONE DEI NOSTRI CONNAZIONALI NEGLI STATI UNITI, 5 marzo 2021
“A seguito del grave rallentamento dell’attività di trasmissione in Italia delle pratiche di pensione da parte dell’Ufficio della Security Administration of International Operation di Baltimora (USA), ho rappresentato all’Ambasciatore Armando Varricchio la situazione di grave disagio che si è venuta a creare per gli interessati e per le organizzazioni di Patronato che li assistono. Dopo una stasi di circa un anno nell’invio delle pratiche ai terminali italiani, infatti, ora l’attività è ripresa a ritmi purtroppo ancora molto lenti.
L’Ambasciatore mi ha dato una cortese e sollecita risposta sottolineando che la situazione è dovuta prima al prolungato lockdown imposto dalle autorità locali americane e attualmente dalle limitate turnazioni di personale, autorizzato al lavoro a distanza.
L’Ambasciatore Varricchio, comunque, mi ha assicurato che la nostra Ambasciata a Washington continuerà a “seguire la situazione con la massima attenzione” e io stessa cercherò di fare la stessa cosa, sulla base delle informazioni che mi arriveranno dagli interessati e dagli operatori di Patronato”.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America

 

08 – BUON LAVORO, ENRICO! IL DISCORSO PROGRAMMATICO CHE ENRICO LETTA HA FATTO PRIMA DI ESSERE ELETTO NUOVO SEGRETARIO DEL PARTITO DEMOCRATICO È STATO AMPIO, ARTICOLATO E, SOPRATTUTTO, SINCERO E FORTE. Del tutto coerente con i caratteri che un partito che si dice democratico dovrebbe avere e che in parte ha perduto per strada: progressista nei contenuti, riformista nel metodo, radicale nei valori.
Dopo tanti atti di responsabilità istituzionale che ci hanno portati a farci carico dei bisogni dell’esistente, dell’apertura di un nuovo orizzonte e della scelta di tornare a navigare in mare ne sentivamo il bisogno. Si tratta, naturalmente, non solo di un impegno del nuovo segretario, ma di una sfida collettiva che coinvolge anche noi, ognuna/o nel suo campo di azione. Una sfida che accettiamo con convinzione e speranza.

Dobbiamo salvare l’Italia e l’Europa dalla pandemia, ma trasformandole e rendendole più giuste e moderne. Avendo come punto di partenza i giovani, le donne, la vicinanza a chi è più solo e più povero e avendo come guida la compatibilità sociale e ambientale.

In questa rinnovata e forte prospettiva, Enrico Letta ha avuto modo anche di parlare non solo di italiani all’estero, ma da italiano all’estero, riconoscendo finalmente il ruolo che essi svolgono nell’accompagnare l’Italia nel suo necessario cammino nel mondo. Non ricordiamo di avere sentito in passato parole così esplicite e nette. Buon segno, non solo per noi, ma per il modo aperto con cui si guarda alla presenza del nostro Paese in una realtà internazionale così complessa e difficile.
Torneremo sui singoli punti del programma di lavoro di Enrico Letta, anche per quello che riguarda la rivitalizzazione e la responsabilizzazione dei circoli verso il proprio territorio. Oggi ci preme dire con convinzione e passione democratica: “Benvenuto Enrico alla guida del PD! Buon lavoro a te e a tutti noi!”
Le Deputate del PD elette all’estero: Rip. Europa: Angela Schirò – Rip. Nord e Centro America: Francesca La Marca

 

09 – Alfiero Grandi *: LA DEMOCRAZIA HA BISOGNO DI ALCUNE CONDIZIONI PER FUNZIONARE, A PARTIRE DAL RAPPORTO DIRETTO TRA ELETTORE ED ELETTO, ARTICOLO DI SU WWW.JOBSNEWS.IT CHE ILLUSTRA LO SCOPO DELLA LETTERA AI DEPUTATI E AI SENATORI.
Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha deciso di rilanciare l’iniziativa per arrivare ad una nuova legge elettorale che sostituisca il “rosatellum”, attualmente in vigore nella versione voluta dalla Lega e purtroppo votata anche dal Movimento 5 Stelle nel maggio 2019, durante il governo Conte 1. Non è la prima volta che lanciamo l’allarme. Purtroppo il parlamento, o almeno la parte che avrebbe dovuto ascoltare, finora non ha fatto nulla. Durante il governo Conte 2 fu presentato il disegno di legge Brescia ad impianto proporzionale ma con una soglia di sbarramento eccessiva, al 5%, e senza risolvere il decisivo problema di chi elegge realmente i parlamentari.
Oggi i parlamentari sono di fatto nominati dai capi partito, come dimostra Italia Viva partito che non è in parlamento per i voti presi ma perché Renzi gestì le liste a suo piacimento, decidendo chi doveva entrare in parlamento e di conseguenza quando ha deciso di uscire dal Pd è stato seguito dai fedelissimi che gli dovevano l’elezione. I parlamentari dovrebbero invece rappresentare chi li vota, cioè gli elettori, che però oggi non possono scegliere in una lista di chi fidarsi e quindi non hanno alcuna influenza sull’esito finale della scelta dei parlamentari. Il catenaccio, incostituzionale, di un voto unico obbligatorio previsto dal Rosatellum per il collegio uninominale e per la circoscrizione impedisce ai cittadini di scegliere coloro di cui si fidano. Una legge elettorale come il rosatellum ha tra i suoi difetti quello grave di limitare la possibilità dei cittadini di scegliere i loro rappresentanti che quindi non sentono alcun bisogno di rendere conto del loro operato a loro e per certi versi anche volendo non saprebbero come fare visto che nella maggioranza delle situazioni non c’è un legame tra eletto ed elettore.

La democrazia ha bisogno di alcune condizioni per funzionare. Se viene interrotto il rapporto diretto tra elettore ed eletto il rapporto di fiducia si rompe con conseguenze evidenti.

Naturalmente ci sono altri aspetti decisivi come il ruolo e il funzionamento dei partiti, ormai ridotti a comitati elettorali, senza una vera vita democratica, a cui si è cercato di rispondere con altre modalità che hanno, se possibile, peggiorato la situazione come le primarie aperte a tutti i cittadini. Una contraddizione in termini perché il leader e il gruppo dirigente di un partito dovrebbero essere scelti dai suoi componenti, mentre affidarne l’elezione ad un indistinto ed occasionale corpo elettorale si presta a molteplici contraddizioni, ma non riesce a risolvere la questione della stabilità e della fiducia nelle scelte, come dimostrano le dimissioni di Zingaretti. È giunto il momento di approvare normative che affrontino il problema delle regole che la vita di un partito deve rispettare. A partire dai diritti dell’iscritto a non trovarsi di fronte a fatti compiuti nella scelta delle candidature e ancora di più nelle scelte di orientamento politico. Senza partiti funzionanti e democratici la vita politica è monca e oggi la situazione non è soddisfacente. I partiti sono un punto fermo nella Costituzione.

Inoltre la Costituzione prevede esplicitamente un ruolo dei cittadini associati ed organizzati, sia nelle forme più note come i sindacati, le associazioni di impresa e quelle diverse o più recenti ma importanti come il volontariato. Varie forme di partecipazione dal basso per affrontare problemi grandi e piccoli, nel territorio, nella cultura. Anche il nostro Coordinamento rappresenta una delle molteplici forme in cui si manifesta la partecipazione attiva dei cittadini, anche quando non ha propri obiettivi elettorali. La Costituzione offre anche possibilità come le leggi di iniziativa popolare, i referendum per ora solo abrogativi. Tuttavia queste possibilità sono difficilmente percorribili. Anche se riesci a raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare poi questa viene chiusa in un cassetto del Senato o della Camera e là resta. Anche i referendum abrogativi sono stati compressi da una procedura prevista dalla legge vigente di raccolta delle firme che ne scoraggia l’utilizzo ed eleva i costi a livelli difficilmente raggiungibili. Partiti e forme di partecipazione democratica meritano interventi legislativi che possono costituire un altro importante strumento di rivitalizzazione del funzionamento della democrazia.

La democrazia è un meccanismo delicato, per certi aspetti fragile e per difenderlo occorre continuamente effettuare una manutenzione non solo legislativa per favorirla.

Perché il Coordinamento ha deciso di avviare ora una nuova campagna? Non c’è tempo da perdere. Basta ricordare che a gennaio per l’incapacità della maggioranza del Conte 2 di approvare una nuova legge elettorale ci siamo trovati di fronte all’approvazione di un decreto che ha reso il nuovo rosatellum pienamente applicabile proprio per mano di chi avrebbe dovuto cancellarlo con una nuova legge elettorale. Di più l’Italia ha corso seriamente il rischio di votare di nuovo anticipatamente con una legge elettorale anticostituzionale e sbagliata, che inoltre avrebbe regalato alla destra un meccanismo elettorale che la favorisce. L’altolà di Mattarella sulla possibilità di votare in piena emergenza Covid 19 ha tolto, per ora, le castagne dal fuoco anche per il sistema elettorale. In altre parole per incapacità ed incoerenza abbiamo rischiato di votare con una legge sbagliata.

Un errore come questo non si deve ripetere.

Eppure dopo la formazione del governo Draghi, che per ora si è tenuto lontano dall’argomento, i partiti che avevano tutto l’interesse a riprendere il filo della legge elettorale sono entrati in una fase di fibrillazione, di incertezza e peggio ancora. Il Coordinamento si è assunto la responsabilità di lanciare un avviso accorato a riprendere l’iniziativa per una nuova legge elettorale, che per noi – in estrema sintesi – deve essere proporzionale, salvo lo sbarramento implicito del numero dei parlamentari da eleggere, e riconsegnare la scelta di chi eleggere agli elettori, togliendola ai capi partito. Dopo la lettera ai parlamentari la nostra iniziativa continuerà cercando di coinvolgere rappresentanti politici in un confronto, sollecitando il contributo di esperti e costituzionalisti che si sono espressi nei mesi precedenti.

I settori politici che hanno interesse a tenersi la legge elettorale attuale partono in vantaggio, non debbono fare alcunché. I settori politici che hanno interesse e volontà di cambiarla debbono muoversi in fretta per risalire la china. Il Pd potrebbe essere presto oltre la crisi delle dimissioni di Zingaretti, che ha avuto posizioni contraddittorie tra proporzionale e maggioritario e ha rilanciato il monocameralismo dopo il referendum sul taglio del parlamento. Enrico Letta avrà una fase nella quale potrà decidere cosa fare, se sarà per il meglio oppure no lo vedremo se e quando si pronuncerà nel merito. Anche gli altri partiti della sinistra in parlamento debbono parlare chiaro, visto che non hanno sollevato con forza visibile critiche alla soglia di sbarramento e alla nomina dall’alto dei parlamentari, facendosi invischiare in un complicato percorso di ulteriori modifiche costituzionali prima di approvare la nuova legge. Così il Movimento 5 Stelle, dopo il danno del taglio dei parlamentari, dovrebbe porsi seriamente l’obiettivo di una legge elettorale che riduca il danno dopo il guasto di cui sono stati attori protagonisti.

Il Coordinamento non è interessato ad una discussione rivolta al passato, né a polemiche retrospettive, anche perché ha sempre detto nei tempi giusti cosa pensava. Oggi lancia un appello forte a trovare tutte le convergenze necessarie per evitare una ulteriore deriva della democrazia italiana che potrebbe portare ad una rottura della continuità dell’assetto costituzionale. La destra infatti, se dovesse vincere con la legge in vigore, avrebbe le condizioni per cambiare l’assetto costituzionale. Non è in gioco solo la legge elettorale ma quanto potrebbe accadere alla democrazia in Italia se la legge elettorale non dovesse cambiare in tempo utile, prima delle prossime elezioni.
Dovevamo dirlo e lo abbiamo fatto, speriamo ora che ci sia ascolto e in ogni caso lavoreremo per farci ascoltare con tutti i mezzi costituzionali a disposizione, nessuno escluso , di Alfiero Grandi
Testo della lettera inviata ai Deputati e ai Senatori

COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE
Riforma elettorale: ritornare alla Costituzione
Onorevole Deputato, Onorevole Senatore
gli eventi politici degli ultimi mesi hanno portato alle estreme conseguenze un malessere profondo che da lungo tempo erode la vita delle istituzioni politiche. In primo luogo la crisi che ha portato alla caduta del Governo Conte 2, aperta proprio nel momento in cui il Paese aveva bisogno di una guida rafforzata per uscire dalla pandemia ed avviare un processo di ricostruzione e di rinnovamento destinato ad incidere sul nostro futuro, ha messo in evidenza la distanza siderale fra i bisogni dei cittadini e le dinamiche dei palazzi della politica. In secondo luogo la nascita di un governo di emergenza, sostenuto da forze politiche contrapposte, ha accelerato i processi di scomposizione dei partiti, sia dal punto di vista della rappresentanza parlamentare (come dimostra la vicenda dei 5Stelle), sia dal punto di vista politico (come dimostra la vicenda del PD), anche a destra si sono aperte divaricazioni.

Sono anni che registriamo una crescente sfiducia dei cittadini nei partiti e nelle istituzioni politiche rappresentative, un male oscuro che corrode la democrazia italiana ed incoraggia la crescita delle più disparate forme di populismo e di antipolitica. Adesso tocchiamo con mano quanto sia stato dannoso lo snaturamento della rappresentanza politica perseguito inseguendo, con le fallaci scorciatoie di premi di maggioranza, una maggiore governabilità.

Nel disegno costituzionale spetta a tutti i cittadini associati in partiti di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49). Il compito dei partiti è di selezionare una classe dirigente politica con il concorso inscindibile dei cittadini elettori, in modo da creare un canale di comunicazione permanente fra la società e le istituzioni.

Con l’estinzione dei partiti politici come organizzazioni politiche di massa e con l’introduzione di sistemi elettorali sempre più elitari, la composizione delle assemblee parlamentari purtroppo è diventata dominio esclusivo di ristrettissime oligarchie. Gli elettori non possono mettere becco nella scelta dei propri rappresentanti, né attraverso i canali di partito (che non esistono più), né attraverso le preferenze sulla scheda elettorale, non più consentite dal 1994. Di conseguenza i componenti delle assemblee elettive sono, in senso effettivo, non più rappresentanti del popolo, bensì rappresentanti del capo politico che li ha nominati, selezionandoli in base ai livelli di fedeltà alla propria persona. Questa situazione di estraniazione della rappresentanza dalle domande politiche, dai bisogni e dalle aspettative dei cittadini èla causa principale del disagio dei cittadini.

Le convulsioni politiche ed istituzionali che stiamo attraversando impongono un cambiamento di rotta, si deve ripristinare il modello costituzionale fondato sulla centralità del Parlamento, dove le domande, i bisogni ed i conflitti che percorrono la società possano essere rappresentati e trovare composizione attraverso il confronto ed il dialogo politico.

Per ridare valore alla rappresentanza è necessario agire su due fronti, quello dei partiti e quello dei sistemi elettorali. Il metodo democratico deve valere per tutti i partiti che partecipano alla competizione elettorale, non possono essere consentite delle satrapie, ci vogliono delle regole per disciplinare la partecipazione degli iscritti e i loro diritti esigibili, i congressi, il finanziamento, la formazione delle liste. Per questo occorre una legge sui partiti, sul loro funzionamento.

Tuttavia il primo passo per il rinnovamento dei partiti deve venire dal sistema elettorale che deve di nuovo collegare la rappresentanza dei partiti alla volontà espressa dal corpo elettorale, al quale si deve rispondere. Per questo è essenziale ed urgente riavviare il percorso di riforma del sistema elettorale che in questo momento risulta bloccato. A nostro avviso la riforma deve seguire i seguenti criteri.

La rappresentanza di ciascun partito non può essere gonfiata da artifici elettorali, come avviene nei sistemi maggioritari escogitando premi di maggioranza. I sistemi elettorali devono garantire il pluralismo, senza soglie di accesso se non quelle implicite date dal numero degli eletti, e l’eguaglianza dei cittadini nel voto, sia in entrata che in uscita, consentendo agli elettori, attraversola loro scelta diretta, di concorrere con i partiti nella selezione del singolo deputato o senatore. Per questo non è più tollerabile il sistema delle liste bloccate che assicura un privilegio nella scelta dei parlamentari non più al partito-organizzazione di cittadini, ma a ristrette oligarchie, se non ad una singola persona. Il sistema delle preferenze, nel rispetto della differenza di genere e malgrado inconvenienti, che peraltro si possono prevenire con regole adeguate, può ridare dignità e ruolo adeguato all’associazionismo e alle forze vive della società civile, contribuendo in tal modo anche al rinnovamento dei partiti. Possono esistere anche altre possibilità di scelta diretta da parte dei cittadini, sempre a condizione che venga garantito che l’elettore possa indicare direttamente chi lo deve rappresentare.
E’ nei momenti di maggiore difficoltà che devono venire fuori le energie per il cambiamento. In questo momento di crisi della politica è necessario mettere in discussione gli aspetti di incostituzionalità dell’attuale legge elettorale, a partire dal voto unico obbligatorio per il collegio uninominale e la circoscrizione, per dar vita a una riforma elettorale autenticamente proporzionale, che restituisca agli elettori la facoltà di scegliere i propri rappresentanti in piena libertà, e per questa via porre le basi per ricostruire un rapporto di fiducia fra i cittadini e le istituzioni democratiche.
Chiediamo che il Parlamento si assuma la responsabilità di intervenire con urgenza per evitare l’onta che si vada di nuovo a votare con una legge elettorale che la Consulta potrebbe dichiarare incostituzionale, in quanto contraria ai diritti di partecipazione politica dei cittadini. Per quanto ci riguarda prenderemo tempestivamente tutte le iniziative necessarie per evitare che le prossime elezioni politiche si svolgano con una legge elettorale incostituzionale.
(P.il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale)*

 

10 – MENO MIMOSE, PIÙ OPPORTUNITÀ DI LAVORO (E NON SOLO)- PARITÀ DI GENERE, CON IL RECOVERY FUND POTREBBE ESSERE IL MOMENTO GIUSTO PER SVOLTARE
Ce lo ha ricordato di recente la politica con i malumori che hanno accompagnato il varo del nuovo governo: nei posti che contano non ci sono donne. O sono comunque sempre troppo poche. Mancano figure femminili a capo delle forze politiche e nei tavoli in cui si prendono decisioni importanti: negli enti pubblici, nel mondo della cultura, dell’economia, della scienza e nelle aziende.
Sulla scia degli ultimi avvenimenti politici la questione della parità di genere è tornata ancora una volta in primo piano. È un dibattito che torna puntualmente alla vigilia della Festa della donna e ogni volta che il Paese deve affrontare cambiamenti e situazioni di crisi. A quasi cento anni dall’istituzione della festività dedicata alle donne, il famoso “tetto di cristallo” pare resistere ancora.
I numeri poi sono implacabili. Basta guardare agli ultimi dati sull’occupazione condivisi dall’Istat per capire la fragilità femminile nel mondo del lavoro. Secondo le rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, su 101mila persone che nell’ultimo anno hanno perso il posto di lavoro, ben 99mila sono donne. Uno scarto che ha turbato ampi settori della società civile.

Nell’implacabilità di dati c’è però anche una buona notizia, finalmente. Nel generale fermento, il Recovery Plan potrebbe dare una spallata importante e introdurre un cambiamento concreto perché vede tra i primi tre obiettivi globali da perseguire proprio la riduzione del gap tra uomini e donne.
L’europeista Costanza Hermanin ha ricordato su HuffPost che la sottoccupazione femminile costa all’Europa 360 miliardi di euro. Una voragine da colmare quanto prima, anche per il bene dell’Italia. “Da noi – dice Hermanin – più di una donna su due non lavora; e lo scarto tra uomini e donne che lavorano è quasi del venti per cento: 48,5 contro 67,5 per cento. A confrontarli con i tassi europei, rispettivamente 66 e 78 per cento, vengono i brividi. La Banca d’Italia ha stimato che se colmassimo solo metà del nostro scarto e raggiungessimo lo scarto medio europeo il PIL Italiano crescerebbe del 7 per cento”. Nel Recovery Plan ogni nazione dovrà parlare chiaro e dovrà specificare quali piani intende portare avanti per affrontare il problema del gender gap in ogni capitolo di investimento.
Ma non è solo Bruxelles a muoversi. In campo, come dicevamo, c’è anche la società civile. “Il giusto mezzo”, ad esempio, è un’iniziativa nata in Italia sulle orme di #halfofit – promossa da Alexandra Geese, Membro del Parlamento Europeo, Verde/EFA – con l’obiettivo di chiedere il rispetto dell’articolo 23 della Carta europea dei diritti fondamentali: la parità tra donne e uomini deve essere garantita in tutti i settori, compreso l’impiego, il lavoro e la retribuzione.
Più specifico il taglio che l’iniziativa ha assunto da noi: ricordare che sostenere le donne non vuol dire solo asili nido, ma opportunità a tutto campo. Vuol dire superare uno strumento mortificante come quello delle quote rosa, e vuol dire anche avere acceso a posizioni di responsabilità, piani di carriera in linea con le competenze e strumenti finanziari che supportino l’emancipazione e l’indipendenza.
In occasione della prossima Festa della Donna, si rinnova la speciale promozione delle Banche di Credito Cooperativo del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea a favore delle donne. Dall’8 al 14 marzo, chi richiederà un Prestito Personale ForWe potrà approfittare della campagna “Prestito Personale ForWe” e usufruire di speciali condizioni di favore.
Il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea riunisce oltre 130 Banche di Credito Cooperativo (BCC) presenti con oltre 2600 sportelli su tutto il territorio nazionale. Da sempre è al fianco delle imprese, delle famiglie e dei liberi professionisti con soluzioni personalizzate per mutui, finanziamenti e altro ancora.

 

11 Massimo Franchi*:- «SOSTEGNI» DA 32 MILIARDI, COMPROMESSO MINICONDONO IL DECRETO. CANCELLATE LE CARTELLE ESATTORIALI FINO A 5 MILA EURO DEL SOLO PERIODO 2000-2010. SALVINI VOLEVA MOLTO DI PIÙ. MODIFICHE A DL DIGNITÀ E REDDITO: CAUSALI CONGELATE, SOLO SOSPESO A CHI LAVORA FINO A 6 MESI. Che vergogna (n.d.r.)
Alla fine il condono c’è. È molto meno di quello che aveva chiesto Salvini – difatti assai arrabbiato – ma comunque premia coloro che non hanno pagato multe e tasse, cancellando le cartelle esattoriali sotto i 5 mila euro dal 2000 al 2010 per le persone fisiche con redditto fino a 30mila euro l’anno. La destra chiedeva fino al 2020 senza limiti di reddito. In più: rate e nuove cartelle sospese fino al 30 aprile e una sanatoria ad hoc per le partite Iva in difficoltà.
IL COMPROMESSO USCITO dal consiglio dei ministri che ha licenziato il decreto Sostegni è il primo dell’era Draghi. E arriva con un ritardo di almeno due settimane sui tempi inizialmente previsti.
Un decreto da 32 miliardi, simili ai decreti Ristori del governo Conte due: la prima «manovra» Draghi è solo temporanea, è già pronto un altro scostamento di bilancio ad aprile, sebbene il suo importo sarà definito rispetto all’andamento di «economia, vaccinazioni e pandemia».
Più di un terzo dei 32 miliardi – oltre 11 miliardi – vanno in contributi a fondo perduto per le imprese e gli autonomi che hanno sofferto la crisi del Covid. Indennizzi alle imprese e ai titolari di partita Iva con fatturato fino a 10 milioni e che hanno registrato una diminuzione del fatturato (nella media mensile) di almeno il 30% tra il 2020 e il 2019. Per le imprese, che dovranno presentare domanda all’Agenzia delle Entrate attraverso una nuova piattaforma affidata a Sogei, ci sarà l’opzione tra il bonifico sul conto corrente e un credito d’imposta da usare in compensazione.
Gli aiuti saranno di minimo 1000 euro per le persone fisiche (2000 per le persone giuridiche) e avranno un tetto massimo di 150mila euro per le imprese. I contributi saranno modulati a seconda delle dimensioni delle aziende coinvolte: sono previste 5 fasce di ricavi con percentuali dei «sostegni» differenziate che vanno dal 60% delle perdite per le più piccole al 20% per le più grandi.
OLTRE ALLO SCHEMA GENERALE di sostegno, il decreto prevede cinque ambiti specifici d’intervento, come spiegato dal ministro dell’Economia Daniele Franco. Per la filiera della montagna – che ha visto annullare l’intera stagione – c’è un fondo da 700 milioni (100 in più delle indiscrezioni recenti) da assegnare ai comuni con un decreto del nuovo ministero del Turismo, in accordo con la Conferenza Stato-Regioni: tra i soggetti beneficiari, oltre agli esercizi commerciali, ci sono maestri e scuole di sci. Per il mondo della cultura 400 milioni così suddivisi: aumenta di 200 milioni di euro la dotazione (di 80 milioni nel 2020) per le emergenze nei settori dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo; 120 milioni in più di fondi per spettacoli e mostre, e viene ristretta la destinazione, escludendo dal capitolo fiere e congressi, ora riconducibili al nuovo Ministero del turismo; inoltre passa da 25 a 105 milioni di euro il sostegno per il settore del libro e dell’intera filiera dell’editoria.

 

PER LE FILIERE AGRICOLE, DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA INCREMENTO DA 150 A 350 MILIONI PER IL 2021.
IL TESTO PREVEDE POI UN FONDO da 200 milioni «da destinare al sostegno delle categorie economiche particolarmente colpite dall’emergenza Covid, incluse le imprese esercenti attività commerciali e ristorazione nei centri storici e le imprese operanti nel settore dei matrimoni e degli eventi privati». Anche in questo caso i fondi saranno distribuiti dalle Regioni. Poi 100 milioni andranno a coprire la cancellazione di fiere e congressi e altri 150 le fiere internazionali. Tra le forme di sostegno particolari, il decreto congela la tassa sui tavolini all’aperto di bar e ristoranti fino al 30 giugno 2021.

Tutto confermato sul fronte dei licenziamenti. Blocco dei licenziamenti prorogato fino a fine giugno per tutti, esteso fino a ottobre per i settori che non hanno la cassa integrazione ordinaria. Nel frattempo viene prolungata la cassa Covid in deroga per altre 28 settimane fino alla fine dell’anno. Il tutto in vista della riforma degli ammortizzatori sociali.
INDENNITÀ UNA TANTUM DI 2.400 euro per i lavoratori del turismo, stagionali e dello spettacolo. Una indennità specifica è dedicata ai lavoratori dello sport. I disoccupati potranno accedere alla Naspi e Discoll anche senza avere lavorato nell’ultimo anno.
Sospese le causali del decreto Dignità sui contratti a termine fino a fine anno. Altri tre mesi di reddito di emergenza (Rem) e un miliardo in più per il Reddito di cittadinanza che viene modificato per favorire il reimpiego temporaneo: sarà solo sospeso per chi trova occupazione per meno di 6 mesi con un limite di 10mila euro. Finito l’impiego, non si dovrà rifare domanda.
(Massimo Franchi*, Professore Ordinario di Econometria).

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