“Museo Virtual de la Inmigración Italiana”, della rete italo-argentina della Circoscrizione di Rosario

ROSARIO – E’ stato presentato in videoconferenza, in presenza delle associazioni italiane della Circoscrizione consolare di Rosario, il Museo Virtual de la Inmigración Italiana (MUVII): un progetto del Comites di Rosario realizzato grazie al finanziamento dalla Direzione Generale per gli Italiani all’estero del Maeci. Il Museo Virtuale dell’Immigrazione Italiana sarà di fatto una piattaforma che documenterà l’apporto fornito nei decenni dagli italiani giunti a Rosario allo sviluppo di questa importante area dell’Argentina. I nostri connazionali hanno infatti notoriamente contribuito sotto diversi aspetti: dal patrimonio socio-culturale a quello economico. Il Museo, proprio per la sua particolare natura, realizzerà iniziative virtuali, come conferenze e mostre, per consentire alla comunità italo-argentina di riscoprire le proprie origini: in tal senso, dunque, l’obiettivo non è solo lo sviluppo dei rapporti tra i due Paesi ma anche offrire spunti di riflessione sul turismo delle radici. Ha introdotto e moderato la conferenza il Presidente del Comites di Rosario, Franco Tirelli, che ha sottolineato come l’idea di realizzare un museo sull’immigrazione italiana parta in realtà da lontano: in passato furono già avviati tentativi con la Città di Rosario per averne uno fisico; tuttavia non è stato possibile, finora, raggiungere questo obiettivo e quindi ben venga averne intanto a disposizione uno in forma virtuale.

Il Console Generale d’Italia a Rosario, Martin Brook, ha a sua volta evidenziato come il progetto del Museo Virtuale abbia avuto un percorso ampio. “Esso riguarda le nostre radici e la nostra storia”, ha commentato Brook ricordando come già in passato sul tema della migrazione italiana ci sia stata una mostra organizzata proprio dal Consolato alla quale parteciparono i membri della collettività di Rosario. “Fu un evento che toccò il cuore di molti e da questo evento nacque l’impulso forte per andare avanti. L’immigrazione italiana è una pagina nobile e importante ma anche molto dolorosa e abbiamo il dovere di sottolineare questi momenti storici che toccarono le vite dei nostri bisnonni, nonni e padri: lasciare il proprio Paese è sempre molto complicato. I nostri avi si incontrarono qui in Argentina con i compatrioti e si aiutarono per un lavoro o per una casa, alleviando così il dolore. Ci fu molta solidarietà e abbiamo il dovere di ricordare queste pagine fondamentali della storia italiana, che è poi una storia che condividiamo con l’Argentina”, ha evidenziato Brook che proprio nel museo vede un tema in grado di unire ancor di più i due popoli. Lo sguardo del Console è andato quindi alla nuova generazione che, grazie ad un luogo seppur virtuale come questo museo, potrà accedere a foto e documenti d’epoca e capire così cosa sia stata davvero la storia dell’emigrazione italiana. “Quando Tirelli e Gazzola vennero in Consolato e chiesero aiuto per il museo dissi di sì – ha ricordato Brook – e benché i tempi non fossero dei migliori scrivemmo al Maeci e in poco tempo la Farnesina, sempre sensibile a questi temi, ci appoggiò e ci diede l’aiuto economico”. Brook ha quindi voluto chiarire che le famiglie o le associazioni che vorranno entrare nel progetto museale offrendo il materiale custodito in casa o nella propria sede associativa non dovranno abbandonare o privarsi di questo materiale che sarà digitalizzato e archiviato grazie alle possibilità offerte dalle tecnologie informatiche. “Chi non ha passato, non ha presente né futuro: solo chi ha una forte identità nazionale e patriottica può mirare al futuro con fiducia”, ha voluto concludere con questo richiamo identitario.

Il Vicesegretario generale per l’America Latina del Cgie, Mariano Gazzola, ha ricordato come questo progetto sia il frutto del lavoro e dell’apporto di molta gente: non soltanto il Comites ma anche di tutte quelle persone che lo avevano già pensato in una modalità fisica e non solo virtuale. Gazzola ha fatto notare come fino ad oggi Rosario non avesse ancora un museo dell’immigrazione nonostante la maggior parte della città sia stata fondata proprio con il contributo dell’emigrazione italiana o di altre nazionalità ed etnie. “Non rinunciamo a questo sogno di avere un museo fisico ma intanto non potevamo restare con le braccia conserte: se c’è un qualcosa di positivo che ha portato questa pandemia è la possibilità di aver appreso ad usare al meglio la tecnologia. Intanto cominciamo a fare qualcosa in forma virtuale”, ha commentato Gazzola che ha stilato un piano di lavoro diviso in due fasi. In una prima fase bisognerà coinvolgere quante più persone, famiglie ed associazioni per reperire il materiale necessario all’archiviazione e alla digitalizzazione. “La seconda fase sarà dare forma al progetto per farlo conoscere anche all’esterno, ossia agli studiosi e agli amanti della storia. Sarà fondamentale allargare la partecipazione perché il museo deve essere di tutti”, ha aggiunto Gazzola ricordando l’esperienza già vissuta in questo senso per le manifestazioni del centenario della Grande Guerra. “Con quello stesso spirito dovremo affrontare questo progetto: conoscere ciò che è stato conservato nella storia dell’emigrazione italiana e renderlo accessibile a tutti”, ha sottolineato.

Lucas Del Chierico, segretario del Comites di Rosario, ha parlato di una grande opportunità che deve procedere lungo una direttiva ben precisa: dal recupero e dall’archiviazione all’esibizione del materiale. “Importante sarà ordinare, esibire e curare questo materiale: questo consentirà di dare un segno distintivo al museo aperto alla ricerca. E’ un sogno realizzato dalla nostra collettività: un cammino lungo che comincia ora. Dovremo arrivare a casa di ogni membro della comunità e spiegare cosa stiamo facendo. Questa è una comunità matura che vanta molte generazioni in questa terra: non perdiamo questa opportunità e lavoriamo uniti”, ha invitato Lucas Del Chierico. Mariana Del Chierico, responsabile tecnica del MUVII, ha evidenziato l’idea di un museo che è parte di tutta la collettività. “Abbiamo bisogno dell’appoggio di tutti, a prescindere che siano parte delle associazioni, per raccontare la storia di tutti e tenere un archivio dove trovare informazioni utili a chi cerca storie legate all’immigrazione italiana”, ha commentato Mariana Del Chierico invitando all’utilizzo di uno strumento come il formulario in rete per entrare in contatto con le persone ed eventualmente comunicare sul possesso di documenti o foto. Dunque qualsiasi oggetto, che potrebbe avere una funzione per il museo, dovrà essere digitalizzato e archiviato. Sarà importante avere anche un link diretto alle pagine delle associazioni che intendano collaborare.

Guillermo Rucci, consigliere Cgie per l’Argentina, ha parlato di questo museo non solo come patrimonio di Rosario ma come un qualcosa di estendibile a tutta l’Argentina proprio perché la virtualità permette di uscire da una singola località. Anche Rucci ha evocato l’idea del formulario per poter avere un’idea precisa del materiale da incorporare sistematicamente. Il consigliere Cgie ha infine proposto come tema quello della cucina italiana, affinché non si perda nel tempo la storia della nostra tradizione culinaria. Silvina Bonastre, che tramite la pagina social ‘Reconquista del Ayer’ si occupa di temi legati all’italianità, ha sottolineato come già nel passato ci sono state esperienze di condivisione di materiale documentale o fotografico pur senza avere gli strumenti tecnologici odierni. E’ altrettanto importante però prestare attenzione alla memoria orale e linguistica del nostro popolo emigrante. Adriana Crolla, ricercatrice dell’Universidad Nacional del Litoral di Santa Fe, ha espresso soddisfazione per questa iniziativa invitando a sua volta a sviluppare anche un laboratorio di tradizione orale con il fine di generare un repertorio di investigazione riguardante la lingua parlata usata da questi migranti e del loro incontro con un’altra lingua, sfruttando il lavoro già svolto in ambito universitario.

Marcelo Carrara, consigliere Cgie per l’Argentina, ha evidenziato come si tratti di un immenso progetto esprimendo la soddisfazione anche a nome della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata che presiede. Carrara ha ricordato come anche a Mar del Plata si sia studiata un’idea similare realizzando una prima bozza già diversi anni fa. Si è quindi detto d’accordo con l’idea diffusa di sfruttare al meglio tutte le possibilità offerte dalla tecnologia, creando una somma di tutto il lavoro svolto dalle associazioni e sfruttando anche l’opportunità che sarà rappresentata dall’inaugurazione del Museo dell’Emigrazione di Genova: un progetto sul quale sta lavorando lo stesso CGIE. “C’è la piena disponibilità per poter arrivare a un lavoro congiunto e condividere questo grande progetto a livello nazionale”, ha sottolineato Carrara parlando del Museo Virtuale e riferendosi all’intero contesto argentino. Marcelo Pintagro, consigliere del Comites di Rosario, ha sottolineato come anche lo strumento del libro sia molto importante per raccontare la storia delle nostre comunità all’estero nelle diverse sfaccettature dei percorsi migratori. Sulla questione della ricerca nel campo della tradizione dell’oralità, ha ricordato che c’è già un filone di studi sul panorama dialetto, nella fattispecie quello siciliano, comparandolo con la lingua acquisita nel Paese ospitante. Marcelo Romanello, consigliere CGIE per l’Argentina, ha sottolineato come questa necessità per gli italo-argentini di conoscere la propria storia sia un qualcosa che riguarda nipoti e figli: “questo affinché sappiano quale storia c’è dietro chi è venuto a lavorare in questa terra”. Già dalle prossime settimane dovrebbe iniziare a prendere forma il gruppo di lavoro per delineare l’iter operativo del progetto. (Simone Sperduto/Inform)

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