Covid-19: CONFSAL UNSA scrive al Segr. Gen. della Farnesina sul pericolo di contagio dei dipendenti consolari

Lettera aperta al Segretario Generale della Farnesina

Amb. Elisabetta Belloni

 

Oggetto: Esposizione del personale MAECI al pericolo di contagio da COVID-19 nell’espletamento delle attività lavorative

 

Gentile Segretario Generale,

apprendiamo con rammarico e crescente preoccupazione dell’aumento dei contagi da Coronavirus tra i nostri colleghi in servizio presso la Rete estera.

Al rammarico non si aggiunge, tuttavia, meraviglia. Infatti, mentre presso la Sede centrale le disposizioni a tutela del personale sono state adottate con grande celerità (e di ciò siamo grati a nome di tutti gli iscritti a questa O.S.), la Rete estera è rimasta a lungo priva di indicazioni operative.

Solo in data 10 marzo, e dopo numerose insistenze da parte di questa O.S., la DGRI ha diramato – finalmente – un messaggio con le prime istruzioni, introducendo, tra l’altro, modalità di attività lavorative da casa. Incomprensibilmente, in relazione all’estero, si è tuttavia sempre evitato di fare utilizzo della dizione “Lavoro Agile”, così come introdotta e specificata dalla Circ. 1 della FP del 4 marzo scorso.

Purtroppo, sin dall’inizio dell’emergenza a causa della pandemia, le indicazioni impartite e tanto attese, si sono rivelate, limitatamente alle Sedi all’estero, poco chiare e a tratti contrastanti se confrontate tra quelle diramate dalla DGIT con quelle diffuse dalla DGRI.

Nel frattempo, il nostro Sindacato, accogliendo i segnali d’allarme provenienti dall’estero, si preoccupava fin dalle primissime fasi dell’emergenza COVID d’individuare, insieme con l’Amministrazione, forme di tutela per la salute del personale, tant‘è vero che la nostra prima richiesta d’intervento, proprio sull’Ambasciata a Pechino, ovvero nel Paese primo focolaio della pandemia, risale al 5 febbraio scorso.

Ben presto è stato individuato da parte del nostro Sindacato anche il problema dell’accreditamento in loco del personale a contratto, privo di qualsiasi forma di legittimazione formale sia a transitare per città o aree chiuse, al fine di raggiungere il proprio posto di lavoro e svolgere, come indicato dal proprio capo missione, attività in presenza per garantire i servizi alla collettività, inclusi quelli finalizzati ai rimpatri di circa 100.000 connazionali, sia ad agire fuori sede nei confronti delle autorità dei Paesi ospitanti.

Le dimensioni delle difficoltà incontrate all’estero con riferimento all’aspetto dei contagi, delle presenze nonché delle misure a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori sono state identificate anche grazie ad un sondaggio avviato su tutta la Rete dalla Confsal Unsa Esteri nello scorso mese di giugno, e sono tuttora oggetto di monitoraggio da parte del nostro Sindacato. I lavoratori interpellati sul posto di lavoro hanno fornito un quadro onestamente chiaro di una situazione a tratti drammatica.

E a tutt’oggi, mentre a Roma si assiste ad una fedele adozione delle istruzioni impartite del MAECI che includono le misure imposte dalle autorità sanitarie nazionali, nonché quelle contenute nella dichiarazione congiunta con le OOSS sulle “Linee Guida contenenti il protocollo di misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 presso l’amministrazione centrale del MAECI”, per l’estero continuano a mancare specifiche, mirate ed analoghe direttive.

E questo è, ora più che mai, preoccupante. Al momento sono circa 64 i casi di contagi di nostri dipendenti sulla Rete all’estero. Molti sono, nel frattempo, guariti, altri sono stati ricoverati in terapia intensiva, sospesi tra la vita e la morte e altri ancora vivono l’incertezza del decorso dell’infezione.

Si tratta di un numero significativo se rapportato alle 300 sedi della nostra Rete estera, un numero che ci costringe a chiedere un deciso cambiamento di rotta da parte dell’Amministrazione in termini di attenzione, monitoraggio e adozione di misure tempestive ed efficaci per invertire questo trend che tanto preoccupa i nostri lavoratori all’estero.

Nel frattempo, si parla dell’imminente appuntamento elettorale. Abbiamo appreso che numerose sedi estere hanno dovuto chiudere i battenti per casi di contagio fra il personale, bloccando peraltro l’accesso al pubblico.

Ciononostante e paradossalmente, varie sedi esortano i connazionali sui propri siti WEB a recarsi di persona al proprio consolato per ritirare i certificati e le schede elettorali in caso di mancato recapito a decorrere dalla prima settimana di settembre. E per garantire queste attività, viene richiesta al personale una maggiore presenza in sede, a detrimento del necessario distanziamento sociale. I rischi di contagio a danno degli addetti ai lavori, ma anche degli elettori aumentano così in maniera esponenziale.

Avevamo già chiesto ascolto e ora siamo costretti a chiederlo nuovamente con maggiore fermezza.

È, infatti, a nostro parere improrogabile l’adozione sulla Rete estera delle medesime misure già adottate presso la Sede centrale, a tutela della salute dei dipendenti e degli utenti. Tali misure non possono prescindere dal trasferimento di una parte delle attività in modalità agile mediante la fornitura di adeguate attrezzature informatiche.

È necessaria altresì la creazione di strategie e meccanismi che permettano l’esercizio di voto per corrispondenza, evitando la presenza fisica degli elettori presso consolati e ambasciate, consentendo, per esempio, l’invio del materiale elettorale per E-mail in quei luoghi dove il servizio postale non offre sufficiente affidamento.

Gentile Segretario Generale, non si può barattare il diritto di voto con il diritto primario alla salute, né in Italia né all’estero. I lavoratori del MAECI all’estero e a Roma hanno già dimostrato sufficientemente capacità d’iniziativa personale, coraggio e spirito di abnegazione.

Ora è il momento della capacità dirigenziale per guidare i dipendenti in una situazione che sulla faccia della terra, in epoca moderna, non conosce precedenti.

È giunto il momento di convogliare tutte le idee verso le soluzioni migliori e siamo disponibili per ogni scambio utile a raggiungere questo scopo.

Con i migliori saluti,

Roma, 31 agosto 2020

CONFSAL UNSA Coordinamento Esteri

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