Mattinale Cgil: “Per chi suona la campanella”

Sulle prime pagine di quasi tutti i quotidiani la tragedia delle due bambine Jannat (2 anni e mezzo) e Malak (14 anni) morte schiacciate da un albero crollato sulla tenda dove dormivano con la loro famiglia Lassiri originaria del Marocco e residente a Torino in un campeggio di Marina di Massa. Nei tanti commenti alla notizia, oltre a ragionamenti generali sul destino imprevedibile, la grande preoccupazione per lo stato di un ambiente sempre più esposto all’instabilità climatica. Su La Stampa scrive Gabriele Romagnoli. Sul piano della politica e delle tensioni sociali, in primo piano la scuola, alla vigilia della riapertura e sullo sfondo lo scontro sull’affluenza prevista per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari e la nuova emergenza immigrazione. Cominciamo dalla scuola.

Sul Tempo, a pagina 4, si parla della Cgil e in particolare delle dichiarazioni del segretario generale Maurizio Landini a proposito delle accuse al sindacato da parte della ministra dell’istruzione. “E ancora polemica tra la Azzolina e i sindacati dopo le parole dei giorni scorsi della ministra dell’Istruzioni secondo cui ci sarebbero persone che remano contro e non vogliono la ripartenza della scuola. «Sabotaggio da parte dei sindacati? Questo tema va affrontato in modo diretto – dice il segretario generale della Cgil Maurizio Landini – la Azzolina non può parlare di sabotaggio generale: se ha prove faccia nome e cognome e li indichi, altrimenti è un modo sbagliato di affrontare il problema. Il nostro ruolo come sindacato è stato l’opposto. Il governo non costruisca capri espiatori sui ritardi”.

Sulla Gazzetta di Modena si parla di “Una riforma radicale” della scuola. I trasporti da “aumentare, adeguando gli orari”. I fondi europei “per fare le riforme necessarie già prima del Covid”. Le politiche da accoglienza “per essere un Paese degno dell’Europa”. A Ponte Alto è “Hammer Time”. La star alla Sala dibattiti non è però Lewis Hamilton, ma risponde al nome di Maurizio Landini. Il segretario generale della Cgil martella con le parole. Prende energia da un pubblico più numeroso dell’esordio per scagliarsi contro “tutti i ritardi e le diseguaglianze” emersi con la pandemia. A partire dalla prima campanella. “Il 50% delle nostre scuole ha più di 50 anni”, ricorda Landini. Il segretario riflette sul “problema molto serio” della precarietà. Tre le proposte: “asili nido per tutti, istruzione obbligatoria fino ai 18 anni, diritto alla formazione permanente lungo tutta la vita lavorativa”. Discutere di scuola significa discutere di trasporti. “Vanno aumentati adeguando gli orari – la posizione di Landini – ma non bisogna discutere solo della situazione straordinaria”. Sui fondi europei il segretario trova punti di contatto con Giuseppe Provenzano, ministro per la Coesione territoriale. Landini dice sì ai 209 miliardi del “recovery fund”. “Se fossi in grado di aggiungerci i 107 miliardi evasi in Italia quante risorse potrei mettere a disposizione?”.

Su La Stampa, (pagina 6) si parla del giorno della verità per i trasporti locali, con la Conferenza Unificata convocata per questa sera dal ministro Boccia. Ed è la vigilia del ritorno a scuola per gli insegnanti, che domani rientrano in servizio e in alcuni casi dovranno dedicarsi subito alle lezioni di recupero per gli studenti rimasti indietro nel periodo della didattica a distanza. Meno di due settimane al via dell’anno scolastico per la maggior parte degli studenti italiani. Tante, forse troppe, cose da sistemare per garantire un inizio ordinato. Test e tamponi. Per i test sierologici volontari per gli insegnanti dovrebbe essere la settimana decisiva. I medici di base, o almeno quelli che si sono resi disponibili ad effettuarli, si aspettano l’assalto dell’ultimo minuto. “La maggior parte dei docenti si presenterà — dice Maddalena Gissi della Cisl Scuola — se mai il dubbio è sulla capacità del servizio sanitario di garantire la prestazione”. (…)”Secondo Mario Rusconi, numero uno dei presidi di Roma e del Lazio, “sarebbe giusto dedicare le prime settimane proprio al recupero, facendo anche un po’ di educazione civica anti Covid”. In alternativa i corsi di recupero potrebbero svolgersi nel pomeriggio, fuori dal normale orario, ma a quel punto gli insegnanti dovrebbero essere pagati a parte. “E ci sarebbe qualche problema dal punto di vista degli spostamenti, — spiega Rusconi — ma tanto quelli ci saranno anche al mattino: noi possiamo pure scaglionare gli ingressi a scuola, ma se non mettono più corse di autobus e tram è inutile”.

Su Collettiva.it, il punto di Emiliano Sbaraglia:. Il conto alla rovescia è ormai iniziato. Considerando il recupero didattico previsto dal primo settembre, in pratica mancherebbero soltanto poche ore alla riapertura delle scuole, e tutto sembra ancora navigare in alto mare. L’emergenza Covid ha messo in moto un meccanismo di tensione intorno al mondo della pubblica istruzione, che col passar del tempo si è sempre più avvilupppato su se stesso. In particolare, le confuse indicazioni ministeriali susseguitesi nel corso dell’estate al momento non hanno fatto altro che complicare ancor di più una situazione già difficile in partenza. Tra le preoccupazioni maggiori quella derivante l’organizzazione del personale organico, corpo docente in primis, vero rebus da sciogliere per quei dirigenti scolastici impegnati in questi ultimi a incastrare anche gli orari settimanali delle lezioni, senza sapere su quali e quante forze potranno effettivamente disporre.

“Partiamo con più di 200.000 posti vuoti, oltre a tutti i problemi che sappiamo relativi ai dispositivi di sicurezza, l’organizzazione dei recuperi, e molto altro. E alla fragilità di alcuni docenti dobbiamo aggiungere anche quella di alunni che ogni giorno in classe devono affrontare disagi che in questi mesi sembrano aver dimenticato”. Così riflette sulla situazione Francesca Ruocco, Segretaria nazionale della Flc-Cgil, impegnata in questi mesi nel tentativo di garantire il più possibile una riapertura in sicurezza, in linea con i principi del diritto allo studio. Tra i temi caldi, quello inerente i cosiddetti lavoratori fragili: “Non ci sono dati nazionali sui lavoratori fragili, anche perché è il medico competente che deve indicare se un lavoratore ha effettivamente una patologia specifica rispetto al Covid, che lo mette a rischio nell’attività scolastica. Certo che, data l’età media dei lavoratori della scuola, compreso il personale Ata, non può essere un numero esiguo. Ma secondo il protocollo siglato il 6 agosto, ogni istituto scolastico dovrebbe avere un medico di riferimento, per valutare se non ci sono rischi specifici, o se un lavoratore fragile che possa comunque andare a scuola con sicurezze maggiori, come le mascherine ffp2, o evitando luoghi particolari come le mense; o invece se si appartiene a quella categoria di lavoratori fragili che invece non può frequentare la scuola per altre patologie temporanee, ad esempio di carattere respiratorio, o per cure chemioterapiche. Su questo, però, la linea da seguire non è ancora chiara”. (…) “Quello che ci preoccupa maggiormente – continua Ruocco – sono però i ritardi rispetto agli interventi da predisporre nel caso in cui risultasse un positivo nella scuola, eventualità che, visti i numeri, purtroppo sembra tutt’altro che remota. Ma se un tampone risulta positivo cosa si fa? Come deve comportarsi il docente, il dirigente scolastico? Tiene a casa la classe, tutto il plesso, o soltanto i tracciati? Perché tutto questo inevitabilmente andrebbe a generare smarrimento e caos non soltanto per il personale, ma tra le famiglie. Ecco, una cosa che chiediamo è che, almeno su questo, le scuole non vengano lasciate da sole”.

Per quanto riguarda i problemi dei trasporti, sempre sul sito di Collettiva il punto di Martina Toti:

Di scuola parla oggi anche il presidente della Camera, Roberto Fico, in una intervista sul Corriere della Sera, (Emanuele Buzzi a pagina 3). “Presidente Fico, quanto rischia il Paese sulla scuola? “La scuola è troppo importante per diventare un terreno di scontro. Avviare l’anno scolastico in sicurezza deve essere obiettivo comune: mi riferisco a governo, forze politiche, regioni ed enti locali, ma anche presidi e docenti. Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte: stiamo parlando della formazione, della crescita e del futuro dei ragazzi e quindi del Paese. Non è un tema di propaganda”. La ministra Azzolina è sotto attacco. “Ci tengo a esprimere la mia solidarietà alla ministra per gli insopportabili e squallidi insulti sessisti ricevuti, che niente hanno a che vedere con la contrapposizione..politica».

Su Repubblica, a proposito di scuola, da segnalare l’editoriale dell’ex direttore Ezio Mauro: “La ricostruzione comincia dalla scuola” (a pagina 25)

Sul Messaggero il commento sulla scuola è affidato a Francesco Grillo: “L’occasione da cogliere per salvare la scuola”. n questi giorni prendersela con la ministra dell’Istruzione e con la Scuola sembra essere diventato – in attesa della ripresa del campionato – lo sport preferito di un Paese che è ossessionato dall’idea di dover trovare un capro espiatorio per guai antichi che si stanno trasformando in angoscia. Sono tre, in particolare, le fesserie che sono circolate in questi mesi nei quali abbiamo dovuto confrontarci con quella che è stata – secondo i dati che l’Unesco sta raccogliendo a livello mondiale – la più lunga chiusura degli istituti scolastici che un Paese abbia fatto registrare. La prima è che la formazione non interessa perché non genera Prodotto interno lordo. La seconda è che la politica non se ne occupa perché la Scuola non genera consenso. La terza – ancora più grossa – è che un’organizzazione che conta 800.000 dipendenti (contando solo gli insegnanti) e che serve 9 milioni di “clienti” (più circa 15 milioni di genitori) possa essere amministrata da un ministero a Trastevere al quale spettano, dunque, tutti gli oneri e gli onori di un processo così vasto. In realtà, il vero errore della ministra Azzolina, è stato quello di non porre con chiarezza la necessità di dover usare l’emergenza per avviare quella ristrutturazione radicale del sistema scolastico che è sfuggita a tutti i suoi predecessori. In realtà, una Scuola malandata diventa la crisi di coscienza di un’intera comunità che ha perso persino la capacità di occuparsi dei propri figli ed è l’intera società italiana che deve riprogettarsi attorno all’unico luogo dove può ritrovare futuro…..

E non c’è solo la scuola. Effetti negativi dello smart working
Dal Sole 24 ore, p. 2: “Uffici semideserti: nuova crisi per mense, trasporti e pulizie. Un approfondimento sugli effetti dello smart working nei settori caldi dei trasporti pubblici locali e dei servizi. La decisione di un rientro in ufficio molto controllato e la possibilità di usufruire ancora dello smart working per circa 3,5 milioni di lavoratori sta mettendo in crisi moltissime aziende della ristorazione, delle pulizie e del facility management. Si tratta di migliaia di lavoratori addetti ai trasporti locali privati, alle mense aziendali, i manutentori e gli addetti alle pulizie e i magazzinieri. Per loro l’assenza dei dipendenti degli uffici e la parziale paralisi del normale sistema lavorativo rischi di trasformarsi nell’incubo del licenziamento. (Finizio e Melis a pagina 2)

E’ di nuovo emergenza immigrazione.
Dalla prima pagina di Repubblica: Ondata record di sbarchi.  Emergenza a Lampedusa. Nuova ondata di sbarchi sulle coste italiane. A Lampedusa l’ultimo barcone con a bordo 370 migranti ha mandato in crisi le strutture di accoglienza, già affollate da 1500 persone. Il sindaco Pd, Totò Martello, minaccia lo sciopero generale dell’isola: “Qui lo Stato non esiste, la situazione è ingestibile”. Il Viminale sta cercando di affrontare l’emergenza con vedette per trasferire migranti e navi quarantena. Ma nel frattempo si registrano altri sbarchi anche in Calabria: un veliero è esploso mentre veniva soccorso a largo dell’isola di Capo Rizzuto: tre persone sono morte, un disperso e due finanzieri feriti (Servizio di Alessia Candito a pagina 4).

Su La Stampa da segnalare il commento di Luigi Manconi: “Lampedusa, una ferita dell’Europa”. “Mai come ora, di fronte a quanto va accadendo nel Mediterraneo, si avverte un bisogno di “più Europa”. Perché, è palese, una soluzione per la tragedia che si consuma davanti alle nostre coste, non potrà venire, certo, dalle motovedette della guardia costiera libica e nemmeno di quella italiana, bensì solo da una politica sovranazionale e da una strategia complessiva dell’Unione. Prima ancora, una premessa. Comunque la si pensi si deve partire da un principio di realtà: siamo in presenza di uno stato di necessità. I movimenti degli esseri umani, di cui in questo nostro angolo di mondo vediamo appena una modesta espressione, dipendono da processi planetari così profondi e di antica data che immaginare di arrestarli con i “blocchi navali” o con la “chiusura dei porti” è utopia. (…)D’altra parte, va compresa e trattata con saggezza l’insofferenza che si manifesta tra gli abitanti di Lampedusa e tra tutti coloro che patiscono il peso di una convivenza, assai malamente gestita, tra residenti e migranti. Tutto ciò è, come si è detto, inevitabile e prescinde dalla miseria delle speculazioni elettorali (mancano giusto venti giorni al voto per le regionali) e delle guerricciole tra partiti. Ma il fatto che lo scenario appena descritto sia segnato dalla ineludibilità, non significa che non si debbano adottare strategie razionali e intelligenti, capaci di governare il fenomeno. L’Italia ha oggi una grande occasione….

Sull’immigrazione e in particolare sullo scontro con Musumeci era intervenuto nei giorni scorsi il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra: “C’è qualcosa di peggio di una politica incapace di risolvere i problemi di cui ha la responsabilità di occuparsi, ed è la scelta di rifugiarsi, di fronte alle proprie mancanze, in una strumentalizzazione di comodo che punta il dito contro gli incolpevoli”. E’ quanto afferma il segretario confederale della Cgil nazionale, Giuseppe Massafra.“È un film che stiamo vedendo spesso da qualche anno a questa parte, – prosegue il dirigente sindacale – ma il cui copione riesce sempre a sorprendere. Come con l’ordinanza del governatore della Sicilia, Musumeci, con la quale si vuole scaricare sui migranti la responsabilità dell’aumento dei contagi in Sicilia”. “Un’ordinanza – aggiunge Massafra – illegittima, perché affronta questioni fuori dalla propria competenza, come ha giustamente rilevato il Viminale, ma anche inaccettabile perché dimostra la totale incapacità di gestire l’emergenza sanitaria. Infatti, invece di intervenire su controlli e sulle misure di contenimento, soprattutto per quel che riguarda i flussi turistici, ci si accanisce sui migranti, i quali sono tutti sottoposti alle procedure di accertamento sanitario e di contenimento all’interno degli hotspot”. Il commento completo di Massafra sul sito della Cgil nazionale.

Crescono le incertezze sul referendum
Dal pezzo di Alessandra Ghisleri su La Stampa (p.11). Tutti gli indicatori demoscopici hanno mostrato una forte critica verso le istituzioni con un grande invito alla concretezza per tutti i politici che abbiano a cuore il destino del nostro Paese. Così il 41,2% degli italiani non sa ancora come comportarsi in tema di referendum, mentre il 42% dichiara che andrà a votare per il Sì e il 15,8% per il No. Sui voti validi si tradurrebbe in un 72,7% contro il 27,3%. Una distanza importante che mostra tuttavia nell’arco degli ultimi 6 mesi una flessione del Sì di quasi 10 punti percentuali.

Anche sulla prima pagina del Messaggero i dati dei sondaggi sul referendum: “La paura del contagio entra nell’urna. I sondaggisti: referendum verso il flop: Un italiano su tre andrà a votare per il referendum sul taglio dei parlamentari e secondo alcuni sondaggisti i votanti potrebbero essere anche meno. La paura del contagio da Covid sta facendo la sua parte insieme alle incertezze politiche della scadenza referendaria (servizio a pagina 6)

NELL’AGENDA CGIL

Stati  generali della Cgil in Puglia e Giornate del lavoro.
Superare la crisi, unire il Paese: questo il filo conduttore di analisi e proposte per il territorio che la Cgil Puglia presenta durante i suoi Stati generali, giovedì 3 settembre al teatro Petruzzelli di Bari dalle 9.30 alle 15. Durante l’iniziativa, a cui partecipano esponenti del governo nazionale e locale, del sindacato e del mondo politico e sociale, vengono discussi progetti e obiettivi strategici per la regione mettendo al centro i valori fondamentali di sviluppo, lavoro e ambiente che hanno caratterizzato l’operato della Cgil pugliese in questi anni. Per informazioni e dettagli, seguire la pagina Facebook.

Le Giornate del lavoro
Ottava edizione di Liberiamo il Futuro, le giornate del lavoro della Cgil Basilicata, il 4 e 5 settembre a Matera e Potenza che quest’anno seguono il filo rosso “Un mondo nuovo”. Con il contributo e la presenza di rappresentanti delle istituzioni, della politica, dell’economia, viene posto al centro del dibattito il Mezzogiorno e il tanto attuale e sentito tema del diritto universale alla salute. L’appuntamento il 4 settembre è a Matera, in piazza San Francesco, per parlare alle 18 di Mezzogiorno, istruzione, cultura, la sera alle 21.30 è la volta del concerto “En Plein Air”.  Il 5 a Potenza in piazza Don Bosco alle 17.30 si tiene l’incontro “Diritto alla salute bene pubblico universale”, alle 21 Sergio Cammariere in concerto. Per partecipare agli eventi che sono gratuiti,

PER IL QUADRO COMPLETO DI TUTTI GLI APPUNTAMENTI CGIL L’AGENDA DI COLLETTIVA:

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