Schiavone (Cgie): frenare l’esodo degli italiani all’estero

Ma servono anche “politiche di accompagnamento” per chi emigra.

Roma, 7 nov. (askanews) – Occorre frenare “l’esodo degli italiani all’estero”, ma anche definire “politiche di accompagnamento” per gli italiani che decidono di lasciare il Paese. E’ quanto ha dichiarato il Consiglio generale degli Italiani all’Estero (Cgie) riferendo alla stampa sull’incontro avuto con il sottosegretario per il Lavoro, Stanislao Di Piazza, nel corso dei lavori alla Farnesina del Comitato di presidenza del Cgie.

“Nell’incontro con il sottosegretario per il Lavoro, Stanislao Di Piazza, abbiamo chiesto di porre davvero un freno all’esodo degli italiani all’estero, perchè il Paese rischia di impoversi e perchè c’è anche il rischio che diverse zone si spopolino”, ha detto il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone. Ma a fronte dell’aumento del numero di italiani che scelgono di andare all’estero, “occorrono anche politiche di accompagnamento, fatte di servizi, di politiche che vadano incontro alle loro esigenze e che consentano loro di godere dei loro diritti”, ha rimarcato Gianluca Lodetti, componente di nomina governativa del Comitato di presidenza.

Stando al rapporto presentato a fine ottobre da Migrantes, sono quasi 5,3 milioni gli italiani all’estero iscritti all’Aire, con un incremento della mobilità italiana pari a +70,2%, a fronte dei poco più dei 3,1 milioni di iscritti nel 2006. A emigrare sono soprattutto i giovani, circa il 52,2% nella fascia di età 20-39 anni.

L’incontro con il sottosegretario “è stato produttivo”, ha sottolineato Lodetti, precisando che durante il confronto sono state “illustrate le caratteristiche della vecchia e della nuova migrazione italiana e abbiamo messo in rilievo che non c’è solo una nuova emigrazione fatta di cervelli e di alte professionalità”. I flussi dei nuovi emigrati italiani sono composti, ha ricordato Lodetti, “per un terzo da laureati, un terzo da diplomati e un terzo da minorenni e persone con bassa qualifica”. Se “le reti già presenti sul territorio estero possono intervenire”, c’è però bisogno anche di politiche che accompagnino i muovi emigrati italiani, “perchè non tutti arrivano all’estero nelle stesse condizioni”, ha concluso.

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