LA RECENSIONE. I dieci comandamenti di Cottarelli e De Nicola (Rubettino)

di Francesco Russo (*)

 

“… un incremento della nostra produttività: un obiettivo che può essere raggiunto unicamente a condizione che si restringa il territorio dell’allocazione politica delle risorse e si estenda quello della cooperazione volontaria. Ciò significa che la crescita della produttività ha come base la libertà di scelta.”
Dalla Prefazione di Infantino.

“… Marco Ponti e Francesco Ramella che in ‘Trasporti: tassare e spendere di meno. Si può e si deve’ smontano il mito delle infrastrutture che a volte assomiglia un po’ alle buche keynesiane. Sono utili, ma solo quando i costi non eccedono in modo eclatante i benefici.”
Dalla Introduzione di Cottarelli e De Nicola.

I dieci comandamenti dell’economia italiana, è un saggio a cura di Cottarelli e De Nicola, edito da Rubbettino nel 2019.

 

IL NEOLIBERISMO TERRITORIALE …
Il saggio si presta a una lettura abbastanza agevole, anzi facile dietro le apparenti complessità tecniche. Fin dalle prime battute, nella prefazione e nell’introduzione, manifesta il percorso predominante: neoliberismo di ritorno.

E’ facile parlare di restringere l’allocazione politica delle risorse, è facile smontare il mito delle infrastrutture, è facile il neoliberismo di cui è farcito il volume. È facile restringere “l’allocazione” quando sino ad oggi le risorse sono state sbilanciate in modo plateale in direzione Nord: autostrade a 3 corsie, alta velocità ferroviaria, aeroporti internazionali, asili nido, velocità di internet, sanità, e poi cassa integrazione, quote latte.

 

… O UN MODELLO CORAGGIOSO PER IL RILANCIO DEL PAESE
Non c’era bisogno di un altro libro per dire le cose praticate da 150 anni in Italia.

Ci saremmo aspettati una riflessione coraggiosa: con la globalizzazione dobbiamo riuscire ad innalzare il livello produttivo del Sud e ciò a partire dalle infrastrutture. È ben risaputo che per ogni 100 euro investiti al Sud quasi 50 ritornano al Nord in macchinari e servizi, è ben risaputo che quando è cresciuto il Sud, il Nord è cresciuto, mentre il contrario non è mai accaduto.

Invece di imboccare con coraggio la via degli investimenti nel Sud, come ha fatto la Germania nell’Est facendo con questa mossa ripartire l’economia portandola a prima d’Europa, il libro ripropone un messaggio già conosciuto.

Keynes viene appiattito in una battuta nella introduzione.

Le scuole di scienze politiche e sociali di tutto il mondo, a partire dall’Università di Sydney, lavorano per trovare alternative alla politica economica della disuguaglianza.

In many countries across the world the gap between the incomes, wealth and living standards of rich and poor people has increased, and it will only widen if we allow the status quo to continue.  (School of Social and Political Sciences). In molti paesi nel mondo il divario tra reddito, ricchezza e standard di vita dei ricchi e dei poveri è aumentato e potrà solo allargarsi se consentiamo che lo status quo continui.

La ricetta che si propone nel libro è superare lo status quo, ma potenziando il liberismo ampliandolo a livello territoriale con l’autonomia differenziata, cioè passando dal gap tra ricchi e poveri al gap tra regioni ricche e regioni povere.

Cottarelli, Ponti, tutti gli altri autori, sono inviati a Badolato. Vadano a vedere che vuol dire una statale che collega tutto il territorio jonico della Calabria , senza alternative, con ponti larghi 4 metri e mezzo, dove due Ducato con gli specchietti aperti non passano.

 

DAI FABBISOGNI STANDARD …
“… Purtroppo però il principio dei costi o fabbisogni standard non ha sinora trovato applicazione pratica in modo sistematico …” Primo comandamento.

Siamo d’accordo con gli autori. Riconoscono che di fatto finora si è utilizzato solo il principio dei costi storici. Cioè chi più ha avuto, più continua ad avere e chi meno ha avuto meno continua ad avere. Ci si aspetterebbe quindi un invito degli autori ad un maggior intervento dello Stato al fine di ridurre le disuguaglianze. E invece niente. Niente sul gap spaventoso tra Nord e Sud.

E dato che i costi standard non hanno trovato applicazione, negli altri capitoli-comandamenti si riprende in forma massiccia la via dell’autonomia  differenziata. Cioè aumentiamo i gap territoriali.

 

… ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA
“… Come si è visto, gli incentivi perversi che si generano da un eccessivo accentramento dell’erogazione di risorse pubbliche a livello dello Stato centrale, porta a raccomandare con forza maggior decentramento sia dei prelievi che delle decisioni infrastrutturali”. Settimo comandamento.

Questo come si vuole chiamare se non autonomia differenziata?
Per svelare in via definitiva il pensiero che percorre tutto il saggio, bisogna andare al Quarto Comandamento.
“… Con un’unica eccezione. Il modello lombardo.

… L’anno successivo, i referendum per l’autonomia, in Veneto e Lombardia, hanno invece segnalato una convinzione diffusa, in queste regioni, circa la maggiore efficienza del governo locale rispetto a quello nazionale …

Nel medio periodo, la riforma chiave che può innescare una spirale virtuosa è il tutt’ora irrealizzato federalismo fiscale: se le regioni, oltre a essere centri di spesa, fossero anche fiscalmente responsabili, se una quota più significativa delle imposte fosse raccolta e trattenuta sul territorio, le modalità di spesa sarebbero più facilmente ‘giudicabili’ dai cittadini stessi.”

Nessun commento, le parole degli autori sono chiarissime, autonomia differenziata subito.

 

IL WEB
Una parte va letta con attenzione e ci permette di recuperare i soldi pagati per comprare il libro. Il Quinto Comandamento, scritto da Franco Debenedetti: “per un’ecologia dei social media.”

Beh se non fosse per il breve saggio di Debenedetti dovrei chiedere il rimborso all’amico che me lo ha suggerito.

 

IL LAVORO
Un’ultima riflessione va fatta su come viene trattato il tema del lavoro. Questo viene trattato sotto vari aspetti: dalla riforma dell’Irpef (secondo comandamento), alle pensioni (terzo comandamento), alle liberalizzazioni (nono comandamento). Il ritornello è sempre lo stesso, ma purtroppo può essere cantato nelle aree sviluppate del Paese: riduzione progressiva  della pressione tributaria; nuova proposta per le pensioni; aumento della concorrenza.

Ma dove il lavoro non c’è? Dove il terrore sta nei visi dei nostri ragazzi che stanno dando vita a una nuova emigrazione dalle dimensioni immani? Nessuna parola per l’emorragia inarrestabile che si abbatte  sul Mezzogiorno. Niente sulle case vuote, sulle stanze vuote, sui nuovi paesi abbandonati, sulle città piene di anziani, sul crollo della natalità, sui cinquantenni disperati che lasciano la famiglia e partono per il Nord, sul crollo di residenti che sfiora al Sud mezzo punto l’anno.

E dove il lavoro c’è, ma è nelle nuove forme? Dove la distanza tra lavoratori a tempo indeterminato e gli altri aumenta ogni giorno? Gli altri invisibili sono i precari, le piccole partite iva, i freelance e tutto quei nomi che hanno inventato per nascondere l’insicurezza del domani.

In conclusione il libro è interessante, nel solco del già visto.

Dobbiamo ancora aspettare per vedere una proposta per il rilancio del Paese che non può che nascere dal rilancio del Sud e dal Lavoro. È facile osservare che le economie delle Regioni del Nord sono allo stesso livello delle più forti economie regionali europee. Ed è evidente che l’Italia tutta può aumentare la sua ricchezza solo se investe al Sud.

 

*docente uniMediterranea
**I dieci comandamenti dell’economia italiana
, a cura di Carlo Cottarelli e Alessandro De Nicola, Rubbettino, 2019

 

 

FONTE: https://www.zoomsud.it/

 

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