A colloquio con Chiara Ingrao, autrice del romanzo “Migrante per sempre”

A margine della presentazione del romanzo “Migrante per sempre”: “Bisognerebbe affrontare in maniera più approfondita la questione dell’emigrazione italiana, perché purtroppo si parla sempre d’immigrazione ed è come se dimenticassimo di essere stati, ossia di essere tuttora, noi stessi dei migranti”

ROMA – A margine della presentazione del suo romanzo “Migrante per sempre”, svoltasi a Roma presso il Circolo del Ministero degli Esteri , Chiara Ingrao ha risposto ad alcune nostre domande sulle tematiche del libro e sull’attuale emigrazione italiana. “La storia che racconto nel libro è diversa dall’esperienza odierna degli italiani all’estero, ossia da quella delle cosiddette nuove migrazioni. Narro infatti l’esperienza dell’emigrazione degli anni ’60, quindi di chi emigrava da paesi di provincia e riusciva a ricreare all’estero delle comunità: queste, da una parte davano un senso di protezione, ma dall’altra anche una certa oppressione, sia per il controllo sociale e sia perché esse erano fondamentalmente comunità tradizionaliste. Se dovessimo proporre un raffronto, forse sarebbe possibile trovare una maggior somiglianza con le attuali comunità d’immigrati in Italia. La nostra emigrazione è infatti oggi molto più individuale rispetto al passato; bisognerebbe affrontare in maniera più approfondita la questione dell’emigrazione italiana, perché purtroppo si parla sempre d’immigrazione ed è come se dimenticassimo di essere stati, ossia di essere tuttora, noi stessi dei migranti”, ha spiegato Chiara Ingrao che nel libro affronta anche il tema del ritorno.

“Molte delle persone delle quali narro nel libro – ha aggiunto la scrittrice – hanno questo pensiero del ritorno a casa: alcune ci riescono, altre no; alcune invece non desiderano più tornare. Certamente in coloro che partivano c’era questa convinzione di poter far ritorno in Italia; oggi invece una fetta consistente dell’emigrazione italiana, quella che viene definita come nuova mobilità, non vuole tornare o pensa  che sia inutile ritornare, perché l’Italia non è in grado di poter garantire un futuro. Credo che ci sia bisogno di circolarità nella migrazione, nell’ottica di una valorizzazione dell’esperienza acquisita all’estero; al contempo ritengo che sia necessario vedere come una ricchezza anche gli immigrati e quindi le persone che vengono in Italia: con i loro Paesi bisognerebbe costruire relazioni e cooperare, per consentire un domani a queste persone di poter tornare in sicurezza nelle loro terre d’origine”, ha aggiunto Ingrao.

 

(Simone Sperduto/Inform)

 

 

Guarda il video (da Aska News)

 

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