Elezioni europee in un nuovo ordine mondiale

Di Diliff - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35972521

di Filippo Ciavaglia (*)

Tra circa un mese, precisamente tra il 6 e il 9 giungo 2024, in tutta l’Unione europea saranno chiamati alle urne circa 350 milioni di elettori aventi diritto per eleggere il nuovo Parlamento europeo, composto da 720 nuovi parlamentari europei, di cui 76 saranno italiani.

Il numero di cittadini che andranno a votare per la prima volta dopo le elezioni europee del 2019 saranno 20,9 milioni. Secondo i dati Eurostat, i principali paesi europei per numero di neo-elettori sono la Germania, con 5,1milioni, la Francia, con 4 milioni e l’Italia, con 2,8 milioni, In alcuni Paesi dell’Unione europea, Belgio e Germania, potranno votare anche i giovani di 16 anni, come già accade in Austria, Grecia e Malta. In Belgio da tempo è previsto il voto obbligatorio per chi ne ha diritto e questa volta lo sarà anche per i minorenni.

Perché sono importanti queste elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del 2024?

  1. Innanzitutto, l’esercizio libero e democratico del diritto di voto è un dovere civico. Questo è un diritto fondamentale dei cittadini per la partecipazione alla vita democratica dello Stato a cui si appartiene. Allo stesso tempo non è un diritto scontato in quanto la democrazia è un modo di vita che va praticato quotidianamente e il voto non è che l’ultimo tassello importante di un percorso partecipativo.
  2. Sono tre le crisi che stanno cambiando l’Europa e il mondo. La prima è stata la crisi finanziaria ed economica del 2008 che ha mostrato tutta la fragilità del settore finanziario e come questo fragile equilibrio su cui poggiava potesse far crollare un sistema nel breve periodo. La seconda è la pandemia di Covid – 19 che ha messo drammaticamente in luce l’estrema fragilità del sistema di protezione sanitaria e come questo poi impatta sulla vita quotidiana della persona o di una comunità. La terza si sta svolgendo sotto i nostri occhi con la guerra o meglio le guerre e i conflitti attualmente in corso sullo scacchiere europeo e mondiale.
  3. Queste grandi crisi mondiali sono accomunate dalla preoccupazione di arginare le forti conseguenze degli squilibri globali su tutto ciò che fino a ieri davamo per scontato: i diritti, la crescita economica, l’ambiente e la libertà.

Il nostro continente, l’Europa, nasce dopo due grandi guerre mondiali in Europa, quando il piccolo nucleo iniziale di sei Stati fondatori di paesi europei decisero di lavorare insieme, ispirandosi alla promozione dell’unità europea contenuta nel Manifesto di Ventotene. Oggi i paesi che fanno parte dell’Unione europea sono 27, nella prospettiva di un allargamento europeo nei prossimi anni per portare la futura Europa a 36 Stati membri.

Per questi motivi, il voto di giugno non solo significa la possibilità di esercitare il proprio diritto democratico esprimendo il proprio voto per eleggere i futuri europarlamentari affinché la nostra voce venga ascoltata, ma significa anche contribuire ad affermare l’Europa di domani che dovrà far fronte a diverse sfide che travalicano i confini nazionali: un’Europa libera e democratica fondata sulla solidarietà, sulla crescita economica all’insegna dei diritti; un’Europa che si impegni compatta, da protagonista e con una sola voce sulla necessità di creare un mondo di pace e di libertà; un’Europa matura che affronti i temi interni della governance per incidere su più fronti, tra questi la revisione dei trattati che regolano i rapporti tra gli Stati; un’Europa dell’accoglienza, più giusta e solidale; un’Europa più forte nell’agire sia internamente e sia fuori dai suoi confini.

Per affrontare queste sfide dobbiamo avere l’ambizione di poter praticare questi principi al di fuori dei propri confini, solo così potremo contribuire al benessere mondiale. Per queste ragioni è importante andare a votare nelle elezioni che si terranno in Europa dal 6 al 9 giugno e dare forza a tutte quelle forze politiche che portano avanti queste idee e contrastano con il voto l’azione regressiva di quelle forze politiche che vogliono un’Europa più debole meno democratica e con meno diritti.

 

(*) Uff. Italiani all’estero Cgil

 

 

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