IO CAPITANO, una recensione del film di MATTEO GARRONE, con Seydou Sarr e Moussa Fall

Di BeyPolite (screenshot autoprodotto) - Io capitano (film di Matteo Garrone 2023).png, su YouTube., Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=9886681

IO CAPITANO. Una recensione del film di MATTEO GARRONE, con Seydou Sarr e Moussa Fall

di Vittorio Stano

Seydou e Moussa due empatici 16enni senegalesi si lasciano sopraffare dall’entusiasmo e dall’ingenuità tipica dell’età e si ritrovano ad affrontare problemi più grandi di loro intraprendendo un viaggio reale dall’Africa verso il “Paese dei Balocchi”.

Il loro viaggio diventa un’odissea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia, i pericoli del mare e, spesso, la morte. I due cugini senegalesi sono alla ricerca di un sogno da realizzare. Seydou e Moussa hanno una famiglia che li ama, una vita semplice: scuola, amici e social.

La famiglia di Seydou non è proprio povera. Fratelli e sorelle dormono nella stessa stanza, ma lui e la sorellina sono felici. Le ragazzine lo adorano e la mamma anche. Lui va a scuola, fa rap con gli amici e le amiche, suona alle feste dove la madre e le ragazzine ballano scatenate. Lo stesso per il cugino, eppure hanno deciso di andarsene alla ricerca di un sogno da realizzare. Per un giovane italiano che volesse realizzare il suo “sogno nel cassetto” basta prendere un volo low cost o di linea intercontinentale e atterrare in qualche metropoli europea-americana-asiatica; per questi giovani invece il campo di crescita e maturazione umana li porta a scegliere di fare un viaggio spesso mortale nella prospettiva di una vita migliore.

Per questo “Io Capitano” ci fa trasalire, ci dà uno scossone emotivo così forte da far aprire occhi e cuore a chi non ha ancora riflettuto su quanto, ognuno degli uomini e delle donne che compiono un qualsiasi viaggio di emigrazione, meritano di essere riconosciuti nella loro dignità. Questi meritano di avere un volto, sogni e desideri… e non diventare dei numeri oggetto di statistiche o di insulse chiacchiere giornalistiche o politiche ai limiti del razzismo.

Giovani come Seydou e Moussa vanno accolti e sostenuti nel processo di inclusione dialettica nella società d’accoglienza. I minori diventino soggetti da educare-scolarizzare-formare professionalmente. Diventino figli nostri. Accolti empaticamente, diventerebbero cittadini ligi al dovere e rispettosi del prossimo.

La mia esperienza 40ennale di docente in uno Schulzentrum (Istituto onnicomprensivo di Scuola Elementare, Media e Media Superiore/Liceo) in Germania mi ha dato l’onore di incontrare, e formare nelle mie materie, diverse migliaia di studenti come Seydou e Moussa.

L’inclusione dialettica nella scuola e nella società è stata un processo senza scossoni e nessun collega, nessun giornalista, nessun politico, nessun cittadino parlava di ”sostituzione etnica” ma di… INTEGRAZIONE. In quel grande Paese la terza generazione di migranti è protagonista nella scuola dell’obbligo e nella formazione professionale.

I loro genitori (la seconda generazione di migranti) sono integrati nel lavoro e nella società. In Italia si facesse altrettanto, visto che cresce nel paese una terza generazione di migranti poco o per niente attenzionati dalle istituzioni scolastiche e formative. I loro genitori (la seconda generazione di migranti) si arrabattano come possono nella precarietà più estrema, spesso. E non solo nel sud Italia.

Con “Io Capitano” Garrone racconta una storia reale, concreta, dura, dove un ragazzo ingenuo intraprende un viaggio reale e metaforico fedele alle logiche dell’esodo. Gli abusi e le violenze fisiche e psicologiche hanno origine a partire dal continente africano ad opera di trafficanti, polizia e mercenari locali. Il resto è cronaca. L’elicottero della guardia costiera è un sospiro di sollievo. Ci rende per un attimo magicamente italiani: “quelli che salvano !” Colpevoli e assolti nello stesso tempo.

Garrone ha realizzato un mix perfetto tra realismo e fiaba oscura. Seydou Sarr e Moussa Fall sono due attori sconosciuti nella migliore tradizione del cinema neorealistico italiano. Il regista fa raccontare ai due adolescenti una tragedia immane vista con gli occhi del semplice uomo comune. I due ragazzi seguono l’impulso incosciente di avventura e curiosità verso il mondo della loro età.

Garrone racconta con grazia, poesia, rispetto e la consapevolezza di avere tra le mani il potere di aprire mente e cuore delle persone. “Io Capitano” è un ottimo film, forte e delicato nello stesso tempo, mai vittimista, una grande opera, un capolavoro che non ha bisogno di lunghi dialoghi, grandi scenografie e un cast stellare. Merita un Oscar a Hollywood.

Visits: 102

AIUTACI AD INFORMARE I CITTADINI EMIGRATI E IMMIGRATI

Lascia il primo commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.