Carlo Ghezzi, sul 17° Congresso nazionale dell’Anpi

di Carlo Ghezzi

Sono stati quattro giorni bellissimi. Il 17° Congresso nazionale dell’Anpi, tenutosi a Riccione dal 24 al 27 marzo scorsi, ha riscontrato un grandioso successo evidenziato sia dalla appassionata partecipazione, dall’entusiasmo e dalla unità dei 400 delegati provenienti da tutte le province italiane, sia dai fattivi contributi portati nel dibattito dai massimi dirigenti dei partiti democratici italiani, dei sindacati confederali, delle organizzazioni resistenziali, del mondo della cultura, delle istituzioni, dell’informazione, delle maggiori comunità religiose, dell’associazionismo e del volontariato.

Questa ampia e qualificata partecipazione caratterizzata dalla qualità degli interventi che sono stati espressi ha messo in evidenza, oltre al concreto riconoscimento dell’Anpi come interlocutore importante e prestigioso, anche l’individuazione di una riconosciuta sede, sempre più comune e sempre più condivisa, capace di originare confronto e ricerca unitaria a maggior ragione anche a fronte delle drammatiche giornate di guerra in cui il Congresso si è svolto e delle impegnative e numerose problematiche, nuove e antiche, che le cronache ci pongono dinnanzi.

Il Congresso, con l’approvazione sostanzialmente unanime delle proposte contenute nel proprio documento preparatorio e dei consistenti aggiornamenti contenuti nella relazione introduttiva del presidente Gianfranco Pagliarulo a fronte dei tragici interventi bellici in corso nei confronti dei quali l’Anpi ha assunto e solennemente ribadito le proprie ferme posizioni, ha riconfermato il ruolo e la funzione della associazione nella società italiana.

Lo ha riconfermato a partire dai compiti fondamentali che l’Anpi si è data da sempre: tener viva la memoria della Resistenza e battersi quale coscienza critica della democrazia italiana per la applicazione piena della Costituzione repubblicana che nella Resistenza affonda le proprie radici.

Le proposte politico-culturali messe a punto dal congresso, così come l’elezione dei nuovi organismi dirigenti non hanno riscontrato alcun voto contrario ed hanno messo in evidenza una straordinaria spinta unitaria in una organizzazione così ricca e così gelosa dei propri pluralismi politici, culturali e religiosi, che intende consolidare ed estendere ulteriormente in coerenza con la propria storia, con il proprio costume e con il proprio modo di essere e di operare.

I lavori congressuali sono stati caratterizzati dalla libertà e dalla franchezza dei delegati, così come dei qualificati ospiti esterni che sono intervenuti, rappresentando un momento alto di confronto politico e culturale, tanto più rilevante perché ha messo in evidenza, al di la delle posizioni diverse e distinte su alcuni aspetti della più stretta attualità, la comune fedeltà ai principi e ai valori della Costituzione, e l’estensione e la profondità delle radici antifasciste della Repubblica.

A nessuno dei presenti è tuttavia sfuggito lo stridente contrasto fra gli esiti, per molti aspetti straordinari, del Congresso, e la rappresentazione davvero oscena proposta da alcuni organi di stampa sulle presunte dinamiche congressuali che vi si sarebbero sviluppate, a conferma di un diffuso clima di intolleranza divulgato da una parte dei media la cui vittima principale diviene infine la verità.

Probabilmente alcuni commentatori si sentono infastiditi dalla forza tranquilla dell’Anpi e dalla sua capacità di dialogo e di persuasione che ha saputo parlare al Paese in un momento così drammatico. Le sfide che debbono affrontare l’Italia, l’Europa e l’intero mondo sono oggi davvero pesanti e dobbiamo saper dare il nostro fattivo contributo.

Dobbiamo saperci muovere con quella determinazione e con quel coraggio che animò i partigiani che nei venti mesi della Resistenza al nazifascismo, operando in condizioni disperate, decisero di battersi contro l’esercito più forte del mondo, che seppero infine contribuire a sconfiggere ridando all’Italia, oltre alla libertà, anche il proprio onore.

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