Uruguay: Cresce il numero delle piccole e medie imprese ma la crisi resta molto grave

di Matteo Forciniti

La piccola e media impresa in Uruguay sta crescendo nei numeri ma l’impatto della crisi generata dalla pandemia è ancora troppo forte per intravedere i primi segnali di una via d’uscita. La fragilità dell’economia uruguaiana si riflette dall’andamento delle sue Pymes (micro, pequeñas y medianas empresas), il cuore pulsante dell’intero sistema economico nazionale messo a dura prova nell’ultimo anno e mezzo e con un’incertezza che continua ancora al giorno d’oggi. 

Gli ultimi dati diffusi da Ande (Agencia Nacional de Desarrollo) in occasione della giornata delle “Pymes” evidenziano una realtà problematica anche se all’apparenza potrebbe apparire positiva: oggi ci sono 190mila imprese in totale, sono 1.800 in più rispetto all’era pre Covid (febbraio 2020) ma dei posti di lavoro persi ne sono stati recuperati solo la metà, ovvero 22mila. Sono state 7mila le imprese chiuse tra febbraio e giugno del 2020 che hanno comportato la perdita di 40mila posti di lavoro. Se il numero di imprese oggi è stato non solo recuperato ma anche superato, non si può dire altrimenti dal punto di vista lavorativo con la disoccupazione che resta ancora un grosso problema.

“Sebbene queste cifre mostrino segni di recupero, manca ancora molto” ha riconosciuto la presidente di Ande Carmen Sánchezsoffermandosi sul problema del mercato del lavoro dove “purtroppo il recupero è stato più lento, con poco più della metà dei posti di lavoro recuperati. I numeri però sono in costante aumento, questa è la cosa più interessante”.

Cosa ci dicono davvero i numeri di Ande? “Si tratta prevalentemente di microimprese nate dalla necessità, risulta più economico mettersi in proprio“. È una chiave di lettura diversa quella di Alejandro Francomano, esperto del tema oltre che rappresentante uruguaiano della FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglia). “Quando parliamo di microimprese facciamo riferimento a quelle piccole realtà che hanno un numero di impiegati tra 1 e 5. Questi dati indicano chiaramente che c’è un grave deficit di lavoro e dato che le imprese non vogliono assumere e allora molti tentano la carta del lavoro autonomo perché non gli resta altra scelta”. 

Secondo l’esperto la situazione economica che sta vivendo oggi l’Uruguay è grave e caotica con una crisi che è appena iniziata: “Sono pienamente convinto di una cosa, la crisi è soltanto all’inizio e potrebbe peggiorare, la tendenza è chiarissima. Il nostro contesto economico è molto delicato, con l’inflazione e l’aumento dei prezzi il panorama è abbastanza preoccupante e a ciò dobbiamo aggiungere anche l’incertezza di una crisi globale che nessuno è in grado di prevedere quando e come finirà. Ovviamente non bisogna drammatizzare ma le complessità non si possono nascondere come qualcuno vuole far credere. Purtroppo siamo ancora in piena pandemia”.

Francomano punta il dito contro l’assenza delle politiche pubbliche da parte del governo di centro destra guidato da Luis Lacalle Pou, un paradosso per un paese come l’Uruguay dove lo Stato ha una presenza fortissima in tanti ambiti della società: “Storicamente in Uruguay manca l’appoggio dello Stato per lo sviluppo della piccola e media impresa ma negli ultimi anni questa assenza è stata ancora più pesante, quello che è stato fatto fino ad ora è totalmente insufficiente. Se lo Stato non prende partito in periodi di crisi chi lo può fare? Non lo faranno certamente i privati, non lo faranno le multinazionali che penseranno solo a difendere i loro interessi”. Anche il variegato mondo delle micro, piccole e medie imprese ha la sua responsabilità: “Oggi più che mai si sente la necessità di allearsi e organizzarsi anche a livello internazionale per far sentire insieme la propria voce. Bisognerà insistere sul processo di istituzionalizzazione e risolvere il grave problema di ritardo tecnologico nell’innovazione. Come tutte le cose però in Uruguay i processi sono lenti e richiedono tempi molto lunghi”.
FONTE: https://www.genteditalia.org/2021/08/20/cresce-il-numero-delle-piccole-e-medie-imprese-in-uruguay-ma-la-crisi-resta-molto-grave/

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