Perché i laureati italiani sono tra i meno pagati in Europa?

Da noi la retribuzione media è di 28mila euro lordi all’anno, contro i 50mila euro della Germania

Pochi e poco pagati. È il dramma dei laureati italiani, che da anni lasciano il nostro Paese per cercare (e trovare) fortuna all’estero. Nel delicato equilibrio tra domanda e offerta, né i nostri studenti né quelli stranieri in Italia, che da noi rappresentano appena il 5% contro il 9% di media europea, riescono a trovare una carriera professionale gratificante in linea con i propri profili. E questo nonostante nell’anno accademico 2019/2020 le università abbiano sfornato appena 339.707 laureati, di cui 162.321 al Nord, 78.756 al Centro e 98.630 al Sud-Isole (dati Ocse). Secondo la società di consulenza Mercer i laureati italiani sono tra quelli meno pagati in Europa insieme a polacchi e spagnoli. La retribuzione media è di 28mila euro lordi all’anno, contro i 32mila di un laureato inglese o i 35mila di un francese. Ancora più distanti la Germania, con una media di 50mila l’anno, e la Svizzera con 79mila.

A fronte di un bene raro come i laureati, gli stipendi continuano a essere nettamente inferiori rispetto agli altri Paesi europei. Se in Italia nel 2016 i 25-64enni laureati e impiegati a tempo pieno guadagnavano il 37% in più rispetto ai lavoratori a tempo pieno con un diploma di scuola superiore, lo scarto di retribuzione tra diplomati e laureati negli altri Paesi d’Europa è del 54%. A dirlo è l’ultimo rapporto della Corte dei Conti sul sistema d’istruzione italiano, che evidenzia questo cronico squilibrio, causa della cosiddetta “fuga di cervelli” all’estero. Una vera disgrazia per il nostro Paese, soprattutto perché non compensata da un analogo afflusso di persone altamente qualificate dall’estero: “il saldo netto è, dunque, negativo”.

 

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