Il sottosegretario Della Vedova ha risposto oggi alla interrogazione del Sen. Paragone sul caso di Luca Ventre.

Atto n. 4-04876
Pubblicato il 2 febbraio 2021, nella seduta n. 297

TESTO DELL’INTERROGAZIONE

PARAGONE – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. –

Premesso che:

il 1° gennaio 2021, a Montevideo in Uruguay, ha perso la vita Luca Ventre, trentacinquenne di origini lucane, residente all’estero da 8 anni, in circostanze che sembrerebbero poco chiare. L’uomo si sarebbe recato presso l’ambasciata italiana alle ore 7 del mattino, con una cartellina, per essere assistito nel suo rientro in Italia ma, non avendo ricevuto alcuna risposta all’ingresso, avrebbe deciso di scavalcare la recinzione e introdursi all’interno della sede diplomatica. A quel punto sarebbe stato raggiunto da due poliziotti uruguayani e immobilizzato, come raccontato dai video delle telecamere di sorveglianza dell’ambasciata per 31 minuti, 16 dei quali trascorsi con un braccio sul collo, una tecnica chiamata “chiave di judo” che, per sua natura, potrebbe provocare dislocamenti, strappi ai legamenti, fratture, perdita di sensi fino alla morte;

nel corso delle indagini sarebbero emerse numerose contraddizioni in relazione alle cause e al luogo del decesso dell’uomo. In un primo momento l’ambasciata aveva riferito che la morte sarebbe avvenuta in ospedale per un malore ma, una volta acquisiti i video, sarebbero emersi dubbi sulle condizioni di Luca Ventre già mentre veniva trasportato all’esterno per essere soccorso: sembrerebbe essere stato trascinato fuori dalla sede diplomatica di peso dai poliziotti, senza dare segnali di vita, così come all’arrivo nella struttura sanitaria. A tal proposito, secondo la testimonianza di una dottoressa che avrebbe assistito al suo arrivo all’hospitale de la Clinica di Montevideo poco dopo le ore 8 del mattino, l’uomo sarebbe arrivato già privo di vita, diversamente da quanto reso da uno dei poliziotti, secondo il quale sarebbe stato condotto al pronto soccorso in stato di forte agitazione e qui somministrate due iniezioni di Midazolam ed Haloperidol, potenti farmaci che su soggetti deboli possono causare un arresto cardiaco, mentre ancora per un’infermiera l’italiano sarebbe arrivato in ospedale con le convulsioni morendo poco dopo;

come si apprende, la famiglia ha lamentato un interessamento tardivo della Farnesina, avvenuto al momento della diffusione dei video e non nell’immediato, come più volte sollecitato, trattandosi di circostanza verificatasi all’interno della sede diplomatica e pertanto sottoposta a giurisdizione italiana. Il fratello di Luca Ventre ha, infatti, recentemente dichiarato al quotidiano on line “Open”: “La versione ufficiale era quella che Luca fosse morto per uno stupido malore, nessuno ci aveva detto del fermo, peraltro fatto in quel modo dal poliziotto uruguayano. Solo quando abbiamo ottenuto il video, tutti si sono svegliati, Farnesina compresa. Mi sembra chiaro che l’interesse dell’ambasciata italiana dell’Uruguay fosse quello di togliere un morto dalla sede diplomatica, facendo credere al massimo che si fosse trattato di un caso di malasanità. (…) Ma così non è, mio fratello non è morto in ospedale. Il poliziotto lo ha strangolato e lui è morto nella sede diplomatica. Lo hanno massacrato. Massacrato. E da lì è uscito morto”;

considerato che:

le affermazioni riportate destano particolare preoccupazione in ordine alla credibilità dello Stato italiano perché le due differenti ricostruzioni comporterebbero differenti risvolti: in caso di decesso all’interno della sede diplomatica, per strangolamento, la competenza giurisdizionale sarebbe esclusivamente italiana, in caso contrario si tratterebbe di un decesso per malore in ospedale;

inoltre, negli ultimi anni si registrano altri casi di cittadini italiani deceduti all’estero e in circostanze mai chiarite, come il caso di Giulio Regeni in Egitto e Mario Paciolla in Colombia,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale abbia intrapreso nell’immediato per far luce sulla vicenda o se, come denunciato dai familiari, sia colpevole di ingiustificato ritardo;

se il Ministro in indirizzo intenda assicurare il pieno coinvolgimento del proprio dicastero per fare chiarezza sulla dinamica della morte di Luca Ventre.

 

FONTE: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1207756

 


 

Risposta all’interrogazione n. 4-04876
Fascicolo n.99

TESTO DELLA RISPOSTA ALL’INTERROGAZIONE

Risposta. – Il 1° gennaio 2021, circa alle ore 7.00 del mattino, il cittadino italiano Luca Ventre, residente in Uruguay, si è introdotto all’interno del compound dell’ambasciata d’Italia, scavalcando uno dei cancelli d’ingresso della residenza.

Il connazionale è stato fermato dalla guardia privata in servizio presso la sede, che ha chiesto a voce l’intervento dell’agente della polizia uruguaiana, incaricato di vigilare sulla sicurezza dell’ambasciata. Il diritto internazionale prevede infatti l’obbligo, a carico del Paese ospitante, di proteggere i locali della sede da ogni intrusione. L’agente sopraggiunto sul posto, con l’ausilio della guardia privata, ha bloccato il signor Ventre immobilizzandolo in attesa dell’arrivo di una pattuglia della Polizia, che nel frattempo era stata chiamata.

Giunta la Polizia uruguaiana, il signor Ventre è stato prelevato e condotto in ospedale. Secondo quanto riferito dalle locali forze dell’ordine e confermato dalla guardia privata, al momento di essere portato fuori dal perimetro dell’ambasciata il connazionale era ancora vivo.

Il signor Luca Ventre in ospedale avrebbe manifestato un’intensa agitazione e, come riportato anche dall’autopsia, gli sarebbero stati somministrati dei calmanti. Circa 40 minuti dopo l’ingresso nel nosocomio, nonostante i trattamenti sanitari d’urgenza effettuati, ne è stato purtroppo constatato il decesso. Sempre secondo i risultati dell’autopsia, le lesioni, di tipo superficiale, evidenziate dal referto autoptico, non giustificherebbero la morte. La causa del decesso non è ancora stata determinata definitivamente. Ciò sarà possibile quando saranno disponibili i risultati degli ulteriori esami tossicologici e anatomopatologici.

Per volontà dei familiari, la salma del signor Ventre è stata tumulata in un cimitero in Uruguay.

La nostra ambasciata nella capitale uruguaiana, in stretto raccordo con la Farnesina, ha seguito la tragica vicenda fin dal suo insorgere con la massima attenzione. Appena informati di quanto accaduto, funzionari della nostra rappresentanza diplomatica, in contatto con l’ambasciatore Iannuzzi, che ha immediatamente interrotto il proprio congedo, ritornando a Montevideo lo stesso pomeriggio, sono andati in ambasciata, dove è sopraggiunta anche la polizia scientifica per i primi rilievi. È stato quindi subito allertato l’esperto per la sicurezza dell’ambasciata, di stanza a Buenos Aires, che ha fornito il proprio supporto ai fini della più corretta ricostruzione dell’accaduto e della immediata gestione dei seguiti, ad esempio nella messa in sicurezza del disco rigido con le registrazioni delle videocamere di sorveglianza e in altre attività istruttorie preliminari, tra cui la raccolta delle dichiarazioni da parte del sorvegliante di turno dell’ambasciata.

Il personale dell’ambasciata si è poi recato in ospedale per acquisire informazioni dirette dal personale della struttura sanitaria. Il capo della cancelleria consolare ha preso contatto con il padre di Luca Ventre, incontrato successivamente dall’ambasciatore Iannuzzi, assicurando alla famiglia ogni possibile assistenza. Il 2 gennaio l’ambasciata ha pubblicato un messaggio di cordoglio indirizzato alla famiglia Ventre e in particolare al padre e alla madre di Luca, in cui si è ribadito il massimo impegno affinché le autorità uruguaiane facciano piena luce sulle cause del tragico decesso del figlio.

La magistratura uruguaiana sta attualmente conducendo delle indagini sull’evento. Un fascicolo è stato aperto anche dalla Procura della Repubblica di Roma e un primo incontro in videoconferenza tra i nostri magistrati inquirenti e gli omologhi uruguaiani si è svolto lo scorso 1° febbraio. Nell’occasione, la parte italiana ha chiesto di poter disporre di ulteriore materiale relativo alle riprese delle telecamere del circuito interno all’arrivo in ospedale del signor Ventre e degli esiti dell’esame autoptico effettuato agli inizi di gennaio.

La Procura della Repubblica di Roma ha disposto una seconda autopsia. A tal fine la salma del connazionale, con il consenso dei congiunti, è stata riesumata e traslata in Italia. Il feretro à giunto a Roma lo scorso 1° marzo.

La Farnesina e l’ambasciata a Montevideo continueranno a seguire da vicino lo sviluppo delle investigazioni in corso. La nostra rappresentanza resta a disposizione, nell’ambito delle proprie competenze, per qualsiasi forma di intervento dovesse rendersi necessario per agevolare l’attività d’indagine condotta sull’accaduto dalla nostra autorità giudiziaria.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e cooperazione internazionale
DELLA VEDOVA

(29 marzo 2021)

 

FONTE: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindispr&leg=18&id=1210556

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