IMPORTANTE APPELLO ITALO-TEDESCO: Finanziare il rilancio post-corona contrastando dumping fiscale e riciclaggio di denaro

L’APPELLO ITALO-TEDESCO Contro le frodi fiscali e il riciclaggio

Abbiamo qui sopra riportato un appello congiunto italo-tedesco, inizialmente lanciato da alcuni europarlamentari dei Verdi tedeschi e da altri, e indirizzato ai governi e alle istituzioni dell’Unione europea chiede tolleranza zero contro il riciclaggio di denaro, le frodi fiscali e il dumping fiscale in Europa.

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all’economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

    Per diversi aspetti è più che condivisibile. L’appello propone una tassazione comune con un’aliquota fiscale minima sul reddito delle imprese. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) sta già lavorando per presentare una specifica proposta, ma, se non dovesse raggiungere un accordo entro la fine di quest’anno, l’Ue dovrebbe farlo direttamente. Le grandi imprese saranno anche tenute a rendere pubblici gli utili e le imposte pagate paese per paese, come richiesto dalla Commissione e dal Parlamento europeo.

    Inoltre, sarà introdotta una tassazione digitale comune per garantire che i profitti del business digitale realizzati in Europa siano tassati nell’Ue.

    Si chiede che si realizzino le riforme dell’IVA nei vari paesi europei. Si calcola che la sola frode fiscale transfrontaliera sia di circa 50 miliardi di euro.

    Attualmente la concorrenza fiscale in Europa è di dimensioni intollerabili. Sta per estendersi dal reddito da capitale al reddito delle persone fisiche. Comportamenti truffaldini e “trucchi” di vario tipo, come certi trattamenti fiscali speciali di alcuni paesi, i porti franchi, i visti e le cittadinanze “d’oro” di altri indeboliscono la tassazione globale e progressiva del reddito negli Stati dell’Unione.

    La lotta al riciclaggio di denaro sporco è un obiettivo centrale. Secondo la Commissione Ue, la perdita di entrate pubbliche ammonta qui a 160 miliardi di euro l’anno. Secondo l’Europol, solo l’1% del denaro criminale è sottoposto a sequestro. È urgente, quindi, creare un’efficace autorità di vigilanza e di regolamento del riciclaggio di denaro. Bisognerebbe anche mettere in campo una guardia di finanza europea nell’ambito dell’Europol.

    È positivo, secondo noi, che, in merito, nel documento si riconosca la bontà di certe leggi italiane che si vorrebbero estese all’intero territorio europeo.

    L’appello, già firmato da oltre 2.000 cittadini e personalità italiani, tedeschi e di altri paesi, rileva che, siccome a causa della pandemia la crisi economica colpisce contemporaneamente tutti, bisognerebbe sostenerne insieme il peso. Perciò l’appello esprime un appoggio particolare a favore dell’emissione di eurobond per la sanità. Senza condivisione degli oneri, si metterebbero a rischio la ripresa economica, l’intero mercato interno e lo stesso progetto di unificazione dell’Europa.

    I promotori hanno subito organizzato un colloquio internazionale via web con la partecipazione di alcune centinaia di politici ed esperti italiani e tedeschi. Tito Boeri, uno degli estensori dell’appello, ha correttamente caratterizzato la prima emissione di titoli di Stato comuni europei come il cosiddetto “Momento Hamilton”.

    Infatti, Alexander Hamilton, il primo Segretario al Tesoro dopo la Rivoluzione americana e la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, divenne famoso per i suoi scritti e i suoi programmi sulla Banca nazionale e sulle Manifatture. Sotto la sua guida, la Banca emise crediti di lunga durata e garantiti dallo Stato per lo sviluppo economico, tecnologico e infrastrutturale degli Stati Uniti. Il lavoro, le imprese e gli investimenti reali erano al centro del programma.

    Nella discussione, l’attuale commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha sostenuto che, a differenza della Grande Crisi del 2008, quella odierna presenta delle enormi perdite di produzioni, posti di lavoro e di reddito e anche il rischio di una grande frantumazione in Europa. Perciò, la risposta deve essere centrata sull’emissione di crediti agevolati, già stanziati, e sull’emissione di bond del Recovery Fund da parte dell’Unione europea. Queste obbligazioni prevedono un periodo di ripagamento molto a lungo termine, dal 2028 al 2058. Per la prima volta nella sua storia, il bilancio dell’Ue non sarà composto soltanto dai contributi versati dai singoli governi. L’Ue si fornirà di risorse proprie attraverso l’accesso ai mercati finanziari. In altre parole, le obbligazioni congiunte saranno emesse e poi vendute agli investitori istituzionali e ai risparmiatori europei.

    Gentiloni ha affermato che i contenuti dell’appello sono al centro delle attività dell’attuale Commissione, soprattutto quelli riguardanti la lotta alle frodi fiscali, al riciclaggio e alla concorrenza sleale sulla tassazione.

    Sembra proprio che si sia sulla strada giusta. Occorre, però, ricordare che, mentre le misure per la trasparenza delle imprese e quelle contro il riciclaggio di denaro sporco sono decise a maggioranza, per la politica fiscale si richiede, invece, una decisione unanime da parte di tutti gli Stati membri dell’Ue. Di conseguenza i progressi verso la giustizia fiscale sono notoriamente lenti. Al riguardo, si starebbe considerando, per la prima volta, il ricorso all’articolo 106 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che permette di bypassare l’obbligo dell’unanimità di voto qualora, a causa di comportamenti fiscali scorretti, la concorrenza nel mercato unico dovesse risultare distorta. Come ovvio, si tratta di questioni di grande importanza e delicatezza.

    Del resto, è noto che parecchi paesi dell’Ue, tra cui il Lussemburgo, l’Olanda, l’Irlanda, Malta e Cipro, sono diventati dei veri e propri paradisi fiscali. Basta uno di loro per bloccare qualsiasi riforma fiscale comune più equa. Speriamo che si passi veramente dalle enunciazioni ai fatti.

    L’appello, oltre ai suoi validi contenuti, è importante perché sottoscritto da forze politiche e sociali tedesche e italiane, aperte a tutti gli europei, per degli obiettivi comuni. Questo rapporto e questa comunanza di intenti possono rafforzare l’amicizia e la collaborazione italo-tedesca e incidere positivamente per rispondere, come Europa, alle sfide globali e multilaterali che si presentano ai vari attori sui teatri internazionali.

 


 

Finanziare il rilancio post-corona contrastando dumping fiscale e riciclaggio di denaro

Appello congiunto italo-tedesco ai Governi di tutti gli Stati Membri e alle Istituzioni dell’Unione Europea

 

L’epidemia del virus Corona e le sue conseguenze per le nostre società e le nostre economie rappresentano per tutti noi una sfida senza precedenti nella storia dell’Unione Europea. Siamo sollevati che in entrambi i nostri Paesi la diffusione del virus sia ora sotto migliore controllo. Alcune restrizioni alla vita pubblica e all’attività economica potrebbero già essere tolte. Tuttavia, ciò non significa che la fine di questa crisi sia vicina: stiamo entrando in una nuova fase. Aziende di qualsiasi dimensione sono state colpite duramente, a causa di un arresto completo o da un rallentamento delle loro attività. Una cosa dovrebbe essere chiara, quando discutiamo della ripresa delle nostre economie in Europa: questa crisi colpisce tutti i Paesi contemporaneamente e nessun Paese si trova in questa crisi a causa di scelte di politica economica o fiscale sbagliate del passato, ma a causa di una terribile pandemia. Per questo motivo dobbiamo sostenere insieme il peso di questa crisi in Europa. Ribadiamo quindi il nostro appello per l’emissione di eurobond per la sanità (European Health Bonds) con un obiettivo comune chiaro e definito e soggetti a linee guida concordate. Senza la condivisione degli oneri, non solo metteremmo a rischio la stabilizzazione del sistema sanitario e la ripresa economica di alcuni Paesi, ma l’intero mercato interno e con esso il nostro progetto di unificazione dell’Europa.

    Non c’è dubbio che la ripresa delle nostre economie richieda una quantità di denaro pubblico senza precedenti. Allo stesso tempo il gettito fiscale dei nostri Stati diminuisce drasticamente a causa della crisi economica. Anche se il conseguente aumento del nuovo debito pubblico è giustificato, sarebbe irresponsabile dimenticare il lato delle entrate dei bilanci pubblici. L’aumento delle tasse non è un buon custode della ripresa economica. Pertanto, dovremmo prima di tutto concentrarci sulla generazione di risorse limitando il dumping fiscale, la frode fiscale e il riciclaggio di denaro sporco. In passato la mancanza di unità europea ha limitato i progressi verso una politica fiscale comune e una decisa lotta contro la criminalità di tipo fiscale.

    Alla luce della portata di questa crisi COVID-19 e dell’aumento del debito pubblico, chiediamo una politica globale di tolleranza zero contro il riciclaggio di denaro, la frode fiscale e il dumping fiscale in Europa. Tale politica di tolleranza zero dovrebbe consistere in cinque azioni chiave:

    L’Unione europea ha bisogno di un’aliquota fiscale minima effettiva comune sul reddito delle imprese. Se gli sforzi internazionali nel quadro dell’OCSE non raggiungeranno un accordo come previsto entro la fine di quest’anno, l’UE deve fissare la propria aliquota fiscale minima effettiva. Tale aliquota dovrebbe essere applicata alle grandi società sulla base di una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (common consolidated corporate tax base – CCCTB). Queste dovrebbero anche rendere pubblici gli utili e le imposte pagate Paese per Paese, come suggerito dalla Commissione europea e sostenuto dal Parlamento europeo.

    Durante la crisi COVID-19, i modelli di business digitali hanno guadagnato quote di mercato prima occupate da imprese tradizionali. Questa spinta verso la digitalizzazione può dare impulso ad un’utile innovazione. Allo stesso tempo la concorrenza non è equa se le grandi aziende digitali non pagano quasi nessuna imposta sul reddito delle imprese in Europa, mentre le aziende tradizionali lo fanno. Per questo motivo l’Unione europea dovrebbe introdurre un approccio comune alla tassazione digitale che garantisca che anche i profitti realizzati in UE siano tassati nell’UE su base equa. Fino a quando non verrà attuata una riforma della tassazione delle imprese, la proposta di tassazione digitale della Commissione europea e sostenuta dal Parlamento europeo dovrebbe entrare in vigore il prima possibile.

    La mancanza di risorse e di fiducia reciproca tra le amministrazioni fiscali europee è alla base di una frode fiscale transfrontaliera su larga scala dell’IVA di circa 50 miliardi di euro e dell’arbitraggio dei dividendi. È giunto il momento che gli Stati membri adottino le riforme dell’IVA attualmente bloccate e che si elabori una risposta europea all’arbitraggio dei dividendi.

    La concorrenza fiscale in Europa sta per estendersi dal reddito da capitale all’imposta sul reddito delle persone fisiche. I regimi non dom, i pagamenti di imposte forfettarie, i trattamenti speciali di alcuni tipi di reddito negli accordi fiscali bilaterali, i porti franchi, i visti e le cittadinanze “d’oro” hanno tutti il potenziale di indebolire la tassazione globale e progressiva del reddito negli Stati membri. L’Europa deve sviluppare un regolamento quadro per proteggere la tassazione progressiva del reddito da regimi speciali.

    La restrizione del denaro guadagnato con attività criminali è un incentivo per la sicurezza dei cittadini e per le imprese oneste. La lotta al riciclaggio di denaro sporco genererà anche entrate pubbliche aggiuntive. Secondo la Commissione UE, la perdita di entrate pubbliche ammonta a 160 miliardi di euro all’anno. Secondo Europol, solo l’1% del denaro criminale viene sottoposto a sequestro. L’Italia ha dimostrato che gli Stati membri possono avere successo in questo settore attraverso riforme legali che dovrebbero essere prese a modello in tutta Europa. Ad ogni modo, l’Unione europea ha bisogno anche di un’efficace autorità di vigilanza e di regolamentazione del riciclaggio di denaro. Per i casi di criminalità di tipo finanziaria su larga scala si dovrebbe creare una polizia di finanza europea nel quadro di Europol.

    Poiché la politica fiscale richiede normalmente una decisione unanime da parte di tutti gli Stati membri dell’UE, i progressi verso la giustizia fiscale sono notoriamente lenti. Anche il processo decisionale comune in materia di cooperazione per la sicurezza è difficile. Tuttavia, c’è spazio di manovra. Le misure per la trasparenza delle imprese e contro il riciclaggio di denaro sporco sono decise a maggioranza. Inoltre, la Commissione europea potrebbe utilizzare l’articolo 116 del TFUE come base giuridica per potenziali future proposte legislative in materia fiscale se la concorrenza nel mercato unico dovesse essere distorta e se non fosse stato raggiunto un accordo tra gli Stati membri. Il livello di concorrenza fiscale nell’Unione europea è tale che la nuova Commissione europea ha già indicato che esaminerà attentamente questa opzione, che garantirebbe pari potere decisionale al Parlamento europeo. È giunto il momento di ricorrere a questa opzione. Infine, gli Stati membri dovrebbero promuovere la cooperazione nelle istituzioni globali e multilaterali per promuovere le decisioni internazionali in materia di cooperazione fiscale.

    Questa crisi richiede decisioni determinate per l’equità e l’efficienza sul lato dei redditi dei bilanci pubblici. È giunto il momento di agire.

 

Aderisci all’Appello!

 

Primi firmatari: Gian Paolo Accardo, VOXeurop; Franco Bassanini, già Ministro; Prof. Ansgar Belke, Università Duisburg-Essen; Prof. Tito Boeri, Università Bocconi; Prof. Peter Bofinger, Università di Würzburg; Angelo Bonelli, Europa Verde; Massimo Bordignon, Università Cattolica; Prof. Gerhard Bosch, Istituto per il il Lavoro; Franziska Brantner, Membro del Bundestag; Prof. Franco Bruni, Università Bocconi; Vice presidente e Direttore scientifico dell’ISPI; Rocco Cangelosi, Ambasciatore; Innocenzo Cipolletta, Presidente di Assonime e dell’Associazione Italiana Private Equity; Prof. Carlo Cottarelli, Già Direttore Esecutivo del Board del Fondo Monetario Internazionale; Prof. Pier Virgilio Dastoli, Movimento Europeo; Prof. Sebastian Dullien, Direttore Scientifico; Prof. Trevor Evans, Università di Berlino per l’Economia e la Giurisprudenza; Piero Fassino, Vice-Presidente della Commissione Affari Esteri alla Camera; Prof. Maurizio Ferrera, Università Milano; Giampaolo Galli, Università Cattolica; Alexandra Geese, Membro del Parlamento Europeo; Sven Giegold, Membro del Parlamento Europeo; Prof. Enrico Giovannini, Già Direttore Istat; Elena Grandi, Europa Verde; Prof. Gerd Grözinger, Università Flensburg; Prof. Ulrike Guérot, European Democracy Lab; Prof. Arne Heise, Università Hamburgo; Prof. Costanza Hermanin, College of Europe; Helena Janeczek, Scrittrice; Prof. Jakob Kapeller, Università Duisburg-Essen; Jan Pieter Krahnen, Economista; Gad Lerner, Giornalista; Jagoda Marinic, Scrittrice; Giampiero Massolo, Presidente di Fincantieri e dell’ISPI; Francesca Melandri, Scrittrice; Cesare Merlini, Presidente dei Garanti dell’Istituto Affari Internazionali; Marcello Messori, Direttore della Luiss School of European Political Economy; Stefano Micossi, Direttore Generale Assonime; Prof. Massimo Morelli, Università Bocconi e CEPR; Prof. Claus Offe, Hertie School of Governance; Pier Carlo Padoan, Deputato; Alberto Pera, Associazione Antitrust Italiana; Ruprecht Polenz, Già Membro del Bundestag; Prof. Jan Priewe, HTW Berlin; Prof. Miriam Rehm, Università Duisburg-Essen; Prof. Lucrezia Reichlin, London Business School; Prof. Rene Repasi, Erasmus Università Rotterdam; Prof. Thomas Rixen, Università libera di Berlino; Prof. Hartmut Rosa, Università Jena; Ferdinando Salleo, già ambasciatore; Sabine Sasse, United Europe; Prof. Thomas Sauer, Università Ernst-Abbe; Prof. Moritz Schularick, Bonn Graduate School of Economics; Stephan Schulmeister, Docente universitario; Prof. Gesine Schwan, Humboldt-Viadrina Governance Platform; Prof. Marco Simoni, Presidente Fondazione Human Technopole; Prof. Jens Südekum, Institut für Wettbewerbsökonomie; Prof. Guido Tabellini, già rettore Università Bocconi; Prof. Valeria Termini, Università Roma Tre; Prof. Claus Thomasberger, HTW Berlin; Prof. Hans-Michael Trautwein, Università Oldenburg; Prof. Achim Truger, Università Duisburg-Essen; Prof. Brigitte Unger, Università Utrecht; Prof. Michael von Wuntsch, HWR Berlin.   

 

FONTE: L’Avvenire dei Lavoratori – Zurigo

 

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