La Germania minacciata dall’incubo neonazista

Alle prese con una crisi economica come non si vedeva da decenni e con la situazione sociale che è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, la Germania sta guardando con sgomento quella che appare l’inarrestabile avanzata politica del movimento neonazista e xenofobo di Alternative fur Deutschland, che è ormai considerata la seconda forza politica del Paese.

Ad aggiungere inquietudine è stata, a metà gennaio scorso, un’inchiesta giornalistica che ha rivelato come alcuni rappresentanti di questo partito abbiano incontrato in una riunione segreta, che si è tenuta a Postdam lo scorso novembre, gruppi neonazisti, di destra radicale e ultraconservatori dell’alta borghesia tedesca. Da quanto emerso, durante la riunione sono stati discussi piani per prendere il potere in Germania e progetti politici per espellere milioni di migranti e di stranieri dal Paese.

In particolare, il piano di “re-migrazione” punterebbe a deportare richiedenti asilo, immigrati con permesso di soggiorno e “cittadini non assimilati”, cioè tedeschi di seconda e terza generazione ritenuti non integrati, in un’area imprecisata del Nordafrica.

Dopo lo shock iniziale, l’opinione pubblica e la società civile tedesca hanno reagito con forza alla notizia e un’ondata di manifestazioni ha attraversato tutto il Paese, con un’adesione che ha trovato impreparate le stesse autorità. In soli due giorni, tra il 20 e il 21 gennaio scorsi, centinaia di migliaia di persone hanno infatti invaso le strade e le piazze delle città tedesche a difesa della democrazia e contro la deriva di stampo neonazista che sta riemergendo in tutta la nazione.

Almeno 350mila persone hanno sfilato a Berlino, 200mila a Monaco di Baviera, dove la manifestazione è stata addirittura interrotta perché a causa del gran numero di manifestanti non era più possibile “garantirne la sicurezza”, 150mila ad Amburgo e poi ancora 100mila a Colonia, 50mila a Brema, Stoccarda, Munster e in decine di altre città.

Luca Maria Esposito

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