L’agonia di Assange continua

Al termine di una due giorni di udienze, mercoledì 21 febbraio, i giudici della Royal Court britannica, Victoria Sharp e Jeremy Johnson, hanno deciso di non decidere. I due magistrati si sono quindi presi altri giorni per riflettere sulle argomentazioni esposte dal team di legali di Assange e da quello degli Stati Uniti, che continuano a chiedere da anni l’estradizione del fondatore di Wikileaks.

Quando la sentenza sul destino di Assange verrà emessa non è stato comunicato, c’è chi dice ci vorrà ancora fino al 5 marzo, di certo c’è che a uscire già condannata dall’intera vicenda del giornalista australiano è la libertà di stampa e con essa un’altra bella fetta di credibilità del sistema occidentale, statunitense in testa, e dei media tradizionali, che in pochissimi hanno avuto il coraggio di denunciare lo scempio al quale è stato sottoposto Assange in tutti questi anni.

E ciò, oltretutto, proprio nei giorni in cui, allo stesso tempo, i governi occidentali e i media mainstream puntavano il dito contro Putin per la morte del dissidente Alexiei Navalny nelle carceri siberiane del regime russo. Una violazione orribile della dignità e dei diritti umani, dei quali il Cremlino porta un peso politico pesantissimo che lo condannerà davanti agli occhi della Storia, così come verrà condannato allo stesso modo chi ha praticato e continua a praticare la tortura sui detenuti, alcuni dei quali nemmeno sottoposti a processo, nelle carceri di Abu Grahib e Guantanamo.

Grazie ad Assange le future generazioni avranno le informazioni e gli elementi per non farsi prendere in giro con la storiella dei buoni e dei cattivi, che piace tanto ai media occidentali e che, più viene ripetuta, più sembra una sinistra cantilena funebre per le nostre democrazie.

Assange resta nel carcere di massima sicurezza di Belmarash in Gran Bretagna, dove ha trascorso in stato di semi-isolamento gli ultimi cinque anni. Accanto a lui centinaia di migliaia di persone si sono raccolte idealmente e con manifestazioni pubbliche in tutto il mondo, con gli occhi puntati su quella foto pubblicata sul profilo X di Wikileaks per informare del fatto che le sue condizioni di salute non gli consentivano di presentarsi in aula.

L’immagine era quella di un uomo fisicamente distrutto e invecchiato oltremodo dopo la lunga detenzione alla quale è stato sottoposto per aver esposto le atrocità commesse dall’Occidente. A guardarlo sembrava che il suo corpo e il suo viso fossero come uno specchio, con il riflesso dello stato in cui sono ridotti tutti i principi della democrazia liberale. Ma nel suo sguardo restava quella fierezza e quell’aria di sfida che è ancora presente in lui e nei molti che in Occidente ancora lottano accanto a lui, ultima scintilla che potrebbe riaccendere la speranza. FREE ASSANGE

Luca Maria Esposito

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