Visita di Milei a Roma: la lettera inviata dagli argentini in Italia ai parlamentari

Roma, 5 febbraio 2024
Spett.li Onorevoli.
XIX Legislatura

 

Gentile Onorevole,

ci rivolgiamo a Lei perché l’Argentina sta attraversando uno dei momenti più delicati della sua storia.
L’elezione a Presidente della nazione di Javier Milei sta mettendo a serio rischio buona parte dei diritti sociali e democratici conquistati dal popolo argentino negli ultimi ottanta anni di storia.

L’agenda di governo del Presidente Milei minaccia anche di azzerare le importanti ed esemplari conquiste di trent’anni di lotta per i diritti umani, per la Memoria, la Verdad y la Justicia, riguardo ai crimini commessi dal Terrorismo di Stato durante l’ultima dittatura civico-militare tra il 1976 e il 1983 culminati con 30mila desaparecidos. Il quarantesimo anniversario del ritorno alla democrazia nel paese non poteva avere come cornice istituzionale uno scenario peggiore.

Già dalle prime misure varate subito dopo l’assunzione ufficiale del presidente, in una cerimonia celebrata per la prima volta nella storia in piazza e voltando intenzionalmente le spalle al parlamento, il governo Milei ha mostrato la sua avversione per ogni procedimento formale costituzionale e democratico, presentando un insieme di quasi 900 leggi per mutare radicalmente l’assetto giuridico-istituzionale dello Stato argentino mediante un Decreto Nazionale di Urgenza (DNU) e una Legge Omnibus.

Si tratta di due maxiprovvedimenti emessi con procedura di urgenza in modo da bypassare i meccanismi democratici formali tipici di ogni democrazia parlamentare. Questi due provvedimenti sono stati poi accompagnati da un terzo – il cosiddetto Protocollo Repressivo della Ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich – che autorizza la violenza statale arbitraria e quindi la repressione poliziesca indiscriminata di ogni manifestazione pubblica di dissenso. Già nelle prime manifestazioni di opposizione al governo abbiamo visto scene – arresti indiscriminati, attacchi feroci e intimidatori delle forze dell’ordine ai manifestanti – che non si vedevano dagli anni più bui della storia del paese.

L’Argentina sta vivendo un momento di emergenza democratica. Un’emergenza voluta e decretata dallo stesso Presidente tanto a livello formale e giuridico, quanto a livello discorsivo, ovvero mediante il suo quotidiano disprezzo e delegittimazione di ogni regola e istituzione della vita democratica di un paese: partiti, parlamento, sindacati, movimenti sociali, manifestazioni, scioperi.

Crediamo che l’Argentina non possa essere lasciata da sola da parte di coloro che credono nei valori democratici e nel rispetto dei diritti umani come espressioni fondamentali della libertà e della convivenza pacifica fra i popoli. L’Italia è già stata a fianco della lotta del popolo argentino per i suoi diritti durante l’ultima dittatura civico militare.

Chiediamo che anche oggi raccolga questo grido di allarme lanciato da milioni di argentini, e che onori in questo modo il suo esemplare impegno per i diritti umani durante alcuni degli anni più terribili della storia argentina. Chiediamo, attraverso lei, che l’Italia resti vigile perché le garanzie individuali costituzionali sancite dal moderno stato di diritto vengano rispettate da parte del presidente argentino, che ha posto l’emergenza e l’eccezione al centro del suo programma di governo.

 

Distinti saluti,

Argentinos en Italia

por la Memoria, la Verdad y la Justicia

 

 

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