Sciopero generale in Argentina contro governo Milei: “La democrazia è in pericolo, sarà battaglia lunga”

veduta di Buenos Aires

Riprendiamo l’intervista su Fanpage.it al sindacalista Rodrigo Borrás, segretario aggiunto di Relazioni Internazionali della CTA-T, Central de Trabajadores de la Argentina, nel giorno dello sciopero generale a Buenos Aires contro le riforme del governo Milei: “Sarà una battaglia molto lunga, perché questo governo ha quattro anni davanti a sé e vuole distruggere il sistema produttivo argentino e consegnarlo alle forze economiche straniere”.

 

a cura di Elena Marisol Brandolini

I sindacati argentini hanno convocato per oggi, mercoledì 24 gennaio, uno sciopero generale contro i primi provvedimenti del governo Milei riguardanti la politica economica e sociale.

Fanpage.it ne ha parlato con il sindacalista Rodrigo Borrás, segretario aggiunto di Relazioni Internazionali della CTA-T, Central de Trabajadores de la Argentina, tra i sindacati che scenderanno in piazza davanti alla sede del Parlamento a Buenos Aires, insieme i partiti dell’opposizione di sinistra e associazioni sociali, culturali, studentesche e di difesa dei diritti umani.

 

Quale è l’obiettivo dello sciopero?

“Facciamo questo primo sciopero generale contro il governo Milei per denunciare le atrocità delle oltre 350 modifiche di legge contenute nel decreto e una legge Omnibus, che si sta discutendo in parlamento questi giorni. Modifiche della normativa che puntano alla deregolamentazione dell’economia per liberare il mercato in favore dei poteri economici più concentrati e colpire i diritti sul lavoro, come quello di sciopero e di organizzazione. C’è perciò un attacco ai diritti dei lavoratori e all’economia nazionale, facilitando l’ingresso in Argentina di grandi poteri economici cui consegnare le risorse economiche e naturali”.

 

Nel parlamento però stanno negoziando le modifiche ai provvedimenti del governo…

“Ci sono molti negoziati in corso, è arrivata una nuova proposta del governo che accetta alcuni emendamenti provenienti dal settore di Macri e del radicalismo, ma ancora non è molto chiaro quale sarà il risultato. Nei prossimi giorni si dovrebbe votare nelle commissioni per poi passare in aula”.

 

Ma non c’è Macri dietro Milei?

“Javier Milei è un outsider della politica, un personaggio inventato dai media e appoggiato dai settori oligopolistici dell’economia. Un anno fa sembrava impossibile che un personaggio così arrivasse alla presidenza del paese, ma ha saputo captare il consenso popolare con i media e le reti sociali e un discorso semplicistico, promettendo soluzioni facili a problemi complessi. Il piano in realtà era un altro, perché lui è una maschera dei grandi imprenditori del paese che lo sostengono economicamente e gli dettano cosa scrivere nelle leggi. È una persona senza partito politico, in parlamento la sua forza è molto minoritaria e ha perciò bisogno di questa alleanza con la destra di Maurizio Macri che gli ha imposto il ministro dell’Economia, Luis Caputo: nel parlamento Macri gli garantisce una certa governabilità dandogli i voti necessari. Un’alleanza di cui già si discuteva in campagna.

Macri aveva la sua candidata, Patricia Bullrich che oggi è ministra degli Interni nel governo Milei e rappresenta la mano dura di questo progetto economico neoliberista, che può consolidarsi solo con la repressione. È infatti così grave quello che si sta facendo nei confronti della società nel suo insieme che senza una componente di violenza e di autoritarismo la sua realizzazione è impossibile. Nel ballottaggio si è scelta l’opzione peggiore, quella di Milei, che non sta rispettando nessuno degli impegni annunciati, che sta facendo pagare il prezzo della correzione economica ai lavoratori e ai settori più deboli della società, quelli più dipendenti dallo Stato per la sussistenza. E il risultato è un’ulteriore concentrazione della ricchezza in mano ad alcuni settori economici, dell’energia, del comparto alimentare e di quello agrario, con vantaggi per loro in termini di esportazioni.

Tutti quei settori economici, che erano minimamente equilibrati, adesso sono stati liberalizzati, per concentrare ancora di più la ricchezza senza limite di prezzo. In Argentina si è avuta una forte svalutazione del peso di quasi il 100% da quando Milei ha assunto il governo del paese e una liberalizzazione dei prezzi insostenibile. Il cambio legale oggi è 850 pesos per un dollaro, ma nel cambio “blu”, ossia in quello clandestino, il dollaro sta a 1.300 pesos, una svalutazione impressionante. E adesso ci sarà l’aumento delle bollette della luce, del gas, dell’acqua, alla fine di questo mese aumenteranno le tariffe dei trasporti”.

Voi fate un primo sciopero importante, ma la protesta come può diventare un movimento di massa?

“Il paese è in uno dei momenti più duri, diviso tra quelli come noi che erano contrari a questo governo e sostenevamo il candidato Sergio Massa (dello schieramento kirchnerista-peronista, ndr) e quelli che hanno votato Javier Milei. Alcuni di questi ultimi si sono già pentiti, perché Milei non ha mantenuto quanto promesso, e poi c’è un nucleo molto duro che continua a sostenerlo dicendo che bisogna dargli tempo. Noi diciamo che se permetteremo a Milei di fare queste modifiche così profonde della normativa nazionale, la situazione diventerà irreversibile.

Perché abbiamo già vissuto qualcosa di simile, anche se meno brutale, negli anni Novanta e non possiamo tornare a commettere lo stesso errore. Il governo Milei è eletto democraticamente, ha diritto di proporre modifiche ma deve farlo attraverso la via democratica, non con decreti di urgenza e tutto mischiato in uno stesso pacchetto. Deve portare le proposte al congresso perché si discutano una per una e si votino, ma non vediamo molta volontà in questo senso. La ministra degli Interni ha detto che la politica che seguirà nel controllare le manifestazioni sarà di vita o di morte: è molto grave che stiano minacciando il diritto alla protesta delle organizzazioni sociali e sindacali. Speriamo che la manifestazione di oggi sia realmente di massa, abbiamo lavorato per accrescere il numero di adesioni, ma dobbiamo fare attenzione affinché non finisca in un atto di violenza provocato dal governo”.

 

Siete preoccupati che gruppi all’interno della manifestazione possano provocare incidenti con le forze dell’ordine?

“La nostra paura, perché è già successo col governo Macri, è che ci siano infiltrati della polizia nella manifestazione per provocare incidenti, che la situazione vada fuori controllo e cominci la battaglia con le forze di sicurezza. Abbiamo lavorato perché la manifestazione sia di massa e soprattutto pacifica”.

 

La manifestazione taglierà la strada nonostante il divieto?

“L’unica altra manifestazione che abbiamo fatto finora davanti al ministero della Giustizia per presentare il ricorso contro il decreto del governo si è mantenuta sul marciapiede, eravamo molti ma non tantissimi e si poteva fare. Ma la manifestazione di oggi sarà impossibile contenerla, si riverserà in strada. È abbastanza ridicolo pretendere che le manifestazioni non debbano tagliare la strada, per come sono le manifestazioni in Argentina, è una discussione assurda. Anche quelli, che oggi vogliono proibire le manifestazioni, durante la pandemia scendevano in strada a manifestare per i loro diritti… “.

 

Come continuerà la mobilitazione?

“Sarà una battaglia molto lunga, perché questo governo ha quattro anni davanti a sé e vuole distruggere il sistema produttivo argentino e consegnarlo alle forze economiche straniere. Milei appartiene a quell’insieme di rappresentanti dell’estrema destra presenti in vari paesi, Meloni in Italia, Bolsonaro in Brasile, Trump negli Stati Uniti, Vox in Spagna. Il neoliberismo si è trasformato e oggi ha la faccia dell’estrema destra. Oggi l’Argentina è un laboratorio per verificare come questa estrema destra possa sfidare il movimento sindacale argentino, riconosciuto come il più forte del mondo, con l’obiettivo di piegarlo. Perché uno degli scogli che ha l’estrema destra per potere avanzare è il movimento sindacale. Gli occhi del mondo sono fissati sull’Argentina, perché qui si sta sviluppando una grande battaglia”.

 

Milei è stato accolto come una star a Davos.

“Davos è la rappresentazione dei padroni del mondo. C’era gente che ha applaudito Milei apprezzandone il discorso negazionista e altri che hanno considerato la sua presentazione molto bizzarra. Certo è stato abbastanza deplorevole. Il potere economico neoliberista si è reinventato, ha una faccia nuova nell’estrema destra e propone un modello che concentra la ricchezza tra i più ricchi ed espelle sempre più gente verso la povertà, utilizzando la violenza. Quest’ultimo è un fattore che fino a oggi non avevamo messo in conto: si discuteva sul modello neoliberista, ma all’interno di un quadro democratico, oggi purtroppo stiamo vedendo che la democrazia può essere in pericolo. E non si può escludere che se Milei non riuscirà a portare a termine la sua strategia di riforma dello Stato, tutto finisca in una specie di autogolpe, governando con decreti e facendo a meno del parlamento”.

 

Ci sono diverse persone in Argentina che sostengono che Milei durerà poco, è credibile?

“Milei dimostra una fragilità emotiva con scarsa tolleranza per la sconfitta, nel senso che quando qualcosa non gli riesce comincia a insultare, a urlare, a dare ad altri la responsabilità, come un ragazzo. Gli sarà molto difficile continuare a esercitare il suo ruolo se non riesce a gestire la sua ira. Può darsi che lui sia solo a fare il primo passo e che non ce la faccia a resistere, facendosi da parte. E che dietro di lui ci sia un’altra persona ancora più pericolosa, come la sua vicepresidente Victoria Villarruel, che sa muoversi molto bene tra i potenti e viene da una famiglia militare molto vincolata con la dittatura, con un settore del militarismo che rivendica il terrorismo di Stato”.

 

Milei ha vinto col voto dei giovani: che cosa non ha funzionato nella vostra proposta?

“Bisogna fare un’autocritica, perché in altre condizioni non si sarebbe arrivati a questo punto. Milei non ha vinto al primo turno, ma è arrivato al ballottaggio: il paese si è polarizzato e lui è stato capace di concentrare molte più forze del suo oppositore. Ma sono dieci anni che l’Argentina non cresce economicamente, Milei ha detto che poteva risolvere tutti i problemi di difficile soluzione in modo semplice e i giovani gli hanno creduto.

Perché in generale i giovani provano a cercare soluzioni semplici a problemi complessi e lui è riuscito a captarne l’insoddisfazione per un futuro incerto. E poi il governo di Alberto Fernández è stato disastroso, avrebbe potuto fare politiche molto più efficaci. La pandemia era il momento più opportuno perché si ridiscutesse il debito contratto col Fmi assunto dal governo precedente, per esempio. Comunque, i partiti di centro-sinistra argentini devono ridiscutere le loro proposte per un progetto di paese, perché si può avere un buon discorso, ma se non si concretizza in proposte a beneficio delle persone non avremo successo”.

 

Che futuro vede?

“Nel medio periodo vedo un futuro di molta resistenza. Qualunque cosa accada con questi primi provvedimenti di Milei è solamente una prima battaglia. Avremo quattro anni di governo Milei, in cui dovremo combattere in modo molto organizzato e unitario nel campo sindacale e in quello sociale. Saranno quattro anni di molta resistenza e lotta, speriamo di uscire vincenti da questo conflitto e che non ci si limiti solo a cambiare un governo”.

 

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