n°01 – 01 Gennaio  2022 – RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

00 – Messaggio di fine anno del Presidente Mattarella

01 – La Marca (Pd): scambi giovanili e borse di studio: accolto il mio ordine del giorno che ne chiede l’incremento

02 –  Schirò* (Pd): accolto il mio ordine del giorno sulla tutela e sul rilancio dei corsi di lingua e cultura all’estero.

03 – Giovanna Chioini*: Le quarantene del nuovo anno e le altre notizie sul virus.

04 – Norma Rangeri*: L’anno nuovo che vogliamo. Offrendosi , lui, guida del governo in carica, come Capo dello Stato, Draghi contribuisce allo svilimento della corsa al quirinale condizionando le scelte dei partiti. Salutiamo il 2021 senza che nulla sembri indicare migliori prospettive. Né sul piano dei diritti sociali né su quello dei diritti civili. Solo le lotte operaie tengono aperto il conflitto.

05 – Tommaso Di Francesco*: Draghi risponda ai cinquanta premi Nobel. Spese militari . «La spesa militare mondiale è raddoppiata dal 2000. Si avvicina a 2 trilioni di dollari Usa all’anno, ed è in aumento in tutte le regioni del mondo – sostengono i Nobel – i singoli governi sono sotto pressione per aumentare le spese militari perché gli altri lo fanno».

06 – Roberto Ciccarelli*: Approvata la legge di bilancio della redistribuzione al contrario

Sbilanciati. Alla Camera è passata ieri la manovra che premia i redditi medio-alti, incide poco su quelli bassi e esclude gli incapienti, opera una stretta punitiva contro i poveri del cosiddetto “reddito di cittadinanza”.

 

 

00 – MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE MATTARELLA.

 

CARE CONCITTADINE, CARI CONCITTADINI,

ho sempre vissuto questo tradizionale appuntamento di fine anno con molto coinvolgimento e anche con un po’ di emozione.

Oggi questi sentimenti sono accresciuti dal fatto che, tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente.

L’augurio che sento di rivolgervi si fa, quindi, più intenso perché, alla necessità di guardare insieme con fiducia e speranza al nuovo anno, si aggiunge il bisogno di esprimere il mio grazie a ciascuno di voi per aver mostrato, a più riprese, il volto autentico dell’Italia: quello laborioso, creativo, solidale.

Sono stati sette anni impegnativi, complessi, densi di emozioni: mi tornano in mente i momenti più felici ma anche i giorni drammatici, quelli in cui sembravano prevalere le difficoltà e le sofferenze.

Ho percepito accanto a me l’aspirazione diffusa degli italiani a essere una vera comunità, con un senso di solidarietà che precede, e affianca, le molteplici differenze di idee e di interessi.

In questi giorni ho ripercorso nel pensiero quello che insieme abbiamo vissuto in questi ultimi due anni: il tempo della pandemia che ha sconvolto il mondo e le nostre vite.

Ci stringiamo ancora una volta attorno alle famiglie delle tante vittime: il loro lutto è stato, ed è, il lutto di tutta Italia.

Dobbiamo ricordare, come patrimonio inestimabile di umanità, l’abnegazione dei medici, dei sanitari, dei volontari. Di chi si è impegnato per contrastare il virus. Di chi ha continuato a svolgere i suoi compiti nonostante il pericolo.

I meriti di chi, fidandosi della scienza e delle istituzioni, ha adottato le precauzioni raccomandate e ha scelto di vaccinarsi: la quasi totalità degli italiani, che voglio, ancora una volta, ringraziare per la maturità e per il senso di responsabilità dimostrati.

In queste ore in cui i contagi tornano a preoccupare e i livelli di guardia si alzano a causa delle varianti del virus – imprevedibili nelle mutevoli configurazioni – si avverte talvolta un senso di frustrazione.

Non dobbiamo scoraggiarci. Si è fatto molto.

I vaccini sono stati, e sono, uno strumento prezioso, non perché garantiscano l’invulnerabilità ma perché rappresentano la difesa che consente di ridurre in misura decisiva danni e rischi, per sé e per gli altri.

Ricordo la sensazione di impotenza e di disperazione che respiravamo nei primi mesi della pandemia di fronte alle scene drammatiche delle vittime del virus. Alle bare trasportate dai mezzi militari. Al lungo, necessario confinamento di tutti in casa. Alle scuole, agli uffici, ai negozi chiusi. Agli ospedali al collasso.

 

COSA AVREMMO DATO, IN QUEI GIORNI, PER AVERE IL VACCINO?

La ricerca e la scienza ci hanno consegnato, molto prima di quanto si potesse sperare, questa opportunità. Sprecarla è anche un’offesa a chi non l’ha avuta e a chi non riesce oggi ad averla.

I vaccini hanno salvato tante migliaia di vite, hanno ridotto di molto– ripeto – la pericolosità della malattia.

Basta pensare a come l’anno passato abbiamo trascorso le festività natalizie e come invece è stato possibile farlo in questi giorni, sia pure con prudenza e limitazioni.

La pandemia ha inferto ferite profonde: sociali, economiche, morali. Ha provocato disagi per i giovani, solitudine per gli anziani, sofferenze per le persone con disabilità. La crisi su scala globale ha causato povertà,esclusioni e perdite di lavoro. Sovente chi già era svantaggiato è stato costretto a patire ulteriori duri contraccolpi.

Eppure ci siamo rialzati. Grazie al comportamento responsabile degli italiani – anche se tra perduranti difficoltà che richiedono di mantenere adeguati livelli di sicurezza – ci siamo avviati sulla strada della ripartenza; con politiche di sostegno a chi era stato colpito dalla frenata dell’economia e della società e grazie al quadro di fiducia suscitato dai nuovi strumenti europei.

Una risposta solidale, all’altezza della gravità della situazione, che l’Europa è stata capace di dare e a cui l’Italia ha fornito un contributo decisivo.

Abbiamo anche trovato dentro di noi le risorse per reagire, per ricostruire. Questo cammino è iniziato. Sarà ancora lungo e non privo di difficoltà. Ma le condizioni economiche del Paese hanno visto un recupero oltre le aspettative e le speranze di un anno addietro. Un recupero che è stato accompagnato da una ripresa della vita sociale.

Nel corso di questi anni la nostra Italia ha vissuto e subito altre gravi sofferenze. La minaccia del terrorismo internazionale di matrice islamista, che ha dolorosamente mietuto molte vittime tra i nostri connazionali all’estero. I gravi disastri per responsabilità umane, i terremoti, le alluvioni. I caduti, militari e civili, per il dovere. I tanti morti sul lavoro.Le donne vittime di violenza.

Anche nei momenti più bui, non mi sono mai sentito solo e ho cercato di trasmettere un sentimento di fiducia e di gratitudine a chi era in prima linea. Ai sindaci e alle loro comunità. Ai presidenti di Regione, a quanti hanno incessantemente lavorato nei territori, accanto alle persone.

 

IL VOLTO REALE DI UNA REPUBBLICA UNITA E SOLIDALE.

È IL PATRIOTTISMO CONCRETAMENTE ESPRESSO NELLA VITA DELLA REPUBBLICA.

LA COSTITUZIONE AFFIDA AL CAPO DELLO STATO IL COMPITO DI RAPPRESENTARE L’UNITÀ NAZIONALE.

Questo compito – che ho cercato di assolvere con impegno – è stato facilitato dalla coscienza del legame, essenziale in democrazia, che esiste tra istituzioni e società; e che la nostra Costituzione disegna in modo così puntuale.

Questo legame va continuamente rinsaldato dall’azione responsabile,dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli. Ma non potrebbe resistere senza il sostegno proveniente dai cittadini.

Spesso le cronache si incentrano sui punti di tensione e sulle fratture. Che esistono e non vanno nascoste. Ma soprattutto nei momenti di grave difficoltà nazionale emerge l’attitudine del nostro popolo a preservare la coesione del Paese, a sentirsi partecipe del medesimo destino.

Unità istituzionale e unità morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di ciò su cui si fonda la Repubblica.

Credo che ciascun Presidente della Repubblica, all’atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e che – esercitandoli pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato – deve trasmettere integri al suo successore.

Non tocca a me dire se e quanto sia riuscito ad adempiere a questo dovere. Quel che desidero dirvi è che mi sono adoperato, in ogni circostanza, per svolgere il mio compito nel rispetto rigoroso del dettato costituzionale.

È la Costituzione il fondamento, saldo e vigoroso, della unità nazionale. Lo sono i suoi principi e i suoi valori che vanno vissuti dagli attori politici e sociali e da tutti i cittadini.

E a questo riguardo, anche in questa occasione, sento di dover esprimere riconoscenza per la leale collaborazione con le altre istituzioni della Repubblica.

 

INNANZITUTTO CON IL PARLAMENTO, CHE ESPRIME LA SOVRANITÀ POPOLARE.

Nello stesso modo rivolgo un pensiero riconoscente ai Presidenti del Consiglio e ai Governi che si sono succeduti in questi anni.

La governabilità che le istituzioni hanno contribuito a realizzare hapermesso al Paese, soprattutto in alcuni passaggi particolarmente difficili e impegnativi, di evitare pericolosi salti nel buio.

 

CI TROVIAMO DENTRO PROCESSI DI CAMBIAMENTO CHE SI FANNO SEMPRE PIÙ ACCELERATI.

Occorre naturalmente il coraggio di guardare la realtà senza filtri di comodo. Alle antiche diseguaglianze la stagione della pandemia ne ha aggiunte di nuove. Le dinamiche spontanee dei mercati talvolta producono squilibri o addirittura ingiustizie che vanno corrette anche al fine di un maggiore e migliore sviluppo economico. Una ancora troppo diffusa precarietà sta scoraggiando i giovani nel costruire famiglia e futuro. La forte diminuzione delle nascite rappresenta oggi uno degli aspetti più preoccupanti della nostra società.

Le transizioni ecologica e digitale sono necessità ineludibili, e possono diventare anche un’occasione per migliorare il nostro modello sociale.

L’Italia dispone delle risorse necessarie per affrontare le sfide dei tempi nuovi.

​Pensando al futuro della nostra società, mi torna alla mente lo sguardo di tanti giovani che ho incontrato in questi anni. Giovani che si impegnano nel volontariato, giovani che si distinguono negli studi, giovani che amano il proprio lavoro, giovani che – come è necessario – si impegnano nella vita delle istituzioni, giovani che vogliono apprendere e conoscere, giovani che emergono nello sport, giovani che hanno patito a causa di condizioni difficili e che risalgono la china imboccando una strada nuova.

I giovani sono portatori della loro originalità, della loro libertà. Sono diversi da chi li ha preceduti. E chiedono che il testimone non venga negato alle loro mani.

Alle nuove generazioni sento di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società.

Vorrei ricordare la commovente lettera del professor Pietro Carmina, vittima del recente, drammatico crollo di Ravanusa. Professore di filosofia e storia, andando in pensione due anni fa, aveva scritto ai suoi studenti: “Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha. Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa. Voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare…”.

​Faccio mie – con rispetto – queste parole di esortazione così efficaci, che manifestano anche la dedizione dei nostri docenti al loro compito educativo.​​​​

Desidero rivolgere un augurio affettuoso e un ringraziamento sincero a Papa Francesco per la forza del suo magistero, e per l’amore che esprime all’Italia e all’Europa, sottolineando come questo Continente possa svolgere un’importante funzione di pace, di equilibrio, di difesa dei diritti umani nel mondo che cambia.

Care concittadine e cari concittadini, siamo pronti ad accogliere il nuovo anno, ed è un momento di speranza. Guardiamo avanti, sapendo che il destino dell’Italia dipende anche da ciascuno di noi.

Tante volte abbiamo parlato di una nuova stagione dei doveri. Tante volte, soprattutto negli ultimi tempi, abbiamo sottolineato che dalle difficoltà si esce soltanto se ognuno accetta di fare fino in fondo la parte propria.

Se guardo al cammino che abbiamo fatto insieme in questi sette anni nutro fiducia.

L’Italia crescerà. E lo farà quanto più avrà coscienza del comune destino del nostro popolo, e dei popoli europei.

Buon anno a tutti voi!

E alla nostra Italia!

Roma, 31/12/2021

 

 

01 – LA MARCA (PD): SCAMBI GIOVANILI E BORSE DI STUDIO: ACCOLTO IL MIO ORDINE DEL GIORNO CHE NE CHIEDE L’INCREMENTO.

Ho colto l’occasione della legge di bilancio per porre al Governo una questione di grande rilievo per le nuove generazioni e per le relazioni dell’Italia con le future classi dirigenti di molti Paesi nel mondo.

Ho presentato, infatti, un ordine del giorno, che è stato accolto, nel quale ho chiesto al Governo di usare in modo più convinto e incisivo la leva delle borse di studio allo scopo di incrementare fortemente gli scambi giovanili, di formazione e di professionalizzazione.

L’Italia, nel contesto internazionale, ha una sicura rendita di posizione, rappresentata da 6,5 milioni di cittadini e di oltre 55 milioni di italo discendenti, situati in centinaia di Paesi del mondo. Ha inoltre un elevato prestigio culturale e un fascino indiscutibile per il suo modello di vita e per i modi di socializzare degli italiani.

Questa forza di attrazione, tuttavia, non sempre è utilizzata nel modo migliore, in particolare nei confronti dei giovani che verrebbero volentieri in Italia a compiere un ciclo elevato di formazione, magari nell’ambito di operazioni di scambi che consentano a giovani italiani di acquisire esperienze formative in contesti stranieri.

Per questo, ho chiesto al Governo di fare uno sforzo ulteriore, oltre a quello fatto nell’attuale legge di bilancio, per incrementare le somme da destinare a borse di studio per studenti stranieri, magari italo discendenti, che vogliano venire in Italia presso università e centri di ricerca e di alta formazione, e da destinare anche a italiani che vogliano fare il cammino inverso.

Ho chiesto, inoltre, di non lasciare isolate le università nell’adempimento di questi compiti, ma di lanciare e finanziare campagne promozionali che possano mettere in evidenza la forza e la bellezza della formazione in italiano.

*(On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America)

 

02 –  SCHIRÒ* (PD): ACCOLTO IL MIO ORDINE DEL GIORNO SULLA TUTELA E SUL RILANCIO DEI CORSI DI LINGUA E CULTURA ALL’ESTERO  –  30 dicembre 2021

 

Il passaggio della legge di bilancio alla Camera in seconda lettura, che pure ha ridotto di fatto le possibilità per noi parlamentari di intervenire con emendamenti integrativi, è stato comunque l’occasione per rinnovare il mio impegno prioritario per i corsi di lingua e cultura italiana nel mondo.

Ho presentato, infatti, un ordine del giorno alla legge di bilancio nel quale, dopo avere sottolineato le grandi potenzialità che l’Italia comunque possiede nel campo della competizione culturale, ho richiamato le difficoltà che negli ultimi tempi famiglie, alunni, enti ed operatori hanno dovuto affrontare: il passaggio normativo dalla legge 153 al Decreto 64/2017, la transizione dalla circolare 13 alla recente circolare 3 sull’organizzazione dei corsi di lingua e cultura, i ritardi nell’invio di personale scolastico all’estero e quelli nel trasferimento dei contributi agli enti gestori. Fino alla prospettiva di oggi, che è quella dell’assorbimento dell’intero settore in una nuova Direzione generale in via di formazione all’interno del Ministero degli esteri.

La lettura del bilancio triennale 2022-’24, inoltre, ha evidenziato un’altra potenziale criticità, dal momento che per gli anni 2023 e 2024 si prevede una contrazione di 1,9 milioni di euro del livello di finanziamento per i corsi, ammontante finora a 14,3 milioni di euro, grazie anche a un mio precedente emendamento che lo ha reintegrato di oltre 2 milioni.

Per questo, con il mio ordine del giorno ho chiesto al Governo di operare per superare le criticità degli ultimi tempi e, in particolare, di dotare la nuova Direzione generale del personale necessario per adempiere ai compiti sempre più complessi, nonché di garantire per il ’23 e il ’24 lo stesso livello di finanziamento degli anni precedenti.

L’ordine del giorno è stato accolto dal Governo. Il mio impegno, ora, sarà quello di verificare che il Governo trasformi in decisioni concrete l’impegno assunto con l’ordine del giorno.

*(Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa –  Camera dei Deputati)

 

03 – GIOVANNA CHIOINI*: LE QUARANTENE DEL NUOVO ANNO E LE ALTRE NOTIZIE SUL VIRUS, 31 dicembre 2021.

Nel mondo dall’inizio della pandemia sono stati contati 286.571.791 casi di contagio e 5.431.860 decessi dovuti al sars-cov-2 e alla malattia del covid-19. In base ai calcoli di Our world in data, il 31 dicembre 2021 risulta vaccinato il 58,2 per cento della popolazione con almeno una dose; la quota scende a un drammatico 8,5 per cento per la popolazione dei paesi più poveri. Come ricordano l’Organizzazione mondiale della sanità – “nel 2022 dovremo mettere a frutto le nostre esperienze per promuovere la salute per tutti e portare a termine la pandemia” – e la People’s vaccine alliance, i paesi poveri pagano lo scotto delle forti disuguaglianze con i paesi ricchi nell’acquisto, la produzione, la produzione e la fornitura dei farmaci. E come scrive John Lanchester sulla London Review of Books, “nel maggio 2020, il costo stimato della vaccinazione dell’intero pianeta era di 25 miliardi di dollari. Sono un sacco di soldi. D’altra parte, l’esercito statunitense ha speso 20,2 miliardi di dollari all’anno in aria condizionata in Afghanistan e Iraq. Potrebbe rivelarsi davvero stupido per il mondo ricco aver risparmiato quei 25 miliardi di dollari. Il covid è ancora qui, il 44 per cento della popolazione mondiale non è vaccinato e nessuno può sentirsi al sicuro”.

In Italia il consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge con nuove regole sul super green pass, sulle quarantene per qualunque fascia di età e sulla riduzione della capienza degli impianti sportivi che passa al 50 per cento all’aperto e al 35 per cento al chiuso.

Dal 31 dicembre la persona che da meno di quattro mesi è vaccinata con due dosi o tre dosi oppure è guarita, in caso di contatto stretto con una persona positiva può uscire di casa ma a patto che sia asintomatica e con l’obbligo di usare la mascherina Ffp2 per almeno dieci giorni dall’ultima esposizione al caso. È previsto un periodo di auto sorveglianza di cinque giorni, durante i quali va fatto un test rapido o molecolare alla prima comparsa dei sintomi. Se ancora sintomatici, il tampone va ripetuto al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto. Il periodo di auto sorveglianza finisce al quinto giorno senza obbligo di tampone se si resta asintomatici.

Se il vaccino o la guarigione risalgono a più di quattro mesi prima del contatto, la persona asintomatica farà una quarantena di cinque giorni, al termine dei quali per poter uscire sarà necessario un tampone molecolare o rapido negativo.

In caso di contatto stretto con un positivo al covid la persona non vaccinata o con solo prima dose (delle due previste) o che ha completato il ciclo vaccinale primario da meno di 14 giorni osserverà la quarantena prevista di dieci giorni dall’ultima esposizione al caso, e al termine del periodo potrà uscire se risulti eseguito un test molecolare o rapido negativo.

La persona positiva al covid, asintomatica e con vaccinazione completa da meno di quattro mesi può restare in isolamento sette giorni invece di dieci, e al termine potrà uscire, se asintomatica da tre giorni, facendo un tampone di esito negativo.

Tutto come prima per la persona positiva e sintomatica, anche se vaccinata, che può rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno dieci giorni dalla comparsa dei sintomi accompagnato da un test molecolare o antigenico negativo eseguito dopo almeno tre giorni senza sintomi (non considerando le alterazioni dell’olfatto e del gusto). Se il test dà ancora esito positivo si può comunque uscire dall’isolamento dopo 21 giorni, a patto che negli ultimi sette giorni non ci siano stati sintomi.

Le nuove misure state integrate da una circolare ad hoc emanata dal ministero della salute. Le regole restano invariate per chi non è vaccinato.

Dal 10 gennaio 2022, inoltre, sarà obbligatorio essere vaccinati contro il covid-19 o essere guariti dalla malattia per accedere a:

mezzi di trasporto pubblico, compresi quello locale e regionale;

feste dopo cerimonie religiose o civili;

alberghi e strutture ricettive;

piscine e sport di squadra;

sagre, fiere e centri congressi;

ristoranti all’aperto;

centri culturali e sociali.

Il 31 dicembre in Italia, sono stati segnalati 126.888 nuovi contagi e 156 decessi. Secondo la fondazione Gimbe, in una settimana il numero dei contagi è aumentato dell’80,7 per cento. L’occupazione delle terapie intensive è al 13 per cento. Il governo tedesco ha inserito l’Italia nella lista delle zone ad alto rischio covid a partire dal 1 gennaio 2022. Nella lista sono presenti anche San Marino, il Canada e Malta.

L’Agenzia italiana del farmaco ha annunciato che la pillola anticovid della Merck sarà distribuita nel paese dal 4 gennaio. Il 22 dicembre l’agenzia ha autorizzato due farmaci antivirali – molnupiravir e remdesivir – per il trattamento di pazienti non ricoverati in ospedale.

In Austria i socialdemocratici hanno proposto un premio di 500 euro, in forma di bonus spesa, a chi riceve la terza dose di vaccino e il governo si dice pronto a discuterne.

Secondo uno studio condotto in Sudafrica, non ancora sottoposto a revisione paritaria, la dose di richiamo del vaccino Johnson & Johnson fornirebbe una protezione di circa l’85 per cento contro la variante omicron.

Secondo i funzionari del governo, il Sudafrica potrebbe aver superato il picco della sua quarta ondata di infezioni da covid-19 principalmente causato dal dilagare della variante omicron.

La Spagna dal 30 dicembre ha ridotto a sette giorni la durata dell’isolamento delle persone positive asintomatiche o con sintomi lievi.

Nel Regno Unito il primo ministro Boris Johnson ha detto che il 90 per cento dei ricoverati in terapia intensiva non ha la terza dose. Il 30 dicembre sono stati registrati 189.213 nuovi casi. Nel discorso di fine anno, il premier ha dichiarato che il paese si trova in una situazione “incomparabilmente migliore” di un anno fa ma che bisogna comunque comportarsi con cautela durante le feste di capodanno.

Il 30 dicembre i nuovi contagi in Francia hanno superato i duecentomila per il secondo giorno consecutivo. Il governo ha reso di nuovo obbligatorio l’uso delle mascherine all’aperto dagli undici anni in su, e la ministra del lavoro Elisabeth Borne ha annunciato che le aziende che non permettono il lavoro da remoto riceveranno multe da mille a 50mila euro.

Negli Stati Uniti sono stati 580mila i nuovi contagi nella sola giornata del 30 dicembre, secondo il New York Times. I contagi sono in aumento soprattutto tra i minori, ma i ricoveri e i decessi rimangono “comparativamente bassi”, ha spiegato Rochelle Walensky, direttrice dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie.

DAL 1 GENNAIO 2022 in Cina saranno in vigore nuove restrizioni sulle importazioni di cibo e bevande. Tutti i produttori di alimenti spediti in Cina dovranno registrarsi presso l’autorità doganale, mentre in precedenza la norma valeva solo per merci alimentari che presentano potenziali rischi per la salute, come i frutti di mare. Dal 1 gennaio saranno esaminati anche caffè, alcol, miele, olio d’oliva, cioccolato. Nella rigorosa strategia zero-covid, la Cina ha collegato il virus al cibo da quando un focolaio di Pechino nel 2020 era stato attribuito al salmone importato. I prodotti che entrano in Cina attualmente sono soggetti a ispezioni rafforzate e ripetute disinfezioni, con prodotti spesso bloccati quando viene scoperto un focolaio di covid nel punto di imballaggio all’estero. L’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che le possibilità che il covid-19 sia trasportato negli alimenti siano scarse.

Dave Lawler su Axios ha messo in ordine alcune tappe nella storia della comparsa del nuovo coronavirus e dell’andamento della pandemia.

Dicembre 2019 I primi pazienti di cui si ha notizia, da Wuhan, in Cina, presentano sintomi di una malattia che in seguito è stata denominata covid-19.

23 FEBBRAIO 2020 L’Italia è il secondo paese al mondo dopo la Cina a ricorrere ai lockdown delle zone rosse, che diventano nazionali il 9 marzo. La gran parte dei paesi europei e il resto del mondo faranno altrettanto nei mesi successivi.

11 MARZO 2020 L’Organizzazione mondiale della sanità dichiara lo stato di pandemia. Fino a quel giorno sono stati registrati 4.616 morti.

APRILE 2020 La chiusura delle scuole riguarda l’82 per cento della popolazione studentesca in tutto il mondo, secondo i dati dell’Unesco.

28 SETTEMBRE 2020 Nel mondo si arriva a un milione di morti, i paesi con più decessi sono gli Stati Uniti e il Brasile

DICEMBRE 2020-GENNAIO 2021 Negli Stati Uniti l’ente federale regolatore per i medicinali e l’alimentazione, la Food and drug administration, autorizza l’uso di emergenza del vaccino della Pfizer-Biontech, l’11 dicembre, e quello della Moderna, il 18 dicembre. Nell’Unione europea l’Agenzia europea per il farmaco (Ema) approva il 21 dicembre l’uso del vaccino della Pfizer, in Italia il 27 dicembre cominciano le vaccinazioni contro il covid-19; il 6 gennaio l’Ema approva il vaccino della Moderna e il 29 gennaio l’uso del vaccino dell’AstraZeneca.

24 MARZO 2021 Colpita da una potente seconda ondata dovuta alla diffusione della variante delta, l’India sospende l’esportazione dei vaccini. Il paese diventa epicentro della pandemia.

LUGLIO 2021 Dopo una drastica riduzione in primavera i casi riprendono a salire sia in Europa sia negli Stati Uniti, soprattutto tra le persone non vaccinate.

29 LUGLIO 2021 Israele annuncia che comincerà a somministrare la terza dose di vaccino, aprendo la strada a decisioni simili nella gran parte dei paesi più ricchi.

1 NOVEMBRE 2021 I morti causati dalla pandemia e registrati ufficialmente sono cinque milioni.

5 NOVEMBRE 2021 Metà della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino. L’Europa è nel pieno della quarta ondata.

25 NOVEMBRE 2021 Il Sudafrica rende noto di aver isolato la variante omicron.

DICEMBRE 2021 Secondo un calcolo dell’Agence France-Presse, basato sui dati ufficiali, nel mondo tra il 23 e il 29 dicembre è stata superata una media giornaliera di più di un milione di nuovi casi. La media più alta in precedenza era stata registrata tra il 23 e il 29 aprile, con 817mila nuovi casi.

*( Giovanna Chioini, giornalista di Internazionale)

 

04 – NORMA RANGERI*: L’ANNO NUOVO CHE VOGLIAMO. OFFRENDOSI , LUI, GUIDA DEL GOVERNO IN CARICA, COME CAPO DELLO STATO, DRAGHI CONTRIBUISCE ALLO SVILIMENTO DELLA CORSA AL QUIRINALE CONDIZIONANDO LE SCELTE DEI PARTITI. SALUTIAMO IL 2021 SENZA CHE NULLA SEMBRI INDICARE MIGLIORI PROSPETTIVE. NÉ SUL PIANO DEI DIRITTI SOCIALI NÉ SU QUELLO DEI DIRITTI CIVILI. SOLO LE LOTTE OPERAIE TENGONO APERTO IL CONFLITTO.

In questi giorni, un anno fa, in piena pandemia, eravamo sull’orlo di una drammatica crisi di governo. Tra qualche settimana, sempre con il virus padrone delle nostre vite, l’occasione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica potrebbe essere la miccia per innescarne un’altra, altrettanto irresponsabile. Proprio mentre il Paese vive una condizione di estrema difficoltà e quel che scombussola il Palazzo appare assai lontano dalle priorità degli italiani.

L’affanno della società si è aggravato: la smisurata, accresciuta dimensione del lavoro precario, l’abbandono dei giovani e delle donne alla disoccupazione (privati dunque dello stesso diritto di cittadinanza), l’esponenziale crescita della povertà. E nessuna inversione di tendenza come dimostra la Legge di Bilancio (segnata dalla scandalosa riforma dell’Irpef a vantaggio dei redditi medio-alti), votata ieri con il 35esimo voto di fiducia (il record dei record). Tutte ottime ragioni per la protesta di lavoratrici e lavoratori lasciati in mezzo alla strada dallo sblocco dei licenziamenti e dalle delocalizzazioni selvagge. Le lotte per fortuna si sono moltiplicate, culminando nello sciopero generale di Cgil e Uil del 16 dicembre.

Oltretutto il disinteresse e il solco che separa la società dalle istituzioni (alle elezioni amministrative di ottobre più della metà dei votanti delle grandi città è rimasto a casa), è determinato dall’aver ridotto un tema davvero importante, come la figura del nuovo Capo dello Stato, a un balletto politico, a una lotteria di nomi.

Uno strumentale e spesso fittizio gioco di Palazzo, con un prevalente interesse partitico quando altri argomenti dovrebbero invece nobilitare un appuntamento di fondamentale rilevanza per il futuro dell’Italia.

Questo svilimento del confronto, a ben vedere, è, almeno in parte, prodotto proprio dal personaggio meno sospettabile, Mario Draghi. L’uomo delle istituzioni, il civil servant nel suo significato più pieno, è diventato, suo malgrado, il macigno che pesa sulle future sorti del Quirinale.

Il ruolo di super-presidente del Consiglio, accompagnato dal tappeto rosso nel compito di gestire da palazzo Chigi il super-budget europeo fino al 2023, è poi diventato il motivo più gettonato per traghettarlo al Quirinale con una maggioranza extralarge. Condizionando in modo anomalo le scelte dei partiti, soprattutto dopo lo scivolone di offrirsi, lui, guida del governo in carica, come futuro Capo dello Stato.

A noi del manifesto le risse di bottega, i “dico ma non faccio nomi”, il “calcio-mercato” quirinalizio, le sfacciate avances del politico più unfit e screditato della storia, interessano poco. Anzi nulla. Una elezione che potrebbe appassionare i cittadini – perché il Quirinale è o dovrebbe essere la casa di tutti – non può essere ridotta a rissa mediatica di bassa lega. Vorremmo che il lascito di Mattarella finisse in mani sicure, affidabili, e dunque democratiche, antifasciste, a difesa dei diritti sociali e civili, fortemente ancorate alla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza.

Vorremmo che queste mani sicure fossero di una donna (nel nostro Speciale, dedicato al Sesso forte, ce n’era più d’una adatta all’alto compito). Il vero cambiamento (come del resto sta avvenendo in altri paesi) si misura dalla capacità e maturità delle classi dirigenti di segnare, anche simbolicamente, una discontinuità del potere affidando alle donne i ruoli istituzionali e politici di maggior rilievo. Nella storia repubblicana, la parlamentare che ha ottenuto il maggior numero di voti dei grandi elettori fu Nilde Iotti nel 1992 con 256 voti (quando poi, con la tragedia della strage di Capaci, fu eletto Oscar Luigi Scalfaro).

A ogni rinnovo della carica ci sono state parlamentari infilate nella girandola del toto-nomi per ingannare il tempo. Questa elezione prossima ventura replica il vecchio copione e dunque difficilmente la presidenza della repubblica cambierà sesso, rinnovando quel senso di caserma che avvolge l’ex reggia papalina sull’alto colle romano.

Salutiamo il 2021 e affrontiamo il 2022 senza che nulla sembri indicare migliori prospettive. Non quelle di un’Europa che ha fallito su clima e migranti. Neppure quelle degli Usa di Biden, possibile anticamera del ritorno del trumpismo, con o senza Trump. Mentre a est dominano la crisi ai confini occidentali della Russia e la cupa egemonia cinese.

Grandi passi indietro anche nel cortile di casa, così sul piano dei diritti sociali, come su quello dei diritti civili (legge Zan docet). In un panorama politico nazionale dove, chi diceva di essere “un patriota”, mentre apriva la crisi della maggioranza di centrosinistra, cioè Renzi, è ancora uno dei guastatori in gioco. I 5Stelle hanno sì cambiato profondamente la propria struttura interna, ma continuano a essere nessuno e centomila. Il campo largo del Pd di Letta a ben vedere coincide in realtà con “il partito di Draghi”. Il piccolo mondo antico della sinistra non dà segnali di riflessione autocritica. E, dulcis in fundo, è probabile che alla fine il prossimo presidente della Repubblica possa uscire dal cilindro delle destre.

L’altro grande appuntamento del prossimo anno sarà ancora, e purtroppo, la Pandemia. Con le sue devastanti conseguenze sanitarie, sociali, economiche (le tre emergenze indicate, nell’ordine, da Mattarella quando conferì l’incarico a Draghi) che da due anni stanno condizionando radicalmente la vita del nostro paese come del resto del mondo. Disuguaglianze sempre più profonde, individualismo e rancore a gonfiare le vele dei no-vax e dell’estrema destra, fino all’assalto fascista alla sede nazionale della Cgil.

Non si esce da questo disastro senza un intervento globale con la sospensione dei brevetti, la sola misura in grado di evitare l’arrivo di nuove imprevedibili varianti. Non si può pensare che almeno quattro miliardi di persone restino senza vaccini. La vaccinazione globale deve essere l’impegno vero, lungimirante per il 2022.

Infine. Il manifesto saluta il 2021 con un bilancio positivo della sua impresa cooperativa. Abbiamo condiviso il traguardo storico dei 50anni di vita con le compagne e i compagni, le lettrici e i lettori che ci accompagnano da sempre. Con l’affettuosa partecipazione di una parte del mondo culturale fuori di noi. Naturalmente il cantiere è sempre aperto per migliorare la qualità del nostro giornale e per rinnovare, a breve, il nostro sito. Auguri e Buon 2022 a tutte e a tutti.

*(Norma Rangeri, dal 2010 direttrice del Il Manifesto, il quotidiano con cui iniziò a collaborare negli anni ’70 seguendo la cronaca e successivamente la direzione) –

 

05 – TOMMASO DI FRANCESCO*: DRAGHI RISPONDA AI CINQUANTA PREMI NOBEL. SPESE MILITARI . «LA SPESA MILITARE MONDIALE È RADDOPPIATA DAL 2000. SI AVVICINA A 2 TRILIONI DI DOLLARI USA ALL’ANNO, ED È IN AUMENTO IN TUTTE LE REGIONI DEL MONDO – SOSTENGONO I NOBEL – I SINGOLI GOVERNI SONO SOTTO PRESSIONE PER AUMENTARE LE SPESE MILITARI PERCHÉ GLI ALTRI LO FANNO».

È la corsa agli armamenti.

Certo non è la messa in pratica della parola d’ordine del movimento operaio all’inizio del secolo breve, ripresa, tutti ricorderanno, dal preside te Sandro Pertini: «Si svuotino gli arsenali di armi, si riempiano i granai», ma la proposta avanzata ieri con un appello sottoscritto da cinquanta premi Nobel e accademici di ogni paese – tra gli altri da Carlo Rubbia e Giorgio Parisi -, è davvero molto importante. Soprattutto perché, probabilmente con la moralità di chi sente necessaria una restituzione di verità – quanta scienza è stata abusata dalla ricerca militare per distruggere invece che per costruire? – si rivolge in modo semplice e diretto ai governi del mondo.

Che cosa dichiara e chiede l’appello? Di negoziare una riduzione equilibrata della spesa militare globale che darebbe l’avvio ad un grande «dividendo globale per la pace», liberando enormi risorse da utilizzare per i gravi problemi dell’umanità: pandemie, riscaldamento globale, povertà estrema. E lo fa subito con una denuncia che fotografa l’attuale condizione del pianeta alle prese con ogni specie di conflitto armato: «La spesa militare mondiale è raddoppiata dal 2000. Si avvicina a 2 trilioni di dollari Usa all’anno, ed è in aumento in tutte le regioni del mondo – sostengono i Nobel – i singoli governi sono sotto pressione per aumentare le spese militari perché gli altri lo fanno». È la corsa agli armamenti.

Un colossale spreco di risorse che potrebbero essere utilizzate molto più saggiamente». È il circolo vizioso di più armi più guerra, più guerra più armi – sempre più sofisticate – dal quale non solo non si esce ma sempre più diventa un mare di sabbie mobili. Per una corsa agli armamenti raddoppiata in 20 anni che ha generato solo conflitti mortali devastanti. La proposta? «I governi di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite negozino una riduzione comune delle loro spese militari del 2% ogni anno, per cinque anni. La logica della proposta è semplice: le nazioni avversarie riducono le spese militari, quindi la sicurezza di ogni paese è aumentata, mentre deterrenza e equilibrio sono preservati.

Proponiamo che metà delle risorse liberate da questo accordo siano destinate a un fondo globale, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, per affrontare i gravi problemi comuni dell’umanità… L’altra metà resti a disposizione dei singoli governi». Insomma, insistono i Nobel: «Collaboriamo, invece di farci guerra». Troppo semplicistico? Mica tanto. Facciamo pure noi i nostri conti in tasca. In Italia 26 miliardi di euro son spesi annualmente dal ministero della Difesa, equivalenti a una media di oltre 70 milioni di euro al giorno – a fronte dei peggiori salari del Continente, delle spese sanitarie mancanti e dell’accanimento sul reddito di cittadinanza.

A questi si aggiunge per i prossimi anni un fondo di 30 miliardi di euro stanziati a fini militari dal Ministero dello Sviluppo economico e di altri 25 richiesti dal Recovery Fund. Nei prossimi anni, come richiesto dalla Nato e ribadito dagli Usa, occorre passare ad almeno 36 miliardi di euro annui, equivalenti a una media di circa 100 milioni di euro al giorno. Nel mondo ogni minuto si spendono circa 4 milioni di dollari a scopo militare. Nel 2020 la spesa militare mondiale ha quasi raggiunto i 2.000 miliardi di dollari, il più alto livello dal 1988 al netto dell’inflazione.

La spesa militare mondiale è trainata da quella statunitense, salita a circa 770 miliardi di dollari annui (stime del Sipri, 3 volte la spesa militare della Cina e 12 volte quella della Russia). La cifra rappresenta il budget del Pentagono, comprensivo di operazioni belliche. E con altre voci di carattere militare siamo al totale di oltre 1.000 miliardi annui.

Qualcuno subito dirà dell’ingenuità dell’appello dei premi Nobel: il 2% alla fine comunque legittimerebbe che l’altro 98% venga comunque utilizzato per la guerra. Ma attenzione, questo risparmio che, fatti i conti su 2 trilioni di dollari, vorrebbe dire mille miliardi di lire stornati per la pace e le necessità vitali dell’umanità, non corre alcun il rischio – vorremmo essere smentiti – di essere approvato da nessun governo del mondo impegnato a chiacchiere nella «transizione ecologica» con gli arsenali pieni di armi, anche atomiche.

Giacché tutti sono attivi nella corsa al riarmo, perfino con il ricatto dell’occupazione – che pesa anche sul sindacato , perché un vero discorso sulla riconversione dell’industria bellica non è mai diventato pratica diffusa. Tutti, a partire dal governo Draghi che più volte ha annunciato un «riarmo» mentre avvia i traffici più oscuri di vendita di armamenti a regimi corrotti e dittatoriali, se non addirittura in guerra o che occupano altri Paesi.

Un governo Draghi impegnato con Macron e altri leader europei – pensate agli «ecologici» droni armati che suggellano il patto di governo verdi-socialdemocratici in Germania – non a ridurre la spesa per le armi ma «semplicemente» a raddoppiarla con la cosiddetta Difesa europea. Intesa non come alternativa alle spese gravose per l’Alleanza atlantica, ma come aggiunta doppia, come rinforzo della Nato che resta centrale – anche nell’attivare nuove crisi e guerre dopo quelle disastrose che l’hanno vista protagonista. Porga l’ascolto e risponda dunque Draghi all’appello dei 50 accademici e premi Nobel.

*( Tommaso Di Francesco, è condirettore del quotidiano Il Manifesto. Suoi versi sono inseriti in riviste e antologie)

 

06 – Roberto Ciccarelli*: Approvata la legge di bilancio della redistribuzione al contrario

Sbilanciati. Alla Camera è PASSATA IERI LA MANOVRA CHE PREMIA I REDDITI MEDIO-ALTI, INCIDE POCO SU QUELLI BASSI E ESCLUDE GLI INCAPIENTI, OPERA UNA STRETTA PUNITIVA CONTRO I POVERI DEL COSIDDETTO “REDDITO DI CITTADINANZA”. IL GOVERNO DRAGHI HA INCASSATO DUE SCIOPERI GENERALI (SCUOLA, 10 DICEMBRE) E DI CGIL E UIL (16), MOLTE POLEMICHE CONTRO IL MONOCAMERALISMO DI FATTO. L’EREDITÀ DI DRAGHI E DELLA SUA MAGGIORANZA FRANKENSTEIN IN UN PROVVEDIMENTO MODESTO CHE REPLICA LA VECCHIA POLITICA DELLA PIOGGIA DI BONUS

 

La Camera ha approvato ieri in maniera definitiva, con 355 voti favorevoli e 45 contrari, una legge di bilancio da oltre 36 miliardi di euro che ha incassato due scioperi generali, uno della scuola (10 dicembre) e uno delle categorie rappresentate dalla Cgil e dalla Uil (16 dicembre). Insieme in sindacati hanno contestato sia l’assenza di provvedimenti significativi per aumentare i salari del personale scolastico (350 euro sotto la media Ocse) mentre si daranno miliardi alle imprese per costruire le infrastrutture con il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) sia l’idea di redistribuzione alla rovescia della riforma fiscale dell’Irpef che dà di più ai redditi tra i 42 e i 54 mila euro e meno all’85% di lavoratori dipendenti e pensionati. È questa l’impronta di classe una manovra sbilanciata più sul lato delle imprese, concentrata sulla tutela dei redditi medio-alti e dei diritti dei proprietari, con un impatto nullo sui redditi più bassi, quelli definiti «incapienti», e minimo su quelli medio-bassi già resi più insicuri dal lavoro povero e da due anni di pandemia.

 

***Irpef iniqua, la riforma di Draghi premia dirigenti e manager, ultimi gli operai

 

NEL REBUS di micronorme eterogenee e bonus ispirati a un’economia neoliberale fatta di incentivi e non di investimenti (Bonus idrico, bonus tv, bonus mobili, bonus facciate, bonus verde, bonus diciottenni, bonus affitti) colpisce l’uso anti-popolare dei criteri Isee: sempre più stringenti per i poveri che chiedono il cosiddetto «reddito di cittadinanza» (rifinanziato con 1 miliardo) e esteso in maniera universale nel caso dell’«assegno unico per i figli» che partirà tra gennaio e marzo 2022, anche se la platea potenziale dei «perdenti» nel passaggio dagli assegni familiari (1 milione di persone) sarà indennizzata al 100% solo per un anno. Tanto più ci si è accaniti in questi mesi contro i beneficiari del «reddito di cittadinanza», per cui è previsto un taglio del sussidio dopo 6 mesi anche se non avranno offerte di lavoro, tanto più sono stati premiati i proprietari di «villette» e seconde case ai quali è stato eliminato il tetto Isee di 25 mila euro per il «superbonus 110 per cento».

 

LA PRIMA, e forse ultima, manovra del governo Draghi avrebbe dovuto inoltre essere la tolda di lancio dei progetti favoleggiati nel «Pnrr» sulla «transizione ecologica». Più che altro il governo è stato costretto a raschiare il fondo del barile per trovare 3,8 miliardi di euro e tamponare l’aumento delle bollette di gas e elettricità nel primo trimestre del 2022. «Grande assente è il graduale taglio agli oltre 19 miliardi di sussidi che ogni anno diamo alle attività ambientalmente dannose e una dotazione maggiore di fondi e personale per rafforzare i controlli ambientali» ha sostenuto Rossella Muroni di FacciamoEco che non ha votato la finanziaria.

 

UNA MANOVRA che ha esaltato la trasformazione della Repubblica in un monocameralismo di fatto e ha sequestrato il dibattito nell’interlocuzione diretta tra il presidente del Consiglio Draghi e i partiti della sua attuale maggioranza Frankenstein. In questo quadro vanno segnalate misure poco più che simboliche denominate «anti-delocalizzazioni». Si applicherà alle aziende con più di 250 dipendenti che non risultano in crisi ma che decidono di chiudere una sede, licenziando più di 50 dipendenti. Dovranno comunicare i licenziamenti tre mesi prima e presentare un piano per gestire la cessazione delle attività che tuteli i lavoratori. Una norma che non serve né a prevenire né a impedire alcuna delocalizzazione. Basta mettere un po’ di soldi e usare il bon ton. E addio.

 

CON CIRCA 3 miliardi di euro nel 2022 la manovra darà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali, con un aumento dei sussidi di disoccupazione e un’estensione degli istituti di integrazione salariale ordinari e straordinari ai lavoratori come apprendisti e a domicilio. «Dopo circa un anno e mezzo di dibattito attorno a una possibile riforma universalistica degli ammortizzatori – ha scritto Dario Guarascio sul sito dell’O.c.i.s. in un bilancio della misura lanciata dall’ex ministra del lavoro Catalfo – sembra certificare la prevalenza ideologica (e politica) delle posizioni di chi vede negli ammortizzatori un mero strumento assistenziale e ritiene che la disoccupazione sia perlopiù causata da svogliatezza o dalle scarse competenze di chi pretende un reddito». ro. ci.

*( Roberto Ciccarelli, filosofo, blogger e giornalista, scrive per il manifesto. Ha pubblicato, tra l’altro, Il Quinto Stato con Giuseppe Allegri).

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