Ritiro dall’Afghanistan: Documento del Congresso USA del 2018 chiarisce la nuova strategia americana

(di Amarildo Arzuffi – da Facebook)
Sull’Afghanistan molto è stato scritto e, ne convengo, è una catastrofe in termini umanitari e per quanto riguarda la residua credibilità del “blocco occidentale”. Tuttavia trattasi di una situazione ampiamente programmata e da tempo attesa: infatti nel maggio 2018 il Congresso degli Stati Uniti d’America, mediante una apposita commissione bipartisan, ha varato una nuova politica strategica globale che il Pentagono sta mettendo in atto, prima in Iraq ed oggi in Afghanistan.
In estrema sintesi gli USA hanno preso atto di aver normalizzato le forze islamiche che avevano intrapreso una guerra asimmetrica ( terrorismo) contro di loro, riducendo questa crisi acuta ad una situazione fisiologica gestibile attraverso interventi di intelligence, omicidi mirati mediante l’uso di droni o robot o affidati a truppe e servizi di Paesi alleati (Israele, ma anche Turchia o altri Paesi del Golfo).
In questo scenario il rapporto costo beneficio della occupazione militare di grandi territori (Iraq, Afghanistan) molto lontani dalla madre patria e con grandi costi logistici diventava insostenibile, tanto più che la Cina e la Russia provvedevano a riarmarsi mentre larga parte della spesa militare USA veniva destinata a questi conflitti a bassa intensità oramai cronicizzati. La scelta è stata quindi quella di ridisegnare la spesa militare orientandola verso possibili scenari di conflitto contro le altre due grandi potenze imperiali emergenti : Russia ed, in primis, Cina.
Si è quindi deciso di :
1) razionalizzare la spesa concentrando risorse sugli obiettivi principali, chiudendo quindi a ogni costo conflitti cronicizzati non più prioritari
2) Aumentare la spesa militare verso armamenti di nuova generazione per la guerra contro entità statuali ( Nucleare di nuova generazione; armi spaziali cyber war; etc)
3) allentare le redini ad alleati imbarazzanti purché facessero il “lavoro sporco sul terreno”.
Si ricordi inoltre che gli USA, dall’inizio della guerra contro le insorgenze islamiche negli anni novanta, hanno oramai da tempo raggiunto l’indipendenza energetica diventando esportatori netti di gas e petrolio grazie alla tecnica freaking e sono quindi meno interessati al controllo diretto delle zone estrattive nel mondo. Inoltre è ben chiaro al gruppo dirigente USA la consapevolezza di come i nuovi processi di accumulazione nascano dentro l’economia digitale ed immateriale e quindi in questo tendono a competere per mantenere la leadership mondiale.
Inoltre si aggiunga la necessità di sviluppare enormi investimenti in patria da parte della Amministrazione Democratica, per far fronte alla situazione di squilibrio venutasi a creare dopo quarant’anni di politiche iperliberiste che hanno condotto vaste aree del Paese pericolosamente vicino ad una situazione dei guerra civile strisciante e siamo alle decisioni di oggi.
Il resto sono discussioni da giornalisti e da anime belle: i militari USA si sono mossi come da ordini, ritiro veloce e leggero, abbandono di armi vecchie , buone giusto alla a tecniche di combattimento in quegli scenari ma obsolete nella nuova strategia, , tanti saluti ai mercenari ed al personale civile che avevano combattuto o collaborato al loro fianco e che erano stati retribuiti per vent’anni; il problema militare è uscire velocemente dal Paese senza contare altri morti fra le proprie fila e senza rimanere invischiati in battaglie da retroguardia, del resto, della comunicazione e dell’immagine, devono occuparsene i politici.
Del resto ai militari si chiede di fare la guerra e non di coltivare giardini ed i generali americani son molto efficienti in questo.
Oggi le principali vittime collaterali del rischieramento statunitense sono i politici ed i giornalisti USA e dei Paesi alleati che si sono spesi per vent’anni a raccontare che eravamo in Afghanistan non a fare la guerra ma a proteggere donne e bambini ed a costruire la democrazia, così da placare le opinioni pubbliche occidentali. In realtà in Afghanistan ci sono stati quarant’anni di guerra che, secondo Emergency, hanno fatto oltre un milione e mezzo di morti, centinaia di migliaia di feriti e mutilati e quattro milioni di profughi, in un Paese che conta circa 38 milioni di abitanti.
In conclusione vorrei dire che , se l’Unione Europea non si dota di una propria politica estera e militare sarà sempre in balia delle decisioni della potenza USA.
(Amarildo Arzuffi su facebook)

Il documento USA citato su nuova strategia militare.

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