Calo delle nascite? Non proprio, occhio all’emigrazione giovanile

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

di Elio Cadelo (da Formiche.net)

L’Italia è in decrescita demografica? A prima vista i dati sembrerebbero confermare questo quadro. Infatti, a fine 2020 la popolazione italiana è calata per il sesto anno consecutivo perdendo nel 2019 altre 349 mila unità. In controtendenza solo in alcune regioni del Nord mentre al Sud il calo è più marcato.

Confermano questo quadro di decrescita anche altri indicatori demografici: stabile da anni a 1,29 il numero medio di figli per donna (anche se il tasso è più basso per le donne italiane e più alto è per le straniere), cresce anche l’età media delle donne al primo figlio (32,1 anni). La riduzione sarebbe più consistente nel bilancio nascite-decessi se non fosse attenuato parzialmente da un saldo migratorio con l’estero ampiamente positivo (+143mila). Conclusione: “Il ricambio naturale della popolazione è sempre più compromesso”: entro una trentina d’anni l’Italia potrebbe veder dimezzata la popolazione! Come uscire da questa crisi? Lo ha detto anche papa Francesco: dobbiamo fare più figli! Ma siamo sicuri che la realtà sia questa? O c’è qualche vizio ideologico che ci porta a interpretare questi dati attraverso schemi predefiniti?

È noto che l’Italia è un Paese di emigranti. Si calcola che dagli anni ’20 ad oggi abbiano lasciato il Paese circa 64 milioni di italiani. Cioè più degli attuali residenti. Ma è a partire dai primi anni di questo secolo che l’emigrazione ha avuto un’accelerazione. Infatti, se nel 2006 gli italiani iscritti all’Aire, cioè all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto i 5,5 milioniPortando l’incidenza, cioè la percentuale tra popolazione residente in Italia e all’estero, al 9,1%, per la prima volta con una sostanziale uguaglianza di genere. Gli italiani che negli ultimi 15 anni si sono trasferiti all’estero provengono principalmente dal Sud e dalle isole. Ma, cosa assolutamente nuova, la stragrande maggioranza degli emigranti italiani sono giovanissimi e hanno un’età compresa tra i 18 ed i 38 anni, cioè quell’età durante la quale normalmente si mettono al mondo nuove vite!

Inoltre, è bene sottolineare che la cifra di 5,5 milioni di concittadini oggi residenti all’estero non rispecchia la realtà perché a questi andrebbero aggiunti circa 250 mila italiani che nel periodo 2009-2020 hanno cambiato nazionalità divenendo cittadini inglesi, francesi o altro e che, quindi, a tutti gli effetti, sono oggi stranieri. Ma non basta. È noto che prima di poter ottenere la residenza all’estero è necessario essere in possesso di alcuni requisiti: avere un lavoro, una casa, pagare un affitto, ecc. E per essere nelle condizioni di idoneità passano spesso, anni. Si calcola che oggi poco meno di un milione di giovani italiani sia in attesa dello status di residente estero. Quindi, per difetto, gli italiani oggi all’estero potrebbero essere circa 7 milioni.

Dal 2010 si è assistito però a un fenomeno nuovo: l’età media degli italiani all’estero si è vertiginosamente abbassata a seguito delle nascite che sono aumentate di ben +150,1%.  Quindi non è vero che gli italiani fanno pochi figli poiché, una volta che sono in condizioni di sicurezza sono più prolifici che in madrepatria. Infatti, nei Paesi dove la qualità della vita e il lavoro sono di gran lunga migliori che in Italia ed è possibile garantire una prospettiva di vita adeguata per sé e per i propri cari costruiscono famiglie.

È evidente che l’invito rivolto agli italiani di fare più figli è, quindi, un invito demagogico perché allo stato attuale fare più figli vuol dire incrementare l’emigrazione e il numero degli abitanti di altri Paesi. Qualche dato: in Inghilterra, nella sola Londra risiedono oltre 700 mila italiani e si calcola che 100 mila (dati pre-brexit) siano in attesa di regolarizzazione, in Germania i residenti italiani sono la seconda comunità straniera, dopo quella turca, con circa 785 mila unità.

C’è un ultimo fenomeno da considerare: negli ultimi anni è aumentato il numero dei giovani emigranti con un alto livello di studio, infatti, oltre il 60% ha una laurea o un diploma cosa che dovrebbe far riflettere la classe politica in quanto oltre il 40% dei laureati che rimane in Italia non trova lavoro ed una larga parte accetta un’occupazione che non corrisponde alla loro specifica preparazione pur di avere a fine mese uno stipendio. Questo fenomeno (denominato Brain waste – spreco di cervelli -) è stato analizzato dall’Ocse che ha lanciato un allarme: non riuscire a garantire uno sbocco professionale adeguato agli specialisti delle diverse competenze, significa compromettere lo sviluppo economico futuro perché dopo anni di cattiva occupazione questi giovani perdono le loro capacità.

La riduzione della popolazione italiana è, quindi, dovuta in gran parte a una crescente quanto inarrestabile emigrazione giovanile. Fenomeno che non sembra essere all’attenzione della politica che avrebbe un solo modo per invertire la tendenza: ripristinare gli ascensori sociali e contrastare l’immobilismo economico, in sintesi, rimettere in movimento una società stagnante che da decenni ha dichiarato guerra alla modernizzazione.

 

FONTE: https://formiche.net/2021/05/denatalita-crisi-giovani-emigrazione/

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1 Commento

  1. Sono d’accordo. Sono un italiano residente nel Principato di Monaco ed io senza fare statistiche ho notato che le giovani coppie di Italiani quì residenti fanno figli.Soprattutto se hanno un buon lavoro, che di solito c’è.
    In verità Monaco è un vero Paradiso, non solo fiscale, per le giovani coppie con figli.Grande sicurezza, polizia sempre presente all’entrata ed uscita degli stabilimenti. Scuola pubblica gratuita o semigratuita, ma ci sono pure costosi stabilimenti privati.
    Di solito lo studente italiano si diploma a 18 anni, parla Italiano, francese e inglese e perfino la lingua monegasca, obbligatoria a scuola.
    Per informazioni vedere il mio sito/blog

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