n°3 2021 01 16 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

01 – Legge di Bilancio 2021 approvata: le misure e il decreto correttivo. Legge di Bilancio 2021 approvata in via definitiva in Senato: confermate le misure, un decreto correttivo per garantire il taglio del cuneo fiscale. pioggia di incentivi e bonus nel 2021
02 – Schirò (Pd) – Brexit e sicurezza sociale, urgono chiarimenti: la mia interrogazione. È di primo acchito allarmante che sia solo una scarna paginetta di poche righe, nello storico accordo di quasi 1300 pagine sugli scambi commerciali e la cooperazione siglato il 24 dicembre da UE e Regno Unito (“Trade and Cooperation Agreement”), a definire il nuovo quadro normativo sulla sicurezza sociale applicabile ai rapporti tra le due parti.
03 – Alfiero Grandi : Oltre Pd e 5Stelle alla sinistra servono valori non negoziabili.
04 – Schirò (Pd): accolto il mio ordine del giorno per riattivare con pienezza e urgenza l’erogazione dei servizi a favore dei connazionali all’estero.
05 – Schirò (Pd): il mio intervento in commissione esteri durante l’audizione dell’ambasciatrice del regno unito a Roma
06 – POLITICA – Renzi tenta la retromarcia: «Giuseppe non è un pericolo per la democrazia»
Italia Viva divisa. Faraone, Bonetti e Scalfarotto: «Se vuole ci siamo per dare una svolta al governo»
07 – Marco Bersani :facciamo chiarezza su Mes e Recovery Fund.
Mentre il Paese è ancora attraversato da una pandemia che lo ha messo in ginocchio, dentro la sfera istituzionale va in scena il teatro dell’assurdo di una crisi di governo, incomprensibile ai più, dettata da ambizioni personali e dallo scontro di potere in vista dell’arrivo di fondi che dovrebbero servire alla rinascita del Paese.,
08 – EUROPA. McAnea, una donne eletta nel maggior sindacato inglese
Trade Union. Sarà a capo di Unison, la federazione con 1,4 milioni di iscritti nel settore pubblico. E’ una vittoria del leader Labour Keir Starmer
09 – Sarah Jones*: La storica elezione di Raphael Warnock. In Georgia un reverendo afroamericano ha vinto il ballottaggio per un seggio al senato degli stati uniti. Aiutando il partito democratico a raggiungere la maggioranza.
10 – Gabriela Wiener* : Argentina. La lotta è appena incominciata. La legalizzazione dell’aborto in argentina è stata una vittoria femminista, ma dovrà aprire la strada alle battaglie per i diritti delle donne in tutta l’America latina
11 – SCIENZA MEDICINA : è passato un anno dalla comparsa di polmoniti misteriose in Cina. Un anno fa si cominciava a parlare delle “misteriose polmoniti” in Cina dalla causa sconosciuta. Riavvolgendo il nastro, ecco in un anno come è nata e si è sviluppata la pandemia di coronavirus che ci ha cambiato l’esistenza Coronavirus.
12 – Bush: «Inizia la nuova era della speranza». Iraq. Fu un massacro con milioni di vittime, anche per effetto degli embarghi. Eppure era scoppiata la «pace» dopo l’89 e stava per dissolversi l’Urss. È la prima guerra dell’Italia sotto comando Usa. Violato l’art. 11 della Costituzione.
13 – Biden delinea un pacchetto di spesa di 1,9 trilioni di dollari per combattere virus e recessione. Il presidente eletto ha pianificato dettagliatamente uno sforzo iniziale per combattere il coronavirus e uno successivo per affrontare la ripresa economica.

 

01 – LEGGE DI BILANCIO 2021 APPROVATA: LE MISURE E IL DECRETO CORRETTIVO. LEGGE DI BILANCIO 2021 APPROVATA IN VIA DEFINITIVA IN SENATO: CONFERMATE LE MISURE, UN DECRETO CORRETTIVO PER GARANTIRE IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE.
PIOGGIA DI INCENTIVI E BONUS NEL 2021
Confermata in Senato la fiducia al disegno di legge della Manovra 2021 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023), che incassa anche il parere positivo dell’Aula (153 voti favorevoli e 118 contrari): il testo della Legge di Bilancio a questo punto è definitivo.
Confermate tutte le principali misure, che nel loro insieme valgono circa 40 miliardi. Un decreto correttivo dovrà invece intervenire per correggere un errore nello stanziamento delle risorse destinate al taglio del cuneo fiscale in bista paga fino a 1200 l’anno. Il provvedimento è atteso a brevissimo, così da partire a gennaio con le “carte in regola”.
Nella Manovra trovano posto moltissimi aiuti pensati per sostenere da un lato le attività produttive e dall’altro le famiglie e l’economia reale, per sostenere anche i consumi. Per il 2021 ci sono dunque specifici pacchetti di misure per imprese e lavoro, fisco e famiglie, credito agevolato.
Tra le altre importanti misure ricordiamo l’anno bianco per le Partite IVA (esonero contributivo per autonomi e professionisti in albo che hanno gravi subito perdite), il rinnovo della cassa Covid (altre 12 settimane di CIG, senza contributivo addizionale da parte dei datori di lavoro) e l’istituzione del sussidio ISCRO anche per gli autonomi in gestione separata, il blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo, il contratto di espansione per le medie aziende che riorganizzano (con incentivi all’esodo pensione e staffetta generazionale).
E poi ancora l’estensione per un altro anno di APe Social e Opzione Donna, da luglio prossimo l’assegno unico per i figli (che per il 2021 si accompagna al bonus bebè senza ancora sostituirlo), la proroga del Superbonus al 110% fino al 2022.
Il commento del Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a margine dell’approvazione in Senato della Legge di Bilancio.
Sono molto soddisfatto. Si conclude un iter in tempi rapidi, ringrazio il Parlamento, che consente l’approvazione di una legge di bilancio ambiziosa, fortemente espansiva, orientata alla crescita, al lavoro, alla coesione. Ci sono misure di carattere storico, come le risorse per il varo dell’assegno unico per i figli, per l’avvio della riforma fiscale. Misure non solo per uscire dalla crisi, ma per rilanciare la crescita.
La Manovra, lo ricordiamo, entra il vigore il primo gennaio 2021.
(da Redazione PMI.It)

 

02 – SCHIRÒ (PD) – BREXIT E SICUREZZA SOCIALE, URGONO CHIARIMENTI: LA MIA INTERROGAZIONE. È DI PRIMO ACCHITO ALLARMANTE CHE SIA SOLO UNA SCARNA PAGINETTA DI POCHE RIGHE, NELLO STORICO ACCORDO DI QUASI 1300 PAGINE SUGLI SCAMBI COMMERCIALI E LA COOPERAZIONE SIGLATO IL 24 DICEMBRE DA UE E REGNO UNITO (“TRADE AND COOPERATION AGREEMENT”), A DEFINIRE IL NUOVO QUADRO NORMATIVO SULLA SICUREZZA SOCIALE APPLICABILE AI RAPPORTI TRA LE DUE PARTI. 11 GENNAIO 2020

In realtà la “paginetta” rinvia ad un documento più esteso e articolato che è allegato all’accordo di base. L’importante accordo dovrebbe avere l’obiettivo di mitigare i prevedibili effetti negativi della Brexit.

Va sottolineato che si tratta di un accordo provvisorio (subordinato ad una serie di adempimenti formali come l’approvazione da parte del Parlamento europeo), ma che decorre comunque dal 1° gennaio 2021.

Proprio per questo i dubbi e la necessità di urgenti chiarimenti in materia di sicurezza sociale, in seguito ad una prima lettura dei contenuti, sono manifesti e giustificati. Vorremmo infatti che le istituzioni coinvolte e interessate – Governo, Ministero del Lavoro (da me interrogato), Ministero della salute, tra le altre – indicassero in maniera esauriente e sollecita come saranno tutelati libera circolazione e diritti socio-previdenziali dei lavoratori che si sposteranno dall’Italia nel Regno Unito e viceversa. Anche perché per ora abbiamo solo la certezza che i regolamenti comunitari (CE) 883/2004 e 987/2009 in materia di sicurezza sociale e in materia di assistenza sanitaria, dopo il periodo transitorio che è terminato il 31 dicembre 2020, non sono più applicabili ai rapporti tra Regno Unito e Unione Europea (e quindi Italia); anche se – giova rimarcare – tali regolamenti saranno rimpiazzati da un nuovo accordo sulla sicurezza sociale (definito “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale”) che riprende, ma non del tutto e vedremo in futuro come, la complessa ed articolata normativa comunitaria non più in vigore.

Ma cosa prevede esattamente in materia di sicurezza sociale l’accordo di cooperazione raggiunto all’ultimo momento dopo mesi di estenuanti negoziati che alla fine hanno allontanato l’incubo di un traumatico “no deal”?

Nella versione italiana del “Trade and Cooperation Agreement” pubblicato il 31 dicembre 2020 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, e precisamente nella “Rubrica Quarta: Coordinamento della sicurezza sociale e visti per soggiorni di breve durata” è stabilito, in linea di principio, che “gli Stati membri e il Regno Unito coordinano i rispettivi sistemi di sicurezza sociale a norma del Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale, al fine di garantire i diritti in materia di sicurezza sociale delle persone ivi contemplate”.

Tale importante Protocollo, allegato all’accordo di cooperazione, si applica dal 1° gennaio 2021 alle persone che soggiornano legalmente in Italia (o in uno Stato UE) e nel Regno Unito (si applica quindi quando si instaura una situazione transfrontaliera).

Il Protocollo lascia impregiudicati, ma non è spiegato esattamente come, i diritti relativi a precedenti periodi di soggiorno legale acquisiti al 31 dicembre 2020 dalle persone contemplate nell’ambito di applicazione personale dello stesso protocollo.

In parole povere il “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale”, parte integrante dell’accordo su scambi e cooperazione siglato da Regno Unito e Unione Europea, sostituirà (salvo sorprese) i regolamenti comunitari di sicurezza sociale.

È quindi fondamentale capire cosa prevede il Protocollo, quali sono le differenze con i regolamenti comunitari di sicurezza sociale, quali saranno ora i diritti tutelati, se è prevista una lesione o una riduzione di tali diritti e come l’Italia intende applicare tale Protocollo nei rapporti con il Regno Unito. Sono queste le richieste di chiarimenti che ho formulato nella mia interrogazione al Ministero del Lavoro perché ritengo urgente e necessario che i nostri connazionali che vivono o andranno a vivere nel Regno Unito siano informati sui loro diritti e i loro doveri in materia di sicurezza sociale e assistenza sanitaria.

Ho chiesto quindi, tra le altre cose, al Ministero del Lavoro nella mia interrogazione: “RICONOSCENDO l’importanza del coordinamento dei diritti di sicurezza sociale di cui godono le persone che si spostano per lavorare, soggiornare o risiedere, come dei diritti di cui godono i loro familiari e superstiti, se Codesto Ministero non ritiene opportuno ed urgente informare i nostri connazionali che vivono nel Regno Unito o che intendono andare a vivere nel Regno Unito, se e come i loro diritti socio-previdenziali, sulla libera circolazione e sull’assistenza sanitaria abbiano subito modifiche e/o eventuali limitazioni e lesioni nel passaggio dalla tutela dei regolamenti comunitari di sicurezza sociale – non più applicabili a partire dal 1° gennaio 2021 nei rapporti tra Unione Europea e Regno Unito – al “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale” provvisoriamente in vigore a partire dal 1° gennaio 2021, così come stabilito dall’Accordo sugli scambi commerciali e sulla cooperazione firmato il 24 dicembre 2020 da Unione Europea e Regno Unito. Se inoltre Codesto Ministero, nel caso in cui fosse constatato che i diritti succitati hanno subito delle riduzioni o delle lesioni nel campo della libera circolazione, della sicurezza sociale e dell’assistenza sanitaria, in seguito all’entrata in vigore del nuovo “Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale”, non preveda l’esigenza di verificare l’opportunità di stipulare accordi bilaterali con il Regno Unito, possibilità contemplata dall’accordo sugli scambi e la cooperazione, concernenti questioni specifiche attinenti ai diritti nel settore della sicurezza sociale”.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – – Camera dei Deputati
Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193 – Email: schiro_a@camera.it

 

03 – Alfiero Grandi* : OLTRE PD E 5STELLE ALLA SINISTRA SERVONO VALORI NON NEGOZIABILI. LA RICERCA SULLA SINISTRA SEMBRA FINALMENTE AVVIATA. LE DESTRE HANNO AVVIATO DA TEMPO LA LORO RICOSTRUZIONE. I RISCHI PER LA DEMOCRAZIA DIPENDONO ANCHE DA QUESTO SQUILIBRIO, PERCHÉ È VIVA QUANDO LA DIALETTICA CULTURALE, POLITICA E SOCIALE È FORTE.

C’è chi punta ad unificare i soggetti politici esistenti, in parte residui di un passato glorioso, e chi vorrebbe tradurre in scelte politiche le aggregazioni diffuse nella società, spesso esterne alle forme politiche della sinistra.

Entrambi questi approcci incontrano difficoltà. D’Alema, ad esempio, ha tentato l’incontro di alcune rappresentanze politiche, ma presto la dura realtà ha dimostrato che almeno un interlocutore, Renzi, può farne parte solo in una visione politicista che mette insieme posizioni che con la sinistra hanno poco da spartire, semmai hanno ascendenti nelle incursioni corsare.

Il nodo più complesso è il M5Stelle. La supponenza verso la sua nascita ha sottovalutato che aveva il merito di mantenere in un ambito democratico la dura critica verso la rappresentanza politica della sinistra, accresciuta dopo i referendum del 2011 per l’acqua pubblica e contro il nucleare, che, in assenza di risposte politiche dopo la vittoria. hanno contribuito a gonfiare le vele del M5Stelle. Della serie: proviamo anche questa.

Il M5Stelle ha tentato di rappresentare un risultato non compreso dai partiti di sinistra, il cui unico impegno è sembrato sperare che i due milioni di attivisti dei referendum (tanti erano stimati) rinunciassero ad attendere risposte politiche. Poi, con il governo Monti la sinistra ha rinunciato alla sua diversità. Basta ricordare le pensioni, che oggi richiederebbero il nono correttivo per bilanciare scelte devastanti, e la modifica dell’articolo 81 (pareggio di bilancio) della Costituzione condivisa con la destra, impedendo così con i 2/3 dei voti il referendum popolare.

Se le regole europee dell’austerità (accantonate ma sempre in vigore) dovessero tornare in auge senza avere prima scritto regole sostitutive, l’articolo 81 tornerebbe di attualità.

Riconoscere il ruolo del M5Stelle non vuol dire condividere le concessioni che sono state fatte alla loro vena populista, consentendo la formazione dal 2018 di due governi Conte con maggioranze opposte: una con la Lega, l’altra con le “sinistre”, concedendo il taglio dei parlamentari, che ha dato un colpo formidabile alla credibilità della rappresentanza eletta dai cittadini, con il risultato di restringere le sedi decisionali e accentrare i poteri.

Senza trascurare l’autonomia regionale differenziata, conseguenza della modifica del titolo V del 2001, che per togliere spazio alla Lega ha finito con il leghizzare il rapporto tra governo centrale e regioni, con contrapposizione delle regioni verso il governo per più poteri, di cui faranno le spese l’unità nazionale, il rapporto nord/sud, il servizio sanitario nazionale, la previdenza pubblica nazionale, gli investimenti fondamentali per il paese.

Questi irrisolti nodi politici e istituzionali rendono spesso impossibile alle forme di partecipazione e solidarietà attiva presenti nel territorio, a lotte locali importanti di ottnere risultati perché hanno bisogno di un versante politico con cui misurarsi.

Le sardine, ad esempio, hanno dato un aiuto decisivo a vincere le elezioni in Emilia offrendo una dimensione politica a quella che rischiava di essere la difesa di un modo di amministrare. Eppure questa esperienza, più politica di altre, ha perso slancio perché era necessario l’abbandono del corteo delle regioni in salsa leghista precedente il voto che non c’è stata. Questo ha messo in crisi un’esperienza importante che per proseguire avrebbe dovuto disconoscere l’operato di chi aveva appoggiato, per quanto criticamente.

Dall’alto non ci si riesce, dal basso neppure, perché prima o poi ci si scontra con la durezza politica di chi ritiene – perchè presenta le liste e decide chi sarà eletto – di avere diritto all’ultima parola.

Ma il bisogno di sinistra rimane. Occorrono quindi novità come la riscoperta di valori non negoziabili. Costituzione come insieme di principi e regole da inverare, chiudendo con il revisionismo, se non per correggere errori. Lotta alle disuguaglianze, senza precedenti dopo la prima crisi e ora la pandemia. Uso degli strumenti pubblici, dal fisco, ormai regressivo, a pilastri di solidarietà generale come previdenza, sanità, istruzione, ricerca, ambiente.

Occorre rilanciare la solidarietà e non la competizione spasmodica, un ruolo centrale e dirigente del lavoro che incorpori la centralità del clima, quindi diritti ma in un quadro generale, rimettendo in moto l’ascensore sociale, valorizzando le forme di rappresentanza sociale, insieme alle competenze, alle capacità, ricostruendo un apparato pubblico forte e motivato, capace di attuare le scelte decise democraticamente, chiudendo la fase nefasta delle circolazioni extracorporee.

Non è tutto, ma da valori fondanti, da un’etica della responsabilità pubblica e del disinteresse personale, dalla ricostruzione della partecipazione politica, si può aprire una fase nuova non solo per la sinistra in Italia e per l’Europa.

Questa è una fase di rifondazione dei fondamenti etici, politici, sociali del nostro paese e della sinistra. Occorre scegliere e condurre le battaglie con l’ambizione di guidare il paese.
La discussione è iniziata, facciamola proseguire.
*Alfiero Grandi

 

04 – SCHIRÒ (PD): ACCOLTO IL MIO ORDINE DEL GIORNO PER RIATTIVARE CON PIENEZZA E URGENZA L’EROGAZIONE DEI SERVIZI A FAVORE DEI CONNAZIONALI ALL’ESTERO. 12 GENNAIO 2021

Le regole limitative imposte dalla pandemia, aggiunte alle note carenze di personale esistenti nei nostri consolati per il decennale blocco del turnover, hanno reso le nostre sedi all’estero ancor meno accessibili e reattive rispetto alla domanda di servizi dei nostri connazionali di quanto non fossero nel passato.

Il costante aumento degli iscritti AIRE, inoltre, che secondo i dati degli stessi consolati hanno ormai superato i sei milioni, e le sempre nuove funzioni attribuite ai terminali del MAECI all’estero, determinano un’obiettiva tensione nell’accessibilità ai consolati e nei tempi delle risposte date ai cittadini dalla pubblica amministrazione.
La situazione sta peggiorando e non si può far finta di niente o limitarsi ad aspettare che passi la nottata del Covid 19. Pur sapendo che siamo ancora attraversando il guado della pandemia, è necessario porsi oggi il problema di una risposta organica e incisiva alla situazione che si sta determinando.

In parole povere, quando un cittadino per ottenere una risposta in merito a una pratica di cittadinanza deve aspettare anche dieci anni e per ottenere un appuntamento con i funzionari di un consolato può aspettare anche due anni, in buona sostanza significa che i diritti del cittadino di fronte alla pubblica amministrazione rischiano di esistere solo sulla carta, ma di essere elusi nei fatti.

Per questo, in occasione del passaggio alla Camera a fine anno della legge di bilancio, ho presentato un ordine del giorno, sostenuto anche dai colleghi Quartapelle, La Marca e Carè, nel quale ho chiesto al Governo di iniziare a delineare un percorso di transizione dall’attuale condizione di limitazione dei servizi a una situazione di normale agibilità, non appena le condizioni della crisi pandemica lo consentiranno. Un passo indispensabile da compiere nel quadro di un progetto di sviluppo e modernizzazione dei servizi ai cittadini italiani all’estero fondato su un adeguato bilanciamento delle risorse umane e dei sistemi di digitalizzazione dei processi e dei servizi, in vista di una più celere e soddisfacente risposta alla domanda che si manifesta dalla comunità italiana nel mondo. Naturalmente – questa è stata la riformulazione richiesta in sede di approvazione – assicurando al MAECI adeguate risorse umane e finanziarie.

Il Governo ha accolto il mio ordine del giorno che può essere, dunque, una base di partenza per il ritorno a una situazione di maggiore agibilità dei nostri consolati e un utile richiamo alle sollecitazioni che nella stessa direzione provengono dagli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero.
Angela Schirò
Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193

 

05 – SCHIRÒ (PD): IL MIO INTERVENTO IN COMMISSIONE ESTERI DURANTE L’AUDIZIONE DELL’AMBASCIATRICE DEL REGNO UNITO A ROMA. “In occasione dell’audizione dell’Ambasciatrice del Regno Unito a Roma Jill Morris, svoltasi mercoledì 13 gennaio presso la Commissione Esteri della Camera, sono intervenuta nella discussione. Dopo aver espresso soddisfazione per la stipula dell’Accordo tra Regno Unito e Unione Europea non ho mancato di sollevare alcune mie ragionate preoccupazioni sulle ripercussioni che la fase di transizione legata alla Brexit può avere in ordine alla libera circolazione dei lavoratori, al riconoscimento dei diritti socio-previdenziali e alla tutela della salute delle centinaia di migliaia di connazionali che risiedono in UK e dei tanti che intenderanno spostarsi nel Regno Unito per motivi di soggiorno, di lavoro e di studio.

I regolamenti comunitari relativi alla sicurezza sociale e all’assistenza sanitaria non sono più applicabili ai cittadini europei che risiedono nel Regno Unito e a quelli inglesi che sono nella UE dopo il 31 dicembre 2020, data di scadenza del periodo transitorio. È pur vero che il Trade and Cooperation Agreement, stipulato tra UE e Regno Unito nelle ultime ore possibili, incorpora un Protocollo sul coordinamento della sicurezza sociale che dovrebbe recuperare la sostanza dei precedenti regolamenti. Ma ad oggi non è dato sapere se la copertura assicurata dal protocollo corrisponda organicamente a quella precedente o se ci siano delle differenze ed, eventualmente, in quali settori specifici e di quale entità.

Per questo ho annunciato durante l’audizione di avere presentato un’interrogazione urgente in commissione Lavoro, assieme al capogruppo del PD in quella commissione, on. Antonio Viscomi, chiedendo al Governo di fornire al più presto le informazioni e, speriamo, le rassicurazioni che possano dare elementi di sicurezza a quanti per ragioni di ricerca, professione, studio e lavoro hanno desiderio o necessità di risiedere nel Regno Unito”.
Angela Schirò
Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati
Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA

 

06 – POLITICA – RENZI TENTA LA RETROMARCIA: «GIUSEPPE NON È UN PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA» ITALIA VIVA DIVISA. FARAONE, BONETTI E SCALFAROTTO: «SE VUOLE CI SIAMO PER DARE UNA SVOLTA AL GOVERNO» , di Andrea Carugati
Due giorni dopo le dimissioni della pattuglia di governo, l’aria che tira dentro Italia Viva è tempestosa: il rischio di finire in un angolo, rimpiazzati dai responsabili e senza più neppure il gruppo al Senato (se il socialista Nencini dovesse lasciare la compagnia) agita gli animi di un gruppo che si vede a un passo dal precipizio.

Tanto che i renziani ieri hanno tentato una spericolata retromarcia, un timido tentativo di riaprire il dialogo con Conte e i giallorossi che suona o come una mossa della disperazione, o come un’ultima puntata del gioco del cerino per non assumersi la responsabilità definitiva della rottura: «Abbiamo detto di essere sempre disponibili a discutere senza veti e senza preclusioni sui nomi», dice Renzi a tarda sera su Rai3.

«Abbiamo chiesto al presidente del consiglio di occuparsi di sciogliere alcuni nodi irrisolti. Se pratica questa strada noi ci siamo», aveva esordito il capogruppo in Senato Davide Faraone. La ministra dimissionaria Elena Bonetti rincara: «Se le forze dell’attuale maggioranza ritengono che ci sia il tempo di uno scatto di responsabilità per dare una svolta al governo, Italia Viva c’è».

Ma come, il governo Conte non era quello che aveva sabotato le regole democratiche e trasformato la democrazia in un reality, come denunciato da Renzi due giorni fa? «Nessuno pensa che Conte sia un pericolo per la democrazia», indietreggia Renzi. Spiega Ivan Scalfarotto, fresco di dimissioni da sottosegretario agli Esteri: «Non abbiamo mai chiuso la porta a Conte, abbiamo chiesto un cambio di passo del governo per essere all’altezza delle sfide e lui ha risposto dicendo che si cercava un’altra maggioranza».

Voi vi siete dimessi però. «Abbiamo posto con forza il problema di una azione di governo inefficace. Ma nessuno di noi ha posto pregiudiziali sul nome di Conte: è stato lui a chiuderci le porte in faccia, non ci ha mai chiamati per discutere dei temi sollevati».

E ora? «Se vuole riaprire la discussione siamo pronti», dice Scalfarotto. Persino il falco Luciano Nobili apre: «Se c’è voglia di risolvere le questioni aperte noi siamo disponibili». Il tentativo di ricucitura appare però tardivo. Dal M5S, soprattutto, arrivano segnali inequivocabili, «mai più con Renzi», e anche dal Pd.

E così Italia Viva fa sapere di essere pronta ad astenersi, lunedì alla Camera ma soprattutto martedì in Senato: senza il voto contrario dei renziani, la fiducia per Conte è praticamente scontata anche se si fermasse attorno a quota 153-154 senatori. «Lo facciamo per senso di responsabilità», dice Scalfarotto, «così come abbiamo detto che voteremo i ristori e lo scostamento di bilancio».

In realtà l’astensione è la mossa di Renzi per tenere i suoi parlamentari, che hanno manifestato dubbi e perplessità sulla strada intrapresa dal capo. Un modo dunque per evitare lo smottamento, l’uscita dal gruppo di quelli che potrebbero lasciare per votare la fiducia a Conte e allontanare le elezioni.

Giovedì sera c’è stata una lunga riunione dei gruppi italovivi. «Se resistiamo compatti per un paio di giorni, poi torneremo centrali per la formazione di qualsiasi maggioranza», ha detto Renzi per rassicurare la truppa. «Se noi non smottiamo Conte non ha i numeri». L’obiettivo è lasciare la maggioranza sotto quota 160, per dimostrare che senza Iv non si va lontano. E poi rientrare in gioco.
Tra i senatori non sono mancate le critiche al capo, in particolare da Leonardo Grimani. Critiche anche Donatella Conzatti e Daniela Sbrollini, che ha sbottato: «Basta con il partito dell’Io». E Conzatti ha aggiunto: «Matteo lo critica tanto, ma si comporta come Conte…»

 

07 – Marco Bersani :FACCIAMO CHIAREZZA SU MES E RECOVERY FUND.
MENTRE IL PAESE È ANCORA ATTRAVERSATO DA UNA PANDEMIA CHE LO HA MESSO IN GINOCCHIO, DENTRO LA SFERA ISTITUZIONALE VA IN SCENA IL TEATRO DELL’ASSURDO DI UNA CRISI DI GOVERNO, INCOMPRENSIBILE AI PIÙ, DETTATA DA AMBIZIONI PERSONALI E DALLO SCONTRO DI POTERE IN VISTA DELL’ARRIVO DI FONDI CHE DOVREBBERO SERVIRE ALLA RINASCITA DEL PAESE., di Marco Bersani
Ma se sulle prime poco si può fare, essendo il narcisismo un virus senza vaccino, sul secondo è bene fare un po’ di chiarezza, poiché da quanto traspare nella comunicazione politica e mass-mediatica sembra proprio si scambino lucciole per lanterne.
Partiamo dal Mes, agitato come una clava da Renzi e presentato da quasi tutti i partiti e stampa come un regalo di 36 miliardi per medici, infermieri, ospedali e assistenza, cui solo la tigna dell’ideologia impedisce di accedere.
E’ DAVVERO COSÌ? CI SONO 36 MILIARDI PER LA SANITÀ CHE, PER COLPA DI QUALCUNO, STIAMO BUTTANDO VIA?
La realtà è un’altra: il Mes è una delle modalità di reperimento di risorse per coprire le spese previste nel comparto sanitario, spese già approvate con la legge di bilancio, e il cui ammontare è indipendente dalle modalità con cui le si finanzia. Non ci sono 36 miliardi in più, c’è solo la possibilità di finanziare una parte della spesa deliberata per il Servizio Sanitario Nazionale (121,37 mld per il 2021, con un ridicolo aumento, in piena pandemia, di 853 milioni rispetto all’anno precedente) attraverso il Mes, invece che con l’ordinaria emissione di titoli di Stato.

Il “vantaggio” sarebbe nei tassi di interesse leggermente inferiori per quella parte; lo svantaggio, ben più considerevole, sono le condizionalità (leggi: politiche di austerità), inscritte nel Trattato e mai modificate, nonostante le dichiarazioni del Gentiloni di turno.
Proviamo a leggere meglio anche le mirabolanti cifre del Next Generation Ue, una serie di fondi europei, con in testa il cosiddetto Recovery Fund.

Il governo ha in questi giorni approvato il Recovery Plan, ovvero l’insieme dei progetti per accedere a questi fondi.

Ci saranno altre occasioni per entrare nel merito di un piano che appare privo di una visione, incapace di raccogliere i drammatici insegnamenti della pandemia indicando la via della trasformazione sociale, costruito come una normale legge di bilancio, dove ciascuno cerca di portare a casa qualcosa.
Qui facciamo solo il punto sull’ammontare dei fondi. La prima cosa da sottolineare è che, mentre i fondi assegnati all’Italia corrispondono a 196,5 miliardi, il governo ha predisposto un piano per 209,9 miliardi. Di questa cifra, 68,9 mld sono trasferimenti e 141 sono prestiti.

Sono tutte risorse aggiuntive? No, le risorse aggiuntive sono i 68,9 mld di trasferimenti e 53,5 della quota prestiti, perché gli altri 87,5 mld di quota prestiti vanno a coprire spese già deliberate (cambia solo, come per il Mes, la modalità di finanziamento).
Risultato: non stanno arrivando 209,9 miliardi, ma solo 122,4 mld (di cui 68,9 senza interessi e 53,5 con tassi leggermente inferiori) nell’arco di un periodo di sei anni (2021-2026). Si tratta dunque di 20 miliardi all’anno e anche questi soggetti alle “Raccomandazioni Ue specifiche per paese”.
Tutto da buttare, dunque? Certo che no, ma un’informazione trasparente è il minimo che va garantito ad un Paese precipitato nella precarietà e nella fragilità del proprio quotidiano.
Anche perché tutti siano consapevoli di come, indipendentemente da come andrà il teatrino della crisi di governo, senza forti mobilitazioni sociali i soldi saranno assolutamente insufficienti e tutti finalizzati a conservare l’esistente.

 

08 – EUROPA. MCANEA, UNA DONNE ELETTA NEL MAGGIOR SINDACATO INGLESE TRADE UNION. SARÀ A CAPO DI UNISON, LA FEDERAZIONE CON 1,4 MILIONI DI ISCRITTI NEL SETTORE PUBBLICO. E’ UNA VITTORIA DEL LEADER LABOUR KEIR STARMER. Massimo Franchi

È stata la prima elezione sindacale post Brexit. Ma soprattutto post espulsione di Jeremy Corbyn dal Labour party. Ed è finita con l’elezione di Christina McAnea, prima donna a guidare Unison, il sindacato con più iscritti nel Regno unito. Scozzese e già nella segreteria del sindacato finora guidato da Dave Prentis che riunisce oltre 1,3 milioni di lavoratori pubblici in maggioranza donne, McAnea era a capo della divisione dell’Nhs – il sistema sanitario inglese – e appoggerà Keir Starmer e continuerà a finanziare il Labour, come da tradizione per i sindacati inglesi.
I candidati alle segreteria erano quattro, tre dei quali – Paul Homes, Roger McKenzie e Hugp Pierre – esplicitamente appoggiati dalla sinistra del partito laburista mentre Holmes aveva addirittura avuto l’endorsement del regista Ken Loach. McAnea ha prevalso con il 47% dei voti. Come donna si unisce a Frances O’Grady, dal 2013 segretaria generale del Tuc – il Trades union congress, la federazione dei sindacati.
Nei prossimi mesi saranno eletti i nuovi segretari di altri due sindacati molto rappresentativi: lo Unite – il maggior sindacato più grande nel settore manifatturiero, dei trasporti e della logistica – e il Gmb – sindacato dell’industria e del commercio.

 

09 – LA STORICA ELEZIONE DI RAPHAEL WARNOCK. IN GEORGIA UN REVERENDO AFROAMERICANO HA VINTO IL BALLOTTAGGIO PER UN SEGGIO AL SENATO DEGLI STATI UNITI. AIUTANDO IL PARTITO DEMOCRATICO A RAGGIUNGERE LA MAGGIORANZA Sarah Jones, New York magazine, stati uniti.
Kelly Loeffler, candidata del Partito repubblicano per un seggio al senato in rappresentanza della Georgia, le ha provate tutte per vincere. Ha attaccato il suo avversario democratico, il reverendo Raphael Warnock, su tutti i fronti: non solo per le sue idee politiche ma anche per la sua fede e in quanto afroamericano. Il comitato elettorale repubblicano ha diffuso un video in cui Warnock appariva con un colore della pelle più scuro e in cui si sottolineava il suo presunto estremismo.
Loeffler ha fatto ricorso alle tattiche più meschine di un repertorio tristemente noto. Ma non ha funzionato. Warnock sarà il primo senatore nero della Georgia e il secondo senatore nero eletto in uno stato del sud dalla guerra civile. La sua vittoria è fondamentale, non solo perché rafforza la lotta per i diritti civili ma anche perché dimostra che la strategia usata da Loeffler non funziona più.
La candidata repubblicana non si è inventata niente: la sua campagna elettorale è stata identica a quelle fatte da tutti i repubblicani bianchi del sud negli ultimi decenni, con l’aggiunta di una dose di trumpismo. Ha seguito il copione scritto da Lee Atwater, il consulente politico che negli anni ottanta aiutò Ronald Reagan a vincere in quella regione grazie alla strategia del dog whistle: usare parole in codice per mobilitare gli elettori di estrema destra ma senza infastidire quelli più moderati.
CHIESA PROFETICA
Alla fine però Loeffler non è riuscita a superare la tradizione profetica della chiesa nera rappresentata da Warnock, reverendo della Ebenezer Baptist Church, che negli anni sessanta fu guidata da Martin Luther King. La sconfitta di Loeffler evidenzia la debolezza non solo dei repubblicani negli stati del sud ma anche della destra cristiana, abituata a nascondere il suo razzismo dietro il linguaggio religioso. Loeffler ha ripetutamente preso di mira la fede di Warnock. Il reverendo si è schierato contro il militarismo e a favore della libera scelta sull’aborto. Questo, unito al fatto di essere nero, lo ha trasformato in un bersaglio, una condizione molto familiare a gran parte degli elettori della Georgia. Negli Stati Uniti la chiesa nera è profetica per necessità: ha sempre sfidato il potere e la crudeltà del suprematismo bianco, e il suprematismo bianco non ama essere sfidato. Loeffler ha fallito perché ha pensato, sbagliando, di poter mobilitare una maggioranza puntando sulla paura e sui pregiudizi.
Ma a quanto pare è stata lei a perdere il contatto con l’elettorato. E il Partito repubblicano, nonostante gli sforzi, non è ancora riuscito a togliere il diritto di voto ai neri e agli ispanici del sud. Warnock ha vinto perché i valori che rappresenta e condivide con la sua chiesa sono popolari. Più popolari della crudeltà dell’estrema destra. Più popolari di Donald Trump. Più popolari, forse, dell’alleanza bianca, religiosa e reazionaria che mantiene i repubblicani al potere.

DA SAPERE
IL 5 GENNAIO in Georgia si sono tenuti i ballottaggi per assegnare due seggi al senato degli Stati Uniti. Entrambi sono stati vinti dai candidati del Partito democratico: il reverendo Raphael Warnock, che è il primo afroamericano eletto al senato in rappresentanza della Georgia, e Jon Ossoff, un ex giornalista d’inchiesta di 33 anni che sarà il più giovane rappresentante della camera alta. La Georgia è uno stato storicamente conservatore (negli ultimi trent’anni i repubblicani avevano sempre vinto ai ballottaggi), ma i cambiamenti demografici e la mobilitazione degli elettori afroamericani l’hanno spostata a sinistra. Il 3 novembre del 2020, alle elezioni presidenziali, Joe Biden è diventato il primo candidato democratico a vincere in Georgia dal 1992.
AL SENATO ognuno dei cinquanta stati elegge due rappresentanti. Dopo i ballottaggi del 5 gennaio entrambi i partiti hanno cinquanta seggi, ma con il voto della vicepresidente Kamala Harris, che è anche presidente del senato, i democratici hanno la maggioranza. Il loro margine di manovra, però, sarà limitato: le regole del senato prevedono la maggioranza semplice per leggi legate al bilancio e per la nomina dei giudici federali, ma per altre leggi serve una maggioranza di sessanta voti. Cnn
(Sarah Jones*, New York magazine, stati uniti.)

 

10 – Gabriela Wiener* : ARGENTINA. La lotta è appena incominciata. LA LEGALIZZAZIONE DELL’ABORTO IN ARGENTINA È STATA UNA VITTORIA FEMMINISTA, MA DOVRÀ APRIRE LA STRADA ALLE BATTAGLIE PER I DIRITTI DELLE DONNE IN TUTTA L’AMERICA LATINA
Dicono che il 29 dicembre anche la luna era verde, come i fazzoletti sventolati dalle donne scese in piazza.
La luna splendeva nel cielo del sud e il risultato è legge: l’aborto è legale fino alla quattordicesima settimana di gravidanza. Dopo aver ottenuto l’approvazione alla camera dei deputati, la marea verde ce l’ha fatta anche al senato, dopo un anno doloroso. Un risultato raggiunto dopo anni di lotta femminista. Grazie alla resistenza delle ragazze e delle Nonne di plaza de Mayo le argentine cominciano il 2021 con il diritto di abortire in modo legale, sicuro e gratuito. “Non torneremo più alla clandestinità”, gridano nelle strade. E vengono subito in mente gli aborti praticati di nascosto, le barelle fredde, le grida soffocate, il dolore e la paura di morire giovani e sole in quei luridi consultori.
Ma tra le righe sentiamo anche che non torneremo più alla condanna sociale per avere una vita sessuale libera, perché dietro la penalizzazione dell’aborto c’era anche il controllo patriarcale dei corpi e del desiderio delle donne.
Come non emozionarsi davanti all’immagine cruda e poetica dell’addio definitivo alla gruccia insanguinata, simbolo dello squarcio dei nostri uteri e delle nostre vite lasciate in mano a un dio criminale e a uno stato complice? Nel mio paese, il Perù, puoi ancora finire in carcere se interrompi una gravidanza frutto di una violenza. Lì non tutte le donne che vogliono abortire poi lo fanno, soprattutto le minorenni. In molte regioni dell’America Latina e dei Caraibi le bambine e le adolescenti sono ancora obbligate a portare avanti la gravidanza e a partorire, e muoiono nell’indifferenza di quelle stesse chiese che piangono per i feti. Il trionfo argentino apre la strada.
Oggi nelle città latinoamericane l’aborto non è libero ma è libertario, perché per anni l’unica via d’uscita è stata costruire reti di sostegno per proteggere le donne dal carcere, dagli interventi non sicuri e dalla morte. Queste comunità femministe e abortiste sono nate insieme a governi che dovevano essere liberali, ma che lo sono stati solo in campo economico, perché davanti a politiche conservatrici che impedivano di considerare l’interruzione di gravidanza un diritto si sono dimostrati codardi.
Nel 2020, con la pandemia, si è continuato a negare a migliaia di ragazze il diritto di abortire. Come per il covid-19, è stato chiaro che i governi se ne infischiano della salute della maggioranza, che l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità è segnato dalla disuguaglianza, e che la salute sessuale e riproduttiva femminile non è mai stata una priorità. Anzi, il lockdown non è stato un deterrente per gli stupratori. Insieme alle vite perse per la pandemia, dovranno essere contate le donne scomparse (in Perù cinquemila nel 2020) e quelle stuprate. Ogni giorno nel mio paese cinque bambine sono obbligate a diventare madri. In isolamento e con il coprifuoco, con la maggior parte dei consultori e dei centri d’accoglienza chiusi e la vendita di dosi contraffatte di misoprostolo (il farmaco che induce l’interruzione di gravidanza), l’inferno di abortire in clandestinità diventa ancora più infernale e il lavoro delle accompagnatrici che forniscono medicinali e cure si complica.
R., UN’INFERMIERA peruviana che da nelle Ande, mi ha raccontato il caso di una bambina di dodici anni violentata dal padre. La madre, una donna povera, l’aveva obbligata ad avere il bambino dopo che un sacerdote l’aveva convinta che era la cosa migliore.
Il padre stupratore è finito in carcere, la madre e la figlia si sono trovate senza niente, perché lo stupratore almeno ogni tanto portava a casa qualcosa da mangiare, e il sacerdote si è eclissato.
R., CHE ASSISTE ogni anno un migliaio di donne che abortiscono in clandestinità, mi ha ricordato che l’interruzione di gravidanza resta una delle principali cause di morte materna e che “la mortalità materna ha il volto di un’adolescente povera”. Ma le chiese fondamentaliste continuano a penalizzare l’aborto grazie a lobby potenti e milionarie ben radicate nelle istituzioni.
Ogni giorno si aggiungono storie terribili a quella raccontata da
R., MENTRE lo stato è assente. Nonostante gli sforzi individuali e collettivi, è impossibile soddisfare la richiesta di aiuto di chi continua a essere carne da macello. Ancora oggi l’accesso all’interruzione di gravidanza è discriminatorio in molti paesi.
A una donna povera può costare quanto la spesa di un mese per mangiare. Solo le donne delle classi medie e alte possono permettersi di abortire, non le povere e le precarie nere, indigene, andine e afrodiscendenti, che sono sottoposte ad altre violenze come la sterilizzazione forzata, lontano dalle città in cui le ragazze bianche stanno festeggiando. Per questo lottiamo per la depenalizzazione, perché il diritto a decidere non sia più un privilegio di poche. Oggi la luna verde dell’aborto brilla in Argentina, ma domani dovrà brillare su tutta l’America Latina.
( GABRIELA WIENER* è una scrittrice e giornalista peruviana. Questo articolo è uscito sul giornale online elDiario.es.)

 

11 – Viola Rita*, SCIENZA MEDICINA: È PASSATO UN ANNO DALLA COMPARSA DI POLMONITI MISTERIOSE IN CINA. UN ANNO FA SI COMINCIAVA A PARLARE DELLE “MISTERIOSE POLMONITI” IN CINA DALLA CAUSA SCONOSCIUTA. RIAVVOLGENDO IL NASTRO, ECCO IN UN ANNO COME È NATA E SI È SVILUPPATA LA PANDEMIA DI CORONAVIRUS CHE CI HA CAMBIATO L’ESISTENZA.

Esattamente un anno fa, all’inizio di gennaio 2020, in questi giorni cominciavamo a parlare di casi di una polmonite misteriosa in Cina, causata probabilmente da un virus sconosciuto, di cui ancora non sapevamo il nome, se fosse nuovo e come fosse fatto. E all’epoca probabilmente nessuno avrebbe potuto prevedere una così ampia diffusione di questo patogeno e una pandemia con queste caratteristiche. In questa sfortunata ricorrenza, anche se oggi l’elemento positivo in più è che sicuramente abbiamo più conoscenze e armi dalla nostra, riavvolgiamo il nastro per ripercorrere le tappe principali dell’emergenza sanitaria coronavirus che ha cambiato le nostre vite.

SE CROLLANO LE CERTEZZE
Il coronavirus è un’emergenza non solo sanitaria, ma anche sociale ed economica, che ha modificato il modo di percepire e vivere la realtà. Quando è iniziata non immaginavamo che si sarebbe trasformata in una trama anche mediatica, con ogni giorno notizie sui contagi, sulle caratteristiche del virus, sulle possibili terapie e infine sui vaccini. Anche le generazioni più giovani iniziano a capire che la crisi, le difficoltà, possono essere dietro l’angolo e che la sicurezza della nostra salute non è un bene da considerare scontato.

Se in Cina le notizie dei casi emergono già alla fine di dicembre 2019, da noi arrivano e iniziano ad essere rilevanti qualche giorno o settimana dopo. Il 10 gennaio 2020 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) riporta che le autorità cinesi hanno appena parlato di un nuovo tipo di coronavirus e inizia a spiegare di che si tratta anche se ancora non ci sono restrizioni sui viaggi da e per la Cina. Mentre la città di Wuhan diventa tristemente nota come epicentro dell’epidemia il panorama andrà gradualmente peggiorando.

Passerà ancora del tempo prima che dall’epidemia in Cina si manifestino altre epidemie di coronavirus in altri paesi: il 30 gennaio 2020 l’Oms annuncia una “emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”, ma la dichiarazione dell’esistenza di una pandemia arriva l’11 marzo, il giorno successivo dell’entrata dell’Italia in lockown con il dpcm del 9 marzo 2020.

ORA LO CONOSCIAMO: È IL SARS-COV-2
L’11 febbraio il nuovo coronavirus ha il nome che sarà poi quello definitivo: Sars-Cov-2, imparentato con il Sars-Cov-1 (o semplicemente Sars-Cov), causa della Sars, rispetto al quale è più contagioso ma molto meno letale. Per l’Italia il giorno peggiore è il 18 marzo, data in cui gli autocarri militari hanno sfilato lasciando Bergamo con 65 bare. Tanto che a posteriori, a luglio, la Camera approverà all’unanimità l’istituzione in questa data della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus. Nel frattempo la pandemia accelera a livello nazionale e globale. Soltanto a partire dalla seconda metà di aprile nel nostro paese si inizia a parlare della possibile fase 2, che partirà dal 4 maggio 2020.

Nel frattempo il 1° maggio la Food and Drug Administration (Fda) statunitense fornisce l’autorizzazione all’uso d’emergenza l’unico farmaco approvato specificamente per Covid-19, il remdesivir. Questo verrà autorizzato anche dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) a luglio 2020.

LA RIPARTENZA, CON LE MASCHERINE
Il 4 maggio si torna a poter vedere i congiunti (e successivamente tutti) e gradualmente nelle settimane successive riaprono le attività commerciali, anche se in maniera scaglionata e seguendo i modelli, mentre le scuole non riapriranno. Il 3 giugno si inizia a circolare fra le regioni e in questa data si può riprendere a volare anche verso i paesi dell’area Schengen, anche se in alcuni casi con limitazioni fino al 30 giugno.

Già da aprile alcune regioni istituiscono obblighi all’uso delle mascherine, principalmente al chiuso, per andare al lavoro o nei supermercati e nei negozi, mentre un obbligo più strutturato a livello nazionale arriva dal 15 luglio: a partire da questa data bisogna sempre usarle al chiuso, in aggiunta alla regola già in vigore del distanziamento fisico. Inevitabilmente mascherine restano protagoniste durante la pandemia: anche all’aperto dovrà essere indossata obbligatoriamente a partire dall’8 ottobre 2020 (ma si potrà evitare di metterla in auto, in bici, in moto e quando si svolge attività sportiva).

AUTUNNO, NUOVA CRISI
Se l’estate passa piuttosto tranquillamente, con un calo sostanziale dei casi nei mesi caldi, purtroppo la pandemia non si è calmata e i casi riprenderanno a crescere già nel mese di agosto. Il mese di ottobre inizia a essere critico e i contagi tornano a crescere in maniera rilevante. Tanto che dopo una serie di misure (blocchi e restrizioni ad alcune attività, orari limitati) il 3 novembre si arriva a una divisione dell’Italia in zone di colore diverso, con norme che variano a seconda del colore e dunque del livello del rischio. E, in ultimo, al decreto Natale che ben ricordiamo perché fra i più recenti.

AUTUNNO E INVERNO: I VACCINI COME SPERANZA PER L’ANNO NUOVO
Ma i mesi autunnali portano buone notizie almeno sul fronte della prevenzione di Covid: novembre è il mese in cui arrivano diversi annunci delle case farmaceutiche di dati favorevoli, sia sull’efficacia sia sulla sicurezza di alcuni dei vaccini contro Covid-19. Il vaccino di Pfizer-Biontech è approvato negli Usa il 12 dicembre 2020 e in Europa il 21 dicembre (attualmente è l’unico usato in Italia). Quello di Moderna arriva 1 settimana dopo, il 19 dicembre negli Usa e il 6 gennaio in Europa. Sotto l’attenzione dei riflettori della scienza, soprattutto in Europa, c’è anche il vaccino di Oxford-Astrazeneca, uno dei primi di cui si è parlato fin dall’inizio della pandemia. Questo vaccino è stato autorizzato nel Regno Unito il 30 dicembre e ieri 12 gennaio 2021 è stata presentata la richiesta dell’azienda dell’autorizzazione da parte dell’Ema.

LA STORIA NON È ANCORA CONCLUSA E POTRÀ ESSERE ANCORA LUNGA, MA LA SPERANZA È CHE ORA COMINCI LA PARTE MIGLIORE. ( di Viola De Rita da WIRED *)

 

12 – BUSH: «INIZIA LA NUOVA ERA DELLA SPERANZA». IRAQ. FU UN MASSACRO CON MILIONI DI VITTIME, ANCHE PER EFFETTO DEGLI EMBARGHI. EPPURE ERA SCOPPIATA LA «PACE» DOPO L’89 E STAVA PER DISSOLVERSI L’URSS. È LA PRIMA GUERRA DELL’ITALIA SOTTO COMANDO USA. VIOLATO L’ART. 11 DELLA COSTITUZIONE. Nasce il «nuovo modello di difesa» interventista, di Manlio Dinucci

Alle 2:20 del 17 gennaio 1991 (ora del Golfo), elicotteri Usa penetrano in territorio iracheno, distruggendo con missili Hellfire due stazioni radar. Subito dopo missili da crociera Tomahawk e caccia Stealth F-117A colpiscono altri centri nevralgici, accecando le difese aeree della capitale.

La Cnn trasmette in tutto il mondo le immagini del cielo di Baghdad illuminato dai traccianti della contraerea che spara alla cieca, uno «spettacolo» che il reporter paragona ai festosi fuochi d’artificio del 4 Luglio. C’è sotto le bombe anche il nostro inviato Stefano Chiarini. Inizia così quella che il Pentagono descrive come l’azione militare più distruttiva mai effettuata in così breve tempo con armi non-nucleari, modello delle guerre future.

Paradossalmente la guerra scoppia nel momento in cui «scoppia la pace» (secondo lo slogan dell’epoca). Dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989, stanno per dissolversi il Patto di Varsavia e la stessa Unione Sovietica. «La guerra fredda è terminata, siamo entrati in una nuova era che offre grande speranza», annuncia il presidente Bush, ma «la crisi del Golfo ci ricorda che vi sono ancora nel mondo fonti autonome di turbolenza».

In realtà la «turbolenza» viene innescata da Washington per trarre il massimo vantaggio dal fatto che, con la disgregazione del blocco sovietico, gli Stati uniti, come ufficialmente dichiarano, rimangono «il solo Stato con una forza, una portata e un’influenza in ogni dimensione – politica, economica e militare – realmente globali: non esiste alcun sostituto alla leadership americana».

Dopo aver sostenuto negli anni Ottanta l’Iraq di Saddam Hussein nella guerra contro l’Iran di Khomeini, gli Usa spingono il Kuwait, che ha aiutato l’Iraq a combattere l’Iran, a esigere da Baghdad l’immediato rimborso di un prestito di decine di miliardi di dollari e a sfruttare oltremisura, danneggiando l’Iraq, il giacimento petrolifero che si estende sotto ambedue i territori.

Mentre cresce la tensione tra i due paesi, il 25 luglio 1990 l’ambasciatrice Usa a Baghdad April Glaspie assicura Saddam Hussein di «avere dirette istruzioni dal Presidente di ricercare migliori relazioni con l’Iraq» e che «noi non abbiamo alcuna opinione sulla vostra disputa di confine con il Kuwait». Una settimana dopo, con un colossale errore di calcolo politico, l’Iraq invade il Kuwait, proponendo successivamente di ritirarsi in cambio di determinate concessioni, tra cui l’accesso al Golfo negatogli quando la Gran Bretagna aveva ridisegnato negli anni Venti la carta del Medio Oriente.

La trappola è scattata. Gli Stati uniti – che hanno da tempo preparato la guerra, osservando con i satelliti militari il dispiegamento delle forze irachene e individuando gli obiettivi da colpire – formano una coalizione internazionale che invia nel Golfo una grande armata di 750 mila uomini agli ordini del generale Usa Schwarzkopf. Nel novembre 1990 il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva – con 12 voti favorevoli (compreso quello dell’Urss), 2 contrari (Cuba e Yemen) e l’astensione della Cina – la Risoluzione 678 che autorizza l’uso di «tutti i mezzi necessari» contro l’Iraq.

La guerra del Golfo è la prima guerra a cui partecipa sotto comando Usa la Repubblica italiana, violando l’articolo 11 della Costituzione. La Nato, pur non partecipandovi ufficialmente in quanto tale, mette a disposizione sue forze e basi.

Subito dopo la guerra la Nato vara, sulla falsariga della nuova strategia Usa, il «nuovo concetto strategico dell’Alleanza», che l’Italia ricopia col «nuovo modello di difesa». Si passa così di guerra in guerra, presentandole quali «operazioni umanitarie per l’esportazione della democrazia»: Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Libia 2011, Siria 2011, e altre.

Questa è la guerra che, secondo quanto dichiarato dal presidente Bush nel 1991, avrebbe aperto «un futuro migliore – una nuova comunità mondiale riunita dal crescente consenso che la forza non può essere usata» e che per questo «la crisi del Golfo passerà alla storia come il crogiolo del nuovo ordine mondiale».
Lo testimoniano i milioni di morti, invalidi, orfani, rifugiati provocati dalla guerra del Golfo, cui si aggiungono un milione e mezzo di morti, tra cui mezzo milione di bambini, provocati dai successivi 12 anni di embargo all’Iraq e dagli effetti a lungo termine dei proiettili a uranio impoverito, più i molti altri provocati dalla nuova guerra del 2003. La scia di morte, scaturita trent’anni fa dalla prima guerra del dopo guerra fredda, continua a dilagare.

 

13 – BIDEN DELINEA UN PACCHETTO DI SPESA DI 1,9 TRILIONI DI DOLLARI PER COMBATTERE VIRUS E RECESSIONE. IL PRESIDENTE ELETTO HA PIANIFICATO DETTAGLIATAMENTE UNO SFORZO INIZIALE PER COMBATTERE IL CORONAVIRUS E UNO SUCCESSIVO PER AFFRONTARE LA RIPRESA ECONOMICA. 1053. Il presidente eletto Joseph R. Biden Jr. giovedì ha presentato un pacchetto di spesa da 1,9 trilioni di dollari volto a combattere le crisi sanitarie ed economiche della pandemia di coronavirus. Credito…Amr Alfiky / The New York Times, di Jim Tankersley e Michael Crowley

WASHINGTON – Il presidente eletto Joseph R. Biden Jr. giovedì ha proposto un pacchetto di salvataggio da $ 1,9 trilioni per combattere la recessione economica e la crisi del Covid-19, delineando il tipo di aiuti radicali che i Democratici hanno chiesto per mesi e segnalando il cambiamento nel governo federale la risposta pandemica del governo mentre il signor Biden si prepara a entrare in carica.
Il pacchetto include più di 400 miliardi di dollari per combattere direttamente la pandemia, compresi i soldi per accelerare la distribuzione dei vaccini e per riaprire in sicurezza la maggior parte delle scuole entro 100 giorni. Altri 350 miliardi di dollari aiuterebbero i governi statali e locali a colmare le carenze di bilancio, mentre il piano includerebbe anche pagamenti diretti di 1.400 dollari alle persone, indennità di disoccupazione più generose, congedi retribuiti per mandato federale per i lavoratori e grandi sussidi per i costi di assistenza all’infanzia.
“Durante questa pandemia, milioni di americani, non per colpa loro, hanno perso la dignità e il rispetto che derivano da un lavoro e uno stipendio”, ha detto Biden in un discorso alla nazione. “C’è un vero dolore che travolge l’economia reale”.
Ha riconosciuto il prezzo elevato ma ha detto che la nazione non poteva permettersi di fare niente di meno. “La stessa salute della nostra nazione è in gioco”, ha detto Biden, aggiungendo che “non costa poco, ma non farlo ci costerà caro”.

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