Andrea Gianfagna, una vita per i lavoratori

«La scomparsa di Andrea Gianfagna – si legge in una nota di Michele Petraroia, coordinatore Camera del Lavoro di Melfi – priva il movimento sindacale italiano di uno dei più dinamici protagonisti delle lotte sociali e politiche del nostro Mezzogiorno.

Fervente antifascista socialista già dal 1944 è impegnato in attività promosse a Campobasso dal Comitato di Liberazione Nazionale e giovanissimo entra nella Segreteria della Camera del Lavoro, distinguendosi per passione, competenza e rigore. Guida le lotte contadine e viene arrestato nel 1953 per l’occupazione delle terre in Basso Molise.

Dopo qualche mese su ricorso curato da Lelio Basso esce dal carcere. Vicinissimo a Giuseppe Di Vittorio lo accoglie nel 1954 a Salcito per l’inaugurazione della Casa del Popolo e successivamente a Campobasso per averlo ospite al matrimonio del fratello, dove Di Vittorio fu uno dei testimoni.

Nel 1959 Andrea viene chiamato a Roma alla Federterra per poi passare alla Federazione degli Alimentaristi e quindi alla guida della Federbraccianti, acquisendo stima e autorevolezza, tant’è vero che nel 1980 è nella delegazione ufficiale della CGIL ai funerali di Pio La Torre insieme a Lama e Marianetti.

Dopo l’esperienza nel PSIUP Andrea entrò nel PCI adoperandosi attivamente in ogni campagna elettorale con generosità esemplare, umiltà e spirito di servizio. Rientrava sistematicamente a Campobasso e in Sezione insieme alla moglie affrancava buste, telefonava, spronava i militanti e incoraggiava tutti.

Per più generazioni di lavoratori, Andrea Gianfagna, è stato un riferimento prezioso sia per la sua attività sindacale improntata allo studio meticoloso, alla predisposizione di importanti piattaforme rivendicative e al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori attraverso la stipula di Contratti e Accordi, e sia per il suo impegno politico e culturale antifascista che mirava a garantire rapporti di forza più equilibrati nelle istituzioni a tutela della parte più debole della società italiana.

Andrea era parte di quella generazione temprata dalla lotta al fascismo che ha dedicato la propria vita per far attuare la Costituzione, liberare gli ultimi dai lacci dello sfruttamento e affermare il principio di una dignità non negoziabile del valore del lavoro.

La CGIL è stata la sua vita. L’ANPI la sua stella polare. Il Mezzogiorno è stato il suo cruccio. Campobasso la sua casa. Custodiamo il suo esempio».

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