Liguria e Cile: un antichissimo legame. Più del 50% degli italiani che vivono in Cile è d’origine Ligure

Più del 50% degli italiani che vivono in Cile è d’origine Ligure. Infatti dall’inizio della conquista del Cile c’è la presenza dei Liguri – naviganti – che lavoravano per la corona spagnola

Il Cile è una terra meravigliosa dove risiede una folta comunità ligure. Claudio Massone è il Presidente della Associazione Liguri del Cile e gli poniamo alcune domande.

Claudio, indicativamente quanti sono i Liguri e i loro discendenti oggi in Cile?

Si sa che più del 50% degli italiani che vivono in Cile è d’origine Ligure. Infatti dall’inizio della conquista del Cile c’è la presenza dei Liguri – naviganti – che lavoravano per la corona spagnola.

In primis, nel 1544, arriva a Valparaíso con il suo veliero San Pedro Giovanni Battista Pastene Solimano, (Pegli, 1507 ca. – Santiago, 1580 ca.). A Santiago, contrasse matrimonio con Ginebra de Seixas, da cui ebbe vari figli che ricoprirono, come il padre, posizioni eminenti nella società cilena. Pastene diventerà il capostipite di numerose famiglie cilene.

All’Anagrafe del Consolato Italiano in Cile ci sono iscritti oltre 73 mila italiani – dei quali più o meno il 5% è nato in Italia – si stima che oltre 400 mila sono le persone che hanno origine italiana, allora, si potrebbe dire che più di duecento mila cileni hanno un’origine Zeneise.

Quali sono i periodi storici in cui si è avuta la migrazione dalla Liguria al Cile? All’origine sempre la ricerca del lavoro? 

Prima dobbiamo chiarire che in Cile non abbiamo avuto una grande migrazione italiana, come in Argentina o in Brasile.In Cile i Liguri arrivavano alla spicciolata, chiamati da parenti e amici emigrati precedentemente. La “grande” migrazione è stata alla fine del ‘800 e inizi del ‘900 (1880 – 1910), poi dopo la Prima e Seconda Guerra Mondiale.

Direi che lo scopo è sempre stato la ricerca del lavoro… nuovi orizzonti di vita. Sottolineando che nell’emigrazione di fine ‘800 la maggior parte degli emigranti Liguri proveniva dalla Riviera del Levante e si dedicavano alla navigazione come mozzi, marinai, capitani marittimi, ecc. Ben presto impararono a convertirsi al commercio e c’era chi aveva qualche risparmio in tasca per investire, sia in proprio, sia con un amico o parente. In generale incominciavano come impiegati e presto – grazie al lavoro tosto e al risparmio – diventavano proprietari dell’attività.

Molti discendenti sono oggi alla terza generazione, che sentimenti provano verso la Liguria?

Certo, molti discendenti sono alla terza, quarta generazione e più. Tantissimi, grazie alla preoccupazione dei genitori e nonni ancora sono attaccati e fieri della loro origine italiana in generale e Ligure in particolare. Sono orgogliosi dello spirito di avventura dei Liguri, uomini che hanno percorso e lasciato una impronta in tutta la terra, quanto l’Italia, in tutti i campi.

Ritieni che questo legame tra la Liguria e i suoi figli in Cile  potrebbe sfociare in maggiori scambi culturali, turistici ed economici? 

Purtroppo stiamo vivendo momenti complicati in tutto il mondo a causa del Coronavirus. Però senz’altro usciremo da questo buio.I legami tra la Liguria e i suoi figli cileni, devono sfociare nello sviluppo di maggiori scambi, culturali, turistici ed economici, dato che in questo momento ci sono i mezzi, principalmente di comunicazioni, per potenziare, facilitare e arricchire qualsiasi tipo di attività e scambi.

A breve in Liguria si svolgeranno le elezioni, cosa vorresti chiedere al futuro Governatore? 

Fornire i mezzi per far conoscere la Liguria ai giovani. È importante che questi discendenti conoscano la terra dove sono nati i loro antenati…questa è una esperienza fondamentale che rimarrà per sempre nei ragazzi, perché tocca il cuore dei giovani. Subito capiscono che appartengono ad un’altro mondo.

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