23 05 23 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI

00 – Schirò (Pd): da oggi il reddito di emergenza è on line sul sito dell’INPS.
01 – Schirò (Pd): il reddito di emergenza senza il vincolo dei 2 anni di residenza.
02 – La Marca (Pd): grande successo della raccolta fondi aiuti/amo l’Italia. Il mio ringraziamento. “Un milione di dollari. Questa è la cifra che in meno di un mese ha fruttato la raccolta fondi ”Covid-19
03 – URUGUAY | Nominato un diplomatico come nuovo Console a Montevideo, segnale di attenzione alla collettività
04 – Schirò (Pd) – rientro al sud: per i pensionati “Flat tax” al 7%. Ecco le istruzioni applicative . Con un recente provvedimento l’Agenzia delle Entrate ha stabilito le modalità amministrative per consentire ai pensionati rientrati nel Sud Italia di usufruire del nuovo regime fiscale a loro favore
05 – La Marca (Pd): nel decreto “rilancio” bene l’attenzione per il mezzogiorno
06 – PD: il governo risponde alla nostra interrogazione sull’uso dei fondi per l’assistenza ai connazionali all’estero. Il Governo ha risposto alla nostra interrogazione urgente, a firma Quartapelle, Fiano, Schirò e La Marca, sui criteri di distribuzione territoriale e sulle modalità di utilizzazione dei fondi destinati ai connazionali che a causa della pandemia si trovino in condizioni di indigenza e di necessità
07 – Assistenza agli italiani all’estero in difficoltà | Merlo scrive agli ambasciatori: coinvolgete Comites e Cgie
08 – Il Brasile disobbediente rischia di diventare il nuovo epicentro globale Covid-19. Scontro aperto tra Bolsonaro negazionista e i governatori degli Stati che temono per l’implosione del sistema sanitario: a Rio de Janeiro il 98% dei posti letto in terapia intensiva sono occupati. E si dimette anche il neo ministro della Salute.
09 – In Argentina si salva chi può. E «Ramona è stata uccisa». Pandemia. Indigna la morte dell’attivista che denunciava le condizioni proibitive e ad alto rischio per la popolazione delle Vilas di Buenos Aires. «subito emergenza sanitaria, abitativa e alimentare»,
10 – Lockdown per tutto tranne per l’emergenza climatica. Meno 5,5% di emissioni ma non basta. La più grande contrazione economica globale della storia non diminuisce di una virgola il riscaldamento della Terra. Ma non bisogna scoraggiarsi, bisogna cambiare il modo di produrre e di consumare energia
11 – FARNESINA | Merlo riceve Sottosegretario Di Stefano, focus su Camere di Commercio e Made in Italy
12 – Alfiero Grandi. FCA ha punti di politica aziendale sovrapponibili alla linea della nuova Confindustria
13 – La Marca (Pd): anche dopo la risposta alla mia interrogazione resto convinta che la chiusura di 27 consolati onorari sia eccessiva.

 

00 – SCHIRÒ (PD): DA OGGI IL REDDITO DI EMERGENZA È ON LINE SUL SITO DELL’INPS. È ATTIVO DA OGGI SUL SITO DELL’INPS IL SERVIZIO PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI REDDITO DI EMERGENZA, MISURA STRAORDINARIA DI SOSTEGNO AL REDDITO INTRODOTTA DAL GOVERNO CONTE CON IL DECRETO RILANCIO PER AIUTARE LE PERSONE IN CONDIZIONI DI DIFFICOLTÀ ECONOMICA A CAUSA DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS. La misura, fortemente voluta dal Partito Democratico, non prevede un periodo preventivo di residenza in Italia e potrà quindi essere richiesto dai nostri connazionali iscritti all’AIRE rientrati nel territorio italiano in questi ultimi mesi. 22 MAGGIO 2020
L’Inps sta nel frattempo predisponendo la circolare esplicativa con le indicazione di dettaglio relative alla disciplina della misura.
Il link per l’accesso al servizio di domanda è disponibile nella “homepage” dell’Istituto di previdenza e richiede, come di consueto, le proprie credenziali (PIN dispositivo, SPID, CIE, CNS).
La domanda deve essere presentata entro fine giugno e ci si può comunque avvalere dell’assistenza di CAF e patronati.
Il sussidio spetta per il mese di maggio ai nuclei familiari o alle persone residenti in Italia al momento della domanda e che si trovano in condizione di necessità economica. Viene erogato dall’Inps in due quote ciascuna di 400 euro incrementabili qualora nel nucleo familiare ci sia un componente disabile grave o non autosufficiente.
Sono previsti requisiti di reddito mobiliare e patrimoniale calcolato con il sistema ISEE e limitazioni di accesso dovute a varie incompatibilità, come ad esempio redditi da lavoro dipendente, Reddito di cittadinanza, pensioni dirette e indirette tranne quella di invalidità, etc. Tutti i dettagli sul REM si possono consultare nell’articolo 82 del Decreto Rilancio già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020).
On.Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42-00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193

 

01 – SCHIRÒ (PD): IL REDDITO DI EMERGENZA SENZA IL VINCOLO DEI 2 ANNI DI RESIDENZA.
Le nostre prese di posizione come Partito Democratico e le pressanti richieste al Governo, di non dimenticare i diritti dei nostri connazionali che a causa dell’emergenza coronavirus sono costretti a rientrare in Italia, hanno dato i risultati auspicati. Desidero darne atto in particolare al Ministro per il Mezzogiorno e la coesione sociale Giuseppe Provenzano che si è particolarmente impegnato per questo obiettivo.
Infatti a differenza del reddito e della pensione di cittadinanza che sono stati, secondo noi impropriamente, subordinati alla residenza continuativa in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda, il reddito di emergenza – introdotto dal Decreto Rilancio appena approvato dal Consiglio dei ministri – non prevede un periodo preventivo di residenza in Italia e potrà quindi essere richiesto dai nostri connazionali iscritti all’AIRE rientrati nel territorio italiano in questi ultimi mesi.
E’ ovvio che per avere diritto al reddito di emergenza bisognerà soddisfare i requisiti richiesti dalla legge. Il Decreto Rilancio introduce il Reddito d’emergenza quale misura di sostegno al reddito per i nuclei familiari in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, erogato dall’Inps in due quote ciascuna pari all’importo di 400 euro. Le domande per il reddito di emergenza (REM) devono essere presentate entro il termine del mese di giugno 2020. Il REM viene riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di determinati requisiti fra i quali il valore del reddito familiare, del patrimonio mobiliare familiare (esempio il conto in banca) e dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Il REM non è compatibile con alcune indennità e con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano titolari di pensione diretta o indiretta (reversibilità), titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore ad una certa soglia; percettori di reddito di cittadinanza ovvero di misure aventi finalità analoghe.
E’ necessaria la residenza in Italia ma da qualsiasi momento prima della presentazione della domanda. Le richieste possono essere presentate presso i centri di assistenza fiscale e presso i patronati.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42
00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193 – Email: schiro_a@camera.it

 

02 – LA MARCA (PD): GRANDE SUCCESSO DELLA RACCOLTA FONDI AIUTI/AMO L’ITALIA. IL MIO RINGRAZIAMENTO. “UN MILIONE DI DOLLARI. QUESTA È LA CIFRA CHE IN MENO DI UN MESE HA FRUTTATO LA RACCOLTA FONDI ”COVID-19. AiutiAMO l’Italia”, a favore della Croce Rossa italiana e della Protezione civile, promossa dall’Ambasciata d’Italia a Ottawa tramite la Croce Rossa Canadese. 18 MAGGIO 2020
La campagna di raccolta si prolungherà fino alla fine di maggio, sicché è prevedibile e mi auguro che si possa andare anche oltre questo importante traguardo. Ancora una volta la comunità italiana, che è stata il fulcro dell’iniziativa, ha risposto con prontezza, generosità e convinzione.
E’ la dimostrazione non solo del forte legame che mantiene con il Paese di origine, ma anche del livello di integrazione e di successo che essa ha raggiunto in pochi decenni. Non sono mancati anche i contributi venuti da imprenditori e cittadini canadesi che verso l’Italia hanno un rapporto di simpatia e di considerazione. Desidero esprimere la mia soddisfazione per questo aiuto concreto e cospicuo che arriva al Paese delle mie origini familiari, dal Paese dove sono nata e felicitarmi con l’Ambasciatore Taffuri, i Consoli, il personale delle nostre strutture diplomatiche e consolari e tutti coloro che si sono impegnati in questa impresa.
Nello stesso tempo ringrazio con riconoscenza la Croce Rossa e i cittadini canadesi per l’adesione a questa iniziativa di solidarietà, tanto più apprezzabile perché portata avanti mentre la pandemia colpiva la stessa società canadese.
Con tutto il cuore, infine, esprimo la mia riconoscenza alla comunità italiana che ancora una volta ha dimostrato le sue qualità morali e l’intensità dei suoi sentimenti verso l’Italia”.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America – Ufficio/Office: – Roma, Piazza Campo Marzio, 42
Tel – (+39) 06 67 60 57 03 – Email –

 

03 – URUGUAY | NOMINATO UN DIPLOMATICO COME NUOVO CONSOLE A MONTEVIDEO, SEGNALE DI ATTENZIONE ALLA COLLETTIVITÀ.
La Farnesina affida la direzione della nuova sede consolare a un diplomatico di carriera, quindi proprio per questo motivo sicuramente aumenterà di categoria. Alberto Amadei sarà il nuovo Console a Montevideo. E’ un diplomatico di carriera, non un funzionario di ruolo.
Amadei è nato a Vignola (Modena), il 26 maggio 1992. Laureato in Relazioni internazionali all’Università di Bologna, in seguito ad esame di concorso viene nominato Segretario di legazione in prova nella carriera diplomatica.
Assegnato all’Unità per la Formazione della Dir. Gen. Risorse e Innovazione, partecipa al corso di formazione professionale «Carlo de Ferraris Salzano».
Confermato in ruolo dal 5 giugno 2018 e nominato Segretario di legazione, dal 15 ottobre 2018 è alla Dir. Gen. Unione Europea, Uff. I. La scelta di Amadei – a nostro modo di vedere – è un evidente segnale alla comunità: la Farnesina affida la direzione della nuova sede consolare a un diplomatico di carriera, quindi proprio per questo motivo sicuramente aumenterà di categoria.
Certamente un segnale di attenzione da parte del governo italiano nei confronti degli oltre 120mila connazionali e di migliaia di oriundi residenti nella circoscrizione consolare di Montevideo.
Fonte: Italia ChiamaItalia

 

04 – SCHIRÒ (PD) – RIENTRO AL SUD: PER I PENSIONATI “FLAT TAX” AL 7%. ECCO LE ISTRUZIONI APPLICATIVE . Con un recente provvedimento l’Agenzia delle Entrate ha stabilito le modalità amministrative per consentire ai pensionati rientrati nel Sud Italia di usufruire del nuovo regime fiscale a loro favore
Ricordo infatti che la legge di Bilancio per il 2019 aveva introdotto una importante agevolazione fiscale, una “flat tax” al 7% su tutti i redditi esteri, per i titolari di pensione estera che trasferiscono la residenza fiscale in uno dei Comuni appartenenti al territorio delle Regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti, o in uno dei comuni, colpiti dagli eventi sismici del 2016, con popolazione non superiore a 3mila abitanti, e purché non siano stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti alla domanda di agevolazioni (e quindi al loro trasferimento).
L’agevolazione fiscale consente ai pensionati che rientrano di versare una imposta sostitutiva di appena il 7% (invece della tassazione ordinaria) relativamente a qualsiasi categoria di reddito prodotto all’estero (quindi pensioni ed altro).
La tassazione agevolata si applica solo se si è titolari di una pensione estera (si deduce quindi anche in convenzione internazionale).
Giova tuttavia ricordare che secondo l’interpretazione della legge da parte dell’Agenzia delle Entrate sono invece esclusi dal beneficio coloro i quali siano titolari di sola pensione italiana (Inps o Inpdap).
Nella sua recente Risoluzione l’Agenzia delle Entrate ha impartito le istruzioni per la compilazione del modello F24 ed ha chiarito che i titolari di pensioni estere che hanno trasferito la loro residenza in Italia meridionale dovranno nella loro dichiarazione dei redditi utilizzare il codice tributo “1899” per versare l’imposta sostitutiva dell’Irpef relativa ai redditi di fonte estera e pagare solo il 7% (sempre che, ovviamente, abbiano redditi tassabili) ed ha infine stabilito che l’imposta sostitutiva deve essere versata annualmente, in un’unica soluzione, tramite il modello F24, entro il termine di pagamento del saldo delle imposte sui redditi.
Angela SchiròDeputata PD – Rip. Europa –

 

05 – LA MARCA (PD): NEL DECRETO “RILANCIO” BENE L’ATTENZIONE PER IL MEZZOGIORNO
“Sono contenta di potere constatare che nel Decreto Rilancio, adottato dal Governo per contrastare le conseguenze sociali ed economiche più gravi della pandemia in Italia, un’attenzione particolare e nuova sia dedicata al Mezzogiorno. 9 MAGGIO 2020

Lo dico con la soddisfazione di un’italiana di seconda generazione di origine meridionale e come parlamentare che nel suo lavoro ha sempre messo in prima linea l’impegno per la ripresa del Sud, come sta a dimostrare la mia mozione sul contributo degli emigrati meridionali allo sviluppo della loro terra, già calendarizzata e poi rinviata per la crisi di governo.
Ma credo di poterlo dire anche a nome dei tanti emigrati meridionali – milioni a partire dal Secondo dopoguerra – che non hanno mai smesso la speranza di vedere ridurre il ritardo e le contraddizioni dei luoghi dove sono nati e dove conservano affetti e interessi.
Nel Decreto, infatti, si afferma che i fondi per la coesione territoriale e quelli strutturali europei, già assegnati alle regioni meridionali e oggi usati per fronteggiare l’emergenza, saranno riassegnati agli stessi beneficiari, che non perderanno dunque nulla di sostanziale.
Vengono inoltre incrementate le dotazioni per il sostegno alle aree interne, alle attività di ricerca in ambito meridionale e ai soggetti del terzo settore che agiscono per dare sollievo alle fasce più deboli. Sono ristorate, infine, le iniziative che in passato hanno utilizzato le misure ‘Resto al Sud’ e rafforzati gli incentivi per chi, anche provenendo dall’estero, voglia beneficiarne. Senza contare le provvidenze di sostegno sociale, ad iniziare dal Reddito di emergenza, destinate soprattutto alle persone più esposte, che andranno in misura certamente non marginale a gente del Sud.
Sappiamo tutti che la prova sarà comunque dura, per la maggiore fragilità strutturale dell’economia e della società meridionali. Ma in un momento così difficile, ciò che si può chiedere a chi governa, in questo campo all’ottimo ministro Provenzano, è di fare in modo che i colpi siano attutiti e si faccia tutto il possibile non solo per non regredire ma per ripartire. E questo mi sembra sia ciò che si è cercato di fare”. On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America

 

06 – PD: IL GOVERNO RISPONDE ALLA NOSTRA INTERROGAZIONE SULL’USO DEI FONDI PER L’ASSISTENZA AI CONNAZIONALI ALL’ESTERO. IL GOVERNO HA RISPOSTO ALLA NOSTRA INTERROGAZIONE URGENTE, A FIRMA QUARTAPELLE, FIANO, SCHIRÒ E LA MARCA, SUI CRITERI DI DISTRIBUZIONE TERRITORIALE E SULLE MODALITÀ DI UTILIZZAZIONE DEI FONDI DESTINATI AI CONNAZIONALI CHE A CAUSA DELLA PANDEMIA SI TROVINO IN CONDIZIONI DI INDIGENZA E DI NECESSITÀ. 20 MAGGIO 2020

Il Decreto “Cura Italia”, infatti, ha stanziato 5 milioni di cui 4 destinati al sostegno dei connazionali in gravi difficoltà. Ma come saranno distribuiti questi fondi tra i vari consolati, considerando che gli esiti più gravi della pandemia si sono manifestati finora in modo asimmetrico rispetto alla tradizionale mappa dei bisogni assistenziali? Quali situazioni personali e familiari saranno privilegiate? Soprattutto, prevedibilmente, basterà questa riserva di fondi per fronteggiare le situazioni di maggiore urgenza, che sembrano moltiplicarsi di giorno in giorno? Questo il tenore della nostra interrogazione.
Il Governo, intanto, ha precisato che la distribuzione tra i consolati avverrà a seguito di un censimento dei bisogni che è già in atto e che tendenzialmente conferma una domanda più elevata proveniente dall’area europea e da quella africana rispetto alle realtà più note e tradizionali. Il MAECI, poi, per quanto attiene ai criteri di attribuzione individuale, invoca, forse giustamente, la più ampia flessibilità in modo da potere corrispondere a bisogni che insorgono rispetto a situazioni difficilmente prevedibili.
La risposta conferma, infine, l’opportunità di operare per rafforzare l’integrazione dei fondi assistenziali che già il “Cura Italia” ha realizzato. Cosa che ci proponiamo di fare cogliendo tutte le possibili occasioni.
L’obbiettivo è, come più volte abbiamo sottolineato, di combinare le misure del Reddito di emergenza per chi rientra con quelle di sostegno per chi all’estero si trovi in difficoltà, al fine di contenere gli effetti sociali più duri della pandemia e avere il tempo di operare per favorire una ripresa graduale ma sicura.
Le deputate del PD estero: Francesca La Marca e Angela Schirò

 

07 – ASSISTENZA AGLI ITALIANI ALL’ESTERO IN DIFFICOLTÀ | MERLO SCRIVE AGLI AMBASCIATORI: COINVOLGETE COMITES E CGIE
In una lettera inviata agli Ambasciatori d’Italia nel mondo il Sottosegretario alla Farnesina Ricardo Merlo chiede di coinvolgere Comites e CGIE nella selezione degli interventi da finanziare a favore dei connazionali in difficoltà
Com’è noto, con il cosiddetto decreto Cura Italia approvato dal Parlamento lo scorso 24 aprile, il governo ha stanziato 5 milioni di euro per il potenziamento dell’assistenza ai connazionali all’estero in situazioni di difficoltà.
In particolare, viene autorizzata nello stato di previsione del ministero degli Esteri la spesa di 4 milioni di euro per l’anno 2020 ad integrazione delle misure per l’assistenza ai cittadini all’estero in condizioni di indigenza o necessità.
“Si tratta di uno sforzo considerevole a sostegno delle collettività all’estero, tanto più rilevante nelle attuali difficilissime condizioni del Paese sotto il profilo economico-sanitario”, scrive il Sen. Ricardo Merlo, Sottosegretario alla Farnesina, in una lettera inviata oggi a tutti gli Ambasciatori italiani nel mondo, con la quale chiede ai diplomatici di coinvolgere Comites e CGIE nella selezione degli interventi da finanziare.
“Proprio in considerazione delle circostanze eccezionali che stiamo attraversando – sottolinea il Sottosegretario nella sua missiva – ritengo importante confermare e accrescere all’estero il rapporto di collaborazione tra le sedi istituzionali e gli organi rappresentativi delle nostre collettività”.
Sempre rivolgendosi agli Ambasciatori, l’esponente del governo prosegue: “Sentito il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero, Min. Plen. Luigi Vignali, auspico quindi che nella procedura avviata per individuare gli interventi da finanziare con i fondi addizionali che ciascuna Rappresentanza diplomatica-consolare potrà richiedere, vogliate raccogliere le valutazioni ed i suggerimenti degli organismi rappresentativi (Com.It.Es e Consiglieri CGIE) in occasione dei vostri regolari contatti e scambi su altri temi”.
In conclusione, nel ringraziare i diplomatici per il lavoro che portano avanti ogni giorno a favore delle comunità italiane all’estero, il Sottosegretario Merlo coglie l’occasione per “esprimere il mio più vivo apprezzamento per l’impegno con cui avete efficacemente supportato il rientro di decine di migliaia di italiani, così come per le attività di assistenza ai connazionali poste in essere in questo periodo di emergenza”

 

08 – IL BRASILE DISOBBEDIENTE RISCHIA DI DIVENTARE IL NUOVO EPICENTRO GLOBALE COVID-19. SCONTRO APERTO TRA BOLSONARO NEGAZIONISTA E I GOVERNATORI DEGLI STATI CHE TEMONO PER L’IMPLOSIONE DEL SISTEMA SANITARIO: A RIO DE JANEIRO IL 98% DEI POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA SONO OCCUPATI. E SI DIMETTE ANCHE IL NEO MINISTRO DELLA SALUTE , di Claudia Fanti
Con oltre 24mila contagi e circa 16.200 decessi, il Brasile è ora al quarto posto nella classifica mondiale per numero di casi e al sesto per numero di morti. Tutto indica che arriverà ancora più in alto, diventando forse – come prevedono alcuni esperti – il nuovo epicentro globale della pandemia.
Il servizio sanitario rischia di implodere: nello Stato di Rio de Janeiro sono già occupati il 98% dei posti di terapia intensiva e non va molto meglio in Maranhão (96%), Ceará (89%), Pará (86,7%) e Amazonas (86%). Ospedali vicini al collasso anche a São Paulo, il cui sindaco, il socialdemocratico Bruno Covas, ha sollecitato il governatore dello Stato João Doria a proclamare il lockdown (fino a oggi applicato solo in alcuni municipi del paese), denunciando un tasso di isolamento in casa inferiore al 50% e un alto livello di affollamento sui mezzi pubblici.

È possibile che Doria gli dia ascolto, decidendo di aggiungere un’altra pagina alla guerra senza esclusioni di colpi in atto tra Bolsonaro e i governatori: l’ultimo capitolo ha visto il presidente, l’11 maggio, introdurre tra le attività essenziali anche le palestre, i centri estetici e i parrucchieri. Ma il vero colpo di scena è giunto venerdì con le dimissioni anche del nuovo ministro della Salute Nelson Teich, chiamato appena un mese fa a sostituire l’assai più carismatico Luiz Henrique Mandetta.

Nessuno si aspettava che persino l’incolore Teich potesse entrare in conflitto con il presidente sulle misure di contrasto alla pandemia, ma decisive sono risultate le divergenze attorno all’uso della clorochina e dell’idrossiclorochina che Bolsonaro, sostituendosi ancora una volta agli scienziati, invoca come cura miracolosa per tutti i malati di Covid-19, malgrado gli allarmi sui devastanti effetti collaterali dei due farmaci.

La ragione di tale appassionata crociata pro-clorochina è stata ricondotta alle simpatie bolsonariste di Renato Spallicci, presidente della Apsen, l’industria farmaceutica produttrice del Reuquinol (il cui principio attivo è la idrossiclorochina), di cui però si ignorano eventuali legami affaristici con il presidente.

In sostituzione di Teich è stato chiamato – per ora a interim, ma è possibile che venga confermato – l’ennesimo militare (il decimo su 22 ministri): il generale di divisione Eduardo Pazuello, già numero due del ministero della Salute, che ha subito dato il via libera all’uso della clorochina su tutti i pazienti Covid, prima raccomandato solo per i casi critici.

E mentre il Brasile si avvia ad affrontare la fase più critica della pandemia nel peggiore degli scenari possibili – con i governatori che remano in una direzione, il governo che spinge verso quella opposta e un ministero della Salute totalmente succube del presidente –, infuria in maniera non meno allarmante la crisi politica. Una crisi che si è ulteriormente aggravata con l’indagine aperta dalla Corte suprema per appurare le denunce dell’ex ministro Sergio Moro sulle presunte interferenze sulla Polizia federale da parte di Bolsonaro, deciso a porre a capo della Pf una persona di fiducia che potesse passargli informazioni riservate sulle indagini a carico dei figli Flávio e Carlos.

Ma in attesa che il giudice della Corte suprema Celso de Mello decida sulla divulgazione o meno del video – definito da più parti rovinoso – dell’ormai famosa riunione ministeriale del 22 aprile citata da Moro a sostegno delle sue denunce, un ennesimo scandalo si è abbattuto sulla famiglia presidenziale.

A fornire un’altra formidabile arma ai sempre più numerosi nemici del presidente è stato questa volta l’imprenditore Paulo Marinho, già supplente del senatore Flávio Bolsonaro: in un’intervista alla Folha de S. Paulo, ha dichiarato che, tra il primo e il secondo turno delle elezioni del 2018, il primogenito del presidente era stato avvisato con anticipo delle indagini sullo schema di corruzione legato al suo assistente Fabrício Queiroz. E che, cosa ancor più grave, l’operazione di polizia era stata tenuta segreta affinché non pregiudicasse la candidatura presidenziale di Bolsonaro.

 

09 – IN ARGENTINA SI SALVA CHI PUÒ. E «RAMONA È STATA UCCISA». PANDEMIA. INDIGNA LA MORTE DELL’ATTIVISTA CHE DENUNCIAVA LE CONDIZIONI PROIBITIVE E AD ALTO RISCHIO PER LA POPOLAZIONE DELLE VILLAS DI BUENOS AIRES. «SUBITO EMERGENZA SANITARIA, ABITATIVA E ALIMENTARE», di Ariadna Dacil Lanza

Nell’ultima settimana, l’idea di una curva di contagi da Coronavirus “all’italiana” ha iniziato a farsi spazio tra referenti popolari in Argentina. Se a livello nazionale i casi duplicano ogni 16 giorni, in alcune zone di Buenos Aires, come la Villa 31, si registra un raddoppio dei contagi ogni 5 giorni, e nella Villa 1-11-14 ogni 13, con tendenza al ribasso. Nonostante quindi la relativa efficacia delle misure prese dal governo di Alberto Fernández, che il 20 marzo, 17 giorni dopo il primo caso diagnosticato, decretava la quarantena, i risultati non sono affatto omogenei.
IL 21 MARZO, 24 ORE DOPO l’inizio dell’isolamento, è stato confermato il primo caso nella Villa 31, un dato che si prevedeva sarebbe arrivato e che generava grandi timori date le condizioni strutturali di sovraffollamento e precarietà sociale di uno dei 4.416 tra villas e insediamenti contabilizzati nel Registro nazionale dei quartieri popolari. «Il sovraffollamento è una regola. Ci troviamo in una pandemia che richiede specificamente distanziamento sociale e qui la maggioranza delle abitazioni sono condivise tra 4 o 5 famiglie, con bagno e cucina in comune. Inoltre la circolazione nei pasillos (vicoli interni al quartiere, ndr) avviene in uno spazio molto ridotto per cui sostenere il distanziamento è quasi impossibile» dice Estefanía Cioffi, medica di famiglia in un centro di salute della Villa 1-11-14.

Per «territorializzare la pratica il più possibile» Estefanía visita ogni mattina all’incirca 40 famiglie a domicilio, e altre 10 ogni pomeriggio nella saletta dello studio di una delle 5 équipe territoriali che svolgono questo compito nel quartiere. «La villa è un luogo in cui si vive molto per strada. Adesso ottenere qualcosa da mangiare è un problema perché la maggioranza qui ha lavori informali, quindi bisogna uscire per arrangiarsi o per andare alla mensa».

Degli 8.068 casi confermati nel paese, 374 sono deceduti (circa 8 per milione di abitanti) e la Città di Buenos Aires ha i numeri peggiori, facendo registrare il 39,3% dei casi totali, seguita dalla provincia di Buenos Aires con il 33,1%. Sono queste le zone dove sono state flessibilizzate di meno le condizioni di isolamento sociale e dove per l’appunto si trovano i quartieri più critici.

SECONDO UN RILEVAMENTO dei movimenti sociali pubblicato dall’organizzazione La Poderosa, la Villa 31 conta già 852 casi, la Villa 1-11-14 altri 287 e la Villa 21-24 ulteriori 21 casi, con tassi di crescita molto al di sopra della media nazionale.

Il governo di Buenos Aires ha confermato 1201 casi positivi nelle villas della città e 9 decessi. «Rompiamo la quarantena per fame. Abbiamo implementato un protocollo, rispettiamo la distanza sociale, serviamo il cibo dalle finestre e chiediamo che si portino contenitori e borse, diamo la merenda in una bottiglia di plastica e usiamo molta candeggina, gel alcolici e mascherine che ci facciamo noi» racconta Marcela. Lei ha messo su una mensa popolare nel retro della propria casa, a Santa Isabel, un quartiere nato su terreni occupati, con strade di terra e senza acqua corrente, nella località di Merlo, provincia di Buenos Aires. Dice che dall’inizio della pandemia si sono ridotte da 80 a 30 le persone che collaborano con lei per fare la spesa, preparare il cibo e servire pranzo e merenda, dal lunedì al venerdì, a circa 100 persone. Inoltre, da più di un mese, ogni sabato, l’organizzazione a cui appartiene distribuisce cibo con ollas populares (pentole popolari), offrendo un piatto caldo a molti più vicini di quanti non frequentino la mensa.

Marcela è anche coordinatrice nazionale del gruppo Corrente Classista René Salamanca, ruolo con cui la settimana scorsa è stata ricevuta al ministero dello Sviluppo sociale per discutere dei problemi di rifornimento alle mense di tutto il paese. Lei e i sui vicini hanno passato 12 giorni senz’acqua in piena pandemia. «Questo quartiere è abbandonato dal governo della città (di fede macrista, ndr) quindi chiediamo aiuto al governo nazionale» ha detto Silvana Olivera, del Comitato di Crisi della Villa 31, in una conferenza stampa convocata per chiedere che venga dichiarata «subito emergenza sanitaria, abitativa e alimentare» e un tavolo di lavoro «serio e reale».
DOPO LA MORTE PER COVID-19 di Ramona Medina, una delle principali voci di denuncia della crisi nei quartieri popolari e dell’inazione del governo macrista della città, abitante della Villa 31, il comunicato della Poderosa domenica scorsa è stato perentorio: «Ramona l’hanno uccisa». Per Nacho Levy, membro dell’organizzazione, la morte di Ramona «è una sconfitta senza ritorno per noi». Il suo caso è un ulteriore esempio del fatto che il virus non colpisce tutti allo stesso modo.
E mentre parte della popolazione per mangiare è costretta a uscire e ad andare alle mense comunitarie, altri settori del Paese criticano da oltre due mesi un progetto di legge che verrà presentato al Congresso nei prossimi giorni per implementare un prelievo una tantum dai patrimoni superiori ai 3 milioni di dollari. Una misura che interesserebbe circa 12 mila argentini ma di cui potrebbero beneficiarne milioni. traduzione di Gianluigu Gurgigno

 

10 – LOCKDOWN PER TUTTO TRANNE PER L’EMERGENZA CLIMATICA. MENO 5,5% DI EMISSIONI MA NON BASTA. LA PIÙ GRANDE CONTRAZIONE ECONOMICA GLOBALE DELLA STORIA NON DIMINUISCE DI UNA VIRGOLA IL RISCALDAMENTO DELLA TERRA. MA NON BISOGNA SCORAGGIARSI, BISOGNA CAMBIARE IL MODO DI PRODURRE E DI CONSUMARE ENERGIA, di Stella Levantesi
Il coronavirus ha fermato il mondo. E, per la prima volta da anni, le emissioni globali di CO2 sono scese. Non sappiamo ancora quale sarà la riduzione definitiva delle emissioni per il 2020, dipende molto da quanto grave ancora sarà la pandemia, da quanto rapidamente si attenuerà e da quanto velocemente si riprenderà l’economia ma sulla base delle ultime previsioni economiche del Fondo Monetario Internazionale una riduzione delle emissioni tra il 5 e l’8% è l’ipotesi più certa per quest’anno.
Un’analisi di Carbon Brief, sito d’informazione climatica tra i più attendibili, suggerisce che la pandemia potrebbe produrre una riduzione di 2.000 tonnellate di CO2 (MtCO2) nel 2020. Questa cifra equivale a circa una riduzione del 5,5% rispetto al 2019.
Negli ultimi 10 anni le emissioni sono aumentate di poco più dell’1% all’anno, quindi una riduzione delle emissioni tra il 5 e l’8% è piuttosto significativa.

C’È UN PERÒ. LE CONCENTRAZIONI ATMOSFERICHE DI CO2 CHE PROVOCANO IL RISCALDAMENTO GLOBALE SONO IL RISULTATO DI EMISSIONI CUMULATIVE, QUINDI EMISSIONI CHE ABBIAMO RILASCIATO NELL’ATMOSFERA NEL TEMPO.
“Si può pensare all’atmosfera come a una vasca da bagno,” spiega il climatologo americano Zeke Hausfather in un’intervista al manifesto. “Il rubinetto è aperto, l’anidride carbonica riempie la vasca da bagno. E così tutto quello che stiamo facendo ora, nel 2020, è semplicemente ridurre un po’ il flusso del rubinetto ma la vasca da bagno continuerà a riempirsi fino a che verseremo più anidride carbonica di quanta se ne scarichi”.

PER FAR SÌ CHE LE CONCENTRAZIONI DI CO2 NELL’ATMOSFERA DIMINUISCANO, SOSTIENE HAUSFATHER, DOVREMMO RIDURRE LE EMISSIONI DI CIRCA L’80%. NON DELL’8%.
Le stime di Carbon Brief si avvicinano molto a questa percentuale. Le emissioni globali dovrebbero diminuire di circa il 7,6% ogni anno questo decennio e raggiungere una riduzione di quasi 2.800 Mt di CO2 nel 2020 per limitare il riscaldamento ad 1,5°C, obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi nel 2015.
Hausfather è un ricercatore presso Berkeley Earth ed è anche il direttore del dipartimento di clima ed energia al Breakthrough Institute (BI) californiano, un centro di ricerca ambientale.
Secondo le stime del BI, il 2020 sarà l’anno più caldo mai registrato fino ad ora. E quindi, dal punto di vista del clima, una riduzione delle emissioni del 5 o dell’8% non fa molta differenza.

INOLTRE, LE EMISSIONI RIPRENDERANNO IL RITMO DI SEMPRE, A MENO CHE LA RISPOSTA ALLA PANDEMIA NON CREI CAMBIAMENTI STRUTTURALI DURATURI.
“Essenzialmente, se si vuole fermare il riscaldamento del mondo, bisogna portare le emissioni a zero. È matematica e non c’è davvero un altro modo per farlo” – dichiara Hausfather – “Se tutti smettessero di guidare e restassero nelle loro case per il resto della loro vita non farebbe comunque un’enorme differenza. Usiamo ancora molta energia in altri modi. E l’obiettivo non è vivere in un mondo nel quale l’economia si spegne. Non vogliamo arrivare a zero emissioni con un’attività economica pari a zero. Sarebbe una follia. Vogliamo arrivare a zero emissioni cambiando il modo in cui produciamo energia”.

IL CALO DELLE EMISSIONI DOVUTO AI DANNI ECONOMICI DI COVID-19 ILLUSTRA ANCHE IL COSTO SCONCERTANTE DELLA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI ATTRAVERSO LA DIMINUZIONE DELL’ATTIVITÀ ECONOMICA.
Nel caso base del FMI, il costo effettivo per tonnellata di CO2 ridotta è di circa 1.750 dollari, cifra che supera di gran lunga i costi di mitigazione di quasi tutte le tipologie di energia pulita, ha stimato il BI.
Il fatto che la più grande contrazione economica globale dalla Grande Depressione non contribuirà nemmeno ad un passo avanti nella lotta al clima potrebbe essere scoraggiante. Ma non è questo il modo per contrastare il riscaldamento globale. Portare a zero le emissioni non significa ridurre l’attività economica, significa cambiare il modo in cui lo facciamo.
Manifestazione di Fridays for Future a Berlino, foto Ap
“Quando, in passato, il mondo ha avuto una grave recessione economica, questo ha portato ad un calo delle emissioni temporaneo” – spiega Hausfather – “Dopo un anno o due, da un punto di vista di climatico, ci ritroviamo al punto in cui saremmo stati se la recessione non fosse avvenuta affatto. E la ragione è che una riduzione dell’attività economica non cambia i modi fondamentali di produzione di energia.
Fino a quando non sostituiremo le centrali a carbone e a gas con le energie rinnovabili, il nucleare, lo stoccaggio del carbonio, il carbon capture, questo genere di cose, non vedremo il tipo di riduzione di emissioni necessaria per fare davvero un passo avanti nel cambiamento climatico”.
E l’unico vero modo per farlo è attraverso la tecnologia. Consumare meno e con più attenzione non può far male ma Hausfather ritiene che non dovremmo fingere che questa sia la soluzione.

“In qualche modo abbiamo creato un esperimento accidentale (con Covid-19, nda) nel quale abbiamo cambiato il nostro comportamento su scala globale in un modo che sarebbe stato pressoché impossibile da ottenere con un’azione globale volontaria. E questo ha creato una riduzione delle emissioni.”

Ma questi comportamenti non sono sostenibili a lungo termine, almeno non tutti. Alcuni comportamenti carbon-intensive possiamo continuare ad evitarli: possiamo scegliere in parte lo smartworking se si ha questa possibilità, possiamo andare in bici e volare meno ma nella ripresa economica bisogna investire nelle tecnologie e nella transizione ad un’energia pulita e rinnovabile.

LA RIPRESA POST-COVID PUÒ ESSERE UN’OPPORTUNITÀ UNICA E SE, PROGETTATA EFFICACEMENTE, PUÒ OFFRIRE MOLTI POSTI DI LAVORO.
“Un buon modo per farla, la ripresa, è quello di investire in modo da creare posti di lavoro e avere un beneficio sociale. E qui c’è molto potenziale per implementare misure green soprattutto per quanto riguarda la costruzione di infrastrutture”, spiega Hausfather. “Penso che se non cogliamo questa opportunità, Covid-19 sarà un vero disastro anche per il clima. Il clima adesso è una questione politicamente meno rilevante per molti politici perché ci sono questioni più pressanti sull’economia e sulla salute pubblica e quindi penso che ci sia un pericolo reale se non cogliamo questa opportunità per investire in una ripresa verde. Una crisi come questa rende improvvisamente possibile una spesa pubblica su larga scala quindi, in un certo senso, questo potrebbe creare un’opportunità, soprattutto se si può affermare che spendere in modo da affrontare il cambiamento climatico aiuterà anche la ripresa economica”.

 

11 – FARNESINA | MERLO RICEVE SOTTOSEGRETARIO DI STEFANO, FOCUS SU CAMERE DI COMMERCIO E MADE IN ITALY. I SOTTOSEGRETARI MERLO E DI STEFANO HANNO ENTRAMBI EVIDENZIATO L’IMPORTANTE RUOLO CHE SVOLGONO LE CAMERE DI COMMERCIO IN ITALIA E ALL’ESTERO PER LA DIFFUSIONE DEI NOSTRI PRODOTTI
SI È TENUTO IERI ALLA FARNESINA L’INCONTRO TRA I SOTTOSEGRETARI AGLI ESTERI SEN. RICARDO MERLO E ON. MANLIO DI STEFANO.
Un faccia a faccia durante il quale, dopo avere analizzato insieme l’attualità politica italiana, si è parlato in particolare di Camere di Commercio e promozione del made in Italy nel mondo.
I Sottosegretari Merlo e Di Stefano hanno entrambi evidenziato l’importante ruolo che svolgono le Camere di Commercio in Italia e all’estero per la diffusione dei nostri prodotti, oltre che per l’internazionalizzazione delle nostre imprese, sempre alla ricerca di nuovi mercati.
Si tratta di un circuito, quello del mondo camerale, fatto di imprenditori e di professionisti che conoscono molto bene le leggi del mercato e i propri territori di appartenenza, da cui arriva la spinta necessaria a diffondere le nostre eccellenze italiane oltre confine.

 

12 – ALFIERO GRANDI. FCA HA PUNTI DI POLITICA AZIENDALE SOVRAPPONIBILI ALLA LINEA DELLA NUOVA CONFINDUSTRIA. La pandemia è ancora tra noi, seppure con minore virulenza, ora è indispensabile concentrarsi sul superamento delle drammatiche difficoltà occupazionali ed economiche. Il governo è finalmente riuscito a pubblicare la versione finale del decreto legge che allunga i tempi degli interventi di sostegno al reddito, li allarga e li completa, punta al sostegno del sistema economico e occupazionale che più ha subito i contraccolpi della chiusura delle attività per oltre due mesi sia con prestiti che con interventi a fondo perduto. Occorre fare presto, i provvedimenti attuativi sono tanti. L’odore dei quattrini messi a disposizione dai vari provvedimenti e la prospettiva di ulteriori interventi per sostenere ulteriori interventi green ed innovativi con il sostegno dell’Europa ha attratto chi è da sempre attento agli interventi pubblici con l’obiettivo di trovare buone occasioni per guadagnarci. Un conto è chi è in ginocchio e ha bisogno di sostegno, altro è chi cerca di rafforzare la sua situazione senza averne bisogno in senso stretto. È partita FCA Italy chiedendo un prestito garantito dallo Stato di 6.3 miliardi di euro e subito dietro si sono già accodati altri soggetti finanziari e industriali con l’obiettivo di conquistare parte dei fondi stanziati con il decreto legge rilancio Italia, titolo un poco enfatico ma per alcuni particolarmente promettente. Prima di applicare le norme sui prestiti alle grandi aziende chi affronterà questi dossier dovrebbe rileggere il testo del decreto che contiene fin dalle prime pagine riferimenti precisi a condizioni e comportamenti, anche se non riferiti strettamente ai casi in questione.

Se aziende più piccole debbono rispettare precise condizioni perché mai dovrebbero sfuggire quelle grandi?

All’articolo 27, ad esempio, i provvedimenti vengono riservati solo a chi ha sede in Italia e si impegna a non distribuire dividendi per tutto il periodo in cui riceverà aiuti, inoltre deve impiegare le risorse per spese ed attività in Italia, anche reinsediando attività in precedenza decentrate. Non sarebbe comprensibile sostenere che le condizioni previste per le imprese di minore dimensione non debbano valere anche per quelle grandi. È vero che spesso anche aziende di minore dimensione hanno imparato ad usare sistemi al limite dell’elusione, se non dell’evasione, fiscale, ma è certo che le aziende di maggiori dimensioni usano in modo spregiudicato la dislocazione delle holding in altri paesi, sfruttando differenze legislative e fiscali. Come ha detto bene Vincenzo Visco hanno scelto di diventare aziende apolidi, salvo ricordarsi del proprio paese quando si presentano occasioni convenienti come oggi per ottenere finanziamenti. Non va dimenticato che il decreto rilancio amplia e precisa le condizioni per intervenire con la golden power o potere di condizionamento dello Stato, e amplia i settori produttivi in cui può essere fatta valere, tra cui i trasporti e l’automotive, come viene chiamato oggi il settore dell’auto, lo è. È una possibilità ma dipende da una valutazione politica e se stiamo a come è andata quando FCA ha portato all’estero le sue sedi, legale in Olanda e fiscale a Londra, non c’è molto da stare allegri visto che troppi si sono girati dall’altra parte fingendo di non capire cosa stava accadendo. Quando Fincantieri ha cercato di acquisire i cantieri francesi ha fatto i conti con un ostacolo politico: la presenza e il ruolo dello Stato francese.

Ora FCA chiede, attraverso Banca Intesa San Paolo, di avere un prestito con la garanzia dello Stato per 3 anni di 6, 3 miliardi di euro. Tanti soldi.

Anche un autorevole dirigente del Pd si è chiesto se è normale avere richieste come questa da chi ha portato le sue sedi all’estero e si è vantata di non essere più una holding italiana. Ha fatto benissimo a chiedere garanzie. Infatti FCA, dopo l’unione di Fiat e di Chrysler, ha deciso da alcuni anni di diventare apolide, cioè non più italiana, con sede legale in Olanda e fiscale a Londra. FCA Italy è solo una parte del gruppo che la possiede. La Holding per di più sta per fondersi con la francese Peugeot, apparentemente alla pari. In realtà in futuro ci sarà un’agguerrito ruolo francese, che avrà la direzione generale e quella finanziaria, in più la presenza dello Stato francese. Mettere in campo la proposta di una presenza dello Stato italiano non sarebbe una bestemmia. Anzi, sarebbe una garanzia corrispondente alla cifra richiesta in prestito e potrebbe garantire che l’impiego delle somme sia destinato alle aziende italiane e ai lavoratori, che non diventi, nemmeno per scherzo, il flusso finanziario con cui FCA potrebbe garantire ad Exor, la cassaforte, un extra dividendo di 5,5 miliardi al momento della fusione con Peugeot. John Elkann ha detto che l’impegno a un dividendo di 5,5 miliardi di euro è scolpito nel marmo, certamente nel marmo non è scritto che i soldi debbano venire dallo stato italiano. Se dovesse corrispondere a realtà che l’impegno FCA al dividendo contestuale alla fusione con Peugeot è scolpito nel marmo dovrà trovare i quattrini altrove, perché il governo italiano dovrà attraverso un apposito decreto del Ministro dell’Economia autorizzare il prestito e quindi dovrà spiegare perché proprio a FCA è riservato questo trattamento di favore, mentre ci sono aziende più meritevoli e che hanno intenzione di usare i prestiti per affrontare i guasti della crisi.

Ci sono sempre altri forzieri come quelli olandesi da cui FCA può attingere quattrini se non vuole accettare le condizioni.

Purtroppo i governi italiani hanno subito quando FCA ha deciso di stabilire la sede in Olanda e quella fiscale a Londra, senza tentare di bloccare la scelta, senza chiedere alla Commissione europea di aprire una procedura di infrazione per concorrenza fiscale sleale, all’epoca anche Londra era nella UE. Con la stessa logica si sta consentendo ad Amazon di diventare di fatto monopolista nel settore delle vendite online, pagando imposte irrisorie. La trattativa va condotta con chiarezza perché il caso FCA ha conseguenze più generali, visto che anche altri si sentirebbero in diritto di avanzare richieste dello stesso tipo. Se la trattativa dovesse entrare nel vivo di fronte ad un ricatto diretto sull’occupazione, si cerchi almeno di reagire con la forza che proprio la richiesta di prestito mette nelle mani del governo. La presenza pubblica è opportuna almeno per il tempo del prestito, e porterebbe ad una situazione simmetrica tra Francia e Italia, consentendo di controllare gli impegni su aziende e occupazione. La revisione delle decisioni sulla sede legale e fiscale anche dopo la fusione è indispensabile visto che è di dominio pubblico che anche la sede del nuovo gruppo sarà in Olanda. Occorre acquisire garanzie che quello che farà l’Italia lo faranno anche gli altri Stati per aziende italiane.

Riflessione finale. FCA ha punti di politica aziendale sovrapponibili alla linea della nuova Confindustria. Qualcosa di oggettivo lega i comportamenti che vedono lo Stato come un insieme di risorse da spremere e le condizioni che potrebbe porre come un fastidio da togliere di mezzo, dando ad intendere che è solo burocrazia, ottenendo mani libere per le imprese. La classe egemone non si cela dietro a schermi e vuol decidere direttamente, mettendo a tacere i sindacati e i governi che vogliono avere voce in capitolo nelle scelte, vissuti come intralci, perdite di tempo, perché il punto di vista dell’impresa dovrebbe essere accolto a scatola chiusa. A conferma che le classi esistono tuttora, come disse Buffet, ma qualcuno oggi è frantumato e debole mentre altri pensano che sia bene sancirne la subalternità da subito, lasciando cadere ubbie di partecipazione e di coinvolgimento, per sfoderare il duro nerbo di chi decide e i provvedimenti di sostegno all’economia, paradossalmente, accelerano lo scontro sociale e di potere che si svilupperà nei prossimi mesi attorno al forziere degli aiuti. Di Alfiero Grandi

 

13 – LA MARCA (PD): ANCHE DOPO LA RISPOSTA ALLA MIA INTERROGAZIONE RESTO CONVINTA CHE LA CHIUSURA DI 27 CONSOLATI ONORARI SIA ECCESSIVA. IL MINISTERO DEGLI ESTERI, TRAMITE IL SOTTOSEGRETARIO MERLO, HA RISPOSTO ALLA MIA INTERROGAZIONE CON LA QUALE CHIEDEVO LE RAGIONI DELLA SOPPRESSIONE DI 27 CONSOLATI ONORARI, UN’OPERAZIONE CERTAMENTE PESANTE, AVVENUTA PER ALTRO SENZA FORNIRE ADEGUATE MOTIVAZIONI. 21 MAGGIO 2020
La mia interrogazione è nata dalla convinzione, che mi ha costantemente guidato in questi anni, che a fronte di una inadeguata dotazione di personale presso le nostre strutture diplomatiche e consolari e della crescita delle funzioni attribuite ai terminali esteri dello Stato, la rete dei consoli onorari è chiamata a volgere un compito insostituibile, spesso di vera e propria supplenza del lavoro dei consolati, quando le procedure amministrative lo consentano.

Devo dire, per la verità, di avere trovato la risposta del Sottosegretario Merlo, sempre vigile e pronto a protestare per le chiusure degli altri, abbastanza burocratica e anonima, tesa a giustificare su tutta la linea le chiusure effettuate.

Sarà pur vero che tra i consolati onorari chiusi ce ne saranno stati parecchi ormai disattivi e altri scoperti di titolarità, ma devo dire che, senza un riferimento analitico, nel complesso il numero delle chiusure mi sembra eccessivo. In più non si capisce come un consolato da anni senza un responsabile sia potuto sopravvivere nominalmente senza che qualcuno si sia preoccupato di trovare un nuovo responsabile.

Né il sottosegretario Merlo né altri, poi, s’interrogano sull’incidenza che su un panorama come quello descritto abbia potuto avere la scarsità delle risorse che vengono destinate ai consolati onorari e che nel corso degli ultimi anni ho cercato più volte di incrementare con emendamenti alle leggi di bilancio.

Insomma, resto convinta che non si può continuare a spezzare gli anelli più deboli ogni volta che se ne presenti l’occasione perché spesso sono proprio quelle situazioni apparentemente marginali che riescono a dare prime risposte ai nostri connazionali e ad assicurare, pur tra mille difficoltà, servizi che altrimenti sarebbero latitanti. Per quanto mi riguarda continuerò a battermi, come da anni sto facendo, per aumentare la dotazione finanziaria dei consolati onorari.

Concludendo, nella Ripartizione Nord e Centro America, le soppressioni hanno riguardato:
– Stati Uniti: l’Agenzia consolare onoraria in Cincinnati e il vice Consolato onorario in Nashville, posti alle dipendenze del Consolato di I classe d’Italia in Detroit.
– Cuba: l’Agenzia consolare onoraria in Varadero, posta alle dipendenze dell’Ambasciata d’Italia a L’Avana.
– Messico: l’Agenzia consolare onoraria in Mazatlan, l’Agenzia consolare onoraria in Tijuana, il vice Consolato onorario in Acapulco, posti alle dipendenze dell’Ambasciata d’Italia in Città del Messico.

On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America – Ufficio/Office: – Roma, Piazza Campo Marzio, 42
Tel – (+39) 06 67 60 57 03 – Email – lamarca_f@camera.it

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