TRA LEGA E CGIL? ECCO COME VOTANO GLI OPERAI. INCHIESTA DI GAD LERNER SU REPUBBLICA

Gad Lerner comincia il suo giro da Rovato in provincia di Brescia (da Repubblica 2/8/2019, pagina 8).

“Landini? II suo sindacato ce lo teniamo stretto, altrimenti non sappiamo a chi rivolgerci in caso di bisogno. Salvini? Ci ha convinti perché è l’unico politico che parla come noi, degli altri non si capisce niente.

Per indagare lo sdoppiamento di personalità dei numerosi operai iscritti alla Cgil che nella cabina elettorale si trasformano in leghisti, sono andato in giro per cantieri edili nella bassa bresciana, zona industriale a ridosso delle colline della Franciacorta; paesi come Rovato, Coccaglio, Adro dove il Carroccio la fa da padrone. Ad accompagnarmi è un uomo a suo modo imponente che ricopre l’incarico di segretario generale della Fillea Cgil (3800 
iscritti). Si chiama Ibrahima Niane, ha 48 anni, è diventato cittadino italiano dopo l’emigrazione dal Senegal quand’era ragazzo; ora ha sette figli e li ha mandati tutti a studiare in collegio a Dakar, la sua città natale.

Un sindacalista negher, insomma, che ha imparato a sorridere quando racconta dei guardiani che lo scambiano per venditore ambulante e cercano di mandarlo via; oppure delle volte che trovandosi lui da solo in sede entra un lavoratore, lo squadra e gli chiede: «C’è nessuno?». Senza contare gli impresari allergici al sindacato che per mettere in imbarazzo i loro dipendenti, li provocano: «Sul serio vuoi farti assistere da un immigrato?».
Pian piano ci si abitua. Più del colore della pelle contano la capacità negoziale al tavolo delle trattative e la competenza tecnica dimostrata nei calcoli previdenziali. Ma capita lo stesso che i tesserati italiani non riescano a trattenersi, neanche con lui: «Basta africani, Ibra, lo vedi che sono troppi, delinquono e non sono capaci». Segue sempre lo stesso dialogo: «Con me, allora, come la metti? Vorresti rispedirmi in Senegal?». «Ma dai Ibra, cosa c’entri tu. Tu sei bravo. E poi tu sei la Cgil».

Manco a farlo apposta, siamo capitati in una delle giornate più calde dell’anno, 37 gradi all’ombra, una temperatura che raddoppia la fatica fisica del lavoro in edilizia, anche perché di ombra ce n’è poca o niente. Al cantiere di ampliamento della Casa di Riposo di Rovato una dozzina di muratori si aggirano seminudi, ogni tanto vanno a spruzzarsi la testa alla pompa. Provo a chiederglielo: come si fa a tenere il piede in due staffe, al tempo stesso con la Cgil che è un sindacato di sinistra e con la Lega che è un partito di destra? Il più lesto a rispondermi è un piccoletto che ne approfitta per togliersi un momento il casco e detergersi la fronte: «Semplice, è come avere due mogli! Non siamo musulmani, ma almeno questa libertà ce la prendiamo». 

Si chiama Valter Aglioni, vive a Calcio, nella bergamasca. Sul suo profilo Facebook condivide l’immagine del Capitano con armatura medievale: «Lui non molla… quanti lo appoggiate per la questione Porti Chiusi? Se lo toccate scateniamo l’inferno, #SalviniNonMollare». 

Faccio notare che la Cgil pensa il contrario, porti aperti e diritti uguali per tutti. Lui che è della Cgil vorrebbe per caso il “Prima gli italiani” anche in cantiere? «Ma va là, sul lavoro se devo mandare in culo chi fa il furbo non mi importa se straniero o italiano, anche se quasi sempre son peggio gli stranieri«. Poi guarda Ibrahima: «Quanto al sindacato, sempre meglio che ci sia. Loro sanno guardare le leggi, servono a non lasciarci fregare troppo».

Insieme a Valter Aglioni lavora un altro bergamasco che non si fa incantare neanche da Salvini. Ha 36 anni, Angelo Pinetti, ma in vita sua ha votato una volta sola, quando ne aveva 18: «Quello parla bene contro i delinquenti, ma mi dica lei dopo cosa cambia se vincono la Lega, i Cinque Stelle o il Pd? Se lo ricorda quando Salvini è andato a Zingonia a fare quel cinema sulla ruspa per demolire le Torri abitate dagli spacciatori? Sa com’è finita? Gli spacciatori si sono spostati a vendere la loro robaccia duecento metri più in là, e uno di loro l’altro giorno ha pure stuprato una commessa».

Il sindacalista Ibrahima vince facile quando estrae i ferri del suo mestiere, per dimostrare che Salvini non fa gli interessi degli operai: «A voialtri 
lavoratori leghisti per caso vi piace la fiat tax? A te che guadagni 27 mila euro l’anno il fisco trattiene il 23%; spiegatemi perché l’impresario dovrebbe pagare solo il 15%. C’è qualcosa che non torna». 

Gli danno tutti ragione. Poi attacca sul nuovo decreto sblocca cantieri che Ibrahima chiama «sblocca porcate»: facilita le gare al massimo ribasso, ostacola le verifiche di congruità sui capitolati d’appalto, facilita i subappalti, comprime le retribuzioni, meno sicurezza, meno trasparenza, meno qualità… Facile dare ragione alla Cgil quando denuncia il sottobosco di illegalità ramificate nell’industria delle costruzioni. Ma appena torni a sfiorare la politica il tema che predomina è sempre quello: i criminali lasciati a spasso, i negher per le strade dei paesi.

A dar ragione a Ibrahima arriva il capocantiere in persona, Marino Testa, geometra diplomato alle serali, innamorato del suo lavoro, fiero delle tecniche di costruzione a secco in cui si è specializzata la sua ditta, la Vanoncini di Mapello: «Qui lo dico e qui lo nego, ma se un edile in regola fra tutto costa 24 euro l’ora, a me non torna che un’azienda seria possa ribassarli fino a 16. Questi sono i furbi che rischiano di mandarci tutti in malora.

Ho 51 anni e sono in cantiere da quando ne avevo 15, mai come oggi se ne vedono di tutti i colori». Testa ha la tessera della Uil, la moglie insegnante è 
iscritta alla Cgil che l’ha aiutata a uscire dal precariato, racconta pure le vessazioni subite dalla figlia sottopagata con i contratti a termine della grande distribuzione. Un capocantiere di sinistra? 

Macché: «Sono vent’anni che voto la Lega, anche se sulle questioni del lavoro protegge i furbi. Perché? Dico la verità, Salvini esagera a prendersela con quei poveretti sui barconi, anche mio nonno era emigrante…». Lo interrompono: «Ma tuo nonno poi andava a lavorare!». 

Continua: «II fatto è che in tutto questo gran chiacchierare della politica la Lega almeno si avvicina ai discorsi che facciamo al bar la sera. Con gli stranieri in cantiere ci lavoro bene; i romeni si sono specializzati, gli arabi e i neri imparano. Se li vede qui a faticare sotto il sole e sotto la pioggia vuol dire che sono onesti. Quelli loschi, vestiti bene e col macchinone li riconosci subito, stanno tutto il giorno al bar. Insomma, non sono razzista ma… meglio la Lega.

Naturalmente i cantieri in cui ci lasciano entrare, presentati dal funzionario Cgil di zona Carmine Cialdella, sono quelli in regola. 
Dove gli edili quasi sempre scelgono il forfait da 10 euro netti l’ora che, dichiarandone 200, fanno un incasso mensile da duemila euro. Al massimo qualche trucco contabile sulle ore di straordinario che abbondano. Ma lì fuori, in giro per Rovato c’è di tutto, perché l’area bresciana non è certo immune dal caporalato nordista dei reclutamenti, camuffato nelle false cooperative della `ndrangheta e dei kosovari: sempre nei soliti bar, dove è facile trovare gli irregolari disposti a fare lo stesso lavoro per la metà, col trucco del finto part-time. 

Alla frazione Sant’Andrea di Rovato stanno costruendo un nuovo grande capannone. Vengono giù ogni mattina da Casazza, paese bergamasco sul lago di Endine. Di notte ostruiscono l’ingresso coi blocchi di cemento e il muletto, per scongiurare i furti di ferro e gasolio dei soliti nomadi. Anche qui la Cgil ha i suoi tesserati, fra i quali mi tocca scoprire che va forte il partito di Giorgia Meloni, più ancora della Lega. A rivelarmelo è Emanuele Tolotti, che pure aveva esordito con un elogio del sindacato: «Serve, serve. Me ne sono accorto quattro anni fa, quando mi hanno chiuso la ditta. Gli avvocati costano un occhio dalla testa, per fortuna c’era la Cgil. Un bel sostegno. E poi ti seguono la dichiarazione dei redditi». Ma allora con la Meloni come la 
mette? Non le importa che sia erede convinta della destra fascista? Tolotti è un mite, prova a spiegarsi: «Per assurdo, sarei tutto meno che di destra.

Al mio paese è arrivato un nuovo medico che dicono bravo, ho deciso di iscrivermi da lui anche se è egiziano. Che problema c’è? Ma da quello che vedo alla tele, la Meloni mi sembra forte, colta, seria. Prima li avevo votati un po’ tutti. Ho provato Silvio, pensando che uno già ricco mica ruberà. Dopo mi piaceva il Bersani, ma ha visto che disastro ha combinato? Allora meglio una donna forte, intelligente, che dice che i deboli non si toccano e ha più polso per tutte le cose che non vanno, contro il disordine che c’è in giro». Sempre lì si va a parare, alla sicurezza.

Tolotti ha 43 anni e fa il muratore da quando ne aveva 14, ma per colpa degli impresari gli mancano un bel po’ di anni di contribuzione previdenziale.
Subito interviene Ibrahima: «Allora lo vedi che per quelli come te la quota 100 è una fregatura irraggiungibile? Portaci le tue buste paga, facciamo i conteggi e vediamo cosa si può recuperare». A questo serve il sindacato, anche per chi vota Fratelli d’Italia o Lega. Tolotti, ringrazia e accetta. Dalle fondamenta che oggi somigliano a un cratere infuocato salta fuori un ragazzo di appena vent’anni, Omar Carrara, neodiplomato alla Scuola Edile di Bergamo: «Ho scelto la Meloni ma potevo votare anche Salvini. Non tanto per gli immigrati, è che lo vedo come figura adatta per i giovani. Uno che può salvare la politica italiana, anzi, il popolo italiano». Ma allora perché hai preso la tessera della Cgil? «Dormo più tranquillo». Salutiamo il vecchio della compagnia, Andrea Amedeo Aceti, 66 anni, nonno di cinque nipoti, un occhio semichiuso e tanta fatica addosso. Cosa ci fa ancora nel cantiere una persona visibilmente logora come lui? «Cosa vuole, ho solo 35 anni di contributi, me ne mancano troppi. Ora conto i mesi che mi separano da una pensione di 900 euro. Per fortuna c’è anche quella di mia moglie. Del resto ho sempre lavorato da quando avevo 13 anni». 

Anche a lei piacciono i nuovi portavoce politici del popolo italiano? Scuote la testa: «Perché, quelli di prima cosa avevano fatto per noi? Ormai alla mia età non interessa più niente, solo che provino a fare un po’ di ordine”. Aceti si fa fotografare volentieri mentre stringe la mano al sindacalista arrivato dall’Africa. Ne ha viste tante, ora è arrivata pure la Cgil rossa e nera. Siamo muratori, uomini di mondo. 

Dieci giorni fa è comparsa una grande scritta murale sulla casa di un impiegato dell’anagrafe di Rovato, la vedo appena uscito dal cantiere: “Salvini ladro schifoso e fascista a morte”. Opera di uno sconsiderato, al quale su Facebook il ministro come al solito invia «sorrisi e tanti bacioni». Pare che per cancellarla con una sabbiatura ci vorrebbero cinquemila euro. Gli edili qui hanno altro da fare, per ora la lasciano lì. Tanto è da vent’anni che in Lombardia e in Veneto, nel voto degli operai la destra ha sorpassato la sinistra. Chiedo a Niane che linea si è data la Cgil quando tra i suoi iscritti avanzano richieste incompatibili con gli ideali sociali e antirazzisti del sindacato fondato da Giuseppe Di Vittorio. «Sono davvero tanti quelli che votano Lega e Cinque Stelle ma poi scioperano lo stesso contro le politiche del governo; e magari te li trovi in prima linea nelle vertenze contrattuali. Con loro mi confronto volentieri». Ma se qualcuno ti chiede di fare il sindacato del “prima gli italiani”? «Ci vuole pazienza e comprensione.

Solo in un caso, dopo le elezioni del 2018, è successo che dal direttivo provinciale Fillea Cgil abbiamo dovuto espellere un delegato. Interveniva pubblicamente contro la nostra linea che prevede la tutela dei diritti di tutti i lavoratori, senza distinzioni etniche o nazionali. Questo non lo si può tollerare. Ma invece considero una fortuna che tanti seguaci di Salvini continuino a tenersi caro il loro, il nostro, sindacato». Dura la vita della sinistra rimasta a condividere la fatica delle classi subalterne. Perfino laggiù in Puglia, a Cerignola, dove il giovanissimo bracciante Giuseppe Di Vittorio giurò appoggiando la mano destra su un aratro eterna fedeltà alla causa degli sfruttati, la Lega è diventata primo partito. Andiamo a vedere cosa sta succedendo…

 

FONTE: La Repubblica, 2 agosto 2019

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