1924-2024: 100 anni dall’assassinio di Matteotti. Alfio Bernabei ricostruisce le connessioni con la situazione politica inglese di allora

Si avvicina il centenario della morte di Giacomo Matteotti. Conto alla rovescia per la fatidica visita a Londra

 

di Alfio Bernabei

Il deputato socialista italiano fu rapito e ucciso il 10 giugno 1924 da uomini appartenenti a un’organizzazione della polizia fascista costituita segretamente. Era diventato obiettivo di un assassinio subito dopo che Mussolini si era reso conto che Matteotti stava rappresentando una minaccia a livello internazionale fuori dal suo potere di controllo, così come gli riusciva di fare con l’opposizione politica e la resistenza al fascismo in Italia.

Ecco un calendario degli eventi dal punto di vista britannico che fanno parte dello sfondo della sua fatale visita a Londra tra il 22 e il 26 aprile 1924.

 

Conto alla rovescia a partire dal novembre 1923

Il 16 novembre il parlamento britannico viene sciolto. Il 6 dicembre sono indette le elezioni generali. Matteotti è al lavoro sul suo libro Un anno di dominazione fascista in cui analizza lo stato delle finanze italiane esponendo molteplici bugie e condanna l’uso della violenza dettagliando numerosi esempi a livello nazionale e attacchi alla libertà di stampa. Deve sperare che i conservatori subiscano un duro colpo per inaugurare un diverso tipo di governo, più critico nei confronti del fascismo.

10 novembre: il settimanale italiano L’Eco d’Italia con sede a Londra riferisce che per il secondo anno consecutivo i fascisti italiani vestiti con camicie nere hanno marciato verso il Cenotafio e davanti all’abbazia di Wesminster. Scoppiano tafferugli quando vengono attaccati dagli antifascisti davanti all’Hotel Cecil; interviene la polizia.

Il 1923 è stato un anno impegnativo per la sezione del partito fascista italiano, fondata alla fine del 1921 con sede in Great Russell Street a Londra. Ora ha una sezione femminile. Da gennaio sulle pagine de L’Eco d’Italia viene dato alla “colonia” italiana l’ordine di “OBBEDIRE” con il partito fascista al comando. Si legge: “La colonia è uno stato in miniatura”, cioè la comunità italiana va trattata come replica in miniatura della nazione italiana. Il partito ha temporaneamente chiuso sia la Società Dante Alighieri che si occupa delle scuole italiane, sia l’Ospedale Italiano di Londra per annetterli sotto il proprio controllo.

Giorgio Pirelli, il console italiano, tiene l’ufficio consolare nel quartier generale della compagnia che rappresenta, la Pirelli House. In agosto, durante lo sciopero dei portuali, i sindacalisti britannici si lamentano per la presenza di crumiri italiani. Una foto di Hitler appare su L’Eco d’Italia descritto come “il Mussolini tedesco”. Guglielmo Marconi, famoso in tutto il mondo che frequenta Londra diventa fascista con grande gioia dello stesso giornale.

E’ impossibile sapere fino a che punto Matteotti sia al corrente di come il partito fascista a Londra sta progressivamente mettendo sotto il suo controllo la comunità italiana, ma è probabilmente a conoscenza di due delle principali figure, il Professor Antonio Cippico e il suo assistente all’ University College London, Camillo Pellizzi, personalmente in contatto con Mussolini che agisce da enforcer ed entusiasta propagandista.

Dalla parte opposta, l’anno 1923 è stato ugualmente di grande impegno per il gruppo di militanti antifascisti basati nel quartiere di Soho che pubblicano Il Comento, un settimanale fondato nel luglio del 1922. Matteotti è quasi certamente al corrente delle loro attività. Il settimanale è improntato sull’anarco-sindacalismo di Errico Malatesta e ci sono socialisti tra i collaboratori. Il numero del 20 gennaio 1923 ha descritto i metodi usati dai fascisti per creare i loro propri sindacati: “consiste nel distruggere, bruciare e appropriarsi di tutte le sedi di quelli avversari, rubarne la parte amministrativa, o prendere stanza in locali che non gli appartengono sotto la protezione della forza pubblica; locali che gli operai avevano fatto sacrifici enormi per costruirseli, imponendo agli espulsi di ieri di riconoscere sotto il regime del terrore i nuovi dirigenti…”. In marzo aveva pubblicato l’invito a partecipare a uno dei primi raduni antifascisti tenuto al ‘Dondi’, un ritrovo gestito da una famiglia di immigrati italiani nel quartiere di Clerkenwell, con Sylvia Pankhurst tra gli intervenuti a parlare. In aprile aveva condannato la determinazione del partito fascista di impossessarsi della Silam, l’associazione italiana dei lavoratori nella mensa, e del Club Cooperativo Italiano, entrambi basati a Soho. In settembre aveva denunciato “i numerosi attentati alla vita del “Il Comento” aggiungendo: “a proposito, avete letto che Benito ha mandato all’estero dei carabinieri e dei poliziotti in missione di “sovversivi”?” In novembre lo stesso giornale aveva riportato scontri in Manette Street a Soho: “un attacco di circa quaranta fascisti italiani contro tre antifascisti”.

Al di là di questo, possiamo essere certi che Matteotti è al corrente del fatto che il Daily Herald riporta sugli eventi italiani esprimendo ferma condanna al fascismo anche se, secondo i direttori dell’ancor più ferocemente antifascista Workers’ Dreadnough, edito da Pankhurst e Silvio Corio, tale condanna non è abbastanza appuntita. Come mai, si chiede, pur essendo in mano all’Independent Labour Party il Daily Herald pubblica un articolo del fascista Pellizzi? Dal punto di vista del Workers’ Dreadnought la maggioranza dei socialisti italiani e anche dei comunisti sta facendo un errore fatale nel cercare di opporsi al fascismo solamente attraverso i mezzi parlamentari e stando alle leggi invece di sostenere la pratica rivoluzionaria a livello di base.

I due, Pankhurst e Corio, non la vedono dallo stesso punto di vista di Matteotti, ma forse il fortuito incontro nella stessa sala avvenuto nel lontano 1919 durante il Congresso Socialista a Bologna ha piantato il seme di mutuo rispetto e collaborazione. Il 10 marzo 1924 il Workers’ Dreadnought pubblica un articolo sulla “politica economica di Mussolini” che sembra ricalcare la ricerca fatta da Matteotti per il suo Anno di dominazione fascista pubblicato da poco.

A questo punto manca solo un mese alla sua vita a Londra. (continua)

 

 

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2. Seconda puntata


Matteotti, una giornata in cui osò sperare nell’aiuto straniero per salvare l’Italia dal disastro

 

di Alfio Bernabei

Cento anni fa, il 22 gennaio 1924, Giacomo Matteotti dovette sperare che un “amico” molto influente nel Regno Unito fosse ora in grado di dargli una mano nel suo tentativo di salvare l’Italia dal disastro. Il primo governo laburista era salito al potere.

Sebbene non fosse riuscito a vincere le elezioni generali del 6 dicembre 1923 con 191 seggi, il conteggio complessivo dell’opposizione superò quello dei conservatori.

Per Matteotti nella formazione del nuovo governo c’era qualcosa di ancor migliore del previsto. Ramsay MacDonald doveva essere non solo primo ministro, ma anche ministro degli Esteri. Un amico socialista che ricopre entrambe le posizioni; per quanto se ne sapeva, ciò poteva significare che Mussolini avrebbe dovuto fare i conti con un governo laburista per i prossimi cinque anni.

Immaginate Matteotti, leader dell’opposizione in Italia, dotato della possibilità di tenere consultazioni regolari con Downing Street. MacDonald preferirebbe sentire il socialista Matteotti o il fascista Mussolini puntato verso una dittatura?

Un’ottima notizia per Matteotti sta anche nel fatto che diversi altri amici sono diventati ministri. Tutti quelli appartenenti all’Independent Labour Party, certo, ma anche liberali come Josiah Wedgwood e che dire di John Robert Clynes, James Henry Thomas, Steven Walsh, Thomas Shaw, tutti con esperienza come sindacalisti, per non parlare di Sidney Webb della Fabian Society?

La posizione di Matteotti come segretario del Partito Socialista Unitario è nota a tutti. La sua firma era apparsa in una lettera del 1° novembre 1923 che invitava il Partito Laburista e il Partito Laburista Indipendente a partecipare all’incontro che si sarebbe tenuto a Milano l’11 e il 12 novembre. La scelta delle parole usate da Matteotti intendeva chiaramente significare che la situazione in Italia era arrivata al punto che tenere il congresso annuale era diventato “impossibile” sotto i fascisti. Invece di nominare la sede non poteva far altro che consigliare di contattare Filippo Turati, Portici Galleria 23, “che vi informerà sul luogo e sull’orario” come se cambiamenti prudenziali dell’ultimo minuto fossero inevitabili. “Ci vediamo lì, spero.”

Allo stesso tempo, temendo che l’attuale restrizione fascista alla libertà di stampa potesse rendere più difficile se non impossibile la diffusione delle informazioni, Matteotti era impegnato a raccogliere prove per un dossier per dimostrare l’uso diffuso della violenza da parte dei fascisti in ogni ceto sociale.  Si dà il caso che il documento di 91 pagine – Un anno di dominazione fascista – fosse pronto per la stampa più o meno nello stesso momento in cui si insediava il governo laburista e lui si affrettò a inviarne copie a Londra.

Per Mussolini che aveva beneficiato finanziariamente e politicamente dai Tory, anche se in disaccordo anche con loro su molte questioni, l’avvento dei laburisti al governo era una pessima notizia. Sotto Stanley Baldwyn Mussolini si era sentito fiducioso nel chiedere freni e sorveglianza sugli antifascisti italiani a Londra, ora sarebbe stato più difficile. Adesso Roma doveva pensare ad attuare misure più strette per limitare o fermare del tutto i movimenti di socialisti come Matteotti che avrebbero potuto voler recarsi a Londra nella speranza di suscitare forme di intervento contro il fascismo.

Non sorprende che il 19 gennaio, una settimana prima dell’insediamento del governo MacDonald, Mussolini inviò un telegramma all’ambasciata italiana a Londra chiedendo di indagare se per caso Matteotti fosse arrivato in città.

Il passo successivo fu il ritiro del suo passaporto per impedirgli di lasciare l’Italia. Matteotti dovette calcolare i rischi di viaggiare clandestinamente come un ladro, mentre tutto ciò che voleva era di salvare il suo Paese dal disastro. Aveva una scelta difficile da fare. (continua)


(tradotto dall’inglese dal sito Anpi London)

 

 

 


(*) Alfio Bernabei è giornalista, storico della comunità italiana nel Regno Unito, e autore del recente romanzo pubblicato da Castelvecchi Editor, L’estate prima di domani in cui figura Matteotti nell’episodio della prima protesta sindacale antifascista nel mondo fuori dall’Italia, a Cardiff nel 1922.

 

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L’ ESTATE PRIMA DI DOMANI
Fine agosto 1922, due mesi prima della marcia su Roma. È in Galles che si presenta l’opportunità di mettere in imbarazzo Mussolini e il fascismo sul piano internazionale. Al porto di Cardiff è in arrivo la prima nave con un equipaggio formato interamente da fascisti. Si decide di boicottarla. La protesta ha inizio in un caffè gestito da italiani e frequentato da anarchici, comunisti e repubblicani. Gli eventi prendono una svolta drammatica quando il boicottaggio dei portuali produce un’escalation in cui si trovano coinvolti sindacati britannici, ministeri, Downing Street, fino a giungere a una tragica e amara conclusione. Una storia poco conosciuta che poteva cambiare le sorti dell’Italia mentre muove i primi passi verso il baratro del fascismo.

Alfio Bernabei
Giornalista, ha lavorato per la Bbc e Channel 4. Suoi articoli sono apparsi su varie testate italiane e inglesi, tra cui «L’Espresso», «Panorama», «History Today», «Searchlight», ed è stato tra il 1985 e il 2000 corrispondente da Londra per «l’Unità». Ha trattato la questione dell’internamento degli italiani in Inghilterra e la tragedia dell’Arandora Star nel suo libro Esuli ed emigrati italiani nel Regno Unito 1920-1940 (Mursia, 1997) e nel documentario Dangerous Characters. Il suo ultimo saggio sul 1922 è stato pubblicato nel volume Fascism and anti-fascism in Great Britain (Pacini Editore, 2021). È autore di testi teatrali, rappresentati sia in Italia che all’estero, in particolare a Londra e a Edimburgo. Negli ultimi anni ha montato mostre sulla comunità italiana nel Regno Unito a Londra (Charing Cross Library, Westminster), Manchester e Dundee in Scozia. –  
https://www.alfiobernabei.com/

 

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