IL MONDO IN FRANTUMI: Un diplomatico italiano ci fa riflettere sulle contraddizioni di un pianeta in fiamme

di Fabio Porta

Pasquale Ferrara è una persona semplice e gentile; è anche un diplomatico saggio ed esperiente e pochi giorni fa ho avuto l’onore di presentare un suo libro alla sala stampa della Camera dei Deputati: “Cercando un paese innocente”, un testo attualissimo con un sottotitolo chiaro e diretto, “La pace possibile in un mondo in frantumi”.

Un contributo prezioso che ci parla dell’impotenza della politica estera sulla realtà dei nostri giorni, di conflitti e di “realismo utopico”, di mercato globale e di multilateralismo, di identità e appartenenze.

Nel libro, di facile lettura, Ferrara usa la categoria dell’innocenza non come ingenuità ma come recupero di una dimensione senza secondi fini, che sono quelli che spesso strumentalizzano etnie o religioni alimentando fondamentalismi. Occorrerebbe trovare un vaccino alla guerra, parafrasando Papa Francesco che dice che “la guerra oggi è un virus senza vaccino”.

Non si possono tralasciare i passi avanti fatti da parte della società globale negli ultimi sessant’anni: si è solidificato un ampio consenso attorno ai diritti umani e alla difesa delle libertà personali; sono stati istituiti a livello internazionale diversi organismi per cooperare su tematiche come le pari opportunità, il rispetto delle minoranze, la tutela dei rifugiati. Ma questa vera e propria architettura di pace è di fatto sotto attacco, e rischia perfino di vacillare. Come ha detto pochi giorni fa il Presidente della Repubblica Mattarella: “Il mondo è cambiato in peggio”, riecheggiando quella che ormai non è soltanto una sensazione ma la realtà dei fatti. Da dove vengono gli attacchi alla pace tra i popoli? Anzitutto da chi rifiuta a vari livelli la prospettiva di un sano multilateralismo, unica alternativa possibile all’ossimoro globalismo-sovranismo; ma anche da quanti (e sono tanti!) guadagnano con le guerre e la vendita di armi.

In un mondo che svilendo il diritto internazionale perde il desiderio di difendere i diritti fondamentali e che assiste alla polarizzazione tra ricchissimi e poverissimi dobbiamo avere il coraggio di essere dalla parte di soffre a causa della guerra, la quale a sua volta è causa-effetto di altre “pandemie”: povertà, sottosviluppo, mancanza di istruzione per le giovani generazioni, odi razziali, sfruttamento delle terre e delle risorse naturali.

E questo dobbiamo farlo difendendo l’approccio multilaterale, a partire dal bilanciamento degli equilibri di potere attraverso il diritto internazionale, che viene sempre più spesso messo in discussione dalle moderne autocrazie e dalle cosiddette ‘democrature’. Concretamente ciò significa concepire una politica internazionale in grado di cogliere la dimensione planetaria delle questioni. Uscire a tanti livelli dai binari degli interessi particolaristici è così l’obiettivo principale al quale si deve lavorare. In parallelo, vanno sostenute e incoraggiate tutte quelle dinamiche locali di pacificazione che possono fare la differenza nel “piccolo”.

Ferrara cita le riflessioni dell’esperto di relazioni internazionali Dominique Moisi, che nel suo libro “Geopolitica delle emozioni” sottolinea che per capire il mondo in fiamme intorno a noi servono categorie di pensiero come Paura, Umiliazione, Speranza. Categorie chiave per “investire” nella pace, intesa come processo di pacificazione dei conflitti.

Nel titolo di un capitolo del suo libro, Ferrara parla di “legge della forza o di forza della legge”, ed è forse proprio questo il punto decisivo: difendere il piano della “forza della legge”, quello del multilateralismo che quasi 80 anni fa fu alla base della costituzione delle Nazioni Unite. Sarebbe la strada più logica e di buon senso, se non fosse che il mondo pare andare nella direzione opposta, quella dell’intolleranza e della guerra. Non arrendersi a questa strada apparentemente irreversibile: è questa la sfida più difficile, l’unica da affrontare per evitare l’ineluttabilità della terza guerra mondiale a pezzetti.

 

FONTE: On. Fabio Porta / « Comunità italiana », novembre 2023

 

 

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