Oltre Pd e 5Stelle alla sinistra servono valori non negoziabili

di Alfiero Grandi

La ricerca sulla sinistra sembra finalmente avviata. Le destre hanno avviato da tempo la loro ricostruzione. I rischi per la democrazia dipendono anche da questo squilibrio, perché è viva quando la dialettica culturale, politica e sociale è forte.

C’è chi punta ad unificare i soggetti politici esistenti, in parte residui di un passato glorioso, e chi vorrebbe tradurre in scelte politiche le aggregazioni diffuse nella società, spesso esterne alle forme politiche della sinistra.

Entrambi questi approcci incontrano difficoltà. D’Alema, ad esempio, ha tentato l’incontro di alcune rappresentanze politiche, ma presto la dura realtà ha dimostrato che almeno un interlocutore, Renzi, può farne parte solo in una visione politicista che mette insieme posizioni che con la sinistra hanno poco da spartire, semmai hanno ascendenti nelle incursioni corsare.

Il nodo più complesso è il M5Stelle. La supponenza verso la sua nascita ha sottovalutato che aveva il merito di mantenere in un ambito democratico la dura critica verso la rappresentanza politica della sinistra, accresciuta dopo i referendum del 2011 per l’acqua pubblica e contro il nucleare, che, in assenza di risposte politiche dopo la vittoria. hanno contribuito a gonfiare le vele del M5Stelle. Della serie: proviamo anche questa.

Il M5Stelle ha tentato di rappresentare un risultato non compreso dai partiti di sinistra, il cui unico impegno è sembrato sperare che i due milioni di attivisti dei referendum (tanti erano stimati) rinunciassero ad attendere risposte politiche. Poi, con il governo Monti la sinistra ha rinunciato alla sua diversità. Basta ricordare le pensioni, che oggi richiederebbero il nono correttivo per bilanciare scelte devastanti, e la modifica dell’articolo 81 (pareggio di bilancio) della Costituzione condivisa con la destra, impedendo così con i 2/3 dei voti il referendum popolare.

Se le regole europee dell’austerità (accantonate ma sempre in vigore) dovessero tornare in auge senza avere prima scritto regole sostitutive, l’articolo 81 tornerebbe di attualità.

Riconoscere il ruolo del M5Stelle non vuol dire condividere le concessioni che sono state fatte alla loro vena populista, consentendo la formazione dal 2018 di due governi Conte con maggioranze opposte: una con la Lega, l’altra con le “sinistre”, concedendo il taglio dei parlamentari, che ha dato un colpo formidabile alla credibilità della rappresentanza eletta dai cittadini, con il risultato di restringere le sedi decisionali e accentrare i poteri.

Senza trascurare l’autonomia regionale differenziata, conseguenza della modifica del titolo V del 2001, che per togliere spazio alla Lega ha finito con il leghizzare il rapporto tra governo centrale e regioni, con contrapposizione delle regioni verso il governo per più poteri, di cui faranno le spese l’unità nazionale,  il rapporto nord/sud, il servizio sanitario nazionale, la previdenza pubblica nazionale, gli investimenti fondamentali per il paese.

Questi irrisolti nodi politici e istituzionali rendono spesso impossibile alle forme di partecipazione e solidarietà attiva presenti nel territorio, a lotte locali importanti di ottenere risultati perché hanno bisogno di un versante politico con cui misurarsi.

Le sardine, ad esempio, hanno dato un aiuto decisivo a vincere le elezioni in Emilia offrendo una dimensione politica a quella che rischiava di essere la difesa di un modo di amministrare. Eppure questa esperienza, più politica di altre, ha perso slancio perché era necessario l’abbandono del corteo delle regioni in salsa leghista precedente il voto che non c’è stata. Questo ha messo in crisi un’esperienza importante che per proseguire avrebbe dovuto disconoscere l’operato di chi aveva appoggiato, per quanto criticamente.

Dall’alto non ci si riesce, dal basso neppure, perché prima o poi ci si scontra con la durezza politica di chi ritiene – perchè presenta le liste e decide chi sarà eletto – di avere diritto all’ultima parola.

Ma il bisogno di sinistra rimane.  Occorrono quindi novità come la riscoperta di valori non negoziabili. Costituzione come insieme di principi e regole da inverare, chiudendo con il revisionismo, se non per correggere errori. Lotta alle disuguaglianze, senza precedenti dopo la prima crisi e ora la pandemia. Uso degli strumenti pubblici, dal fisco, ormai regressivo, a pilastri di solidarietà generale come previdenza, sanità, istruzione, ricerca, ambiente.

Occorre rilanciare la solidarietà e non la competizione spasmodica, un ruolo centrale e dirigente del lavoro che incorpori la centralità del clima, quindi diritti ma in un quadro generale, rimettendo in moto l’ascensore sociale, valorizzando le forme di rappresentanza sociale, insieme alle competenze, alle capacità, ricostruendo un apparato pubblico forte e motivato, capace di attuare le scelte decise democraticamente, chiudendo la fase nefasta delle circolazioni extracorporee.

Non è tutto, ma da valori fondanti, da un’etica della responsabilità pubblica e del disinteresse personale, dalla ricostruzione della partecipazione politica, si può aprire una fase nuova non solo per la sinistra in Italia e per l’Europa.

Questa è una fase di rifondazione dei fondamenti etici, politici, sociali del nostro paese e della sinistra. Occorre scegliere e condurre le battaglie con l’ambizione di guidare il paese.

La discussione è iniziata, facciamola proseguire.

 

 

FONTE: Domani dell’11/1/2021

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