L’Ocse alla Germania nel 2013: “dovete ridurre i posti letto in ospedale”. Non aver accolto il consiglio ha salvato migliaia di vite

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Un rapporto del 2013 suggeriva a Berlino di guardare di più ai bilanci e meno al livello del servizio offerto. In situazioni di normalità può funzionare ma appena si verifica un qualche imprevisto i rischi sono alti. In Italia ci sono meno della metà dei posti letto in ospedale rispetto alla Germania. Le vittime da Covid sono più del triplo

di Maura Del Corno (da Il Fatto Quotidiano online del 20 Ottobre 2020)

Pochi anni fa l’Ocse (che si “firma” better policies for better lives, politiche migliori per un’esistenza migliore) dava un suggerimento alla Germania: ridurre la disponibilità ospedaliera per risparmiare. L’Organizzazione evidenziava infatti come i posti letto in Germania fossero decisamente superiori alla media dei paesi membri e di tutti gli altri stati europei. La gestione delle strutture, secondo l’Ocse era troppo poco improntata a criteri di economicità, con il rischio di generare un “eccesso di offerta e disponibilità”. Il consiglio dell’Ocse è stato sostanzialmente ignorato da Berlino. Come nel 2013, l’anno di redazione del rapporto, i posti letto sono rimasti 8 ogni mille abitanti. L’Italia ne conta oggi 3,1 per ogni mille persone (nel 2013 erano 3,5), la Francia 5,9 (da 6,4), la Spagna 3 (da 3,2), la Gran Bretagna appena 2,5 (da 3 che erano nel 2013). L’unico paese Ocse con valori più alti di quelli tedeschi è il Giappone dove i posti letto sono 13 ogni mille abitanti.

Dall’inizio della pandemia la Germania ha registrato 366mila casi e 9.700 decessi. In Italia i contagiati sono stati pochi di più (414mila) ma le vittime più del triplo. Il tasso di mortalità è legato a molti fattori (età media della popolazione, misure di contenimento, etc) ma non è un caso che i paesi con la più alta disponibilità di posti letto siano anche quelli che mostrano i numeri più contenuti quanto a decessi. Il Giappone ha avuto pochi contagi, poco più di 90 mila, ma, in proporzione, ancora meno vittime: 1676. La Francia ha avuto circa il doppio dei contagiati italiani ma lo stesso numero di vittime. In Gran Bretagna i colpiti dal virus sono stati sinora 722 mila, i decessi oltre 40 mila, 4 volte quelli tedeschi.

Anche l’analisi dei singoli lander tedeschi (più o meno le nostre regioni) suggerisce qualcosa. Anche in questo caso i posti letto sono solo uno di un complesso insieme di fattori. I lander dell’ex Germania dell’Est hanno ad esempio una popolazione mediamente più anziana di quelli occidentali. Bremen, grossa regione del Nord Ovest del paese, è il lander con la disponibilità di posti letto più alta. I decessi sono 1 ogni 10.800 contagiati. Baden Wurttemberg, nel Sud Ovest, quello con meno disponibilità (5,3). Le vittime qui sono 1 ogni 5718 contagiati.

L’adozione di criteri di economicità anche in ambiti come la sanità e gli ospedali è stato recentemente oggetto di feroci e approfonditi dibattiti in Francia. Alla prova della pandemia chiusure e tagli decisi negli anni scorsi hanno prodotto risultati ritenuti catastrofici dai critici della linea “i conti prima di tutto”. Più o meno la stessa impostazione aziendalista è stata da poco rilanciata in Italia da Confindustria e messa nera su bianco nel volume “Il coraggio del futuro. Italia 2030-2050”.

 

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/20/locse-alla-germania-nel-2013-dovete-ridurre-i-posti-letto-in-ospedale-non-aver-accolto-il-consiglio-ha-salvato-migliaia-di-vite/5973087/

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