L’epopea dei vinti si sposta in Germania: sul libro di Sabrina Ragucci “Il medesimo mondo”

L’epopea dei vinti si sposta in Germania

Narrativa italiana. Il romanzo d’esordio di Sabrina Ragucci «Il medesimo mondo», per Bollati Boringhieri

di Arianna Di Genova (da Il Manifesto del 15 ottobre 20020

La casa dove Angelo è cresciuto è soltanto un luogo di attraversamento lungo la strada statale. Angelo la lascerà presto per andare prima a spezzarsi le ossa costruendo una ferrovia in Germania, in sostituzione dei tedeschi morti in guerra, poi per lavorare in cartiera insieme a Teresa e, dopo, lo troveremo chino a pulire cessi e svuotare cestini.
Eppure quella posizione dell’umile dimora che lo ha accolto alla nascita descrive alla perfezione la sua stessa vita: un’esistenza di passaggio, straniata, mai aderente alla realtà, apaticamente e sideralmente lontana da ogni desiderio se non quello atavico dei soldi. Una esistenza da «vinto» la sua, che coinvolge anche chiunque gli si avvicini, come una maledizione eterna. Prima la moglie Teresa travolta dalla disgrazia, poi la figlia Roberta colpita dal farmaco che rendeva focomelici e, ancora, Lia, «passata dall’infanzia alle pulizie e dalle pulizie al primo matrimonio», fino alle seconde nozze senza bisogno nemmeno di comprare un filo di rossetto. Perché il rifiuto è solo un atto di presunzione, dunque non percorribile. Meglio la sospensione del giudizio che però – per lei come per Angelo – non prevede scappatoie e s’invera nella permanenza.

UN CUPO FATALISMO verghiano, quel destino già scritto che rende gli attori sul campo impersonali, accaniti rinunciatari, pervade le pagine del romanzo d’esordio di Sabrina Ragucci Il medesimo mondo (Bollati Boringhieri, pp. 173, euro 15), artista, critica e scrittrice che in questi giorni è in libreria anche con le sue fotografie per Flashover di Giorgio Falco (Einaudi).
La famiglia Mogliano, «risvegliata» dal torpore grazie alla narrazione ritmica e musicale di Ragucci, non ha scampo: i suoi componenti sono tutti inconsapevoli sradicati. Espulsi dal loro ambiente sociale o alienati dai propri sentimenti. Frequentano i margini delle emozioni, ma affidano coralmente – come in un tacito accordo da tragedia greca – a Roberta, seppure «difforme» (ha la «manina» e la mancanza di un seno a ferirle il corpo), la possibilità di riscatto. Dall’emigrazione, dall’ignoranza, dall’identità di vittime predestinate e carnefici a turno, quel ruolo ambiguo e sdoppiato che l’Italia consegnava a molti suoi cittadini negli anni del boom.

IL LIBRO È NATO dopo una lunga ricerca condotta dall’autrice e Falco, alla fine degli anni Novanta, consultando archivi e biblioteche che conservavano la documentazione dell’emigrazione italiana nel secondo dopoguerra. Le innumerevoli interviste sono confluite nei Mogliano, disegnando una «saga» anaffettiva e, a tratti, crudele dove una Volkswagen tedesca, il suo abitacolo inzeppato di «roba» può trasformarsi nell’unica «grande madre» possibile.

 

FONTE: https://ilmanifesto.it/lepopea-dei-vinti-si-sposta-in-germania/

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