In ricordo di Fernando Vecchi nel giorno del centenario della sua nascita

Pubblichiamo il bel ricordo di Luciano Vecchi al padre Fernando, di cui ricorre oggi il centenario della nascita. Fernando Vecchi, scomparso a 83 anni nel 2003, conobbe la terribile esperienza della guerra e dei campi di concentramento tedeschi. Prima di approdare al Pci, all’inizio della sua esperienza politica fu segretario del Psi di Modena e ricopri importanti incarichi come sindacalista alla Fiom e nella Cgil. Fu assessore del Comune di Modena negli anni Settanta e uno dei fondatori della FILEF nazionale e dell’Emilia Romagna.
Carissimo Papà Fernando,
Carissimo Compagno Vecchi,

Oggi, 17 giugno 2020, è il tuo centesimo compleanno.

Anzi, lo sarebbe, perché hai lasciato la vita terrena ormai più di sedici anni fa.

Il caso ha voluto che, poche settimane fa, Marisa ed io abbiamo dovuto “vuotare” la casa di Modena, dove con la Mamma Ermanna (scomparsa poco più di un anno fa) hai costruito la vita tua e della tua famiglia, dove i tuo figli sono cresciuti, dove avevi lasciato tante testimonianze della tua dedizione pubblica e privata.

Come spesso capita, quando devi, in un breve momento, passare al vaglio le immagini di una vita intera, la mente si riempie di ricordi, di emozioni, di rimpianti.

Rimpianti per tutto ciò che avremmo potuto fare, che ci saremmo potuti dire, che mi avresti potuto raccontare.

Raccontare, già.

Qualcosa, della tua lunga e avventurosa vita, lo ha lasciato scritto, tanto lo hai testimoniato. Ma certamente tanto te lo sei portato con te.

Facevi parte di una generazione (ormai quasi tutta scomparsa) che ha dovuto davvero inventarsi tutto.

Una generazione nata dopo le tragedie della prima guerra mondiale (e il tuo papà, prigioniero degli austriaci a Mauthausen, si spense ancora giovane per le conseguenze del conflitto, lasciandoti, a nove anni, fratello maggiore di una numerosa famiglia), cresciuta nella miseria sotto il fascismo, mandata a morire in Africa, nei Balcani, in Russia.

A te toccò – per fortuna – sopravvivere a tre anni di guerra, due anni di deportazione nei lager nazisti, a quattro plotoni di esecuzione.

Tornato a casa (pesavi 38 chilogrammi…) hai deciso che valeva la pena dedicare la propria vita alla ricostruzione della’Italia, agli ultimi, al riscatto sociale, all’impegno civile.

Hai combattuto, anche duramente, ma ci hai insegnato che non bisogna mai odiare le persone.

Nessuno ti ha mai sentito dire una sola parola contro “i tedeschi” quando spiegavi gli orrori del nazismo.

Hai parlato di Pace e Lavoro quando dovesti, giovane dirigente sindacale, commemorare gli operai uccisi il 9 gennaio 1950 nella strage alle fonderie di Modena (e per tutta la vita hai ripetuto, nel sonno, “I n’an maze se” – “ne hanno uccisi sei”).

Dopo decenni di lavoro incessante, nel sindacato e nell’amministrazione pubblica, hai speso gli ultimi anni della tua vita, e le ultime energie, per dare al tuo quartiere una grande e bella struttura d aggregazione.

Buon Compleanno, allora, Compagno Papà.

Grazie per quello che hai fatto e scusami/scusaci se non sono/siamo riusciti – ma non era facile – ad avere sempre la tua intelligenza, la tua umanità, la tua tenacia.

Se esiste una vita oltre la vita spero di potere, almeno una volta, rincontrare il tuo sguardo e il tuo sorriso.

Un bacione.

(Luciano Vecchi)

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